NATA VOTA

SHAKHTAR-INTER 0-0

Per la terza volta in dodici mesi, i brasiliani di Ucraina ci costringono ad un insipido e pericoloso pareggio a reti bianche, riaprendo scenari apocalittici in ottica Champions.

La contemporanea vittoria dello Sheriff neintemeno che al Santiago Bernabeu complica ulteriormente le cose, con tutte e quattro le squadre ancora in corsa per la qualificazione.

Mai stati bravi noi nel trarre il meglio da incastri complicati e aperti a tante soluzioni diverse: di solito la Legge di Murphy ci guarda benevola, quasi rassegnata come a dirci “ragazzi, ma sempre da voi devo venire?“. La speranza è che questa sia l’eccezione che conferma la regola.

De Zerbi non ha tardato ad imprimere il suo gioco a quelle latitudini, e quindi assistiamo ad un palleggio insistito che, sebbene non crei chissà cosa -ah che banalità tirare in porta…- d’altra parte ci tiene per lunghi quarti d’ora a correre a vuoto, sprecando energie che fatalmente vengono meno sotto porta.

Una brutta partita in cui il solo Skriniar brilla per costanza ed efficacia: è lui a salvare un gol già fatto in uno dei rari casi in cui il petting calcistico dello Shakhtar arriva alla penetrazione (so’ poeta, checcevoifa’?); sempre lui a fermare i tentativi di incursione dei vari brasiliani in rosa. Per il resto, tutti vivacchiano sul 5,5, con minime variazioni verso l’alto – Sanchez per una volta ha reso preziosa la sua mezzora da trottolino amoroso – e verso il basso – Dzeko e Martinez si mangiano un gol a testa che mi costa decine di punti Paradiso.

Ciononostante, creiamo cinque palle gol nitidissime, salvo mangiarcele da sole (vedi supra), spararle sulla traversa (Barella a voragine come il miglior Stankovic) o trovare il vecchio portiere in serata di grazia (nel finale prima su tir’aggir’ di Correa e sul corner successivo su capocciata di De Vrij). Non poco, ma nemmeno abbastanza: il pari è giusto e, cosa più importante, fa pensare.

La sensazione è stata quella di una squadra per la prima volta stanca e non reattiva: gli stessi Barella e Brozovic hanno girano ben al sotto dei loro standard, con il croato a conoscere l’onta della prima sostituzione stagionale, lui che da tutti, Inzaghi compreso, viene definito come l’architrave irrinunciabile del nostro centrocampo.

La ricetta del dottore è semplice: tocca battere due volte gli Sceriffi sperando in altrettanti pareggi tra ucraini e Real, per poi trovare almeno una vittoria nelle ultime due gare. Il bonus-rodaggio e i jolly da giocare ce li siamo già fumati. Vincere tre delle prossime quattro insomma, dopo aver raccolto un punto nelle prime due. Hai detto niente…

Champions a parte, e senza voler infierire gratuitamente su Dzeko, faccio solo presente una cosa. Il bosniaco non è stato “opaco per la prima volta in stagione” come ho sentito dire a commento della prestazione. Ha giocato più o meno come le altre volte, solo che fino a martedì aveva accompagnato i tanti errori sotto porta e in impostazioni al gol salvifico (vedi Atalanta, vedi Bologna…), mentre in Ucraina si è limitato alla prima parte del copione.

La speranza è che il ritorno di Correa possa garantire un effettivo turn over tra i tre (chè anche Lautaro deve rifiatare) che riesca a migliorare la lucidità in zona gol. Vero che siamo il primo attacco del Campionato, ma – non so a voi – a me restano molto più in mente i gol sbagliati di quelli fatti.

Sabato andiamo a Sassuolo, trasferta che negli anni ci ha visti uscire con le pive nel sacco o dopo averli seppelliti di gol. Poi ci sarà la sosta, motivo in più per non fare cazzate e rimettersi in carreggiata, anche perché le altre stanno bene, come la stessa Champions ha dimostrato.

LE ALTRE

La partita migliore delle quattro italiane l’ha fatta l’unica che ha perso: il Milan nella prima mezz’ora ha dominato contro l’Atletico di Simeone. Rimasta in dieci per una doppia ammonizione di Kessié, che nella circostanza ha dimostrato di avere l’intelligenza calcistica di un Muntari qualunque (altro che “arbitro brutto e cattivo“…), gli spagnoli hanno continuato a cincischiare, creando un paio di occasioni con Suarez ma poco altro.

La traversa di Leao – splendida rovesciata – avrebbe portato il parziale sul 2-0 e lì credo che sarebbe finita.

Paradossalmente l’Atletico, pur avendo l’uomo in più, è stato bravo a tenere aperta la partita, e alla fine il pari è arrivato con una bella azione chiusa da Griezmann.

Da interista, ho goduto parecchio nel vederli perdere al 96′ per un rigore che più dubbio non si può. Non posso definirlo inesistente, perché la palla in effetti finisce sul braccio del difensore: il problema è che appena prima è l’attaccante a fare altrettanto. Ripeto: godibile spettacolo per un tifoso come me, avvelenato dal proverbiale e collaudato affair tra i cugini e il dischetto. Detto questo, la sconfitta arriva come la peggiore delle beffe.

Mi aspettavo il titolo “A testa altissimissimissima” ma si vede che non ci stava su una riga sola, e quindi si è ripiegato su un per nulla partigiano “Milan Scippato“.

L’Atalanta ha fatto la sua partita, confermandosi squadra solida e capace di portare a casa il risultato anche senza andare a mille all’ora per 90 minuti.

Purtroppo brava la Juve, anche se gli esteti del bel giuoco saranno inorriditi per le due linee a protezione del vantaggio di Chiesa. Fossi juventino (che Dio me ne scampi), sarei contentissimo della prestazione ancor prima che del risultato. Occhio, chè questi stanno tornando, e lo stesso Bonucci, nemmeno troppo tra le righe, riconosce che gli ultimi due anni sono stati un po’ buttati nel cesso.

Lasciamo la Cèmpions per qualche settimana e testa sotto col Campionato: qui i rivali stanno viaggiando a velocità folli, tocca non farli scappare via.

Lo Spiazel One sembra dire “questo lo segnavo anch’io”. Confermo. Anche oggi. Anche in mocassini.

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