COLABRODO ESISTENZIALE

INTER-BRESCIA 1-1

Lo so che il titolo è un po’ apocalittico -e un po’ alla Frengo e stop– ma la partita di sabato mi ha lasciato la netta sensazione che il gioco sia finito. The party is over.

Permettetemi due sbrodole che valgono da sfogo da tifoso da Bar: non si può avere una squadra in cui la metà si rompe solo a guardarla, e l’altra metà ha la dinamicità di un 90enne paraplegico. Simpatica appendice, la metà deambulante vuole entrare in porta col pallone e deliziare la platea con triangoli stretti e colpi ad effetto.

Morale: dovette andare tutti aff…

Contro il Brescia l’Inter gioca bene i primi 10 minuti: li chiudiamo nella loro trequarti e si cerca il pertugio, salvo poi beccare la pera al primo ribaltamento di fronte: rimpallo su Samuel, Lucio in ritardo nel raddoppio, e (S)Caracciolo, ennesima nostra bestia nera, la mette in diagonale.

Poco dopo Maicon, lodato nel pre-partita da Branca perché da un mese gioca con un ginocchio in disordine, decide che dopotutto chi è lui per non partecipare al festival della contrattura, e si ferma toccandosi la coscia.

Inevitabile, penso io, visto l’andazzo.

Ok, siamo sotto 0-1, più di un’ora da giocare, vediamo se Sancho Panza mette Santon (scelta più equilibrata) o Biabiany (rischiando subito il tutto per tutto).  Il genio invece mette Cordoba.

Cordoba.

Lo riscrivo perché a leggerlo non ci si crede. Ho detto e scritto più volte che fino ad adesso non mi ero ancora pronunciato su Mr Rafa proprio per la pochezza di alternative a disposizione, ma se la preparazione tattica tanto decantata è questa, io dico: ridatemi Bagnoli! Il colombiano, povero Cristo, fa quello che sa fare: corre velocissimo ma con la palla tra i piedi è il solito scempio, e tra cristi e madonne del sottoscritto si arriva a metà tempo.

Nella ripresa, fuori anche Sneijder: malore in spogliatoio la motivazione ufficiale, anche se, dopo il ritardo mestruale palesato dal nervosismo isterico di Genova è sempre più forte il sospetto che l’olandese sia in dolce attesa. Dentro il giovane nigeriano Obi, praticamente il fratello minore di Leroy Johnson (copyright Simona C. – Simo avevo detto che l’avrei scritto ed eccola servita la citazione, corredate da foto a supporto della tesi). Il ragazzo si erge dalla triste mediocrità del centrocampo interista e mostra buona corsa e un tiro non disprezzabile.

La media di due cambi forzati a partita è rispettata e raggiunta già a metà tempo, ma l’Inter riesce a superarsi con l’infortunio più grave della stagione e per una volta nemmeno imputabile alla disastrosa preparazione: Samuel atterra male dopo un contrasto con il maledetto (S)Caracciolo e si rompe tutti i legamenti possibili del ginocchio sinistro. Vedere un duro come lui contorcersi dal dolore è roba brutta e impressionante.

Forza “Muro” siamo tutti con te…

Tanto per non farla lunga arriviamo al nostro pareggio, che nasce da un bello scambio Eto’o-Pandev-Eto’o. Il camerunense cade a contatto con un loro difensore e l’arbitro fischia il rigore. Dubbio? Di più, molto molto generoso. Convintissimo che sullo 0-0 non l’avrebbe mai fischiato. Non posso aggiungere altro. Se mi fischiano contro un rigore così mi incacchio di brutto. Tant’è: il Re Leone fa il suo mestiere ed è pareggio.

Tempo –e tutto sommato anche modo- di vincerla ci sarebbe, perché il Brescia comprensibilmente già assaporava il successo, e non ha più la forza di ripartire. L’assalto all’arma bianca è però alquanto sterile da parte nerazzurra, con un Milito in grave ritardo fisico che gioca gli ultimi 20’ coi crampi (probabilmente non era prevista una sua presenza fino al 90’, ma vista la carneficina che ha colpito i compagni…). E quando la Dea Bendata ci offre sul piatto d’argento un rimpallo che libera il Principe sul dischetto del rigore al 49’ e 30 secondi, Diego spara alto vanificando quel che sarebbe stato un furto con destrezza.

Prima di quello, c’è da sottolineare, con la stessa chiarezza con cui si è detto della “generosità” del rigore accordato, un palese sgambetto di Zebina ai danni di Milito in area di rigore. Penalty questo sì solare ed evidente, ignorato però dall’arbitro e ancor di più dai giornalisti nel dopogara.

 

PENSIERINO DELLA SERA 

Tornando al titolo di questa settimana, con il “crack” di Samuel ho proprio pensato: “è finito tutto”. Lo so, chiamatemi inconsolabile, miserabile pessimista, ma davvero non vedo come una squadra in questo stato possa riprendersi, fisicamente e ancor più mentalmente, e ricominciare a vincere. La partita di ieri (per non parlare di quella di martedi) mi ha ricordato troppo da vicino tante altre Inter ammirate –si fa per dire- fino al 2006: il mantra non-c’è-ali-non-c’è-schemi-non-c’è-un-cazzo sale come un crescendo rossiniano. Vero che con Milito e Sneijder anche solo al 70% di quelli dell’anno scorso potremmo rientrare in gioco (parlo di Italia, chè in Europa il jolly ce lo siamo giocati l’anno scorso). Vero anche che le nostre rivali non stanno facendo esattamente terra bruciata intorno a loro (e in questo caso il livellamento verso il basso è di tutta evidenza, con tutto il rispetto per la Lazio capolista). Ma davvero è realistico pensare ad una squadra che torni ad avere fame ed unità di intenti degni di questo nome? Più prosaicamente: quanto è lontano il giorno in cui si potrà avere uno straccio di centrocampo con uno straccio di idea sul cosa fare durante una partita? A quando il prossimo tiro da fuori? Un sano contropiede? O saremo condannati a vedere Lucio che esce palla al piede e cozza contro i due mediani avversari, e Coutinho che fa una bella serpentina per poi tirare la mozzarella al portiere giusto per farsi dire “E’ bravino, ha bei numeri, ma è troppo leggero”?

In questo clima idilliaco, costruttivo e pieno di ottimismo, entriamo nella settimana che, dopo turno infrasettimanale a Lecce, culminerà nel derby di domenica sera.

 

LE ALTRE

Vincono tutte, presto detto: il Milan vince a Bari (segnano Ambrosini e Flamini, ho detto tutto). La Juve-che-ha cuore-ed-è-più-squadra getta il cuore oltre l’ostacolo e piega un Cesena volitivo. La Roma vince il derby con merito e due rigori –solari- e ferma la Lazio, ora a due punti dai cugini, tre da noi e quattro da gobbi e Napoli.

Tutto ancora aperto dunque? Aritmeticamente sì. Per il resto, citando il sommo Pizzul “qui ognuno la vede a modo suo” (detta al momento del cambio di Baggio a USA ’94, quella del “questo è matto” indirizzato a Sacchi).

  

E’ COMPLOTTO

 Poche righe anche oggi, vista anche la mia latitanza dallo schermo nel weekend. Mi limito a ribadire la palese malafede dei pennivendoli che fanno sondaggi e plebisciti per palesare l’errore dell’arbitro in occasione del rigore data a Eto’o, compensati dal silenzio assordante che circonda la cianghetta del mercante d’arte Zebina sul Principe.

Tanto per non essere soli, c’è chi meno di 24 ore dopo ha fatto di meglio. Se nel caso dell’interista la scelta arbitrale più giusta sarebbe stata quella di lasciar proseguire, i gobbi con Bonucci vedono trasformato un palese fallo in attacco con la massima punizione.

Ma la Juve ha cuore, è più squadra dell’Inter e sa far fronte alle mille assenze.

 

WEST HAM

Brodino, sotto forma di pareggio 2-2 fuori casa a Bimingham.

Un mio amico sardo mi diceva “a ticu a ticu se jena u riu” (il fiume si riempie goccia a goccia).

Sperando che il fiume da riempire sia più simile al Lambro che al Nilo…

Fame, I'm gonna live forever...

Fame, I’m gonna live forever…

 

... in questo caso non proprio "forever"

… in questo caso non proprio “forever”

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