INERZIA POSITIVA

FIORENTINA-INTER 1-3

Mezz’ora per cagarsi sotto, sessanta minuti per rimettere le cose a posto.

Giusto in tre parόle” (cit.), ecco la sintesi della trasferta infrasettimanale dei nostri a Firenze.

Partendo per una volta dagli avversari, resta il dubbio se la prima parte di gara sia una situazione replicabile da parte della Viola o se quel mix di pressing e verticalizzazioni continue sia troppo bello per essere vero e, soprattutto, sostenibile. I giusti e condivisibili peana a Italiano per il culo che ci hanno fatto per buona parte del primo tempo si scontrano con i limiti di replicabilità di un approccio tanto intenso e ambizioso: la speranza, ma tutto sommato anche la convinzione, era che sarebbero calati alla distanza, e pure di schianto.

Già nell’ultimo quarto d’ora del primo tempo i nostri sono riusciti a mettere la testa fuori, e poi nel secondo tempo la barca ha ripreso la sua rotta, ben prima della scellerata espulsione di Nico Gonzales.

La formazione è quella solita di questo inizio di stagione, vista l’assenza di Correa che recupera, praticamente ha già recuperato, forse però parte dalla panchina, nemmeno convocato.

Handanovic ricaccia in gola le critiche ai tanti di noi che avevamo avanzato dubbi sulla sua curva di invecchiamento facendo vedere che, tra i pali, è ancora tra i migliori su piazza. I riflessi di serata sono buoni e – ci conceda almeno questo – la partita non ha necessitato di molte uscite alte: insomma, l’interrogazione perfetta in cui la prof ti fa iniziare con l’argomento a piacere e non ti chiede il capitolo che non hai studiato.

La nostra rimonta, dopo l’iniziale pareggio arrivato però in fuorigioco nel finale di primo tempo, inizia col diagonale sapiente di Darmian, imbeccato da Barella.

Sempre prezioso l’italiano nella sua normalità, da preferire in questo inizio di stagione a Dumfries proprio per la maggior affidabilità. Crescerà il minutaggio dell’olandese, che però farebbe bene a studiarsi l’applicazione e l’intelligenza tattica del collega di fascia.

Restando in tema di autocritiche, dopo Handanovic i miei applausi vanno convinti anche a Dzeko che, dopo 3 gol belli ma inutili ai fini del risultato, piazza la capocciata che ribalta il risultato su corner di Calhanoglu.

Il centravanti bosniaco fa il giusto pieno di complimenti, e rappresenta un unicum nella rosa interista: è infatti il solo a godere di quella che chiamo “inerzia mediatica positiva”. Ne ho già parlato, ma ribadisco: siamo in piena moda di calcio giocato, palleggiato, ricamato, in cui tirare in porta sembra quasi poco elegante, come ruttare a tavola o scaccolarsi davanti alla Regina. Dzeko rientra perfettamente nel galateo calcistico di quest’epoca, e ciò gli vale da salvacondotto nei tanti casi in cui non timbra il cartellino, con mio solenne giramento di balle. A maggior ragione, quindi, complimenti per il cabezazo di Firenze, di splendida e necessaria arroganza calcistica.

La gestione del vantaggio, ritrovato in soli tre minuti, si fa ancor più agevole un quarto d’ora dopo, quando il già citato Gonzales si esibisce nella tipica “sbroccata”, che nemmeno i compagni riescono a placare. Protesta per una trattenuta subita e a suo parere meritevole di ammonizione, continuando a cristare finché il cartellino giallo esce dal taschino dell’arbitro, ma rivolto a lui. Il bischero fa di più, continuando a lamentarsi e facendo l’unica cosa che, in quarant’anni di calcio seguito, rimane costante: la permalosità degli arbitri che ti cacciano fuori dopo un applauso sarcastico. Li puoi mandare affanculo o bestemmiargli i parenti (ask Rizzoli for references…) e potranno sempre dire di non aver sentito, ma battergli la mani davanti, per quanto molto meno offensivo, è una perdita di credibilità che non possono accettare.

Viola in dieci, quindi, e ultimi minuti di tranquillità. Perisic rimpingua il mio fantacalcio col terzo gol che fa capire quanto la squadra sia in palla. Non era facile raddrizzare la baracca dopo il tornado subito nella prima mezzora, eppure i nostri sono rimasti in piedi, hanno preso meglio le distanze, hanno fatto passare ‘a nuttata e portato a casa i tre punti.

VA BENE TUTTO, PERO’…

Torno a sottolineare quanto già detto pochi giorni fa: il fatto che si vinca è cosa buona e giusta, ma non per questo gli arbitri possono divertirsi a cazzeggiare contro di noi.

Detta fuori dai denti, e da tifosotto rancoroso: a Verona c’era un rigore solare su Martinez, sabato contro il Bologna uno clamoroso su Dumfries nel recupero, a Firenze il gol di Sottil nasce da un fallo tanto furbo nelle intenzioni quanto palese nell’esecuzione, che né l’arbitro né il VAR hanno ritenuto di sanzionare. Avrei da dire sul giallo a Skriniar e sul “mani” di Biraghi appena fuori area ma mi limito alla caccia grossa: occhio, perché non sempre saremo “più forti di tutto e tutti” e perché, diobono, non sta scritto da nessuna parte che siccome poi si è vinto gli errori scompaiono.

Giusto non dire nulla a livello societario, chè mica si vuol passare per lamentosi piangina, ma, please, prendere nota e pronti a smadonnare a dovere alla prima occasione.

LE ALTRE

Vincono sia Milan che Juve, faticando abbastanza i primi e molto i secondi. Non che conti molto, a questo punto della stagione: fare punti, testa bassa e pedalare, questo è quel che conta.

Vedo frammenti delle due partite e in entrambi casi mi maledico da solo, visto che la Juve perdeva e il Milan pareggiava quando ho scanalato sedendomi in poltrona presidenziale.

Vedremo stasera Napoli, Roma e Lazio ma il discorso non cambia: pensare alle proprie partite, il resto viene di conseguenza.

È COMPLOTTO

Ho aspettato a scrivere questo pezzo perché mi aspettavo il disco dell’Inter cinica che sfrutta le occasioni a disposizione e rimette le cose a posto.

Devo dire che così non è stato, e la cosa, lungi dal rasserenarmi, mi fa pensare che la stampa sia ancora in luna di miele con Simone Inzaghi: il che va benissimo, per carità. L’onda lunga del è bravissimo a lasciare più liberi i giocatori, non come Conte che li ossessionava” è ancora viva e presente e, se ci pensate, è coerente con la mia interpretazione del rapporto complicato tra Inter e media.

L’assioma è che l’Inter che vince non va bene. Quale Inter ha vinto? Quella di Conte. Quindi quella Inter va sminuita, anche se ciò va a favore della squadra di oggi. Fa niente, quella ancora non ha vinto: cominciamo a buttare fango su quella vincente, il resto si vedrà.

Che poi io sia un caso psichiatrico non è all’ordine del giorno. Lo metteremo nelle varie ed eventuali del prossimo incontro.

Non essendoci altro da deliberare, si dichiara chiusa la riunione.

Oh, finalmente! Massiccio e incazzato, altro che il Cigno…

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