I’M LATE. AND SO WHAT?

TOTTENHAM-INTER 1-0

Saranno contenti quelli che accusano l’Inter di avere sgraffignato qualche vittoria di troppo. I nostri, aldilà dei pomposi propositi della vigilia, vanno a Londra con il chiaro intento di portare a casa il punto che garantirebbe la qualificazione. E il piano, diciamocelo, era quasi riuscito.

Tirate le orecchie a Spalletti e Ninja per averlo riproposto da titolare e poi tolto dopo 40’, il resto della squadra mi pare solido e sufficiente per poter portare a casa il risultato.

Pare chiaro fin da subito che occasioni per segnare, nonostante la migliorabile fase difensiva londinese, non ce ne saranno molte, ed è per questo che esaurisco il bonus-madonne sull’occasione capitata a Borja Valero pochi minuti dopo il suo ingresso. Lo spagnolo, autore peraltro di una prestazione assolutamente dignitosa, cincischia col pallone tra i piedi senza trovare il decimo di secondo giusto per tirare una “pesciada al balùn” e farlo rotolare perlomeno verso la porta di Lloris.

Ma prima di analizzare la partita da un punto di vista tènnico, tocca davvero tornare sulla scelta di schierare il Ninja dall’inizio, soprattutto vista l’evoluzione della partita. Se l’ha fatto apposta, Pochettino è stato un mago a tenere la partita in equilibrio fino al 70’ per poi inserire i suoi incursori più pericolosi (Son e Eriksen) quando ormai le difese del nostro sistema immunitario erano cariche di acido lattico e obnubilate a livello neurologico. Il delitto perfetto, non c’è che dire.

Non posso però traslare il ragionamento ai nostri. Se hai uno come il Ninja, splendido tuttocampista che però appartiene alla genìa del calciatore prima di tutto fisico, e che senza quello perde il grosso della sua pericolosità, cerca di utilizzarlo al meglio. Mi spiego meglio per i duri di comprendonio (non voi, quindi, che mi avete capito al volo): parti con Borja Valero, fai girare palla, tieni la posizione e i ritmi bassi. Nella ripresa, se e quando necessario, dentro l’animalanza del tabbozzo belga e andiamo a comandare. Tenere in campo Nainggolan senza che possa correre a dovere è una pena da vedere anzitutto per lui: vederlo accennare la corsa e pensare una frazione di secondo dopo “no meglio di no se no mi scasso” mi fa pensare agli ultimi anni di carriera di Michael Owen e non rende giustizia al nostro numero 14.

Fine della polemica interna.

Anche perchè, per il resto, la squadra fa quel che deve fare. Ad esempio, parte da dietro col palleggio manovrato (almeno nelle intenzioni), che è una cosa che di solito mi manda ai pazzi, non avendo i nostri nel controllo di palla e nella visione di giUoco la specialità della casa. Però in quel caso è giusto insistere, visto che il grosso del pressing il Tottenham lo fa sulla nostra trequarti: saltato quello, poi loro sono assai morbidi e pavidi. Giusto quindi cercare di irretirlo e non sparacchiare lungo sull’isolato Icardi.

Dietro, sia Skriniar che De Vrij si comportano bene, sostanzialmente fino alla bella percussione di Sissoko che viene colpevolmente lasciato avanzare, prima di dar palla a Dele Alli che gira a sua volta per l’accorrente Eriksen: due gol in stagione, due gol con noi (contando che quello dell’andata era anche autorete di Miranda. Te possino).

Subìto il fischione è chiaro che non c’è modo di riprenderla, ed è un peccato per un certo numero di motivi.

Anzitutto la sconfitta ci costringe a giocarci il tutto per tutto contro il PSV in casa, con quel clima da ultima spiaggia che tanto volentieri avremmo evitato.

Secondariamente perchè un orecchio dovrà comunque essere sintonizzato dalle parti di Barcellona, tanto per essere sicuri che i catalani facciano le persone serie e non lascino campo aperto agli Spurs.

La terza e ultima paura è un mix delle prime due, che potrebbe paradossalmente portare a un Barcellona che fa anche il suo dovere, ma ai nostri che si perdono in un bicchier d’acqua.

Insomma, che Natale arrivi presto e con lui questa serie di verdetti di Coppa e Campionato, responsabili di insonnie già patite e ancora da gustare nelle settimane a venire.

 

LE ALTRE

Siamo al paradosso per cui la Roma ne becca un paio dal Real Madrid in casa, dopo essersi mangiata l’incredibile nel primo tempo, ma è comunque qualificata, mentre il Napoli batte 3-1 la Stella Rossa ma dovrà faticare come e forse più di noi per portare a casa la qualificazione. La Juve continua la sua serie e batte 1-0 il Valencia in un girone che riserva la gradita sorpresa finale di un Mourinho alle fasi a eliminazione per la quattordicesima volta su altrettanti tentativi, alla faccia di chi gli vuole male.

 

E’ COMPLOTTO

Noto che è bastata una sconfitta (quella di Londra) per dar fiato alle trombe e farci ripiombare negli intramontabili #crisiinter e #casointer.

Colpevoli di giornata Perisic e il papà di Lautaro Martínez. Il primo a rispondere a domanda precisa e ammettere che sì, gli piacerebbe giocare in Premier League ma che è all’Inter che pensa; il secondo a lamentarsi da chiagneffotte di professione del poco spazio riservato al figlio, pentendosi poco dopo e cancellando la sua scurreggia socialmediatica.

Spalletti risponde come deve, lodando entrambi i giocatori e circoscrivendo le loro uscite al rango di bagatelle o poco più, ma è tutto più che sufficiente per l’ennesimo paragone a distanza tra le due sponde del Naviglio. L’Inter, che tra pochi mesi dovrebbe finalmente uscire dal Settlement Agreement (è un’altra delle cose che dicono ogni anno sul ritornello di “stavolta è la volta buona”), sarà costretta a vendere uno dei suoi gioielli; il Milan con l’arrivo di Gazidis e dato per scontato quello di Ibra aggiunge al carrello della spesa Fabregas (un altro che sono 5 anni che deve arrivare in rossonero) e pare non preoccuparsi per nulla della sentenza in arrivo dalla UEFA. Ma non voglio ammorbarvi più di quanto già fatto recentemente.

Proseguo con una chicca già segnalata al volo in settimana tramite Facebook, riprendendo un sondaggio di European Football Benchmark. Nessuna sorpresa nell’apprendere che la Juve è la squadra più tirata in Italia e l’Inter (non il Milan, anche se dato parimerito) la seconda. La novità simpatttica è che i nostri sono primatisti di un’altra classifica: quella della squadra più odiata.

Commento la cosa riprendendo il laconico hashtag vergato sulla mia pagina FB: #ècompotto.

E’ in un certo senso inevitabile, essendo l’Inter sempre stata “altro” rispetto a tutto ciò che caratterizza il calcio italiano. Bene così, insomma. 

Del resto, per continuare con gli slogan, #noinonsiamoquellarobalà.

Passando a cose più scandalose e tristi, sono inqualificabili le scritte apparse sui muri di Firenze prima del match tra Viola e Gobbi. Farmi essere d’accordo con Andrea Agnelli e Nedved è cosa difficilissima, ma quest’accozzaglia di craniolesi ci è riuscita.

Segnalo una chicca marroncina che stranamente nessuno ha fatto notare, e che secondo me invece dà la misura dell’ignoranza endemica di questa gente: il nome di Scirea era stato inizialmente scritto con la H invece che con la C (vedi foto tragicomica).

Siamo ai livelli di “Indipenza Padana” o “Integraliso leghista”.*

 

*scritte realmente esistenti tra Monza e Vedano al Lambro a fine anni ‘90.

 

OH ME MISERO, OH ME TAPINO

INTER-PARMA 0-1

Ho finito le metafore, i parallelismi, le figure retoriche.

In compenso, ho scorte abbondanti di giramento di balle e di vomitella.

In ossequio all’instabilità mentale che mi accompagna fin dalla più bionda età, potrei scrivere di un’Inter incapace di regolare una squadretta tutta protesa alla difesa della propria porta, così come di una squadra che il suo l’ha fatto e che si vede scippata per l’ennesima volta da torti arbitrali.

Il problema -mio, non vostro- è che mi riconosco alla perfezione in entrambe le visioni.

 

ANALIZZANDOMI BENE BENE… (cit.)

Non è infatti possibile, come segnala Spalletti stesso, che una squadra arrivi a tirare 28 volte verso la porta avversaria in 90′ senza riuscire a buttarla dentro nemmeno una volta.

E’ poco comprensibile il ricorso pressochè sistematico al cross dalla distanza nel primo tempo (centravanti: Keita), abbandonato in fretta nella ripresa alla ricerca di combinazioni veloci sulla trequarti (centravanti: Icardi).

La sfiga, oltre che la prudenza, ci mettono del loro, visto che ai terzini assenti per acciacchi (Vrsaljko e Asamoah) si aggiunge in corso d’opera anche D’Ambrosio, che per di più riesce nell’impresa di farsi male mentre commette un fallo da ammonizione.

Le fasce sono quindi inzialmente presidiate dal succitato ceruleo e dal migliorabile Dalbert.

Davanti, si parte nuovamente con Keita, preferendo preservare Icardi per la ripresa e per la Champions.

L’idea sarebbe anche giusta, anche se col senno di poi vien da chiedersi se uno tra i due terzini non potesse essere rischiato (Asamoah entra proprio per sostituire il collega che esce azzoppato a metà ripresa).

Facciamola breve: giochiamo una partita non trascendentale, sicuramente migliore di quella che ci ha visto stravincere 3-0 a Bologna, ma non saremmo l’Inter se non fossimo capaci di farci rovinare la vita.

I nostri hanno come detto diversi demeriti: non esattamente assatanati se non per pochi scampoli nei 90′, confusi nel cercare gli attaccanti nelle maniere meno consone alle loro caratteristiche, incapaci di cambiare passo quando la gara lo richiedeva.

E qui ci metto anche il Mister: ho capito che Gagliardini non può giocare in Champions e gode -come tutti gli italiani- di buona stampa (non si spiega altrimento l’assioma per cui “Brozovic può giocar bene solo con lui di fianco“), ma quali peccati dobbiamo scontare per vedere un legnoso medianaccio che fa poche cose giuste, in un mare di lentezza e imprecisione? Vecino in panchina non è certo il Nicola Berti dei tempi d’oro, ma mi pare abbia altro passo ed altra garra (Charrùa per definizione) per cercare di ovviare a tentennamenti simili a quelli mostrati nel sabato di San Siro.

A parziale discolpa di Lucianino da Certaldo c’è da dire che se i subentranti hanno un’autonomia psicofisica che sfiora il quarto d’ora (vero Politano?), non si può chiedere di più a chi se non altro ha l’alibi di essere stato in campo per tutta la partita.

NUOVA STAGIONE, VECCHI DIFETTI

Fatto salvo quanto detto supra, tocca purtroppo ripetersi, in attesa che una voce ferma e incazzata arrivi dalla Società. Non è scritto da nessuna parte che i fischi arbitrali uno debba “meritarseli” perchè gioca bene.

Che quella arbitrale sarebbe stata una giornataccia come tante altre già vissute, un complottista come me l’aveva capito dopo pochi minuti, quando il portiere Sepe non era stato ammonito per una “furbacchionata” tanto sfacciata da risultare comica: difesa in gravissimo ritardo e corner pronto a spiovere in area, il portiere parmense pensa bene di buttare un pallone in campo giusto per creare confusione e guadagnare qualche secondo.

Lui fa il suo e ci prova. Tu, arbitro dei miei coglioni, lo devi ammonire e far capire che non si scherza. In inglese si usa un’espressione che mi piace molto: to set the tone. Un cartellino che faccia intendere a tutti quanti che acca’ nisciun’ è fesso.

Oh, come no…

Forse i veri fessi siamo noi, visto che l’arbitro Magnaniello fa finta di niente e fa riprendere il gioco. Tanto è l’Inter… chissefrega.

Non indugerò più di tanto sul clamoroso rigore non dato (e tantomeno rivisto al VAR) per fallo di mano di Di Marco. Per una volta sono tutti concordi sulla scabrosità dell’errore. E’ doveroso però segnalare che al VAR c’era Rocchi, che contro di noi fa danni da lustri, senza che nessuno –se non in sparute e subito rinnegate circostanze– abbia protestato.

Ai bei tempi c’era l’istituto della ricusazione anche nel calcio: “io non voglio più essere arbitrato da quel signore, per questo, questo, e quest’altro motivo“. Oggi non è più possibile perchè -udite udite- così si metterebbe in dubbio a buona fede dell’arbitro.

Inutile dire che il mio rancore mi spingerebbe -a costo di mettermi in cattiva luce nei confronti degli arbitri- a salutare ogni designazione con un cahier de doléance personalizzato per il fischietto di giornata.

Altrettanto inutile dire che il file dedicato a Rocchi (dopo i ritiri di Tagliavento e di Rizzoli), sarebbe il più pesante.

Verremmo maltrattati ugualmente, ma se non altro ci toglieremmo la soddisfazione di dire “avete visto? cosa vi avevamo detto?“.

(Torno serio solo un attimo: è giusto che una squadra non possa ricusare un arbitro, perchè in astratto le “grandi” potrebbero fare pressioni sugli arbitri del tipo “mi vuoi arbitrare? va’ che se sbagli contro di me faccio casino e non mi arbitri più, e la tua carriera viene uccisa sul nascere“. Quindi il ragionamento fila. Noi -come in mille altri casi- siamo gli utili idioti che la pigliano inder posto: formalmente nel Club dei “grandi”, ma con il peso specifico di un sacco di piume…)

Tornando al caso specifico, è irrilevante discutere sull’eventualità di cacciare Di Marco in occasione del rigore, visto che la conclusione di Perisic non sembrava indirizzata ad entrare in porta.

Dico irrilevante perchè il ragazzo di proprietà dell’Inter ed all’inevitabile Primo Gol in Serie A centra l’incrocio grazie a un sinistro formidabile, ma con la gentile collaborazione del compagno in kilometrico fuorigioco a impallare un incolpevole Handanovic.

Questo a casa mia si chiama gol avversario annullato, dopo aver beneficiato di un sacrosanto rigore.

 

IL CONTO PER FAVORE

Dopo quattro giornate siamo a quattro punti: una bella merda, non c’è che dire. Dei punti buttati per strada, possiamo pigliarci a ceffoni da soli per il pareggio regalato al Torino dopo il miglior primo tempo della stagione, e ringraziare il Ninja per aver interrotto la barricata bolognese di due settimane fa. Detto ciò, le due sconfitte contro le emiliane sono tanto colpa della nostra insipienza quanto responsabilità della classe arbitrale.

Ed in una giornata in cui basta un disimpegno sbagliato del Cagliari per far dire urbi et orbi che il Milan è l’anti-Juve, mi chiedo retoricamente dove potremmo essere con un paio di rigori a nostro favore e senza il golazo di Di Marco.

Ve lo dico io: a 3, 4, o 6 punti in più, a seconda di voler essere pessimisti, realisti o ottimisti. Con una squadra di minchioni, ampiamente al di sotto delle proprie possibilità di gioco e di realizzazione. Nessuno lo mette in dubbio. Ma la propria minchiunaggine continua a non essere un buon motivo per non lamentarsi dei torti che si continua a subire.

Per vostra cultura ed ulteriore informazione, qui e qui quel che penso, scritti in bella.

…e domani c’è il Tottenham, tanto per arrivarci belli carichi e tranquilli.

Che bella favoletta quella della Pazza Inter…

Brozo Biondo Cicerchia

Tingiti i capelli di biondo va… faccia da pirla! (cit.)

 

MY FUNNY VALENTINE

INTER-SASSUOLO 1-2

Non posso dire che me l’aspettassi, ma anche sì.

Questo weekend ha visto una giostra infernale di emozioni calcistiche scoppiettare nell’universo neroblù (…. Sò poeta, checcevoifà…).

Le nostre amabili teste di cazzo (Mister compreso) pensano bene di complicarsi la vita giocando una partita di impegno innegabile, ma di altrettanta confusione.

Posto che nessuno dei nostri ha fatto il ganassa blaterando di pallottoliere e goleada -come del resto riconosciuto dallo stesso Iachini- non serviva un genio per capire che non esiste squadra che abbia timore reverenziale nei nostri confronti e che giustamente il Sassuolo è venuto a giocarsi la sua partita con la tranquillità di chi non ha nulla da perdere.

Sic stantibus rebus, non doveva essere una sorpresa per Spalletti trovarsi di fronte ad una squadra schierata con un 3-5-2. Di conseguenza, non si capisce perché fin dal primo quarto d’ora abbia cominciato a mischiare le carte, con Candreva e Perisic a scambiarsi posizioni tra loro e anche con Rafinha e Cancelo, in un turbiglione di emozioni che aveva l’unico difetto di lasciare più spiazzati i nostri che gli avversari.

Che l’Inter di quest’anno (e dell’anno scorso, e di quello prima ancora…) non sia una squadra di compattezza e costanza granitica mi pare assodato. Sembrerebbe quindi azzardato mischiare le carte e puntare tutto sull’effetto sorpresa nella partita che per definizione non puoi sbagliare.

Sarò all’antica, ma in casa contro una squadra già salva il mio spartito sarebbe: metti giù la formazione che ti dà più certezze e falle fare quel che sa fare meglio. Poi al limite aggiusti in corsa, ma parti così.

Ed in effetti, a leggerla, la formazione sembra rispecchiare questo pensiero.

Macché.

Certo, noi al solito un po’ di culo mai e arbitri benevoli nemmeno, quindi da un intervento più che dubbio nasce una punizione che il pur bravo Politano vede passare attraverso una ventina di gambe, prima di ruzzolare beffarda alla sinistra di un Handanovic obiettivamente poco colpevole.

Da lì in poi l’happening continua. Ecco quindi Cancelo mostrarsi in una delle peggiori versioni stagionali (tutto scureggette e finte di tacco di stopardeciufoli) e Icardi in versione Derby, con due gol sbagliati e uno inutilmente segnato in fuorigioco.

Come dicevo in apertura, non si può dire che i nostri non ci provino: Consigli avrà un’altra serata da raccontare ai nipotini (l’elefantiaca memoria di chi scrive lo ricorda già nell’anno di (dis)grazia 2015/2016 a parare anche sua mamma con le buste della spesa in un maledettissimo Inter-Sassuolo finito anche in quell’occasione con la vittoria delle piastrelle emiliane): la parata a fine primo tempo su Icardi a botta sicura è un mix di bravura e fortuna, mentre l’altro intervento alla mezz’ora della ripresa è culo… in tutti i sensi.

I nostri accentuano ancor più il coefficiente di difficoltà rifiutando quasi con sdegno l’idea della conclusione dalla distanza e affidandosi soltanto alla combinazione stretta in verticale, già ardua di suo e ancor di più contro una squadra compatta e tosta nel difendere il vantaggio.

A scanso di equivoci, andiamo tanto vicino al pareggio noi quanto vicini al raddoppio i neroverdi. La spinta nerazzurra è sempre più intensa ma sempre più disordinata, e Ranocchia e Skriniar restano pericolosamente soli a coprire metri e metri di campo.

E alla fine quelli là raddoppiano. Berardi risorge ovviamente contro di noi dopo una stagione che definire di transizione è un complimento, e a metà ripresa impallina Handanovic con un destro a voragine (lui che è più mancino di me…) .

Siamo sotto di due e manca meno di mezz’ora. La tentazione di spegnere la tele con bestemmione incorporato è altissima, eppure la malattia mentale prende ancora il sopravvento. “Chissà -mi ritrovo a pensare- se facciamo subito il 2-1, con ‘sta mandria di pazzi furiosi non puoi mai sapere…

Il gol lo troviamo (anche se tardi) con Rafinha, tra i migliori e i più lucidi anche ieri sera: in barba a quanto visto fare dai compagni, dal limite dell’area fa partire l’esterno sinistro che va a baciare il palo interno e carambolare in rete.

2-1 e 10’ da giocare, ma energie mentali in piena riserva.

Eder entra per fare il solito casino organizzato e per quello combina anche bene con Icardi, per poi trasformarsi nel Dario Morello del 2018 e tirare di destro per ben due volte, quando un piattone sinistro della minchia sarebbe stato assai più pericoloso.

Necessario l’excursus sul fu giovane-giovane-giovane-Morello-facci-un-gol-giovane-Morello.

Nota toponomastica: si diceva che i suoi avessero una paninoteca in Piazza Piola. 

Tuttocittà a parte, Morello è stato un giovane panchinaro negli anni del Trap, che visse la partita più importante della sua carriera in una fredda serata di Dicembre a San Siro. L’Inter vittoriosa a Monaco di Baviera (sì, quella di quel gol di Berti), riuscì nel ritorno a pigliare 3 gol in 7 minuti, parzialmente compensati dalla solita toppa messa da Serena. A quel punto ai nostri serviva un altro gol per passare il turno.

Nei miei peggiori incubi vedo ancora il succitato giovane-giovane-giovane-Morello entrare in area dalla sinistra e tirare con l’interno collo destro distruggendo i cartelloni pubblicitari a più riprese.

Maledetto.

Torniamo alle tragedie odierne. La fine arriva come una beffa annunciata, con i nostri distrutti, chi a terra, chi con le lacrime agli occhi.

Come detto in apertura: non mi aspettavo di perdere, ma senz’altro non ero certo di passare una serata festosa con una gragnuola di gol a fare da contorno.

I nostri quindi vanno a nanna consapevoli di aver buttato nel cesso buona parte di quel che avevano in mano e di doversi affidare a Zenga e al suo Crotone per poter avere un’altra chance.

LE ALTRE

E Zenga per quello il suo lo fa, eccome. Costringe al 2-2 la Lazio, dopo aver rimontato lo svantaggio iniziale ed aver mantenuto il 2-1 fino al pari finale degli aquilotti.

Ai fini della classifica, essere a -3 (come siamo) o essere a pari punti (come avremmo potuto e dovuto essere) è la stessa cosa, stante lo scontro diretto all’ultima giornata.

Insomma, volendo raccontarci le favole, è come se avessimo vinto 4-0 col Sassuolo.

Sembra una battuta ma non lo è: se avessimo vinto con meno di 7 gol di scarto, e stante il pari della Lazio a Crotone, un pareggio all’Olimpico non sarebbe stato comunque sufficiente per i nostri, che quindi dovranno fare in fretta a dimenticare l’orrenda figuraccia di sabato e convincersi che il destino della stagione è ancora tutto nelle loro mani.

(Come se la cosa mi facesse stare tranquillo…).

La nostra sconfitta aveva tra l’altro dato alla Roma la matematica certezza di partecipare alla prossima Champions, rendendo quindi del tutto ininfluente il big match contro la Juve. Lo 0-0 che ne esce serve solo a certificare quanto già noto a tutti (Gobbi tricolori per il 7° anno di fila e Roma sicura terza o quarta).

Il Milan va vicino al colpaccio a Bergamo ma cede nel recupero contro un imperioso stacco aereo di Masiello accomodato in porta da Donnarumma.

Altro gol di testa.

Provo sempre un fremito di piacere ogni volta che capita, ancor più su corner: ai tempi della coppia ZioSilvio-ZioFester, il Geometra era solito rosicare minimizzando l’importanza dei goal subiti di testa e da palla inattiva, come se contassero meno. Donnarumma, dopo le mirabolanti prestazioni nel mercoledì di Coppa Italia, replica lo spettacolo anche in campionato, accompagnando il pallone del pari in porta e vanificando la vittoria che avrebbe significato sesto posto matematico.

Cambia poco, perché l’allineamento dei pianeti storicamente amico della parte sbagliata di Milano non giocherà brutti scherzi: la Viola ha pensato bene di imitare i nostri, togliendosi dall’impaccio di uno scontro diretto coi rossoneri all’ultima giornata, perdendo in casa contro il Cagliari ed estromettendosi dalla lotta come fanno i fiji de ‘na…

 I Ringhio Boys non avranno problemi a batterli, con l’Atalanta invece a far visita proprio al Cagliari, ancora in mezzo al guado ed assatanato in cerca di punti salvezza.

 

WEST HAM

Bella vittoria casalinga contro l’Everton che dà una parvenza di onesta decenza al finale di stagione.

Info di servizio: la seziuncella impertinente “E’ COMPLOTTO” assume volumi incompatibili con un solo post (in compenso spiega almeno in parte il ritardo di pubblicazione. Stay tuned, stiamo lavorando per voi).

int sas 2017 2018

Il sinistro, diobono, usa il sinistro!

AMABILI COGLIONAZZI

SASSUOLO-INTER 1-0

Legge di Murphy.

Ritorno di incrollabili certezze.

La partita da non sbagliare. E che sbagli.

Potrei elencarne a decine e il pezzo, citando il sommo, sarebbe completo.

C’è da rammaricarsi (chè bestemmiare sotto Natale non è bello), ma sorprendersi no.

E’ quel che il mio naso, pur prominente, sentiva già tempo: non è che questi, al primo inciampo, mandano tutto in vacca?

Ecco.

Una delle ulteriori beffe è che veniamo traditi da due giocatori che finora ci hanno tenuti là in alto: Icardi si mangia tutto il mangiabile, rigore compreso, e Handanovic torna a legare il guinzaglio al palo beccando gol su colpo di testa a un metro dalla porta. Non fa notizia invece l’indolenza con cui Brozovic trotterella accompagnando Politano per 70 metri senza che gli venga in mente -magari- di accennare un contrasto.

Indugio sull’azione del gol solo per segnalare la rivedibilità della coppia di centrali. Miranda esce per compensare il già citato nulla di Brozo, ma nemmeno lui è il ritratto della risolutezza. Skriniar a quel punto è solo in mezzo a un paio di avversari e la palla sul secondo palo lo mette fuori gioco.

Insomma, tutto va male e niente riesce a cambiare l’andazzo.

Spalletti ha a mio parere qualche colpa, minando le tutt’altro che solide certezze maturate fino a oggi e giocando al trasformista. Dovendo già rinunciare a Vecino (un impalpabile Gaglia al suo posto), pesca Cancelo da accoppiare a Candreva sulla fascia destra, con conseguente trasloco di D’Ambrosio sulla fascia sinistra.

Non avrei mai creduto di rimpiangere il supporto che il napoletano nr 33 può dare al romano nr 87, ma a mio parere la catena di destra vista a Sassuolo è stata tutt’altro che efficace, aldilà di qualche bell’inserimento di Cancelo. Zero sovrapposizioni, tante occasioni in cui Candreva aspetta la sovrapposizione che non arriva e, in generale, un’insicurezza palpabile che da quella fascia si propaga sull’altra. D’Ambrosio infatti, esattamente come Santon, è uno di quelli che evidentemente gode di buona stampa e che da lustri viene definito come “terzino che può stare su entrambe le fasce”, e qui perdìo occorre chiarirsi: per me “stare su entrambe le fasce” vuol dire che tu, terzino maledetto, dopo tutte le supercazzole, i dribbling e le sovrapposizioni, quando arrivi sul fondo puoi crossare indifferentemente (o quasi) con i due piedi, senza dover prendere la rotatoria in contromano per metterti sul piede giusto.

Quindi, iniziamo a sgombrare gli equivoci: Santon e D’Amrosio sono due terzini destri. Uno scarso e uno discreto. Ma due terzini destri. Punto. Che non è un peccato mortale eh? Va bene, ma almeno sappiamo dove schierarli.

Ieri non si è perso per questo, ovviamente. Ma è grave e pericoloso togliere certezze a una squadra ancora in piena costruzione e con una panchina ontologicamente corta.

L’assenza di alternative, non solo nei giocatori ma negli schemi, è purtroppo emersa ieri in tutta la sua gravità. Sembrava di vedere un’Inter a caso degli ultimi anni. Decine di azioni masticate a due all’ora da una fascia all’altra, arrivando di bolina al cross buttato alla speraindio in area e facile preda di Acerbi & Co.

Non un tiro da fuori, non un tentativo di uno-due con percussione centrale. Solo cross, intutili quanto ripetuti.

Come avrete capito, sono in uno di quei momenti che il povero Perozzi chiamerebbe “constatazione del nostro niente”, ma mi pare di avere le mie ragioni.

L’inerzia positiva dell’autunno è finita, e il ciclo di partite che abbiamo davanti -a partire da un insulso quanto insidioso derby di Coppa Italia tra pochi giorni- sono tutt’altro che banali.

La disamina tènnica non ha bisogno di molto altro, se non di puntualizzare, con il giusto rancore, l’inevitabile partitone di Consigli, già membro del Club Gautieri anche in virtù della mia memoria vacillante.

Mi assumo infatti la responsabilità del penalty sbagliato da Icardi. Tra il fischio dell’arbitro e il destro poco angolato del nostro, la mia poco capiente capoccia ha oscillato tra due pericolosissimi pensieri, entrambi errati.

Ho infatti confuso Consigli con Mirante, portiere del Bologna che solo settimana scorsa si è sdraiato in occasione dei tre gol juventini, e ho pensato tra me “stai a vedere che ‘sto maledetto dopo le tre papere di domenica scorsa adesso glielo para”.

L’altro pensiero è stato più logistico-cabalistico, e cioè “adesso Mauro segna e diranno che proprio sotto quella curva dove tutto il casino con la Curva iniziò, Icardi ritrova l’abbraccio dei suoi tifosi!”.

Invece, una beata fava.

Ciccata la grande occasione, i nostri passano i 40 minuti successivi a rimuginare e vanno col pilota automatico: la litanìa di cross alla speraindio è l’inevitabile conseguenza, e il Sassuolo sentitamente ringrazia.

LE ALTRE

Purtroppo i risultati non mi sorprendono.

Il Napoli rischia andando sotto due volte contro la Samp, ma recupera e vince. I Gobbi regolano di misura la Roma, approfittando di un imperdonabile errore di Shick al 95’, generato da un altrettanto esecrando paperine difensivo dei bianconeri. Inizia una lenta ma temo inesorabile attività di scavo tra queste due squadre e i comuni mortali, a cui ci siamo purtroppamente iscritti. L’obiettivo concreto, reale e realizzabile, dev’essere arrivare terzi o quarti, e come sappiamo per fare ciò è necessario arrivare prima di una almeno tra Roma e Lazio.

Guarda caso, la prossima è in casa con la Lazio. Nei mesi in cui abbiamo giocato ad essere una squadra seria, avrei detto che la partita arrivava al momento giusto.

Adesso…

E’ COMPLOTTO

Inevitabile il ricorso, da parte della stampa, all’immortale #crisiinter, forse esagerato per una squadra che si trova esattamente dove sperava di trovarsi a questo punto della stagione, ma in effetti reduce da due sconfitte brutte e accompagnati da  strascichi pesanti sulla rosa.

Per fortuna ci sono i cugini a mantenere il centro del palcoscenico. Mi rimane il dubbio che, a strisce diverse, i titoli sarebbero stati ben più strillati di quelli che pure anche la mansueta Gazzetta ha riservato a Ringhio e i suoi fratelli, ma in ogni caso Milanello Bianco non riesce nel miracolo di restituire ai suoi tifosi una squadra degna di questo nome, nonostante la settimana di ritiro dell’amore.

Riconosco che il mio disprezzo per i cugini è assai attenuato dall’assenza del loro malefico ex proprietario, ma poi basta che lo stesso faccia capolino con le solite stronzate mediatiche con cui ci ha ammorbato per trent’anni per far risalire la carogna a livelli di guardia.

In tutto ciò, mai uno, dico uno, che gli dicesse “ma perchè non stai zitto, chè fai più bella (o più migliore) figura?”.

WEST HAM

Anche qui poco da ridere: sconfitta interne contro il Newcastle e classifica che torna ad essere una chiavica.

Buon Natale un cazzo, che già di solito ‘sto periodo mi sta sui maroni, figuriamoci quest’anno…

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Sign o’ the (f?!kin’) times…

LIFE IS SHIT AGAIN

INTER-UDINESE 1-3

Piccola premessa di cui non fregherà niente a nessuno, ma che rende l’idea dello stato d’animo. Rispetto alle ultime edizioni, per scrivere questo pezzo la prima cosa che mi è venuta in mente è stata il titolo.

Le ultime settimane mi avevano colto stranamente impreparato a sintetizzare in poche parole lo spirito di tutto il pezzo, probabilmente perchè ancestralmente poco avvezzo a commentare  una situazione in cui “le cose vanno tutte bene” o quasi.

Come il titolo lascia trasparire, il contesto è un pochino cambiato.

Perdiamo in casa la prima partita della stagione contro la stramaledettissima Udinese che -chi mi conosce sa- detesto ormai da anni per la pervicacia con cui inanella prestazioni di altissimo livello contro i nostri, sdraiandosi supinamente contro altre squadre strisciate con puntualità pluri-stagionale.

Come se non bastasse, il primo gol arriva dall’altrettanto stramaledettissimo Kevin Lasagna che già un anno e mezzo fa aveva ricevuto da queste stesse pagine informatiche sinceri e meritati complimenti per il suo Primo Gol in Seria A contro i nostri.

Il fiocco sul pacchetto è sistemato dall’esecrando Santon che, rubata palla all’ala avversaria, pensa bene di azzardare il dribbling in ripartenza facendosi contro-fottere la boccia da Wilmer. Oltretutto il nostro si attarda sulla linea di fondo, vanificando un possibile fuorigioco. Palla al carboidrato più indigesto della Serie A e la merda è bella che pestata.

Nel successivo minuto abbiamo se non altro la dimostrazione che il buono fatto vedere in questo trimestre non è stato solo un sogno: bella ma difficile la palla lunga data sulla destra; magistrale Candreva nello stopparla in tempo e crossarla con la giusta misura; letale Icardi nel girarla in porta di destro. Pareggio agguantato in 70 secondi e palla al centro.

Il primo tempo va avanti con un Candreva al massimo delle sue potenzialità e con una notevole mole di lavoro portato avanti sulla sua fascia di competenza. I nostri creano tanto e si mostrano in una versione inedita in questa stagione: l’Inter, cinica per definizione, per una mezz’ora è invece sciupona e stitica, incapace di tradurre in gol le tante azioni create.

E’ una cosa che mi fa preoccupare, perchè continuare a creare senza finalizzare instilla nel “creatore” la convinzione che prima o poi il goal arriverà, quasi per diritto divino. E, invece, tecnicamente parlando, stocazzo.

L’intervallo, infatti, fa spegnere la fiammella del dagadré ai nostri e ci consegna un’Udinese nelle consuete vesti di bimbo rompicoglioni che vuole rovinarti la festa di compleanno.

I nostri sono probabilmente impreparati a un simile inizio ripresa e non riescono a riprendere da dove avevano finito.

Oddio, in un certo senso c’è un fil rouge tra primo e secondo tempo: la minchiata di Santon.

Vero, il cross dell’Udinese è più fuori che dentro, e per le chiacchiere da Var ci sarà tempo più tardi.  A scanso di equivoci, il nostro interviene come ti spiegano al giorno uno di primi calci di non intervenire, e l’inguacchio si materializza con una latenza di 3 minuti.

Che la giornata non sia di gloria lo si capisce dalla facilità con cui De Paul spiazza Handanovic, e il colorito del sabato assume sfumature inequivocabilmente marroncino nel momento in cui la capocciata di Skriniar timbra la traversa, lasciandoci bestemmianti ma soccombenti.

Poco dopo,  il contropiede friulano ci colpisce dritto al cuore per un tre a uno tanto inaspettato quanto meritato. Inutili i cambi di Spalletti, mai come in questa occasione a corto di uomini che possano cambiare la partita in corsa: Eder e Karamoh si adeguano infatti assai presto all’andazzo dei titolari, limitandosi a qualche sgommata inoffensiva come quelle dei tamarri che facevano le penne col Garelli fuori dalle scuole medie.

 

QUINDI?

Dai e dai la prima sconfitta è arrivata. Colpa della cabala e della diciassettesima partita, colpa di Thohir ancora in panchina dopo 10 mesi (anche lì un altro 1-3 casalingo), colpa più probabilmente di un incantesimo bellissimo ma necessariamente a tempo determinato. Siamo quindi arrivati alla domanda delle domande: che ne sarà di noi adesso? Presto detto: battete Sassuolo e Lazio e nessuno potrà eccepire alcunchè sui primi mesi spallettiani.

In caso contrario…

LE ALTRE

Specularmente ad una settimana fa, Napoli, Roma e Juve vincono entrambetttre e recuperano ciascuna tre punti sui nostri eroi.  Nulla da dire sui tre fischioni rifilati da azzurri e bianconeri ai rispettivi avversari, il contrappasso più evidente sta nella vittoria al 94’ della Roma in casa col Cagliari proprio quanto a tutti il pari a reti bianche sembrava scolpito nella roccia. E invece, i due punti lasciati per strada a Chievo sette giorni fa sono diligentemente tornati nella Capitale sotto forma di gollonzo di Fazio,

Nel marasma generale, ci va bene che la Lazio non vada oltre al pari con l’Atalanta, brava a portarsi sul 2-0 e poi sul 3-2 ma poco caparbia nel difendere il risultato.

In tutto questo tourbillon di risultati, la costante che mette tutti d’accordo rimane la sconfitta del Milan nell’ennesima ma sempre gradita replica della Fatal Verona.

Pare che Ringhio a fine partita si pari davanti a Fassone & co con dimissioni firmate e pronto a sbattere la porta. Milanello Bianco prontamente smentisce, controbattendo con un ritiro che ai bei tempi sarebbe stato descritto come “non imposto ma facoltativo, anzi richiesto dagli stessi ragazzi che avevano proprio voglia di stare insieme”, ma certe vette di zuccherosa perfezione si raggiungevano solo con la pratica e con un sapiente uso di lingua.

E’ COMPLOTTO

Devo riconoscere che, a parte le giuste considerazioni di Icardi che allude a tanti sorrisi dopo la nostra sconfitta, il mood generale dopo il ko casalingo sono stati all’insegna del “prima o poi doveva capitare” “sono stati anche un po’ sfigati” “la stagione finora era stata perfetta”.

Niente o poco di cui lamentarsi insomma. E siccome continuo a pensare che la coerenza sia una virtù e non una vetusta convenzione, non mi iscriverò al club della giaculatoria contro il VAR.

Come ho detto, ritengo che l’intervento di Santon sia stato scellerato, ancor di più se si ritiene che la palla stia uscendo. Forse sono io ad essere prevenuto col butterato del Delta del Po, ma non mi sono sorpreso per nulla nel momento in cui il dito dell’arbitro ha indicato il dischetto del rigore.

Posto che nessuno ha ancora capito precisamente in quali casi il VAR possa essere applicato, personalmente continuo a cavalcare la mia visione illuministica che vede questo come un possibile rimedio a quanti più errori possibili.

Fosse per me lo userei anche per invertire le inutili rimesse laterali a metà campo (tanto più che sul fuori nostro sistematicamente perdiamo palla!), quindi poco mi cale del fatto che il segnalinee avesse o meno assegnato la rimessa dal fondo.

Vero che, in occasione del famoso contatto in Roma Inter, in molti censurarono la rigidità della regola che avrebbe impedito all’arbitro di intervenire stante la rimessa dal fondo già accordata.

Ad ogni modo, è tanta e e più che legittima la suspicione che ho verso gli arbitri italiani, che arrivo a tenermi stretto l’errore da regolamento sull’utilizzo del VAR rispetto alla solita litanìa del “contatto come se ne vedono tanti” o come “nel dubbio è giusto far giocare”, sapientemente alternato -secondo le circostanze- a “l’arbitro non deve interpretare, deve applicare la regola”.

 

CUGINANZA

Il periodo che stanno passando sulla riva sbagliata del Naviglio è assai godibile e, per quel che mi riguarda, tutt’altro che inaspettato,

Non tanto per le fatiche di campo (lì in effetti mi sarei aspettato qualche sconfitta in meno da una squadra che comunque schiera in campo cinque o sei giocatori di buon livello), quanto per i palesi -e prontamente palesati- limiti di proprietà e dirigenza.

Le miniere chiuse coi sigilli, il voluntary agreement prima presentato come una formalità e nulla più, poi respinto al mittente in un clima di “tutto tranquillo, sistemiamo due excel e poi glielo rimandiamo” e infine bocciato in toto, con Fassone addirittura a fare il sostenuto e dire “ci hanno chiesto delle cose impossibili”, il nuovo caso Donnarumma.

L’elenco potrebbe andare avanti ad libitum, e non perderebbe di fascino nè di divertimento.

Paranoico e complottista quale sono, inizio a pensare che sotto sotto ci sia ancora lo zampino di Zio Silvio, occulto regista di una sceneggiatura tra l’horror, il trash e il demenziale, che riservi però un melenso lieto fine con lui e il Geometra nuovamente in trincea a fare dei giri immensi e poi ritornare (cit.) al capezzale dell’amato Clubpiùtitolatoalmondo.

Quel giorno sarò lì, pronto come sempre a insultarvi e ricordarvi quanto siete prevedibili e meschini.

 

WEST HAM

Buon periodo per gli Hammers, che nelle ultime tre partite hanno battuto il Chelsea, pareggiato con l’Arsenal, e in ultimo rifilato tre pere allo Stoke City in trasferta. La classifica continua ad essere deficitaria, ma almeno oggi saremmo salvi.

Ineccepibile il coro dei nostri, che spiegavano ai tifosi avversari il perchè Arnautovic, ex di giornata e nuovo idolo dell’East End avesse preferito cambiare aria.

Per chi avesse difficoltà a comprendere la cadenza cockney, di seguito il distico elegiaco:

He left ‘cos you’re shit

He left ‘cos you’re shit

Marko Arnautovic,

He left ‘cos you’re shit.

 

SCUSATE SE ESISTIAMO

JUVENTUS-INTER 0-0

Gioite, gioite, non siamo -ancora- morti.

Prossimi ad essere incolpati dell’omicidio di JFK e del giallo di Via Poma, gli insolenti nerazzurri evitano di giocare la partita del cazzimperio offrendosi come vittima sacrificale della Juventus, proponendo di contro una massiccia ed efficace strategia di limitazione dei danni.

Icardi tocca 10 palloni in 85 minuti, Perisic e Candreva pochi di più, Brozovic torna l’evanscente cugino di Cristiano Malgioglio e lo 0-0 è il miglior esito possibile.

Non che i nostri rischino chissà cosa: diffidate da chi, col passar delle ore, dipinge uno scialbo e tattico pareggio in un assedio all’arma bianca dei padroni di casa al pullman nerazzurro parcheggiato davanti ad Handanovic.

Sì, Mandzukic ha avuto tre belle occasioni e Higuain un paio di tiri malamente sprecati, ma ho visto i nostri portare a casa vittorie dopo aver sofferto ben di più.

’Sticazzi, in ogni caso; che dicessero pure quel che vogliono, non cambierebbe il mio pensiero.

Dietro torna Skriniar che sbaglia un pallone in 90 minuti (da cui origina la prima delle tre occasioni del croato bianconero), e Santon gioca a confermare i miei pregiudizi a suo riguardo:  tragicomico quando stende Cuadrado facendosi male (lui) e dovendo uscire a metà ripresa. Il colombiano l’ha sistematicamente saltato nell’ora precedente, e non posso farne una colpa al nostro terzino: sarebbe come rimproverare un cavallo perchè non sa volare.

A metà campo rientra Vecino che affianca Borja (altra buona partita della coppia violacea), lasciando il già citato Brozovic a completare il reparto d’attacco.

Taglierei corto sulla cronaca della partita. Non ho problemi a riconoscere che una vittoria della Juve non sarebbe stata un furto (uso il termine non a caso, parlando dei gobbi); d’altra parte, non mi pare che il pareggio sia stato immeritato.

Soprattutto, e non solo per questioni di classifica, erano loro a dover fare la partita e vincere. Bene ha fatto Spalletti a preparare una partita di accorta attesa. Probabilmente, rispetto ai suoi piani, è mancato quel che il Necchi definiva come “genio” e cioè “fantasia, intuizione, decisione e e velocità di esecuzione”. Ci sono state tre o quattro occasioni, durante la partita, in cui il cazzutissimo contropiede dei tre là davanti avrebbe potuto prorompere in tutta la sua putenza, ma si vede che non era serata. Consoliamoci con la testa della classifica piacevolmente e inaspettatamente tinta ancora di neroblù.

LE ALTRE

Roma e Napoli, difatti, non vanno oltre lo 0-0 contro Chievo e Fiorentina.

Solidarietà di categoria ai lupacchiotti, che si trovano di fronte un Sorrentino versione Inter: ecco la partita che il portiere clivense ha fatto contro i nostri negli ultimi 10 anni. Domenica scorsa s’è preso un meritatissimo giorno di ferie contro i nostri, e la sua mannaia si è per una volta abbattuta su maglie diverse.

Il Napoli ha perfino rischiato nel primo tempo al cospetto di una Viola capeggiata da un Cholito degno di cotanto padre tripallico e ben guidata in panca dal vecchio cuore nerazzurro Stefano Pioli.

La Lazio gioca mentre scrivo, mentre il Milan alla fine riesce ad aver la meglio di un Bologna che aveva vanificato il primo vantaggio di Bonaventura (su decisiva deviazione di un difensore avversario), facendo saltare il tappo a fiumi di inchiostro zuccheroso all’insegna del “gruppo Milan” e di “Ringhio che plasma i suoi giocatori a propria immagine e somiglianza”. Insomma “si ha come la sensazione (preambolo che odio) che sia nato un nuovo Milan” (copyright Compagnoni).

 

RIFLESSIONI PRE-COMPLOTTO

Stavolta l’ha detta giusta Adani, nel dopopartita. Lasciando Ambrosini cianciare di Handanovic e le sue parate e della pochezza della proposta offensiva dei nerazzurri, l’ex difensore ha colto nel segno dicendo che, a suo parere e anche a mio, Juve e Napoli continuano ad essere leggermente superiori all’Inter.

E’ la sua motivazione a convincermi: fa notare come tutti gli effettivi di Spalletti stiano giocando al meglio o quasi delle rispettive possibilità. Bene, benissimo nell’immediato. In prospettiva, però, non ci sono molti margini di crescita, essendo al contrario da mettere in conto qualche fisiologico passaggio a vuoto. I già citati Santon e Brozovic ultima versione sono due fulgidi esempi.

Torniamo insomma a domande che, a queste latitudini informatiche, ci siamo già fatti, con l’ulteriore vantaggio di non aver ancora dovuto trovare una risposta: cosa succederà al primo gol a porta vuota sbagliato da Icardi? Come reagiremo alla prima mancata uscita di Handanovic? Chi batterà le mani rincuorando i compagni al primo frittatone difensivo?

Chi vivrà vedrà. La classifica per ora racconta di 5 squadre in lotta per i primi 4 posti. Da ricordare che tutti e 4 i posti danno accesso diretto alla fase a gironi della Champions, senza passare dagli ostici preliminari.

Al momento pare che i nostri abbiano le qualità per finire la stagione davanti a una o due delle concorrenti (azzardo: Lazio e una tra Roma e Napoli). La mia non è scaramanzia, ma semplice proiezione futura dei ragionamenti di poche righe fa: noi questi siamo, e più di così non possiamo fare. Vero che non abbiamo le coppe; altrettanto vero che non abbiamo la rosa, l’abitudine a giocare insieme e il giUoco delle altre pretendenti.

E’ COMPLOTTO

Potremmo cominciare proprio con la simpatia degli amici di Me(r)diaset, che hanno provato la gufata preventiva con tanto di tabella esplicativa.

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Me li immagino in studio, braccia tese in avanti e mani che oscillano in un crescendo rossiniano di “oooohhhh”. Peccato per loro che a ciò non sia seguito l’ “olé” di ordinanza. Anzi, al rintuzzo di giustezza ha provveduto Lucianino da Certaldo, con l’ormai paradigmatico post su Instagram con cui ha usato toni più aulici per argomentare un bisillabo che dalle sue parti è sovente usato in circostanze come queste: #puppa!

Non sarebbe nemmeno il caso di ritornare sull’ennesima caduta di stile bianconera nella settimana che ha preceduto la partita.

Il minchione di turno è tal Pellò che si è espresso come ognuno di noi farebbe al bar sport con gli amici. Niente da ridire sul contenuto: ho personalmente augurato alle squadre diversamente strisciate le peggiori conseguenze immaginabili, e l’ho fatto più volte. Non arrivo a vantarmene, ma quasi. Il problema, non nuovo in questo Paese, è la facilità con cui poi ci si scusa, all’insegna del “eh va beh stavo scherzando, ho chiesto scusa che cazzo volete ancora?”.

Bene ha fatto Spalletti  a ricordarlo e a vergognarsi per lui nella conferenza stampa di presentazione del match.

Ennesima conferma che, quando si parla di stile, c’è chi ce l’ha e chi ci prova senza riuscirci, cercando oltretutto di convincere tutti gli altri di essere lui quello stiloso e figherrimo e noi i banali pirlotti che non capiscono niente.

Decisamente minore in ordine di importanza, ma non per questo meno puntuale, il riferimento di Spalletti alla poca serietà dei giornalisti nell’assegnare voti ai giocatori. Non è tanto il riferimento al Fantacalcio ad essere importante, quanto il fatto di voler poi manipolare quei voti, elaborati con tutta la soggettività del caso, per propugnare tesi bislacche come quelle viste in passato.

Ricordo con chiarezza una delle tante crociate anti-stranieri della Gazzetta, che sostanzialmente si dava ragione da sola portando quale prova principale la media voto dei calciatori italiani paragonata a quella dei giocatori stranieri.

Quanto è manipolabile uno strumento del genere?

Tanto. Ma nessuno dice niente. Nessuno fino ad oggi.

Che poi la stampa giochi a cercare paralleli tra questo suo modo di fare e quello di José nel biennio interista a me frega poco: lo vedo come un tentativo di mettere zizzania e creare casi là dove non ce ne sono (“Ahah! Non vi potevate sopportare e adesso ti comporti come faceva lui! Scandalo! Caso!”). Per quel che mi riguarda quello del Mister è il solo modo di guardare al rapporto tra Inter e media italiani: siamo poco considerati, spesso sottovalutati, raramente rispettati. E, soprattutto, chi lo fa ha la granitica certezza di farla sempre franca.

A meno che ci sia qualcuno che si prenda la briga di mettere in fila tutte le loro malefatte una per una e faccia presente che “così non si fa”.

L’ha fatto Mourinho, l’ha fatto spesso Mancini, aveva provato a farlo Stramaccioni, seppur il suo pedigree fosse di diverso prestigio. Ora lo sta facendo Spalletti. Imbattuto anche in questo sport.

Altro cenno a Mourinho, sconfitto nel derby domenicale contro il City di Guardiola.

Sarò senz’altro prevenuto, ma mi è parso di vedere tutta la tristezza dei commentatori sportivi italiani, figlia di tutti questi brutti 0-0 che lasciano l’Inter ancora in testa, trasformarsi in gioia e sollievo per i buoni che battono i cattivi, con Guardiola il bello e giusto che batte il brutto e antipatico Mourinho.

Patetici nella vostra ricerca della fazione a tutti i costi, prevedibili nella scelta del vostro cavallo vincente, falsi sapendo di esserlo quando riducete il calcio di Mourinho a un puro, semplice e costante difensivismo, ignorando la varietà di schemi e stili mostrati dalle sue squadre nel corso degli ultimi 15 anni.

Tornerò nelle prossime occasioni a parlare di Milan, di Voluntary Agreement e dei  successi raggiunti dalla premiata ditta Fassone-Mirabelli.

Non mettiamo insieme troppi scempi.

WEST HAM

Vittoria tostissima 1-0 in casa contro il Chelsea. Risaliamo qualche posizione ma soprattutto diamo dimostrazione di essere squadra dopo settimane, forse mesi.

That’ll do.

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Durare non durerà: però è bella…

CUORE TORO (E FEGATO INTER)

INTER-TORINO 1-1

Era un po’ che non succedeva, e onestamente non ne sentivo la mancanza.

Il Toro, ampiamente insufficiente fino a poche ore fa, suona la migliore sinfonia stagionale alla Scala del calcio contro i nerazzurri. Ennesima dimostrazione che, contro di noi, nessuno ci pensa nemmeno lontanamente a scansarsi. E ci mancherebbe altro, sia chiaro.

A noi nessuno ha mai regalato niente e -ribadisco- va benissimo così. Diciamo che ce ne ricorderemo quando la banda di Sinisone nostro tornerà alla mediocrità mostrata in questi mesi.

Shel Shapiro forse pensava a noi quando, più di quarant’anni fa, ci ricordava che “non sempre si può vincere”: fatto sta che, per come è andata, rimaniamo con un gusto dolce amaro in bocca per come si è sviluppata la partita.

I nostri partono con la consueta formazione, fronteggiando un Toro zeppo di ex nerazzurri. Burdisso (all’esordio stagionale) e soprattutto Ansaldi fanno una partita che a queste latitudini non si era mai viste, facendo impennare i rispettivi indici di smadonnaggio da parte dei loro ex sostenitori. Belotti là davanti ha il suo bel da fare con Skriniar (e viceversa). La novità di giornata è un Icardi diligente e generoso nel fare i movimenti ma inopinatamente impreciso sotto porta. La mia sindrome di accerchiamento riesce ad incolpare anche di questo la marmaglia mediatica, che nelle ultime settimane ne ha elogiato -col solo scopo di evidenziare l’assenza di altre qualità- il senso del gol e la capacità di finalizzare ogni mezzo pallone vagante in area. Morale: Maurito ha più di un’occasione per segnare, ma potenza, tempismo e precisione restano non pervenute.

Se a ciò sommiamo un paio di gran parate del loro portiere sulle occasioni create dagli altri interisti (due capocciate di Skriniar e soprattutto Vecino), arriviamo in zona uccello Padulo: già nel primo tempo Handanovic aveva smanacciato una velenosa conclusione di Baselli (oltretutto nemmeno “premiata” dal sacrosanto corner per svista del guardalinee); nella ripresa invece, l’incursione di Iago Falque trova Miranda assai molle e lento nel contrastarlo. Al mancino del Toro non pare vero di poter rientrare sul piede preferito e far partire il tiro sul primo palo, a incenerire un incolpevole Handanovic, incredulo nel vedere la palla passare attraverso un nugolo di nerazzurri piombati con colpevole ritardo sull’avversario.

E’ il quarto d’ora della ripresa, più o meno lo stesso minuto del pareggio di Pazzini dell’ultima partita dei nostri. Le sensazioni di chi scrive, però, non potrebbero essere più diverse. Qui c’è l’odore acre e pressante della cacca pestata a piè pari, e il timore è di non riuscire mica a recuperarla.

Spalletti ci mette del suo, aspettando altri 10 minuti per fare l’unico cambio sensato (dentro Eder e fuori Nagatiello). Difesa a tre, Candreva e Perisic a far tutta la fascia e il resto della ciurma a cercare di rimediare al puttanaio.

Per quello riusciamo a rimetterla in piedi abbastanza in fretta, con Perisic a mettere in mezzo un pallone interessante ma un po’ scomodo per Icardi. Lì il Capitano fa la cosa migliore della partita, non fidandosi del suo piedone e preferendo fare da sponda per Eder, ancor più libero di lui. L’italo-brasiliano ha addirittura il tempo di stoppare la palla prima di spedire la palla all’incrocio: 1-1 e un quarto d’ora da giocare.

Ci vorrebbe un crollo del Toro, che invece non lascia e anzi raddoppia gli sforzi. Non calando l’avversario, ci vorrebbe il colpo del singolo, in mancanza il colpo di culo… Ma noi siamo l’Inter, invisa agli dèi del calcio e quasi felice di ciò: inevitabile a quel punto che lo scaldabagno tirato da Vecino timbri la traversa anzichè gonfiare la rete.

Finisce 1-1 quindi, probabilmente avendo giocato meglio di un paio di vittorie portate a casa un po’ così…  Si poteva vincere, ma senza la reazione fatta vedere si poteva anche perdere.

 

LE ALTRE

Non si sa come prendere il pareggio del Napoli a Chievo: mal comune mezzo gaudio? Smoccolamento della serie “cazz potevamo agganciarli in testa”. Fate vobis.

In mezzo al dubbio amletico, la Juve fa capire di avere senso dell’umorismo ma solo fino a un certo punto, regolando con qualche sofferenza il Benevento e passando al secondo posto solitario in classifica.

Le romane seguono, ma entrambe hanno una partita in meno: ciò vuol dire che potenzialmente siamo in 5 lì in cima, in soli due punti.

Più indietro il Milan che, se non altro, porta a casa i tre punti in quel di Sassuolo.

 

E’ COMPLOTTO

Poco da segnalare in realtà. Anzi: ho sentito Massimo Mauro lodare Icardi dopo la strana ultima prestazione. Tutto un insistere sulla volontà dimostrata, sul giocare per la squadra, sull’importanza di un assist tanto facile tecnicamente quanto difficile a livello di lucidità mentale. Al Cuchu probabilmente non pareva vero poter indugiare sulle virtù del connazionale, ma qualcosa non mi torna. Se gli stessi complimenti fossero arrivati da Caressa avrei potuto anche prenderli per sinceri, ma dal Calabrese Cantilenante proprio no… vedremo cosa c’è sotto, perchè qualcosa c’è. Per il resto, gioite gioite Gesù è nato: il Milan vince, Conte batte Mourinho e il mondo è un posto migliore. Stucchevole a dir poco il tifo nemmeno dissimulato di Zola e Marianella nel commentare Chelsea-Manchester Utd. Perfetto poi Compagnoni nel sunteggiare “Montella sarà contento del fatto che Conte ha vinto, così tutti sono contenti e lui lavora tranquillo”.

Manca solo che gli rimbocchino le coperte quando va a dormire…

 

WEST HAM

Ne becchiamo 4 in casa dal Liverpool e salta la panchina di Bilic. Può bastare?

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Talmente forte che pure la foto è sfuocata…

USQUE TANDEM

VERONA-INTER 1-2

E record sia…

Vado leggermente controcorrente e parto da uno stato d’animo insolito a queste latitudini. Quarto d’ora della ripresa: dopo aver esaurito il calendario dei Santi contro D’Ambrosio per l’improvvido rinvio, e constatato il pareggio del vecchio Pazzo ai danni di Handanovic, il mio occhio è caduto sul cronometro.

“Dài, manca ancora mezz’ora: questa la vinciamo”

Non sono uso a questi slanci di ottimismo, eppure è a questo che ho pensato in quel momento. Che sia merito di Spalletti, dei “ragazzi” o della mia migliorata stabilità mentale poco importa. Quel che pesa è il destro di Perisic a mille all’ora che pochi minuti dopo gonfia la rete veronese.

Giusto tre paróle (cit.) di cronaca per dire di un’Inter tutt’altro che trascendentale, in cui le migliori cose le fanno vedere Candreva (altro splendido cross per l’1-0 di Borja), Skriniar (di lì non passa un cazzo) e la coppia violacea Vecino-Valero (fosforo e muscoli in quantità). Per il resto, piccolo cabotaggio, anche se la sezioncina simpatttica si soffermerà su qualche dettaglio…

Il nostro vantaggio arriva in occasione della prima azione “seria” della partita e, se fossimo una squadra coi controcazzi, si potrebbe pensare che i nostri abbiamo pensato “va beh, basta cincischiare, andiamo a fare gol!”. Ho però smesso da tempo di credere alle favole e la prendo quindi come frutto del caso.

Poco altro da segnalare prima dell’inguacchio di D’Ambrosio già blasfemamente ricordato. Da lì, altri cinque minuti “seri” per ripristinare il vantaggio con Perisic, anonimo fino a quel punto.

L’ultimo quarto di gara scorre senza pericoli concreti per Handanovic, ma al tempo stesso con una costante tensione nella nostra metacampo, figlia dell’incapacità dei nostri di gestire il match e dell’immancabile manciata di giocatori onesti che contro di noi fanno la partita della vita (vero Fossati e maledettissimo Romulo?).

Arriviamo quindi all’amletico dubbio a strisce neroblù: questa squadra sta facendo benissimo, non bene, in rapporto a capacità tecniche dei giocatori e profondità della rosa. Il record di punti ottenuto nelle prime 11 partite ne è degna testimonianza. Inevitabile ascrivere i maggiori meriti di ciò a chi gestisce quotidianamente quest’accozzaglia di atleti. Lucianone nostro ha fatto senz’altro un ottimo lavoro fino ad oggi e la domanda che ogni tifoso si fa è: quanto durerà ‘sta solfa? E ancora: come ci si rialzerà dopo il primo schiaffone?

La prendo larga ma non troppo. Ai tempi del Mancio e di José, ho sempre notato nella Roma di Spalletti questo grande limite: aveva cioè bisogno di giocare il suo calcio per vincere, era sostanzialmente incapace di sfruttare le circostanze del momento e di adattarsi al contesto della singola partita.

Il contrario del “calcio speculativo e cinico” dell’Inter. Il fatto che poi quei campionati li abbia sempre vinti la succitata squadra cinica e concreta dovrebbe infilarsi tra le terga dei cantori del bel giUoco, ma il punto è un altro. Ho già detto che Spalletti, lodato per il giUoco che imprime alle sue squadre, a tinte nerazzurre è già diventato il Mister tutto praticità e intensità che non gioca bene ma porta a casa il risultato.

A me, come sapete, importa sega. Quel che mi frega è: riuscirà il nostro eroe a mantenere questa concentrazione, questa intensità, questa cazzimma, chiamatela come volete, per tutta la stagione?

Questa è la domanda delle cento pistole, e onestamente non credo sarà possibile.

Arriviamo quindi al prossimo scenario. Quando -speriamo il più tardi possibile- i nostri topperanno una o due partite in fila, si scioglieranno come neve al sole, per la gioia degli scribacchini che potranno ululare “ecco, come l’Inter di Mancini che vinceva sempre 1-0!!!” oppure manterranno la testa lucida e gireranno pagina ricominciando da dove si erano fermati?

Chi vivrà vedrà.

LE ALTRE

Il solco tra le prime 5 e le altre va ampliandosi sempre più: i gobbi vincono la partita del male assoluto -con merito e in maniera evidente, checchè ne dica un Montella sempre più in versione “chiagne e fotti”– il Napoli ritorna alla regola del tre rifilando altrettanti fischioni al Sassuolo, la Lazio si sbarazza del Benevento con una cinquina e la Roma infila l’ennesimo solido 1-0 che la conferma miglior difesa del torneo.

Siamo di fronte a un privé di queste cinque e a uno sconfinato limbo per tutti gli altri? Al momento il campionato dice questo. La velocità di crociera è altissima, se pensiamo che il Napoli, lasciando per strada solo 2 punti su 33 disponibili, ha comunque una squadra a due punti di distacco e altre due subito dietro. Non c’è una lepre solitaria, insomma. Ci sono cinque corridori che stanno tirando come dei maledetti. La domanda che dà il titolo a ‘sta sbrodola è valida anche qui: fino a quando dureranno?

 

E’ COMPLOTTO

Ogni promessa è debito, e quindi svelo subito il segreto di Pulcinella a cui mi riferivo supra. In una partita come detto modesta, Icardi si è fatto vedere molto di più in un lavoro di raccordo con il centrocampo e recuperi difensivi. Poche le conclusioni a rete -ne ricordo una per tempo: destro “masticato” su suggerimento dalla destra nel primo tempo, dopo che lui stesso aveva conquistato palla 50 metri più indietro, sinistro calciato alto dal limite dell’area nella ripresa.

Unanime la stampa a bocciare la prestazione del Capitano: “non si è mai visto!”, “è sempre defilato sul secondo palo!” (nell’azione dell’1-0, Borja può segnare solo-soletto proprio grazie al movimento di Maurito sul primo palo, raddoppiato dalla rivedibile coppia di centrali veronesi), “se non segna è come non averlo!”.

Ora, brutti generatori semiautomatici di minchiate, mettetevi d’accordo: quando segna lo criticate perchè non gioca per la squadra, perchè resta là davanti ad aspettare, etc etc.

Quando, per una volta, fa il cosiddetto “lavoro oscuro” restando a secco forse proprio perchè meno lucido a causa dei rientri a centrocampo, non va bene perchè non attacca come dovrebbe.

Morale: comunque vada è una merdaccia.

Eggiàlosapevo! direbbe il vecchio Prof. Scipione Petruzzi. Nihil sub sole novi (e con questo esauriamo la quota parte annua di citazioni latine).

Essendo un orgoglioso non utente di Mediaset Premium, ho appreso solo di seconda mano della simpatia del loro conduttore: chiosando su un ragionamento di Soldatino Di Livio, riassumibile in “occhio che questi potrebbero anche arrivare fino in fondo”, il merda ha concluso laconicamente dicendo “Beh del resto in Inghilterra due anni fa ha vinto il Leicester”.  Questa continua ad essere la considerazione di cui i nostri godono presso una mandria di prezzolati incompetenti. Che Fozza Inda venga informato all’istante e che la sua mannaia possa calare il prima possibile su tutti loro. Una roba alla Samuel L Jackson di Pulp Fiction, ma in salsa di soia.

WEST HAM

I nostri amati martelli buttano nel cesso una comoda e facile vittoria sul campo del Crystal Palace, facendosi rimontare due gol nel finale, con un insipido pareggio che ci lascia nelle acque salmastre del quasi fondo classifica.

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OOPS WE DID IT AGAIN!

INTER-GENOA 1-0

Chissà: forse è l’abbinamento cromatico -ancora rossoblù!- a far rigurgitare ai nostri la stessa prestazione loffia già proposta nelle ultime esibizioni con Crotone e Bologna. Bastasse questo, per un po’ dovremmo star tranquilli, visto che i prossimi avversari sono cromaticamente diversi. Temo però che la macumba sia un po’ più complicata da scongiurare.

Lucianino riparte con Dalbert largo a sinistra, Brozo dietro a Icardi e la coppia ex-viola a metàcampo. Inossidabili e inamovibili gli altri, anche per mancanza di vere alternative.

Pensavo che Eder potesse essersi meritato un posto da titolare, considerando la certezza tutt’altro che granitica millantata da Brozovic.  Che Spalletti abbia o meno incarnato il Sergente Hartman dicendogli in termini spicci di “disciularsi” (as we say in Brianzashire), la solfa cambia poco: il ragazzo appartiene alla genìa incorreggibile dei belli e impossibili. Fosse una figliola, sarebbe di quelle che “te la fanno vedere ma non te la danno“. E’ invece un centrocampista di indubbio talento ma di altrettanto acclarata indolenza. Perfino respirare pare costargli fatica, e alla fine ti chiedi come faccia ad essere tra quelli che corrono di più.

Tant’è: col talento (o è solo culo?) che si ritrova, entra in due delle tre azioni più pericolose dei nostri, timbrando il palo in chiusura di primo tempo e arrivando a colpire al volo da due passi nella ripresa facendo venire uno stringiculo mica da ridere a Perin.

Continuiamo a mancare del giocatore che possa cambiare il ritmo della partita (ci fosse stato Joao Mario al posto di Ajeje, poco sarebbe cambiato e Crotone ne è la conferma). Non mi sogno nemmeno di incasellare il giovane Karamoh nella pericolosissima definizione di “uomo della provvidenza” e lo faccio per il suo bene. Posto che il Sciur Ambroeus del primo anello arancio ha già scritto il nome di Dalbert sul libro nero delle purghe e elevato il giovane francesismo a nuovo Messia, cerco per una volta di essere un poco più razionale del tifoso medio che in realtà sono.

E quindi: a Dalbert ho bestemmiato i parenti fino al quarto grado per l’impotenza con cui si è fatto saltare per un’ora buona da tal Omeonga (definito “lento” e “fuori ruolo” da Marchegiani… e meno male! Pensa se fosse stata un’ala destra di ruolo!), ho passato una buona mezz’ora a parlare alla tele dicendo “càvalo! càvalo! Metti il Nippico (Nagatiello), metti il Butterato (Santon), metti chi cazzo vuoi ma levamelo dagli occhi!“. Detto ciò, a mente fredda sono contento che Spalletti abbia insistito e l’abbia lasciato in campo: l’ultima mezz’ora è stata decente e spero che la cosa possa giovare all’autostima del brasilianino. Non sarà mai Roberto Carlos, ma non possiamo permetterci di buttarlo nel cesso dopo tre partite, anche perchè le alternative (citate supra) continuano ad affollare la nostra rosa semplicemente per mancanza di acquirenti…

In contrapposizione, il caso Karamoh. Bravo a entrare con l’incoscienza dei suoi pochi anni e puntare sistematicamente l’uomo, pigliandosi quattro randellate che gli avranno forse fatto la bua ma hanno provocato una manciata di cartellini. Piano però con gli elogi, con i “dentro lui fuori Candreva e vinciamo il Campionato“. Va fatto crescere, inserito piano piano e se si confermerà così ficcante e imprevedibile non tarderà a diventare titolare: non ha davanti Beckham e Figo a contendergli il posto…

Abbozzando una analisi tènnica del big match, come a Bologna diamo il meglio di noi nei primi 7 minuti, sfiorando il gol con Perisic su bel cross di Candreva (ancora una volta uno dei pochi andati a buon fine). E’ probabile che la menomazione mentale dei nostri sia tale da fargli dire “va beh dai, dopo 5 minuti abbiamo già quasi segnato, il più è fatto, il resto vien da sè” e, se così non è, è pure peggio, perchè i nostri piano piano (ma nemmeno così piano) smettono di giocare.

Icardi se non altro per una volta zittisce i tanti che gli imputano uno scarso impegno in fase di raccordo e copertura, andando a spazzare in corner un pericolosissimo contropiede dei genoani scaturito da improvvida scorribanda di Skriniar nella trequarti avversaria con tanto di palla persa.

I 90 minuti hanno mostrato ancora una volta la staticità di troppi dei nostri effettivi, che ha come conseguenza una miriade di passeggetti del cazzo (scusate il gergo tecnico) che nemmeno il Milan di Liedholm. E’ onestamente spiazzante vedere Vecino e soprattutto Borja Valero, professore di calcio, cincischiare col pallone e porgerlo indietro allo stopper per mancanza di alternative.

Onestà intellettuale mi impone, allora, di avere pietà anche di Candreva, chè mica può essere colpa degli altri che non si muovono lasciando nei casini lo spagnolo e al tempo stesso colpa del romano che non trova mai nessuno coi suoi cross.

Tornando alla partita, alla fine Eder entra davvero e, come a Bologna, dimostra almeno di avere un po’ di grinta, verve o forse soltanto voglia di giocare. Oltre a Karamoh entra anche Joao Mario, e con questi 11 si arriva ai minuti finali.

Il corner vincente è generato, guarda caso, da un tiro insidioso (copyright Brunone Pizzul) del giovane francese: Perin forse non se l’aspetta, e certo la conclusione è centrale, eppure la sola soluzione è quella di alzarla sopra la traversa per l’ennesimo corner.

Joao Mario per una volta lo calcia come Cristo comanda (cioè direttamente in quella cazzo di area di rigore, senza mille passaggini della minchia… scusate ma ‘sta roba mi manda ai pazzi) e con una certa dose di culo, il ceruleo D’Ambrosio capoccia in rete il più beffardo degli 1-0.

Non sto a intasarvi i giga con i luoghi comuni del “cuore, carattere, tenacia, capacità di non mollare e crederci fino alla fine“. Queste sono filastrocche riservate a quelli “con la divisa di un altro colore”: per noi ci sono il “Culo della Madonna” (testuale, Billy Costacurta ed è stato talmente spontaneo da farmi anche ridere), la mancanza di gioco, la difficoltà di manovra e tutto il resto.

Niente di nuovo.

Anzi, forse sì: di solito a prestazioni del genere seguiva la beffa del gollonzo nel finale, o al massimo un pareggio sgraffignato. Dalle ultime tre abbiam portato a casa 7 punti di platino, in attesa di tempi migliori.

LE ALTRE

Juve e Napoli confermano di essere in questo momento su un altro livello. Se la Juve maramaldeggia contro un Toro rimasto troppo presto in 10, vittima di una pressione che è stato incapace di gestire, il Napoli ha avuto il suo bel da fare ad avere ragione di quella Spal che tanto bene aveva fatto a San Siro sotto i miei occhi.

Non l’ho seguita se non con sparuti aggiornamenti telematici e, passati in pochi minuti dall’1-1 al 2-2, ho covato la speranza del mezzo passo falso, più che altro per sentire cosa avrebbero detto dell’umanissimo pareggio di una squadra assai più forte al cospetto della neopromossa. Ma poi è arrivato Ghoulam (n’gulammamm’t‘) e ha messo tutti d’accordo (o quasi).

Bene anche le romane, mentre non altrettanto può dirsi del Milan, preso a ceffoni dalla Samp con un 2-0 che ci sta tutto.

E’ COMPLOTTO

Ma la sconfitta dei Meravigliuosi, al solito, è resa ancor più succosa dalla settimana mediatica che l’ha preceduta.

Vedere per credere. Siamo alla prestidigitazione mediatica con scappellamento a sinistra.

Ricordate, per caso, l’ultima Inter di Mancini? Quella che vinceva sempre 1-0, segnando spesso su palla inattiva e con un 11 iniziale mai ben definito e, anzi, fin troppo ondivago?

Ecco, le critiche di quei giorni , univoche e addirittura con un fondo di logica, criticavano Ciuffolo per la pochezza di azioni degne di tale nome, per il calcio speculativo che tanto si appoggiava su calci d’angolo e palle da fermo (palese mancanza di giUoco), per la balbettante indecisione di “puntare su una squadra di titolari, che possa iniziare a giocare insieme e oliare i meccanismi di gioco“.

Noi interisti ci siam diventati grandi con queste pippe mediatiche. Tutto pur di additare l'”Inter cinica“, tutto pur di enfatizzarne le difficoltà e minimizzarne gli eventuali meriti.

Ecco.

Di seguito la caramellosa edizione del venerdì della Gazzetta dello Sport:

Celentano direbbe che “là dove c’era l’erba ora c’è una città (à-à-à-ààà)“.

Quindi, dopo aver passato lustri a minimizzare i gol subiti da corner perchè “tanto era da palla inattiva…“, adesso ullallerò ullallà che bello fare gol su corner, rigori, punizie… Di più “Da Rodriguez a Suso, quante soluzioni“: un giardino dell’Eden su cui giUocare a calcio nel nome dell’amore.

Oppure, il fatto di schierare l’undicesima formazione su altrettante gare è ovviamente intesa come un merito, un traguardo, comunque un risultato fortemente voluto e meritatamente raggiunto, vista l’accortezza nell’usare il verbo “può” nella frase “il tecnico rossonero con Borini può varare l’11° squadra diversa“.

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Al solito, un colpo al cerchio e uno alla botte, e quindi cosa dire sull’Inter impegnata col Genoa nella stessa giornata? Per esempio sottolineare che, a sentir loro, la domenica alle tre l’Inter è sempre imprevedibile. E’ vero che a quell’ora ha battuto l’Atalanta 7-1, ma ha perso col Cagliari nel 2014, ha pareggiato col Parma nell’anno del suo fallimento e altre cose del genere.

Grazie, davvero gentili a ricordarcelo.

Ma siccome la coerenza non è di questo mondo (tantomeno di quel giornale) ecco il commento di Garlando (che sei pure bravo, figlio mio…) che non sapendo che pesci pigliare accomuna le due milanesi quanto al giUoco non mostrato.

Peccato che i nostri siano terzi in classifica avendone vinte 5 su 6 e quelli là abbiano già beccato 2 volte. La tabellina con risultati della domenica e classifica è testimonianza -muta e palese allo stesso tempo- della loro malafede.

Sì certo, se ne accorgono anche loro che qualcosa di diverso c’è stato nella domenica delle due milanesi: “I nerazzurri rimediano 3 punti con un calcio d’angolo…” che torna puntualissimo e ineccepibile ad essere un mezzuccio antisportivo per segnare.

Concludiamo in bellezza con l’ennesima pena edulcorata per quell’associazione a delinquere legalizzata che risponde al nome di Juventus F.C.

Il loro Presidente viene inibito per un solo anno contro i due abbondanti richiesti dalla Procura. Al solito “la sanzione, più leggera di quella richiesta dal procuratore sportivo, conferma però l’impianto accusatorio“.

Ancora una volta, gli elementi per smascherare la vera faccia di questa gente finisce giù per il cesso con una soave musichetta. Una bella multina (cit. al minuto 2.00), qualche mese senza poter  scendere negli spogliatoi e poi tutto dimenticato.

Nessuna sorpresa.

WEST HAM

Perdiamo il sentitissimo Derby contro il Tottenham. 3-2 per gli Spurs dopo una avvincente rimonta iniziata ma non completata, e non ho ancora capito se perdere così fa più o meno male…

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“Minchia però raga…se ci devo pensare io…”

ROSSOBLU MI PIACI TU

Forse non è un caso che le correnti gravitazionali del globo terraqueo (o più prosaicamente i cazzi miei) mi abbiano portato a scrivere di Crotone e di Bologna insieme.

La prestazione dei nostri è di fatto stata la stessa, baciata nel weekend da una botta di culo non irrilevante sul gol di Skriniar, e ieri sera da un solare quanto casuale rigore trasformato da Icardi.

Ma soprattutto, gli ultimi 180 minuti hanno iniziato a dare forma ad alcuni miei incubi più o meno recenti, e precisamente:

  • Abbiamo un centrocampo molto omogeneo e poco diversificato. Lo so, l’ho già detto, ma mica è colpa mia se è la verità. L’altra volta mi ero soffermato sulla carenza di un medianaccio, stavolta noto l’assenza di un trequartista di ruolo (J. Mario, Vecino, Brozo, Borja lì sono tutti adattati) che possa cucire le patagoniche distanze tra punte e resto della squadra.
  • Aldilà della faciloneria con cui si è già fatta damnatio memoriae della buona manovra nerazzurra delle prime tre partite (su cui tornerò infra, rancoroso come mio solito), è un fatto che Spalletti non abbia ancora trovato un’alternativa al gioco manovrato e palleggiato laddove la partita non lo consenta. Bologna e Crotone sono prove lampanti dell’esigenza di un piano B, magari meno glamour e più ignorante, ma assolutamente necessario. La palla lunga su Icardi o il lancio sulla corsa di Perisic mi paiono due atolli di salvataggio troppo preziosi per non essere usati in matinées o serate arrugginite quali le ultime uscite del circo itinerante nerazzurro.
  • Il succitato piano B non riesce -non viene nemmeno tentato- anche per la poca predisposizione di Icardi al lavoro di raccordo tra reparti e sostanzialmente al gioco di squadra. Il fatto che a Bologna sia stato Eder a dare lezione di ciò -elementare, chiaro, ma pur sempre lezione- fa capire quanto ampi siano i margini di miglioramento in questo fondamentale tattico.

Faccio un esempio poco calzante, perchè riguarda un altro sport, ma che spero renda l’idea: l’Italia di basket è stata eliminata dagli Europei dalla più forte Serbia. Ma per una volta non è il risultato che mi interessa. Quel che voglio far presente, e che è stato sottolineato più volte in telecronaca dal bravo ex Olimpia Pessina, è che l’Italia ci ha provato fino alla fine, soprattutto ci ha provato mischiando le carte 3, 4, 5 volte nell’arco della partita, cambiando schemi per cercare strade più efficaci per andare a canestro e confondere le idee all”avversario.

Avversario che poi, come detto, era più bravo e quindi ritrovava in fretta il bandolo della matassa, ma che in ogni caso non ha avuto il vantaggio di avere di fronte un avversario piatto e monocorde per tutta la partita.

E’ ovvio che, fatte le debite differenze tra i due sport, per proporre 3, 4, 5 varianti di gioco le devi innanzitutto conoscere, cosa non banale, però l’idea è quella: non riesci a saltare l’ostacolo? prova a girarci intorno e vedi che cazzo succede.

Fatto l’elenco delle cose brutte, passiamo alle (poche) note liete: portiamo via quattro punti dopo 180′ di nulla o quasi. Possiamo dar fondo alle frasi fatte e consolarci pensando che “quando non si può vincere è importante non perdere“, ma trovarmi a citare -nuovamente- Eder come faro nella notte e lampo di saggezza non depone a nostro favore.

Male tutti o quasi a Bologna, con J. Mario in versione ectoplasma e addirittura Borja Valero svagato a tratti e poco pensante. Sulla carrettata di cross (e corner!) buttati da Candreva non mi soffermo più di tanto, se non per chiedermi dove finiscano i suoi demeriti e dove inizino quelli dei compagni, apparentemente paralizzati dall’idea di fare un movimento, suggerire uno spazio, abbozzare una finta…

La cosa che mi preoccupa meno è la classifica, e non solo perchè le altre devono ancora giocare! Io stesso avevo escluso quel percorso netto (4 partite facili = 4 vittorie facili) che tanti vaticinavano con la solita simpatia mista a gufaggio preventivo; incidentalmente, sono gli stessi che adesso gridano al fallimento e alla crisi. C’è piuttosto da rimettere giù la testa e lavorare, cercando di capire come non ripetere certi scempi da domenica in avanti.

Il non avere le Coppe, a detta di tutti, se non altro di dà il vantaggio di poterti allenare bene in settimana, e il caro Lucianino ci farà la grazia di lucidare la pelata e cavar fuori qualcosa di buono.

LE ALTRE

Almeno una tra Juve e Napoli verosimilmente ci staccherà, pur essendo attese da avversari sulla carta più pericolosi del buon Bologna visto contro di noi. Fiorentina e Lazio daranno filo da torcere alle colleghe di capoclassificanza e, da tifoso, sarei contento se anche una sola di loro uscisse con un pareggio.

Noto anche io come altri la ricomparsa di una delle conseguenze negative di un campionato a 20 squadre, e cioè di una classifica già alquanto allungata. Certo, pensare alle nostre ultime due partite farebbe dire il contrario, e cioè che non ci sono campi facili e che ogni scontro va giocato alla morte, ma lì è colpa nostra. Crotone e Bologna, come già la Spal a San Siro, hanno fatto la loro partita: il Bologna avrebbe meritato la vittoria, anche solo per le prestazioni di Di Francesco e (soprattutto) Verdi.

E’ COMPLOTTO

Qui c’è da divertirsi, perchè torniamo ad essere i piccoli e antipatici bambini capitati alla festa dei grandi, e come tali mal sopportati.

“Sì, bravo bambino, ma adesso vai a giocare in tangenziale…”

Come accennato prima, le brutture viste a Crotone e Bologna (ma era bastata Crotone) hanno dato via libera alla rimozione collettiva di quanto visto con Fiorentina e Roma, dando nuova linfa alle “prodezze dei singoli che coprono le mancanze di manovra“, a “L’Inter è una squadra che non giocherà mai bene, ha altre qualità…“.

Ecco l’ennesima dimostrazione dello shitstorm applicato ai nostri:

Spalletti romanista? grande-allenatore-che-fa-giocare-bene-le-proprie-squadre.

Borja Valero viola? Un-professore-del-centrocampo-che-cuce-il-gioco-e-illumina-la-manovra.

I pareri sui due suddetti in completo gessato nerazzurro? Calcio-speculativo-carenza-di-gioco-manovra-farraginosa.

#moriremotutti

L’Inter ha fatto cagare con Crotone e Bologna? Senz’altro. Ma non basta: allarghiamo il discorso a tutta la stagione, così stiamo più tranquilli.

Anzi, di più: spingiamo subito col paragone con l’ultima Inter di Mancini (un altro che, lontano da Milano, è sempre stato lodato per il bel giUoco, e all’Inter crivellato di bestemmie per la pochezza della manovra), quella degli 1-0, quella sparagnina ma che non giocava bene e infatti guarda un po’ che fine ha fatto, che alla fine le sta bene, così impara a non giUocare bene, e poi eran tutti stranieri…

Quella di Spalletti è così? E’ più forte? E’ meno forte? Grazie per il termine di paragone, davvero lusinghiero…

Un altro esempio di “dagli un altro giro che non si sa mai“? Il rigore su Eder.

Ora, che il Corriere dello Sport titoli così non stupisce:

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Er Coriere d’o Sport sta alla Roma come Tuttosport alla Juve, quindi la credibilità tende a zero. Sono pur sempre quelli di “Non sono ancora riusciti a far vincere lo scudetto all’Inter“.

Più sottile Repubblica, che in teoria è un giornale serio, ma che ha una redazione sportiva da sempre vicina ai giallorossi (vero Giannini? vero Bocca? vero Vocalelli?) e che, a firma Andrea Sorrentino, definisce quello di ieri “pareggiotto” e il fallo su Eder “rigorino”.

Pareggiotto e rigorino tua sorella, risponderebbe il tifoso della strada (e quindi io in abiti borghesi). Meglio di me chiosa l’Editoriale di FcInter1908, quando parla di “uno di quei rigori che per anni sono stati negati all’Inter e che ora fanno notizia perché vengono assegnati“.

Di mio aggiungo solo che, nelle prime 5 giornate del primo campionato con il VAR, l’Inter ha ottenuto 3 rigori, a fronte di una media di 5 all’anno nelle ultime 6 stagioni, i bei tempi andati della “poesia dell’errore arbitrale che va accettato come quello del giocatore“.

Di più: di questi tre penalties, i primi due (con Fiorentina e Spal) sono stati concessi solo dopo aver consultato il VAR, chè nel dubbio l’arbitro mica li aveva fischiati…

Però non è calcio… è pallanuoto (cit.).

Tornando al calcio giocato, faccio presente la tendenziosa e per nulla casuale insistenza con cui Marco Cattaneo di Sky ha sottolineato i trascorsi giovanili rossoneri di Simone Verdi, di gran lunga migliore in campo a Bologna.

Verdi con la Primavera di Stroppa vinse una Coppa Italia nel 2010

Verdi sengò anche un gol all’Inter in quella Coppa Italia

Quella Primavera del Milan oltre a Verdi e De Sciglio aveva anche Zigoni (ah beh), De Vito (Danny?), Romagnoli (Simone però, non Alessio…)”.

Avessi detto la Quinta del Buitre .

Lo stesso Ambrosini, di fronte a dettagli così precisi ed entusiasmo così incontenibile, lo sfotte chiedendo retoricamente “ma quante ne sai?“.

Insomma, ancora una volta si magnifica il settore giovanile rossonero ben oltre i suoi meriti. Verdi è forte, e molto, ma qui quel che fa sorridere è il rimarcare il suo passato rossonero, non il fatto che il Milan, per un motivo o per l’altro, se lo sia fatto scappare.

Del resto, con Bonucci o Coutinho si fa la stessa cosa no? Si loda settimanalmente l’Inter per averli scoperti e cresciuti, senza indugiare sul fatto che poi abbiano avuto successo con Juve e Liverpool.

Quando si dice la coerenza…

Gi ultimi esempi di successi rossoneri, il Settore giovanile di quelli che #propongonogiuoco, arrivano dalla squadra attualmente allenata da Rino Gattuso: dopo le cinque pappine prese dal Sassuolo alla prima giornata (per la gioia del Presidente Squinzi), ecco i baldi giUovani attesi dal Derby contro l’Inter, giocatosi nel weekend.

3-0 per i nostri, la faccio breve. Con l’ulteriore e godibilissima grezza di Ringhio che si lamenta della tripletta subita da Odgaard, perchè l’Inter lo ha pagato troppo e lui con il Campionato Primavera non c’entra niente.  Che poi il prezzo reale fosse la metà di quello sparato dal simpatico ragazzo di Clabria poco importa…

Insomma, è troppo forte e non vale, qui devono giocare solo i ragazzini: peccato che, per marcarlo, il buon Gattuso avesse convocato Paletta (classe 1986). Ma forse non valeva nemmeno lì, Paletta è troppo vecchio…

Tipica attitudine Berlusconiana: si cerca il barbatrucco e, una volta scoperti, si accusa gli altri di non aver rispettato le regole.

Una roba del tipo “ho tutti i principali media del Paese contro di me“.

Some things never change…

 

WEST HAM

Insipido pareggio nell’ultima di campionato a casa del West Brom nel weekend, mentre bella vittoria per 3-0 in una delle millemila coppe di Lega contro il Bolton.

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Lui lì da solo, gli altri 50 metri dietro…