YING E YANG (pt. 2)

Qui in invece cerchiamo di fare le persone serie e per quanto possibile obiettive.

Tre gli argomenti su cui dovrete sorbire le mie paturnie: gli insulti razzisti a Koulibaly, gli incidenti a margine della partita, il combinato disposto dei primi due punti sulla stampa.

SIAMO TUTTI KK26

Il semplice fatto che, nel 2018, degli esseri umani insultino un altro essere umano per il colore della pelle lo trovo semplicemente rivoltante.

Da interista poi, la cosa mi fa ancor più orrore: se è vero che siamo “fratelli del mondo” e fieri di esserlo, (e ancora una volta in culo al “ci vuole un blocco di italiani”), è altrettanto vero che la nostra tifoseria più accesa ha molti tratti comuni con le altre mandrie di esagitati, per le quali l’insulto è tanto più efficace quanto più bieco ed efferato.

Non è certo la prima volta che i nostri prodi si macchiano di simili nefandezze, in particolare contro i napoletani.

E’ del tutto ovvio che le gesta sportive del soggetto insultato siano del tutto irrilevanti ai fini della gravità del gesto (il “neCro” in questione può essere Pelé o Aristoteles, la cosa non cambia di una virgola), e bene ha fatto il sindaco Sala a dire la sua a riguardo.

Non dubito che la stessa Inter a breve farà sentire la sua voce.

Capisco e condivido alla lettera anche le parole di Ancelotti, che chiede -ancora una volta!- maggior chiarezza e minor discrezionalità arbitrale in tema di sospensione della partita. E’ vero che prevedere una sospensione automatica alla prima avvisaglia di ululati razzisti e magari la altrettanto automatica sconfitta a tavolino dopo un certo numero (certo, fisso e predeterminato) di sospensioni potrebbe essere un rischio, lasciando le Società alla mercè di una banda di ominidi capaci di ricattare il proprio Club (della serie: “o mi dai i biglietti gratis o faccio un casino e ti faccio perdere le partite“).
Alla fin della fiera, però, bisogna guardare al bersaglio grosso, che è la definitiva cesura di qualsiasi connivenza o anche solo benevolenza tra le Società e i gruppi di tifoseria organizzata. E questo secondo me è il vero motivo per cui, fino a oggi, niente è stato fatto. Tutta la Serie A, forse con la sola eccezione della Lazio di Lotito, ha la propria zona grigia nella quale si interfaccia con le Curve e chiude un occhio su determinate azioni: non serve arrivare alla vergogna degli striscioni su Superga, basta anche molto meno.

A mio parere, se vogliamo portare a casa qualcosa dallo scempio di ieri sera, che almeno la Serie A sia per una volta capace di fare squadra, spalleggiandosi l’un l’altra e ponendo un punto fermo su questa questione.

R.I.P.

Se non riesco a vedere alcun nesso logico tra una partita di calcio e dei cori razzisti, il fatto che per una partita, o a una partita, si possa morire, è semplicemente inconcepibile. La dinamica degli incidenti, le responsabilità e anche la fede calcistica di vittima e carnefici sono in questo senso totalmente irrilevanti. Da quel che sappiamo la persona deceduta non era nuova a episodi di violenza legati al mondo del calcio, e pare che il suo decesso sia conseguenza di un agguato a cui avrebbe partecipato (in che ruolo ancora non è chiaro). Non era, insomma, il classico povero Cristo che passava di lì per caso ma -ripeto- non cambia il senso del mio ragionamento.

Anche qui ritengo doveroso un passo avanti dei Club: che una volta per tutte si facciano i nomi (notissimi a tutti) dei facinorosi che popolano le curve di tutta Italia e favoriscano l’inizio del processo di disgregazione di quell’omertoso connubio “Curva-Club” che tanto male fa al nostro calcio.

Parlo con una certa preparazione sull’argomento: conosco tanti ragazzi che frequentano varie curve (non solo la Nord interista) e sono loro i primi a sapere che c’è una certa differenza tra essere un tifoso accanito e un delinquente.

Anche in questo caso, mi ha fatto impressione leggere che siano stati i tifosi napoletani i primi ad accorgersi dell’accaduto, arrivando poi i compagni di tifo a portarlo all’ospedale. Voglio vedere un barlume di speranza in questo: esiste allora una misura, un limite (l’uomo incosciente a terra, in questo caso) oltre il quale perfino persone come queste dicono “fermi tutti, c’è uno che sta male”?

Lo spero, se non altro per cercare di rendere un poco più comprensibile una tragedia che continua ad essere senza senso.

I GRANDI CLASSICI E L’INCROLLABILE COERENZA

Dopo, e solo dopo, faccio però presente come l’insieme dei primi due punti sia stata via via utilizzata da tutti i media per spiegare anche l’evento sportivo.

E se in pochi possono obiettare al fatto che l’espulsione abbia segnato la partita, è curioso notare come da più parti arrivino critiche all’arbitro perchè ha applicato il regolamento anzichè utilizzare il famigerato “buon senso”.

My two cents: la regola (scritta o non scritta) per cui l’applauso ironico all’arbitro equivalga a subitanea espulsione è a mio parere una cagata pazzesca, simbolo principe dell’arroganza, della permalosità e della protervia della classe arbitrale. Io sono io e voi non siete un cazzo.

Poi fa niente se c’è chi te ce manna, chi ti piglia a testate bestemmiandoti i parenti. Lì si può sempre far finta di non sentire, ma non azzardarti a pigliarmi per il culo davanti a tutti!

Se però siamo nel campo di “dura lex sed lex” non capisco perchè Mazzoleni avrebbe dovuto risparmiare l’espulsione al napoletano mentre in tanti altri casi la decisione era stata salutata come indiscutibile e ineccepibile.

La regola non piace? Nemmeno a me. Togliamola allora, ma non creiamo l’ennesima zona di incertezza, non lasciamo ancora una volta il pallino alla sensibilità dell’arbitro.


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