VIVI E VEGETI (PIÙ O MENO…)

INTER-UDINESE 1-0

A valle di una delle partite maggiormente sofferte da parte di chi scrive, posso dire “bene così”. Si doveva vincere, si è vinto e -fidatevi- conoscendo i nostri polli era tutt’altro che scontato.

I match contro i friulani sono sempre insidiosi, ancor di più dopo il pessimo interludio europeo di martedì, motivo per cui mi sono trovato a soffrire e smadonnare come da tempo non mi capitava… il tutto per una partita insulsa di fine girone di andata.

Spalletti riparte da un 4-3-3 assai tecnico nella mediana (Joao-Brozo-Borja) e interessante negli avanti, panchinando Perisic per Keita forse per lisciare il pelo ai tifosi, ma venendo comunque ripagato da una discreta ora di gioco del senegalese. 

Il primo tempo è di dominio assoluto in termini di giUoco ma, trattandosi di Inter, la cosa non viene nemmeno menzionata, limitandosi le critiche alla -giusta- annotazione di un risultato ancora vergine nonostante due ottime occasioni (Icardi e soprattutto Keita).

La ripresa comincia male, con i nostri a non ritrovare le distanze e la confidenza con il campo mostrate nella prima frazione. Gli ospiti non se lo fanno dire due volte e portano prima Mandragora e poi Ter Avest a concludere pericolosissimamente davanti a Handanovic, sprecando per fortuna l’occasione.

Da lì i nostri si svegliano e ricominciano a ruminare l’erba e mulinellare le gambe. Borja è l’interista chiamato al tiro con più frequenza, trovandosi a giostrare spesso alle spalle di Icardi. Sfiga, lo spagnolo non è tra quelli a cui può appicciarsi la antica locuzione “attenzione è un buon tiratore”, e le due, tre, quattro conclusioni tentate sono lì a testimoniarlo.

Dopo 10 minuti di ripresa, oltretutto, la spia della riserva dello spagnolo si accende: ecco quindi il cambio con un Lautaro Martinez che entra bene in partita, con la speranza -che si rivelerà vana- di poter rimpiazzare il compagno anche a livello di occasioni di tiro.

Si continua comunque a giocare, con Keita a crossare perfettamente per Icardi, la cui capocciata a botta sicura finisce invece fuori di un nulla, lasciando interdetti compagni e spettatori.

Per il gol tocca aspettare un corner e la scellerata idea di Fofana, che decide di colpire di mano in piena area: fallo inizialmente non visto dall’arbitro, che viene però richiamato dai colleghi del VAR. Il replay lascia pochi dubbi ed è rigore, che Icardi trasforma con un beffardo quanto glaciale cucchiaio.

E se fino a quel punto la squadra mi è anche piaciucchiata, esattamente come martedì è dal gol in poi che invece mi fanno incazzare. L’Udinese a quel punto pare ben poca cosa, non avendo sostanzialmente giocato se non per i primi 5 minuti della ripresa: è il momento di ammazzare la partita facendo il secondo se non il terzo gol.
Parte invece il festival dei minchionazzi, all’insegna del “ma no dai segna tu” “oh proviamo il gol da fighetti”, “guarda mamma, senza mani”. Mi ritrovo a mitragliare i cuscini di cazzotti, non avendo a disposizione altre vittime sacrificali, ed accolgo il triplice fischio finale esausto come dopo aver scampato un pericolo mortale.

Manteniamo la posizione in classifica, e soprattutto ci sistemiamo psicologicamente dopo la brutta doccia fredda di Champions. Non che basti un 1-0 con l’Udinese per digerire la diminutio del passaggio all’Europa League ma, ripeto, temevo l’ennesimo psicodramma  con ennesimo giro di giostra concesso agli araldi di corte, come vedremo solertissimi a preconizzare orizzonti nerissimi per i nostri fino a sabato sera e altrettanto pronti a cambiare registro lodando il nostro bomber che ci tiene a galla e nasconde le difficoltà di manovra dei nostri.
L

LE ALTRE

Juve e Napoli sostanzialmente giocano la nostra stessa partita -faticando anzi più di noi- e finiscono per vincere con analogo punteggio, ottenuto su rigore (Juve) o su punizia a tempo ormai scaduto (Napoli).

Mentre scrivo la Lazio ha problemi con l’Atalanta, in vantaggio per 1-0, mentre domani sera il Milan chiuderà la giornata facendo visita all’amatissimo Pippo Inzaghi: la classica partita in cui vorrei perdessero entrambi.

E’ COMPLOTTO

C’è poco da fare, l’uscita dalla Champions, oltre ai già gravissimi effetti sportivi, ha fatto partire lo shitstorm su tutto l’universo nerazzurro. L’arrivo di Marotta è stato raccontato come quello di un medico che arriva a tentare il salvataggio disperato di un paziente ormai moribondo. L’intera gestione societaria, tecnica e strategica è stata buttata nel cesso senza alcun riguardo, se pensiamo che qualche mente libera o forse solo intellettualmente onesta ha parlato apertamente di critiche sempre un po’ esagerate quando rivolte a noi.

Mi fa piacere riportarlo, perchè negli stessi giorni il già richiamato Andrea De Caro ha preferito il solito parallelismo tra le due squadre milanesi, non riuscendo a nascondere un tono di critica a Spalletti quando si è trattato di descrivere i due atteggiamenti tenuti dai rispettivi allenatori.

Ed è inutile che De Caro faccia ricorso all’excusatio non petita riferendosi al tifo interista come a un grande e prezioso bacino di lettori, troppo importante per spingere un giornale a parlarne male per il puro gusto di farlo.

Ecco le parole, false come una banconota da ventottomila lire e riferite a Spalletti:

Al mea culpa preferisce l’affondo. «Vogliono demolirci». Chi e perché resta un mistero. L’Inter – la cui tifoseria numerosa e caldissima rappresenta un bacino per qualsiasi media sportivo – è stata celebrata per mesi come un Instant team subito protagonista. Una regola non scritta del giornalismo dice che si vendono sempre le vittorie mai le sconfitte (che deprimono).

Al finto agnello potrei rispondere che, se è vero che al tifoso fa piacere leggere della propria squadra quando vince ergo quando se ne parla bene, al tempo stesso ai tifosi avversari fa piacere che dei propri rivali si parli male. Ecco quindi che due tifoserie ben più influenti per ogni giornale e tante volte allineate su grandi temi calcistici quali quelle di Juventus e Milan senz’altro troveranno gradevole e divertente il continuo martellamento in direzione Inter, essendo evidente a tutti che le grandi squadre sono all’apparenza tutte uguali, ma che qualcuna è evidentemente meno uguale delle altre e quindi di quella si può anche parlar male senza timore di rappresaglie

PSV-eliminazione-Crisi-Conte-Simeone-Wandanara-Madrid-Marotta.

Così, in loop per quattro giorni, poi basta il cucchiaio di Icardi e tutto si acquieta fino alla prossima volta.

Ma non di sola Inter vive la stampa italiana. Come si suole dire, “torti e ragioni alla fine si compensano”, quindi, oltre a parlare a sproposito male dell’Inter, per compensare la situazione eccoli parlare bene -ma sempre a sproposito- del Milan.

Spostandosi infatti sulla sponda sbagliata del Naviglio, e partendo da una settimana fa, ecco dalla viva voce di Leonardo la conferma del fatto che Ibra… non arriverà (oh nooo cit.). Lui dice che potrebbero arrivare un paio di rinforzi tra metà campo e attacco, il tutto da far coincidere con il Fair Play Finanziario ma, trattandosi di Milan, alla Rosea tutto pare superabile al punto da far titolare perentorio “Due acquisti a Gennaio”.

La Ggente mi fa poi essere d’accordo con Caressa, che non è mai una bella cosa, nel momento in cui bofonchia un “mah…” quando apprende che il gentile pubblico da casa aveva votato quale migliore in campo di Milan-Torino il giovane Cutrone, autore di questo errore (min. 3.00) senza senso nel finale di partita. Capisco il non fare gol -ci mancherebbe- ma è proprio il modo in cui colpisce il pallone a tradire la completa mancanza di fondamentali. Potere dei giUovani rossoneri, peraltro lanciatissimi anche quest’anno nel campionato Primavera! Del resto quando di propone giUoco…

Chiudo il trittico rossonero riprendendo una gustosa intervista allo splendido Clarenzio Seedorf: il mai troppo rimpianto culetto d’oro ricorda i mesi passati sulla panchina milanista lamentando una certa solitudine (ma non erano tutti una grande famiglia?) e riservando una gradevolissima stoccata all’ex compagno Inzaghi:

“Mi sono sentito molto solo in quel periodo ma nonostante ciò abbiamo creato un gruppo unito per fare numeri importanti: 35 punti in 19 partite, con un gioco accettabile. Ero pronto per iniziare la nuova stagione ma hanno preso altre decisioni. Avrei voluto la fortuna di Inzaghi che può continuare a perdere e a restare in panchina”.

Passando al turno europeo, come non menzionare poi la trasferta greca di Europa League, che ha portato i nostri prodi ad essere eliminati da qualsiasi competizione europea per la stagione?

Ad essere onesti, però, quella partita ci dice tante cose.

Anzituto, l’indegno comportamento dei tifosi dell’Olympiakos. Oltre ai flauti comicamente richiamati da Leonardo, i palloni tirati sistematicamente in campo per perdere tempo e soprattutto la frase del telecronista “c’è un bambino che sta per entrare in campo… fortunatamente è stato fermato dal padre” sono tutte sintomi di un calcio malato (cit. Gialappiana) che meriterebbe punizioni in sede istituzionale.

A seguire, un arbitraggio scandalosamente divertente. L’avverbio lo pronuncia l’appassionato di calcio, l’aggettivo il tifoso sfegatato che gode a vedere uno stralunato Abate non capacitarsi di un rigore del genere.

Infine, e mi costa sangue e dolore dirlo, complimenti a come il Milan ha suddiviso tra i suoi tesserati la gestione mediatica del dopo partita.

A Leo è lasciata la parte istituzionale, con la Società a lamentarsi e chiedere giustizia come è giusto che sia. Sbaglia il paragone col flauto e mi fa riderissimo, ma per il resto ha ragione in tutto.

Gattuso, in quanto allenatore, fa un altro mestiere e quindi deve analizzare la partita: giù il cappello davanti a Ringhio allora, quando dice che giocando così alla cazzo i suoi meritano di tornarsene a casa.

Come già ripetuto, spero che l’avvento di Marotta serva a mettere un po’ d’ordine tra i nostri tesserati, a suddividere tra loro le responsabilità ed il repertorio da cantare davanti ai microfoni e -chissà mai- ad ottenere un minimo di rispetto dalla stampa italiana.
Sarebbe un risultato ancor più importante di uno scudetto.

WEST HAM 

Bella vittoria in casa del Fulham di Mr Ranieri. Ottavi a parimerito e a due soli punti dal Man Utd di José!

CRIBIO

Caparbio pareggio ottenuto in casa contro il fanalino di coda Albino.

Ospiti in vantaggio, con l’onta di aver fatto segnare uno dei tanti africani che viene qui a rubare il lavoro ai nostri giUovani (nella fattispecie, l’ivoriano Kouko), poi la banda di bravi ragazzi dalla messa in piega in ordine trova il pari. Il Mister parla apertamente di primo tempo inguardabile e dice di non voler guardare la classifica.

Come dargli torto…

Delicatissimo

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