DUE A DUE? NO, TRE A TRE

INTER-ATALANTA 2-2

Come finisce una partita che avresti potuto vincere ma che hai rischiato di perdere? Esatto, in un banale ma pirotecnico pareggio.

Il derby cromatico è finora la partita più bella giocata in Serie A quest’anno, dettaglio trascurabile per il tifoso parte in causa, ma che almeno offre uno spettacolo godibile agli osservatori non interessati.

Io, bilioso appartenente alla vecchia scuola, in casi del genere tendo sempre a guardare gli errori che hanno causato la girandola di gol prima di unirmi alle lodi del calcio champagne mostrato dalle due squadre. La premessa ci porta alla spiegazione del titolo.

Dalla partita di sabato ci portiamo a casa tre problemi, tutti già noti, e tre speranze per il prosieguo della stagione. Cominciamo con il libro nero dei cattivi.

Handanovic: tre o quattro parate con lo sguardo laser, un paio di parate della Madonna con le mani, ma anche un gol e mezzo sulla coscienza. Il mezzo si riferisce al 3-2 fortunatamente annullato, mentre il vantaggio bergamasco di Toloi beneficia della fattiva collaborazione del nostro. Il tiro di Malinosvkyi è senz’altro forte, ma tutt’altro che angolato; il movimento delle mani del nostro portiere vorrebbe respingere la palla lateralmente, ma l’effetto è drammaticamente diverso. Palletta centrale succulenta su cui arriva il terzino avversario per il comodo tap-in.

Non giudico tecnicamente la difficoltà dell’intervento, non ne ho le competenze. Quello che so è che da tempo io mi cago sotto ad ogni tiro che arriva in porta: spero che i compagni di squadra siano più coraggiosi di me, perché la prima qualità che deve avere un portiere è quella di trasmettere tranquillità e fiducia alla sua difesa.

Non c’è soluzione a breve, tocca (sos)tenerlo per i prossimi mesi, ma al contempo non ritardare ulteriormente l’avvicendamento a fine stagione che negli ultimi anni è passato dall’essere possibile a opportuno, fino a diventare ora necessario.

Calhanoglu: il turco sta facendo quel che sempre ha fatto in carriera, il talento purissimo ma scostante. Ha infiammato il popolo interista con un esordio da campione, mostrando un piedino mica da ridere. Col mese di settembre è invece entrato in letargo, dando sporadici segni di vita. Ora, ripeto: nulla che un buon osservatore non potesse aspettarsi, ma non per questo dobbiamo attendere sine die il ritorno della primavera nella valle dei castori.

I cugini milanisti si sono tolti un bel peso a sbolognarcelo, seppur a costo zero: la Gazza però si dimostra nell’occasione ancor più partigiana dei tifosi rossoneri, visto che, a commento del sacrosanto 5 in pagella, chiosa: “Un quarto d’ora d’illusione: sembrava il Calhanoglu milanista, poi scompare“.

Carinerie della stampa a parte, urge un cambio, che pare ci sarà già stasera in Champions: tenere in campo uno che gioca a tre all’ora ma è bravo a battere le punizioni mi pare uno spreco. Eriksen non è mai stato il mio preferito ma avrebbe garantito una maggior solidità, il che – poverino – è tutto dire… Che sia Vecino, che sia Vidal, il cambio si impone, così magari il ragazzo capisce che deve disciularsi.

Dzeko: qui sapete che ho un po’ il dente avvelenato. L’ho preso al Fantacalcio proprio pensando a quella cazzo di inerzia mediatica positiva di cui ho parlato nell’ultimo pezzo e che si è puntualmente riproposta dopo la partita contro l’Atalanta. 7 in pagella unicamente per aver segnato a porta vuota da due metri. Che, per carità, va benissimo e tanta grazia che almeno quella palla l’abbia messa dentro. Ho smesso di incazzarmi per i gol che si mangia (uno dopo tre minuti, nemmeno facilissimo, uno a tre secondi dalla fine, di testa da solo, una roba da non credere…). Sapevamo di aver preso il Cigno, quello che ha i piedi ricamati, quello che fa giUocare bene la squadra. Bene: 16 palloni persi durante la partita. Stop a inseguire, passaggi stitici che castrano tante possibili ripartenze. La stessa azione che porta all’iniziale vantaggio di Lautaro nasce da un rimpallo tra lui e un avversario che di culo fa arrivare la palla a Darmian e da lui a Barella per il cross, altro che intelligente apertura per il compagno.

L’ho lodato dopo Firenze per il gol bello, cazzuto e decisivo, ma sabato le palle (non solo quelle in campo) sono tornate a strisciare per terra. Excuse my french.

Quindi siamo tutti nella merda?

Non esattamente. Siccome pareggio è stato, ho pensato a tre cose buone da portarci via dal pari di sabato.

Di Marco: inizio proprio da quel che sembrerebbe il principale indiziato, avendo sbagliato un rigore che nessun altro ha avuto il fegato di tirare. Inciso rancoroso: si è mai visto un centravanti che non tira i rigori? Non un analfabeta dei fondamentali come Pippo Inzaghi, uno che giUoca bene, che ha i piedi da centrocampista, che ha l’esperienza internazionale. Chiudo la polemica contro il Cigno di Sarajevo.

Dicevo di Di Marco: bravo il Mister a metterlo dentro al posto di Bastoni, guadagnando in inserimenti e presidio della fascia mancina. Cross, tiri, pressing nella loro trequarti: ottima partita. Non so se sia già in grado di prendere possesso della fascia e panchinare definitivamente Perisic, ma è bravo e va fatto giocare spesso.

Lungi da me fare lo sproloquio del ragazzo cresciuto nelle giovanili, a cui come forse saprete sono allergico, ma l’attaccamento alla maglia e la serietà del calciatore si è vista anche nel presentarsi ai microfoni dopo aver spedito sulla traversa il possibile 3-2. Bravo.

Barella: la prestazione sontuosa sta diventando quasi una non-notizia. In condizioni di forma strepitose, dopo un Europeo giocato comprensibilmente non al massimo. Ce lo godiamo tra sgroppate da quattrocentista e assist al bacio (cinque in altrettante partite di campionato, scusate se è poco), il prossimo capitano è già oggi un tassello imprescindibile del centrocampo di Inzaghi. In tanti parlano dell’insostituibilità di Brozovic, e concordo se guardiamo alla penuria di possibili sostituti in rosa, ma come calciatore, Barella oggi è più forte.

Dopo il rinnovo di Martinez, il suo è il prossimo nome da cerchiare in rosso in agenda, seguito a ruota da Skriniar e dallo stesso Brozovic. Sempre per non scadere nel mieloso qualunquismo, non li dilungherò sulla comprovata fede nerazzurra del ragazzo di Sardegna.

Difesa: un apparente controsenso, visto che in sei partite giocate finora l’Inter ha subito ben 7 reti. Il ragionamento parte dall’anno scorso, quando la squadra di Conte aveva avuto un inizio sbarazzino, tutto votato all’attacco, per poi darsi una regolata e chiudere con la miglior difesa (oltre che col secondo attacco, ma questo fa più fatica dirlo…). il mio è quindi un auspicio: che non solo Handanovic ma tutta la fase difensiva serri le giunture dei serramenti e chiuda la porta a doppia mandata, in modo da soffrire un po’ meno.

Dei tre centrali di difesa, mi pare che solo Skriniar abbia iniziato da par suo, per quanto anche lui contro l’Atalanta ne abbia combinata qualcuna. De Vrij incredibilmente ha sbagliato un paio di mezzi tempi, mentre Bastoni alterna ancora grandi giocate ad attimi di distrazione. Niente di drammatico, stanno carburando ed è fisiologico un periodo di rodaggio.

Si conoscono e sanno di poter fare di più: che lo dimostrino a breve e ci divertiremo anche quest’anno.

LE ALTRE

Il Napoli continua il suo percorso netto, fatto di sole vittorie. Chapeau a Spalletti e ai suoi, che gli vuoi dire? Lucianino anche con noi era partito alla grande, per poi smarrirsi e ritrovarsi nel girone di ritorno. Vedremo cosa farà all’ombra del Vesuvio, ricordando che a Gennaio Koulibaly e Osihmen partiranno per la Coppa d’Africa.

Lo riconosco: gliela sto gufando.

La Juve vince. Male, ma vince. La cosa mi dispiace ma non mi sorprende. Piuttosto, sarà interessante capire come faranno fronte alla doppia assenza di Dybala e Morata, che salteranno almeno un paio di partite. Le alternative, dopo l’addio di CR7, non sono infinite.

Il Milan continua il periodo aureo e batte lo Spezia in maniera simile a quanto fatto in casa col Venezia, e cioè soffrendo forse più del dovuto e sbrigando la pratica nel finale. Tutto ciò però perde di qualsiasi rilevanza, visto che abbiamo assistito al primo gol di Daniel Maldini. Ho volutamente girato al largo da trasmissioni sportive e siti internet per non compromettere la mia salute glicemica, che ha comunque vacillato nell’unica rapida incursione sul sito Gazzetta nella serata di domenica. Cinque pezzi che parlavano del gol, della dinastia, dello sguardo di papà Paolo… Insomma questa roba qui:

Ah, dimenticavo: c’era anche il paragone tra l’esultanza del giovane virgulto e quella di cotanto padre:

Tutto giusto per carità, e Paolo Maldini è probabilmente il milanista che stimo di più al mondo. Ecco quel che può fare la stampa quando può dare libero sfogo alle proprie pulsioni.

Non che la Gazza cartacea sia stata da meno, ma non tanto per il prevedibile titolone dedicato al ragazzo, rossonero fin da bambino (per una volta che lo è davvero…). Lì il tocco da fuoriclasse l’hanno riservato ai nostri amatissimi: l’Inter torna pazza. Al solito: si poteva decidere di dare risalto allo spettacolo offerto dalle due squadre, siccome quelli bravi dicono di andare oltre al risultato, di guardare il giUoco, alle emozioni regalate alla gente. Oppure si poteva stare sul sicuro e puntare sul rimpianto e le occasioni sprecate dall’Inter (chè ovviamente nel frattempo “Gasp si gode Malinovskyi“).

Indovinate per cosa hanno optato…

Un pensiero su “DUE A DUE? NO, TRE A TRE

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