YING E YANG (pt.1)

INTER NAPOLI 1-0

NdR: in questo pezzo parlerò solo di calcio giocato, rimandando ad altro momento una necessaria quanto dolorosa analisi su tutto ciò che ha preceduto, accompagnato e seguito la partita contro il Napoli.

L’Inter gioca una delle sue migliori partite della stagione, affrontando un Napoli che la precede in classifica di 8 punti e -ciononostante- tenendole testa per tutti i 90′. Spalletti riparte da quella che al momento è la formazione tipo, col centrocampo tènnico e il tridente Poli-Mauro-Peri. Dietro è il turno di Vrsaljko a star seduto, con D’Ambrosio e Asamoah ai lati della coppia De Vrij-Skriniar.

Il primo tempo dei nostri è buono nell’approccio (traversa su calcio d’inizio di Icardi! Roba che se la tenta CR7 la gente va in visibilio due settimane, ma il nostro è solo un finalizzatore…).
A cotanto primo squillo seguono 45 minuti ben giocati, con personalità e con la giusta miscela di idee (non sempre sulla stessa fascia, non sempre ti-tic ti-toc, non sempre il fiundun a saltare il centrocampo). La produzione offensiva non è pericolosissima nè abbondantissima, ma a fine tempo conto comunque una girata di sinistro di Politano -lodevole nelle intenzioni ma difficile- un colpo di testa di Joao Mario -a chiudere mollemente la migliore azione del tempo- e un’insistita incursione di Icardi che trova un monumentale Koulibaly a sbarrargli la strada, dopo che per due volte ha tentato -senza riuscirci nè col sinistro nè col destro- di assestare il colpo ferale da pochi passi.

Il Napoli per quello c’è, ma perde presto Hamsik per stiramento e non trova mai Insigne, presente ma mai incisivo. Il suo destro a giro è l’unico tiro in porta pericoloso del primo tempo (gli altri due arriveranno a fine partita), ma è anche lo specchio di un Napoli che non risce a giocare come sa: che sia colpa sua o merito all’avversario sta al lettore deciderlo.

La ripresa, come temuto, vede invece Ancelotti apportare i giusti correttivi, più nella testa che nello schieramento degli uomini in campo. I nostri forse pensano di aver risposto bene alla prima domanda, e che quindi l’esaminatore non ti manderà via, e certi del 18 accademico che fa sfangare l’esame si limitano al compitino. Icardi è bravo anche a Santo Stefano a mostrare la nuova versione di sè che tanto fa eccitare la critica: rientri e triangolazioni in effetti non si contano, ed il coinvolgimento nella manovra è senz’altro su livelli mai visti nel lustro precedente. Sul fatto che tutto ‘sto lavoro non gli tolga lucidità sotto porta (come dice Adani) continuo ad avere i miei dubbi, però, per una volta che ne parlano bene, lasciamoli fare…

Di ciò beneficia Brozovic che si trova una bella palla servita dal capitano al limite dell’area, e che finisce però larga in tribuna. L’altro croato in campo, Perisic, fa invece quel che Insigne ha fatto nel primo tempo, l’assente ingiustificato. Dopo un primo tempo convincente e generoso nei ripiegamenti a tutta fascia, la sua ripresa si limita ad un corretto cross rasoterra che Koulibaly (chi altri?) spazza in corner mezzo metro prima del tocco di Icardi. A metà tempo il 44 lascia spazio a Keita.

Il Napoli come detto cresce, e Handanovic ci mette del suo a respingere lo splendido diagonale di Callejon (che con noi segna sempre…), poco prima che si arrivi al fattaccio che gira la partita.

Koulibaly commette un fallo che è da ammonizione, checchè se ne dica: ferma Politano lanciato in contropiede sulla fascia, e a quel punto non c’è bisogno del pugnale tra le scapole per estrarre il cartellino, essendo sufficiente l’interruzione di una azione pericolosa. Il difensore perde palesemente la brocca, indirizzando un insensato applauso all’arbitro che non può far altro che cacciarlo fuori.

Spalletti a quel punto capisce che deve almeno cercare di vincerla, avendo il Napoli perso non solo un giocatore, ma per distacco il migliore in campo. Fuori Joao Mario e dentro il Toro Martinez, dopo che Vecino aveva rilevato un Borja Valero sempre lucido finchè il fiato lo regge (leggasi: non più di un’ora a partita). Tempo due minuti e su corner il Capitano decide di mettersi in proprio, con un bel colpo di testa deviato bene da Meret.

Ci dice però anche culo, perchè allo scoccare del 90′ Skriniar perde una brutta palla in alleggerimento e il Napoli riparte a mille: l’uscita di Handanovic è corretta ma lo capisco anch’io che farà fatica a bloccare quel pallone. I difensori interisti gli danno invece maggior credito, non andando “a rimbalzo” sulla palla che invece rotola pericolosamente in area. Lì Samirone però si supera parando a mano aperta su Insigne, dovendo capitolare sul successivo tap in di Zielinski, che però vede le ginocchia di Asamoah respingere sulla linea di porta e tra le braccia del proprio portiere.

A quel punto entra in campo la brutta canzone degli 883 e sul ribaltamento di fronte Keita caracolla sulla sinistra e tenta una trivela che viene deviata da un difensore. La palla scorre verso l’area e viene fatta scorrere dal velo di Vecino, per arrivare giusta-giusta sul piattone sinistro di Lautaro: botta sul primo palo e gol al 92′!

Il Napoli, mai realmente centrato e in partita, sbrocca definitivamente, con Insigne a battibeccare con Keita e farsi cacciare poco dopo. Il recupero va giustamente lungo, ma i nostri non rischiano più, portando a casa tre punti granitici che ci fanno recuperare tre punti sui secondi in classifica ma soprattutto tengono la Lazio ad altrettanti punti di distanza.

LE ALTRE

Gli Aquilotti infatti battono il Bologna nel Derby tra i fratelli più intollerabili del calcio italiano, mentre il Milan non va oltre il pari col Frosinone, giustamente perplesso per il gol segnato ma annullato dal VAR per presunto fallo in attacco sull’azione che porta Ciano a segnare. Cambia poco per Ringhio, pesantemente in discussione come se fosse colpa sua. Higuain non segna da due mesi, Cutrone è il generoso arruffone che sappiamo, in mezzo non ha Biglia nè Bonaventura… che deve fare?

La battaglia per il quarto posto è sempre più estesa, con Lazio, Sampdoria, Milan e Roma in quattro punti, e la speranza è che si rubino punti a vicenda per i prossimi 5 mesi.

La Juve rischia grosso a Bergamo e agguanta il pari nel quarto d’ora finale grazie al subentrante CR7 . Di fatto accorciamo anche su di loro!


E’ COMPLOTTO

Inevitabile parlare di Nainggolan e di tutto il can-can successo a cavallo di Natale. Il genio arriva sistematicamente in ritardo agli allenamenti e viene punito in maniera esemplare.

Potrei squadernare i vecchi appunti di filosofia del diritto ammorbandovi con dissertazioni sulle finalità della pena, arrivando a citare gli esempi invocati nei Promessi Sposi quale prevenzione generale nella commissione dei reati (della serie “impiccane un paio e vedi che tutti gli altri rigano dritto…“).
Detta meglio (e mi fermo qui):

Secondo una teoria di stampo prettamente utilitaristico, la pena ha la funzione di “prevenzione generale” cioè di distogliere i consociati dal delinquere grazie alla minaccia della sua inflazione.

M. Nunziata “La funzione della pena nella sua appplicazione ed esecuzione. Brevi spunti” Difesa.it

Mi limito a dire che l’arrivo di Marotta pare aver portato una netta discontinuità col passato, con regole chiare e punizioni severe in caso di errore.

Bravo il neo dirigente anche a far passare la cosa come una decisione partita dall’allenatore e non imposta dall’alto: è una finezza, ma per i paranoici come me è bello per una volta vedere Mister e Società dalla stessa parte della barricata. Bello anche sentire Spalletti che conferma la versione di Marotta (vera o falsa che sia) e che non si rifugia dietro un tremebondo “son cose decise dalla Società, chiedete a loro…”.

La stampa poi ci mette del suo, parlando di punizione senza data di scadenza e quindi prolungabile ad libitum (Marotta e Spalletti hanno invece confermato che la punizione era limitata a questa gara, e che quindi il giocatore sarà a disposizione mercoledì a Empoli), di possibile cessione già a Gennaio, riuscendo anche ad entrare in possesso di registrazioni in cui il genio direbbe di voler tornare a Roma.

Marotta è senz’altro un dirigente capace e carismatico, e mi va benissimo che il merito della scelta presa dalla Società vada a lui. Segnalo solo una cosa, che i malati come me avranno già percepito: è l’ennesimo “uomo nuovo” in casa Inter, e come tutti gli altri vivrà un primo periodo di santificazione o giù di lì, per poi essere annacquato nella brodaglia della solita Inter simpatttica. 

Si ricordino a titolo di esempio i tanti allenatori celebrati prima e dopo le loro parentesi nerazzurre e invece “cazziati” nel periodo di residenza interista. Su tutti Rafa Benitez catenacciaro impenitente, diventato per incanto “non certo un contropiedista” (copyright Ilaria) nella parentesi napoletana. Spalletti prosegue nel solco: dopo anni e anni di bel calcio proposto con la Roma, che anzi arrivava ad esserne il limite (“La Roma per vincere ha bisogno di giocare bene, non come l’Inter che sfrutta le sue individualità…”), ora a Milano diventa “prudente” e speculativo, conserva il gollettino di vantaggio e alla fine si fa uccellare dal Pellissier di turno.

Occhio quindi: bene Marotta, ma ben presto la polvere bianconera gli sparirà dal vestito, e lì li aspetto i cantori della disciplina ferrea e del “alla Juve certe cose non succedono“.

Non posso non soffermarmi sulla notizia di Fassone che, da AD del Milan, pare abbia fatto pedinare alcuni giornalisti rei di aver scritto cose cattive sul Milan e di apprendere informazioni confidenziali dall’interno della Società, forse addirittura dello spogliatoio.

Mi limito ad una battuta sulla cosiddetta stampa libera e il cosiddetto libero mercato: dura la vita senza il Geometra e il nostro-Presidente-che-ci segue-sempre eh?

Guarda papà, ho fatto gol!


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