RIECCOLI

Urca… stavolta quello là chi lo tiene!

Lo so che lo state pensando. In effetti quanto successo nel weekend è benzina sufficiente a farmi borbottare per settimane, ma non posso dire di essere meravigliato di quanto successo.

Arrivo tardi, quando tanti hanno già detto molto, e spesso in maniera tanto estrema quanto corretta. Da parte mia aggiungo che la cosa non è nuova, che da sempre la Lega Calcio, lungi dall’essere portatrice di interessi della Serie A nel suo insieme, è in realtà prona agli interessi di pochi, (pochissimi, praticamente uno solo) anche quando questi vanno a scapito di quelli di molti.

La sola cosa che voglio rimarcare è questa: il rinvio di Juve-Inter da giocarsi domenica sera a porte chiuse è stato solo marginalmente spiegato con motivazioni relative alla situazione sanitaria. In realtà l’obiettivo principale -e arrivo a dire legittimo- della Juventus era non perdere un incasso plurimilionario. Sapendo che non sarebbe stato possibile far disputare il match a porte aperte, vista la situazione generale del Paese, ha fatto leva sul casino generale per procrastinare un incontro che avrebbe dovuto giocare in un momento di forma assai migliorabile: Sarri mai così in discussione, oltretutto autore di una gaffe involontaria ma gustosissima (“in Italia quei due episodi sarebbero stati due rigori per noi“), giocatori alquanto annebbiati, CR7 che mica può risolvere sempre da solo ogni partita, addirittura inediti “casi” in spogliatoio, come la più mestruata delle Inter degli ultimi anni.

Agnelli già nei giorni precedenti ha fatto di tutto per buttare la palla in avanti, avendo come unico obiettivo quello di non giocare. Non potendo motivarla così, ecco bella pronta la scusa ufficiale: non sarebbe stato bello per il calcio italiano trasmettere la partita più importante del campionato senza pubblico.

Tutto vero: la Serie A avrebbe offerto una versione migliore di sé con uno stadio pieno e festante.

Però, non potendo essere così per cause di forza maggiore, la sola risposta possibile da parte della Lega in un Paese civile avrebbe dovuto essere:

Mi spiace ragazzi, non è bello ma è il minore dei mali: si gioca domenica sera a porte chiuse“.

Del resto, e non occorrerebbe nemmeno doverlo ricordare, l’obiettivo principale della Lega è quello di garantire il regolare svolgimento delle partite e, conseguenza diretta, avere un campionato avvincente e attrattivo per tutti gli spettatori in Italia e all’estero.

Come reagisce l’Inter? Nemmeno malissimo, visto il pedigree dei soggetti coinvolti (Marotta e Conte erano a libro paga di quelli là fino a non molto tempo fa, che cacchio vuoi che ne sappiano di trovarsi dalla parte sbagliata della storia?).

Marotta in particolare definisce irricevibile e quasi provocatoria la proposta bianconera di giocare lunedì sera a porte aperte, ma solo con pubblico piemontese. Parla apertamente di Campionato falsato (come non citare Elio ed il suo capolavoro). Per una volta mi ha ricordato una delle poche uscite da applausi di Paolillo (mi pare fosse lui, purtroppo non trovo il link), vecchio dirigente nerazzurro di epoca morattiana:

Se non ricordo male c’era stata una richiesta da parte juventina di cambiare il campo per un turno di Coppa Italia (doveva giocarsi a Milano, chiesero di giocarla a Torino) e, quando comprensibilmente l’Inter aveva rifiutato, si erano inventati una soluzione del tipo “beh facciamo un sorteggio per stabilire dove si gioca”. A quel punto Paolillo -o chi per lui- aveva fatto un paragone azzeccato: È come se ti occupassero casa quando sei fuori, e al ritorno ti dicessero “tiriamo a sorte per vedere chi può rimanere”.

Battute a parte, fa bene Marotta a respingere qualsiasi ipotesi che possa rimediare a tale pasticcio, anche se proprio in queste ore sembra aprire all’ipotesi di un recupero da giocarsi lunedì prossimo a porte aperte.

Il mio sogno è banale e già auspicato da altre menti elette dell’interismo borbottante: schierare la Primavera contro quelli là, che si giochi domani, tra una settimana, tra due mesi. Che vincessero l’ennesimo scudetto da mani zozze, e chissenefrega.

Guarda caso, perfino in una situazione fuori da qualsiasi prevedibilità si è trovata la maniera di avvantaggiare qualcuno a scapito di tutti gli altri, in particolare di qualcun altro. Ma, al solito, a farlo presente passi per il solito rancoroso complottista. Ribadisco che anche 15 anni fa (non 150) ci dicevano così, e poi abbiamo visto quel che è successo.

Ma queste ultime giornate non ci hanno regalato solo le polemiche qui succintamente richiamate.

CR7 ad esempio ha colto al volo il rinvio della partita per precipitarsi al capezzale dei suoi ex compagni del Real ed assistere alla vittoria nel Clasico contro il Barcellona.

Devo essermi perso lo stracciamento di vesti della stampa che sindacava sulla professionalità del giocatore, che si reca a Madrid per una partita non appena saputo del rinvio della sua ed a pochi giorni dal ritorno di Coppa Italia col Milan.

Sì, il rimuginatore con memoria elefantiaca si riferisce al Superclasico River-Boca giocato a Madrid l’anno scorso e ad Icardi presente -insieme ad un’altra decina di giocatori di Serie A, CR7 compreso!– in tribuna a pochi giorni dal match contro il PSV, finito in pareggio nonostante un suo gol e valso la “retrocessione” dalla Champions all’Europa League.

Al solito: Maurito e signora insultati quali i peggiori terroristi, colpevoli a priori della possibile eliminazione dell’Inter dalla Champions (ce l’avete gufata voi, maledetti, chè lui aveva pure segnato!) silenzio assoluto per gli altri colleghi presenti al Bernabeu.

CR7 invece ha lasciato tanti amici che corre a salutare non appena ne ha la possibilità, e con cui magari un domani potrebbe anche riunirsi. Ah che bello l’amore…

Quasi meglio dell’aria frizzantina che si respira a Milanello Bianco.

Zorro Boban al solito non si tiene e spara dritto nei denti quel che pensa: difficile digerire certi affronti per uno come lui. Al solito: si può parteggiare per lui o per Gazidis se si è tifosi, non se si è giornalisti. Eppure, ancora una volta, il caso pare fatto apposta per l’ennesima suddivisione manichea. Da una parte i rimasugli della squadra dell’amore (Boban, Maldini, Ibra-che-vuole-solo-il-Milan), dall’altra i cattivoni che non rispettano il sarcofago di quel che fu una grande squadra (Gadizis il freddo contabile, Raiola lo stupratore di sogni).

In mezzo, la scomoda verità, che però nessuno sembra voler ricordare: che il Milan è messo male, ma male davvero, come Inter e Roma non sono mai state. Ha per ora accettato (senza in realtà poter far molto per evitarlo) un anno fuori dalle coppe, nella speranza di un piano di rientro più morbido, ma ancora non alle viste. Se nerazzurri e giallorossi hanno stretto i denti all’interno di un percorso tanto tortuoso quanto se non altro definito, i rossoneri continuano a tenere la testa sotto la sabbia, sperando in un indulto -forse formati al divino insegnamento del loro ex Presidente- o in una riforma pro domo loro del Fair Play Finanziario. Quello stesso complesso di regole salutato come unica medicina possibile per i Club spendaccioni a inizio anni ’10, è invece adesso -non senza ragioni- additata come il male assoluto. Guarda caso, proprio adesso che la sua mannaia dovrebbe abbattersi sulle verdi vallate (ma con conti rosso sangue) di Via Aldo Rossi.

Ribadisco: che sia il tifoso medio a bestemmiare contro la UEFA ci sta. Che la stampa faccia il coro, arrivando ad accusare velatamente Gazidis ed Elliott di avere il braccino corto, ci sta un pochino meno.

Ma saremmo bugiardi a dirci sorpresi…

Risultato immagini per juve inter rinviata

DI OPPORTUNITA’ E OPPORTUNISMO

Ecco i miei due centesimi sul pasticciaccio brutto de Ivan Zazzaroni.

Partirò da lontano e lambendo i confini del semplicistico luogo comune, per una volta non “maledetto”: quel che manca più di tutto il resto nel nostro Paese è il senso dell’opportunità.

Come dicevo l’altra sera nella bella serata con gli amici intervenuti alla presentazione del libro, il razzismo ai giorni nostri non lo si trova tanto nei deliri suprematisti fatti e finiti, riassumibili nell’abominio “tu ci hai la pelle nera e quindi sei inferiore“. Certo, gli infami e i trogloditi ci sono sempre stati e sempre ci saranno, ma ragionando a grandi numeri non è questo il tema di giornata.

Quello che l’Italia sta affrontando solo negli ultimi anni è invece una quotidiana e sempre più stretta convivenza con l’altro, in grave ma fisiologico ritardo rispetto a tutti gli altri Paesi europei.

È una convivenza che personalmente reputo sana e salvifica, ma che in ogni caso come ben sappiamo è inevitabile, ed alla quale pochi nascono preparati. Dipende da te, da come sei fatto, da dove e come sei cresciuto e da quanto sei curioso, aperto verso tutto ciò che è “altro” da te.

Francia, Inghilterra, Germania per tanti e non sempre nobili motivi, fin dal dopoguerra hanno avuto società multirazziali ed eterogenee, con annessi problemi di integrazione e convivenza tutt’altro che risolti, ma forse non è un caso che il titolo di ieri abbia sollevato incredulità prima ancora che critiche presso i media stranieri.

Il punto sta proprio qui: l’intento del Corriere dello Sport era discriminatorio? No, non credo proprio. Anzi: l’obiettivo principale era celebrare i due giocatori di Inter e Roma e magari fare anche bella figura mettendo in prima pagina due “diversi”. Lo stesso Zazzaroni lo spiega così, gonfiando il petto per l’ampiezza delle sue vedute: vedete come siamo stati bravi a mettere due neri in prima pagina? Se non lo capite i razzisti siete voi.

Eh certo, come no, siamo all’inversione dell’onere della prova. Faccio il paraculo e se poi non ci caschi m’incazzo. Fin troppo facile il giochino, grazie.

Il passo avanti che a mio parere va fatto è proprio questo: Lukaku e Smalling sono diversi rispetto a cosa? A noi bianchi? Quindi fatemi capire: l’uomo bianco non è più ontologicamente superiore, ma continua ad essere quello che nel mio mestiere si chiama il reference standard, l’unico metro di paragone a cui tutti debbono fare riferimento? Minchia come siamo evoluti…

Venerdì sera avevo ricordato i casi dei “buu” razzisti allo stadio, magari fatti da tifosi di squadre che a loro volta hanno calciatori di colore in rosa, come se questo di per sè escludesse ogni intento razzista. Ricordiamo le parole dell’ultrà veronese “anche noi c’abbiamo il negro in squadra e se gioca bene gli battiamo le mani“.

Nulla di più sbagliato.

Ecco, il parallelo è ardito ma secondo me ci sta: nemmeno chi fa “buu” al Lukaku o al Koulibaly di turno è per forza un suprematista bianco; lo fa proprio per “rompere i coglioni” al giocatore, offenderlo e magari fargli perdere la testa (vedi proprio Koulibaly l’anno scorso in Napoli Inter, espulso per aver polemicamente applaudito l’arbitro esasperato dai cori subiti per tutta la partita).

Però…

C’è un però grande come una casa. Non basta non essere razzisti “old fashion” (o fascion, perdonate il facile gioco di parole) per essere innocenti. Nel mondo di oggi è necessario non avvicinarsi nemmeno all’idea, a costo di sembrare perbenista o eccessivamente formale.

Torniamo al senso dell’opportunità: una battuta scontata come “Black Friday” può strappare un sorriso se fatta al BarSport dal pirla di turno, non se ci fai un titolo su un quotidiano sportivo nazionale. È sempre il solito discorso: non c’è una legge che vieti espressamente di mettersi le dita nel naso (o fare le corna nelle foto istituzionali), semplicemente ci arrivi da solo ed eviti di farlo. Il fatto che Zazzaroni (o chi per lui) non ci arrivi, e anzi si incazzi risentito accusando di razzismo al contrario chi l’ha criticato, è l’ennesima conferma di quanto poco sia compreso il tema in Italia.

Gli ultimissimi esempi arrivano dal calcio femminile: la juventina Aluko, inglese di origini giamaicane, ha concluso la sua esperienza nella Juve, dice di essersi trovata benissimo nel Club, ma non altrettanto bene in città. Scrive testualmente che Torino (non il paesino sperduto nel fondovalle lucano) “sembra essere decenni indietro sul tema integrazione“, aggiungendo di essere “stanca di entrare nei negozi e avere la sensazione che il titolare si aspetti che io rubi qualcosa“.

Utilizzando il tipico understatement inglese – da me apprezzatissimo, ma so di essere di parte – Aluko aggiunge:

On the pitch, we achieved a lot of rapid success: a league title, the domestic cup and the Supercoppa. Off the pitch, I think it is fair to say things have been a little more uneven“.

Mio riassunto in italiano: “Sul campo abbiamo conquistato tanti trofei. Fuori dal campo, possiamo dire che la situazione sia stata un po’ più accidentata”.

E poco dopo torna a puntare il dito sulla scarsa consapevolezza che pervade l’ambiente del calcio (e non solo) sul tema del razzismo (il grassetto l’ho aggiuto io):

“… there is an issue in Italy and in Italian football and it is the response to it that really worries me, from owners and fans in the men’s game who seem to see it as a part of fan culture”.

Mio riassunto in italiano, grassetto compreso: “C’è un tema in Italia e nel calcio italiano, ed è la reazione a questo tema che mi preoccupa di più, dai presidenti ai tifosi del calcio maschile che lo vedono solo come parte della cultura dei tifosi”.

Nelle sere successive a questo fatto ho visto una interessante trasmissione su Sky in cui Fabio Tavelli, Flavio Tranquillo, Paolo Condò e Carolina Morace (insieme ad un’altra avvocata giuslavorista di cui non ricordo il nome) parlavano di calcio femminile in generale, e di questo episodio in particolare. È stata la stessa Morace a dire “signori, qui pensiamo di essere il centro del mondo, ma rispetto agli altri Paesi siamo indietro e di molto“. E si riferiva tanto alla condizione del calcio femminile, quanto alla consapevolezza sul problema razzismo.

In altre parole: troppo spesso in Italia si fa ancora il gioco dell’ “Io non sono razzista, ma…“. Quel “ma” fa tana-libera-tutti e si può continuare ad ignorare il problema fino alla prossima volta.

Concludo con un aneddoto personale. Quand’ero ragazzino ricordo che stavo vedendo un incontro di boxe tra un pugile di colore (che chiameremo Jones) ed uno bianco (che chiameremo Smith), e la sovraimpressione alla tele che doveva far capire “chi fosse chi” recitava:

Jones: blue trunks / Smith: red trunks“. (Per chi non lo sapesse, i “trunks” sono i calzoncini).

Ricordo le risate degli adulti che erano con me: “ma come? uno è bianco e uno è nero… più diversi di così! Che bisogno c’è di differenziarli dal colore delle braghe?

Ecco, aldilà delle battute (sacrosante se fatte tra amici) per me invece è giusto, educato, civile, moderno, intelligente, sensibile e in ultima istanza corretto non discriminare rispetto al colore della pelle. Mai. Anche quando la buona fede è assodata. Anche quando non si vuole minimamente offendere.

C’è uno sketch che gira in Inghilterra sulla BBC (qui il link che trovate sul Tubo): lì come detto si sollazzano sul tema da qualche decennio e sono finalmente arrivati a poterci scherzare, proprio perchè sanno quanto il problema sia delicato e quanto labile sia il confine tra la genuina curiosità del where are you from? e la sgradevole inopportunità del where are you really from? (visto che l’understatement lo so usare pure io?)

Da noi Beppe Grillo quando faceva il comico di mestiere diceva “potremo finalmente dirci un Paese normale quando daremo del “testadic**zo” a un nero non perchè è nero, ma perchè è davvero una testa di c***zo“.

Non potrei essere più d’accordo, ma di strada da fare ce n’è ancora tanta.

Direi tutta. Dire che dobbiamo ancora partire. Direi che è ora.

DE PANZA E DE CAPOCCIA

Ragazzi, ragioniamoci insieme perchè il momento è delicatissimo per tutti.

La domanda delle 100 pistole è questa: fino e a punto l’amore per i nostri colori può essere superiore, farci resistere, abbozzare e deglutire anche di fronte a scempi fino a poco fa nemmeno concepibili?

Tifosi che ho sempre ritenuto illuminati e fulgidi esempi di complottismo ragionato hanno espresso il loro personalissimo “No Maria io esco“, e ne rispetto la coerenza e la lucidità.

Faccio un esercizio di stile, prendendo questa teoria e ficcandola in mezzo ai miei quattro neuroni, e mi chiedo: sono io in grado di rinunciare a mente fredda all’amore per l’Inter, decidendo scientemente di spegnere una passione che mi accompagna da più di quarant’anni?

Mi spiace per la consorte, ma no, non ne sono capace. Non a freddo, non a priori, non a tavolino.

Attenzione: non è detto che si arrivi a un momento del genere. Ma, se così sarà, il motivo dovrà essere viscerale e non razionale. In altre parole, e per tornare al titolo di questa spataffiata, de panza e non de capoccia.

Da quando sono piccolo e frequento San Siro, il momento più bello della partita è la salita dagli scalini e la vista di quel prato verde verso cui, nei successivi 90 minuti, vomiterai improperi e insulti saltuariamente inframmezzati da applausi e urla di giubilo.

Analogamente, il fischio di inizio di qualsiasi partita vista in poltrona alle mie latitudini inizia con l’immancabile “Partiti!“, con analogo serpentun nello stomaco.

Ecco: quello sarà il termometro migliore per capire quanto le strisce nere e azzurre riusciranno a mascherare a sufficienza un inquietante contaminazione juventina che potrebbe non fermarsi alla (già più che sufficiente) combo Conte-Marotta.

Sarà solo la prova dei fatti che mi dirà se sarò ancora capace di emozionarmi per questi colori o se anche per me si è oltrepassato il punto di non ritorno.

Al solito, poco o nulla da ridire dal punto di vista squisitamente tecnico: il nuovo Mister e l’attuale Direttore sono, nei rispettivi ruoli, fior fior di professionisti ma, come giustamente detto, il passato non si cancella e nemmeno si dimentica. Si può cercare,- lì sì, con uno sforzo di concentrazione e impegno- di non pensarci, di ignorarlo scientemente, ma la puzza di gobbo resta.

Se poi dovesse davvero arrivare lo scambio Icardi-Dybala, tutte le teorie giudoplutomassoniche sul nemico che arriva a distruggere l’avversario dall’interno troverebbero una plastica rappresentazione. Non uno, non due ma tre indizi che, da sempre, nel mondo dorato dei Luoghi Comuni Maledetti, fanno una prova.

Da quelli là negli anni abbiamo sempre e solo ricevuto pacchi o poco più. Ibra e Vieira non li calcolo, perchè in quel caso la situazione era talmente eccezionale da non poter considerare quelle come vere e proprie trattative di mercato.

Dai tempi dello scambio Anastasi-Boninsegna, a Causio e Tardelli arrivati ormai pronti per il pensionamento, quando ci è andata bene dalla Torino bianconera abbiamo avuto giocatori dal rendimento sufficiente e nulla più. Limitandomi all’amato ruolo del terzino sinistro, penso al recente Asamoah o al dignitoso De Agostini, che ricordo con piacere per un gollonzo in un Derby ma proprio solo per quello.

Insomma, da quelli lì storicamente riceviamo poco.

Ci aspetta, o per lo meno MI aspetta, una stagione ancor più schizofrenica del solito, in cui ogni mossa o anche semplice dichiarazione di Conte (“non più pazza, l’Inter dev’essere forte“) verrà vivisezionata in ottica di rottura col passato, di discontinuità con la tradizione e con i valori nerazzurri.

Sono anni che vado dicendo che la retorica della Pazza Inter ha significato stagioni intere a crogiolarci nella nostra splendida imperfezione: onanismo mentale che ci ha fatto star fermi a ricordare i bei tempi mentre gli altri ci passavano avanti. Eppure, lo stesso concetto, detto da qualcun altro, può essere letto come una passata di spugna sulla lavagna, un reset non richiesto e una ripartenza fondata su un diverso DNA.

E’ difficile rimanere lucidi e non cedere alla tentazione -anche questa qualunquista- di buttar tutto nel cesso, all’insegna del “che cazzo vuoi che ne sappiano ‘sti cinesi qua di cos’è l’Inter“: pur arrivando da un pulpito che faccio fatica ad apprezzare, condivido il messaggio lanciato dalla Curva Nord. O meglio: inizialmente mi aveva lasciato un po’ spiazzato (sentir parlare proprio loro di legalità e garantismo…), poi ho letto quel che ne pensava Tony Damascelli (sì, proprio lui) e allora è stato facile accomodarmi dalla parte opposta certo di essere nel giusto.

Morale, che sia Conte a presentarsi spoglio di certi “valori” o presunti tali e pronto invece a farsi immergere dalla storia e dalla tradizione dell’Inter.

Per il resto, la speranza è che la squadra sia costruita cum grano salis e non con acquisti fatti tanto per fare o per far favori a procuratori compiacenti.

In altri termini, dal calciomercato mi aspetto Barella, Rakitic, mica Darmian e la rivalutazione del Gagliardini di turno.

Ma per questo ci sarà tempo.

Vado, è l’ora della terapia.

UN DILEMMA AGGHIACCIANTE

Il titolo è facile ma la riflessione è assai contorta.

L’ipotesi è che l’Inter faccia bene (o male) a prendere Conte come prossimo allenatore.

La tesi muove da una prima linea di demarcazione, che correrà per tutto il post: un conto è il ragionamento del tifoso, un altro quello del distaccato osservatore di cose nerazzurre.

Ovvio che chi scrive si ritrovi assai di più nella prima categoria, ma cercherò comunque di essere quanto più equidistante possibile.

Il tifoso non può accettare l’arrivo di un personaggio come Antonio Conte: anche sorvolando sul trapianto di capelli (il Mancio si era rifatto le borse sotto gli occhi, eppure l’abbiamo amato per tanto tempo), il chierichetto lo ricordo col sorriso beffardo negli spogliatoi di Udine al 5 Maggio dichiarare alla telecamera che stava godendo, anzi “gotento”, sfoggiando il marcato accento salentino.

Non solo: è stato capitano di una Juve moggiana e lippiana -ancor di più agricoliana- che ha vinto per buona parte degli anni ‘90 in un ladrocinio di campionati e coppe che avevano un unico comun denominatore: il ricorso massiccio all’abuso di farmaci. L’ematocrito di Deschamps ai livelli del miglior scalatore del Tour de France, o i cardiotonici dati come se fossero caramelle hanno segnato le vittorie di quegli anni, che solo la prescrizione (sì, cari gobbi, i veri prescritti siete voi…) ha salvato dalla condanna della giustizia ordinaria – per quella sportiva era ahimè tardi.

Non che come allenatore il nostro abbia iniziato meglio… Prima della scia di vittorie in bianconero, il nostro tra Siena a Bari -lui leccese dint’– casca nel puttanificio di partite accomodate e scommesse serpeggianti, per le quali tutti ricordiamo il suo patteggiamento di malavoglia. Come succede nei migliori casi, l’imitazione è più fedele dell’originale.

Infine, l’arrivo di Conte seguirebbe di pochi mesi quello di Marotta, già digerito a fatica. Le ultime voci parlano anche dell’aggiunta di qualche altro transfuga dalla parte sbagliata di Torino. Tutto ciò di certo non fa dormire sonni tranquilli sulla riva giusta del Naviglio. Del resto basta tornare indietro al precedente tentativo, vecchio giusto di un ventennio, per ricordare come finì.

Mai più, dissero tutti gli interisti, che pure con Trapattoni avevano avuto la prova che l’esorcismo poteva anche avere successo.

E proprio il grande Giuànin, che era andato a scovare Conte in Puglia ad inizio anni ‘90, potrebbe essere il trait d’union tra i due stati d’animo di questo sproloquio.

Vero: Conte è gobbo, ma non arriva dritto-dritto dalla Juve. Di più: non si è lasciato bene con Agnelli, il che dalle mie parti è sempre un pregio (il nemico del mio nemico è mio amico). Dopo quei tre scudetti in bianconero (su cui tornerò infra) ha fatto un mezzo miracolo con la Nazionale, uscendo ai quarti all’Europeo dopo i rigori con la Germania ma avendo prima battuto la Spagna, il tutto con Giaccherini, Pellè, Darmian, Sturaro ed Eder e facendo appassionare agli azzurri anche un mondialista come me. Chiuso con l’Italia, va a Londra e vince col Chelsea, prima di finire nelle antipatie di Abramovic e compagnia e lasciare la parola alle spade (leggasi avvocati e richiesta di risarcimento plurimilionaria).

Accetterei quindi il suo arrivo all’Inter? Boh, torniamo al dilemma iniziale: il tifoso, manco p’ocazz, l’interista freddo e distaccato -if any- magari sì.

Non dimentichiamo infatti che Conte ha preso una Juve conciata molto peggio dell’Inter attuale e, complice il nulla pneumatico di quegli anni, è riuscito a vincere subito. Certo, vincere da juventini e quindi col leggendario gol di Muntari, ma in ogni caso ha preso un gruppo di reduci da due settimi posti e ci ha vinto tre scudetti di fila. Ricordo Matri, Quagliarella, Toni, Caceres, Asamoah, Lichsteiner, il già citato Giaccherini; insomma, non aveva in mano tutti Buffon e Pirlo. Di più: il vero colpo di quella squadra fu di andare a prendere un ormai dimenticato Barzagli a Wolfsburg e farne un pilastro della difesa insieme a Chiellini a Bonucci. Ha insomma dimosrato di saper tirar fuori il meglio dal materiale umano a disposizione.

Certo, avrebbe un certo numero di cose da farsi perdonare, per quanto fin da tempi non sospetti abbia dichiarato che la sua unica “fede” è quella legata alla professione e non alla squadra di appartenenza. Il periodo ipotetico dell’irrealtà di cui parlava nel lontano 2013 pare ora essere assai realizzabile.

Se fosse una persona furba e intelligente, e soprattutto se desse retta ai miei sogni, avrebbe probabilmente il modo per entrare nell’universo interista senza particolari traumi. Quel che leggerete di seguito è una pìa speranza, che pare già essere svanita leggendo i giornali di questi giorni. Caro Conte: come secondo, non portarti il pur logico e dignitosissimo Barzagli. Portati Cambiasso e presentati con lui, della serie “mi manda Picone”.

Arriverebbe con un campione recente e assoluto della storia nerazzurra, probabilmente quello con maggiori potenzialità di diventare un allenatore di successo, che potrebbe cominciare proprio da secondo la sua nuova vita.

Io il film me lo sono fatto andando a ripescare forse l’unico cartellino rosso di Cambiasso in Serie A, con il nostro che al culmine della frustrazione per una sconfitta in casa contro la Juve, è atterrato di suola sulla tibia del povero GIovinco in un intervento assolutamente improvvido, e come tale non da lui. Ebbene: in quella circostanza ricordo proprio Conte andare a frapporsi tra il Cuchu e l’orda di bianconeri in cerca dello scalpo del nerazzurro.

Resto un romantico sognatore, motivo per il quale la carrambata tra pelati palesi e pelati rinnegati non troverà spazio: ci troveremo Conte con Barzagli secondo e l’insopprimibile bisogno di ricorrere a massicce dosi di Maalox innaffiate da Fernet Branca.

Se c’è una cosa che da tifoso mi lascerebbe contento dell’arrivo di Conte sarebbe ricacciare in bocca ai soliti giornalettisti la frase fatta del “Conte va all’Inter solo come ripiego. Se Allegri non rimane, Conte torna alla Juve”.

Ecco, vedere la Juve che pur senza Allegri non si ricongiunge con Conte, e quindi dover ammettere che l’Inter è la sua prima scelta, sarebbe una magra ma piacevole consolazione, quantomeno per un ossessionato dai media come me.

Magari…

ADAGIO MA NON TROPPO

FROSINONE-INTER 1-3

Altri tre punti, un’altra partita archiviata. Finchè va avanti, bene così.

L’Inter arriva in terra ciociara e fa vedere una confortante solidità per più di un’ora, diventata già al lunedì mattina “un buon primo tempo seguito da una preoccupante ripresa“. La verità è che i nostri, pur ricevendo da Perisic e Icardi due tra le peggiori esibizioni stagionali, approcciano bene la gara ed approfittano del pressing avversario non esattamente asfissiante per partire dal basso e portare tanta gente a concludere. Paradigmatica in tal senso l’azione del vantaggio, con la matassa che si dipana ordinata da Handanovic ai difensori, fino ad arrivare a D’Ambrosio bravo a scendere sulla fascia e ancor più a pennellare er crosse. In area sono in quattro dei nostri: la prende quello più tabbozzo, ma il Ninja lavora bene di torsione scopadea (cit. Pellegatti) e fa 1-0.

La cosa confortante è che i nostri non si fermano. Ripeto: di fronte non abbiamo esattamente il Barcelona, nè il nostro vantaggio li smuove dall’atteggiamento attendista visto nel primo quarto d’ora. Fatto sta che i nostri pestano il loro blues sul solito Do/Fa/Do Sol/Fa/Do e Skriniar viene affossato in area. Rigore solare che Icardi cede “spintaneamente” a Perisic, il quale realizza di sinistro spiazzando Sportiello. Vero che Beavis è ambidestro, ma ne avevo visti solo due prima di lui tirare i rigori indifferentemente coi due piedi. Andy Brehme e Paolo Maldini (anche se Paolino quello col sinistro l’aveva sbagliato…). Ad ogni modo, 2-0 e tutti quasi felici. “Quasi” perchè, nonostante il doppio vantaggio, ci sarebbe spazio per il triplone, con Politano a mangiarselo dopo bella incursione centrale e per mancanza di cazzimma in un altro paio di occasioni.

Poco male. Si riparte come si era finito, con i nostri ancora in controllo del match fino a un paio di minuti prima del gol che riapre per un po’ la partita. Skriniar & Co. hanno tre o quattro volte l’opportunità di liberare l’area, al limite anche con la proditoria pesciada in fallo laterale, e invece cincischiano consentendo al Frosinone un pressing quasi involontario, che porta Cassata (nomen omen) a concludere da fuori e Handanovic a toccare ma non a respingere.

Seguono 10 minuti di chiavicanza, più per nostro smarrimento che per reale pericolosità dei gialli di casa: Ciano sfiora il gol della vita su punizia, ma per il resto si viviacchia. Entra Keita per dare il cambio a un Perisic già segnalato sotto i livelli minimi di decenza, e si presenta con un siluro che voleva essere un cross teso per Icardi, che a momenti rimane decapitato nell’urto con la palla. Fuor di metafora, aggiungiamo pure che un centravanti in stato di forma appena migliore avrebbe comunque fatto gol.

L’ex Capitano si fa per così dire perdonare nei minuti finali, quando sfrutta bene l’animalanza di Vecino, con cui triangola sapientemente al limite dell’area e sul filo del fuorigioco per il 3-1.

L’ultima parola agli uruguagi (cit.).

LE ALTRE

La Juve ha l’innato potere di fare incazzare sempre tutti, e decide quindi quasi scientemente di perdere a Ferrara, suscitando le perplessità e le critiche sempre assai urbane di Sinisone Mihajlovic. Probabilmente la giustificazione della formazione da asilo Mariuccia era “per preparare al meglio il ritorno con l’Ajax”.

Cito Luca Bottura quando parlava di “battuta Ikea”: chiudetevela da soli, fa comunque ridere.

Il Milan rischia seriamente di arrivare quarto avendo battuto la Lazio e beneficiando dell’inatteso pareggio dell’Atalanta. La lontananza del malefico duo Silvio/Geometra ha forse affievolito il mio odio calcistico nei loro confronti, ma seguo sempre con disprezzo le loro gesta, soprattutto quando cercano di nascondere o minimizzare malefatte e colpi di genio che ad altre latitudini avrebbero campeggiato per settimane sulla stampa nazionale.

E’ COMPLOTTO

Nulla di particolarmente nuovo o trascendentale da segnalare, se non la convinta e pervicace insistenza nel dipingere l’Inter come il posto da cui tutto vogliono o debbano andarsene. Tra le poche certezze della vita, insomma, rimane l’immortale #CrisiInter.

Spalletti rischia di rimanere anche la prossima stagione unicamente perchè esonerarlo costa troppo. Nulla che abbia a che fare con un’analisi dei suoi risultati (buoni o scadenti che siano).

Conte in realtà potrebbe “beffare” l’Inter ed accordarsi con la Roma, iscrivendosi all’affollatissimo club di quelli che “l’Inter l’avrebbe anche preso, è stato proprio lui a dire di no”.

Icardi e Perisic, chettelodicoaffà, dovranno comunque essere venduti per far fronte ai già ricordati malumori di spogliatoio e per rispettare i paletti del FPF che continua ad aleggiare sull’orizzonte nerazzurro pur in conclusione di Settlement Agreement. Il che è corretto da un punto di vista normativo: l’Inter a Giugno chiuderà il periodo di “sorveglianza”, ma dovrà continuare a rispettare -come ogni altra squadra affiliata alla UEFA- i parametri prescritti.

La questione, al solito, è quella del Same but Different. Non si capisce infatti perchè, ad esempio, le stesse cautele -ripeto: sacrosante- non siano mai prese in considerazione quando si blatera di fantamercato di altre squadre, con numeri di bilancio decisamente peggiori di quelli nerazzurri.

Ma sarei un ingenuo a stupirmene.

“Ma amici mai, per chi si ama come noi, non è possibile…”

BRAVI (CIULA)

JUVENTUS-INTER 1-0

Decidete voi se prendere il titolo come bonario complimento o come risentito giudizio a consuntivo.
Per quel che mi riguarda, la seconda che ho detto.

Non c’è altro modo di commentare 90’ nei quali dimostriamo di essere a buon punto a livello di squadra e financo di giUoco, ma nei quali manchiamo di quel cinismo che tante volte ci è stato riconosciuto sotto forma di falso complimento e che tanto ci sarebbe servito.

I piedi fucilati di Gagliardini, la tragicomica carambola tra Icardi e Perisic due minuti dopo, l’insolito balbettìo di Politano nella ripresa, sono peccati troppo pesanti per non essere vendicati alla prima vera occasione dalla Juve.

Spalletti bestemmia i parenti di Vrsaljko fino al terzo grado per richiamarlo sul lancio che fa partire l’azione del gol. Cancelo stoppa e di destro crossa facile sul secondo palo: il croato non riesce a recuperare, Handanovic figuriamoci se esce su un pallone che transita nell’area piccola, Asamoah oppone il suo corpicione insufficiente all’animalanza di Mandzukic e il frittatone è cosa fatta.

E’ un peccato perchè per un’ora buona siamo stati all’altezza della Juve di ieri sera -la quale, si badi bene, non era la miglior Juve della stagione, ma pur sempre una squadra che da sette anni uccide i campionati a cavallo di Natale. 
La formazione iniziale di Spalletti mi lascia perplesso per il contemporaneo inserimento di Vrsaljko e Miranda al posto di D’Ambrosio e De Vrji: sono del parere che i quattro dietro abbiano bisogno più degli altri reparti di giocare insieme ed accumulare automatismi e minuti, e operare due cambi -per quanto frequenti- contro la Juve in trasferta mi è parso alquanto azzardato.

Sarà poi un caso che, dei quattro, i nuovi entranti mi abbiano fatto smadonnare in più di un’occasione (in particolare Miranda mi è sembrato molle e distratto in più frangenti del match), mentre sarà stato il mio pregiudizio negativo a non farmi scaldare nemmeno nella preparazione della bella azione che porta alla ciabattata di Gagliardini a metà primo tempo.

Piccola parentesi rancorosa: Icardi, stretto per tutta la partita nella morsa di Bonucci+Chiellini, mette due volte i compagni soli davanti al portiere. In culo a quelli che “è buono solo a segnare”.

Come dicevo nei commenti post-match, è dai tempi di Cristiano Zanetti che non vedevo un centrocampista tanto impedito quanto il Gaglia nel fondamentale del tiro in porta. La sola cosa buona della sua partita sono stati -purtroppo per lui- i tre o quattro falli subiti, costati un paio di gialli ai bianconeri, il che è sempre una notizia.

Leggo di tanti scandalizzati per il cambio Politano-Borja e mi trovo completamente d’accordo a metà (cit.): se infatti il Gaglia ha almeno l’attenuante di una certa legnosità fisiologica, Politano un tiro così non può sbagliarlo. Dopo la immonda ciabattata l’avrei cambiato all’istante, proprio come sostituzione punitiva. Se però decidi di dargli ancora fiducia, delle due l’una: o lo tieni, e Borja lo fai entrare al posto del succitato Gagliardini, o -se proprio vuoi cavare il Poli- lo fai per inserire Keità o Lautaro.

I quali, in ogni caso, entrano dopo il vantaggio bianconero, quando è chiaro -così come già a Londra- che non c’è alcuna speranza di riacchiappare la partita. Ma mentre a Londra di grosse occasioni non ce n’erano state, a Torino dovevamo essere sul 2-0 e a quel punto sì che Borja avrebbe potuto dare l’effetto camomilla alla partita: nascondi palla e ti fai fare fallo.

Macchè.

In tre trasferte (Londra-Roma-Torino) raccogliamo tanti applausi per la prestazione ma un solo punto.

Martedì arriva LA partita, che segnerà in un modo o nell’altro il resto della stagione. Giocando ancora una volta al giochetto di Febbre a 90° (avresti barattato la vittoria della tua squadretta di scuola per quella dell’Arsenal?) sarò soddisfatto se il magro rendimento in termini di punti fatto vedere nelle ultime settimane sarà compensato dal passaggio del turno in Champions.

In caso contrario, prevedo l’inizio dell’ennesima #crisiInter da cui sarà difficilissimo riprendersi. La classifica è infatti ancora buona, ma come già ricordato il calendario non è dalla nostra e storicamente non siamo bravi a beneficiare dei passi falsi altrui.

Gli altri di solito, quando devono vincere, lo fanno.

LE ALTRE

Il Napoli per esempio non scivola sulla seconda buccia di banana dopo Chievo e regola senza problemi il Frosinone in casa. Consolatorio il modo in cui la Roma, sopra di due gol e due uomini contro il Cagliari, riesca a farsi riprendere sul 2-2.

E’ COMPLOTTO

Incredibilmente non c’è molto da segnalare sul Derby d’Italia: partita tutto sommato tranquilla, pochi e irrilevanti gli errori arbitrali, nessuna polemica post match.

Un mortorio, insomma.

Per fortuna zuccherosi aggiornamenti arrivano dalla parte sbagliata del Naviglio.

Paquetà inizia alla grande accodandosi alla pletora di brasileiri uggeggé prontissimi alla lacrima e alla litanìa del sentimento, dell’amore e della grande famiglia.

I media ci vanno dietro, visto che nessuno, nemmeno per sbaglio, ha segnalato il fatto che la sua ultima partita col Flamengo è stata una sconfitta casalinga.

Forse perchè è già portatore sano del proporre giUoco.

Purtroppo, proprio quando un’altra anima persa per il mondo approda nel porto sicuro della famiglia dell’amore, altri nuclei familiari presenti a Milanello Bianco sono in procinto di separarsi: i fratelli Donnarumma vedranno le proprie strade dividersi, visto che il maggiore, forse in un sussulto di dignità, preferisce andare a sudarsi la pagnotta altrove, anzichè poltrire in panchina per un milione netto all’anno.

Oltre alla tragicomicità della notizia in sè, da notare come la notizia della Gazza faccia addirittura trasparire (ovviamente ex post) una parvenza di ragione nella condotta di Mino Raiola, qui descritto come “deciso a non rinnovare il contratto in scadenza di Gigio per chiara sfiducia sul futuro della gestione cinese”.

Quindi, ricapitolando: il pizzettaro italo-olandese, accusato 18 mesi fa di essere Satana in persona o giù di lì, reo di voler portare Gigio -manco fosse un decerebrato- via dal suo giardino dei sogni solo per vil danaro, addirittura consigliandogli di non sostenere l’esame di maturità che invece il ragazzo voleva fare, adesso viene totalmente riabilitato non già perchè sentisse puzza di bruciato nel progetto complessivo del Milan, bensì perché aveva capito che il cinese era un quacquaracquà.

Il Milan in quanto tale è sempre innocente, al massimo è il dirigente di turno ad essere inaffidabile, come ad esempio “il cantastorie Max Mirabelli” tornando a citare il sommo pezzo vergato dalla Gazza.

Altro esempio? Ibra. Arrivo dato per fatto ormai da due mesi, con tanto di ricostruzioni storiche accomodate (il giocatore non vede l’ora di tornare nella Milano dove tanto bene ha fatto, damnatio memoriae sul triennio nerazzurro dello Svedoslavo, che ovviamente nei due anni milanisti ha unanimemente dato il meglio della sua carriera…), negli ultimi giorni viene messo quantomeno in dubbio. Forse perchè qualcuno ha ricordato che la UEFA è comunque in debito di una certa qual risposta che potrebbe portare a multe o altre misure tali da suggerire una certa cautela in fase di spesa?

No, macchè: siamo alla volpe e l’uva: in realtà è il Milan ad avere qualche ripensamento, visto che con l’arrivo di Zlatanasso il giovane Cutrone-che-tanto-bene-sta-facendo potrebbe non trovare spazio nelle rotazioni di Ringhio Gattuso.

Il lato B di questo disco di musica demenziale racconta di dubbi sull’integrità fisica dello svedese.

Lisergico.

WEST HAM

Vittoria casalinga in rimonta contro il Crystal Palace, altri tre punti per consolidare le splendida mediocrità di centroclassifica.

LOTTA DURA SENZA PAURA

ROMA-INTER 2-2

Partitao meravigliao, con tante occasioni da una parte e dall’altra, che entrambe potevano vincere e su cui entrambe (ho detto entrambe) possono recriminare.

Spalletti se la gioca col centrocampo pensante: Brozo-Borja-Joao è quanto di più tecnico la nostra mediana possa offrire, e per larghi tratti del match beneficiamo delle loro geometrie.
Ho paura a dirlo, ma il giro palla da dietro pare funzionare, con Brozo ad abbassarsi tra Skriniar e De Vrij, gli esterni a proporsi per lo scarico laterale e uno dei due mediani a mettersi in verticale a centrocampo. Non sarà mai il tipo di gioco che preferisco (pura questione estetica) ma ammetto che anche il piede ruvido di Handanovic sembra trovarsi a suo agio. Così -almeno nelle intenzioni- si evitano i rinvii alla cazzimperio in avanti e si avanza in maniera più ragionata.

D’Ambrosio ancora una volta non fa rimpiangere Vrsaljko, “già disponibile e recuperato” e infatti seduto per 90′ (diobono, almeno state zitti o dite che è convalescente…): di più, il 33 dagli occhi blu mette più cross nel primo tempo che nell’ultimo trimestre, portando prima Perisic a capocciare mollemente a centro porta e poi Keità a segnare l’uno a zero su deviazione al volo di ignorantissimo stinco.

Taccio volutamente su quanto accaduto un minuto prima nella nostra area, rimandando ad apposita seziuncella.

I nostri proseguono sul canovaccio fin lì imbastito e si arriva a fine primo tempo con un palo e una paratissima di Handanovic a compensare i già citati assist dalla destra sfruttati con alterna fortuna dai nostri.

La ripresa vede subito il pari romanista, con un sinistro improvviso di Under: corretta l’analisi dello Zio nel dopogara (e forse anche di Adani in diretta). Asamoah infati non sa se uscire a contrastarlo o seguire Santon che si sovrappone, mantenendosi nella fatale terra di mezzo. Il sinistro del turco è forte e preciso, e Handanovic rimane incenerito.

Su questo il povero Samirone pagherà sempre un minimo di dazio: a mio parere il tiro era imparabile, davvero. Ma tu, caro portiere, almeno devi far finta di buttarti, devi fare la scena, anche solo per non sentirti dire “questo fa le belle statuine”.
Handanovic ormai lo conosciamo bene, è un gran portiere e nessuno lo discute; è però un freddo calcolatore e, così come non farà mai la parata plateale a beneficio dei fotografi, ha una sorta di istinto nel battezzare i tiri sui quali comunque non può arrivare. Non è la prima volta che resta immobile senza nemmeno provare la parata; poi vai a rivederla ed in effetti noti che nemmeno con l’aquilone ci sarebbe arrivato. Certo è che il tifoso obnubilato (eccomi!) vorrebbe vederlo almeno provarci.

Fine dell’approfondimento psico-attitudinale sul nostro portiere.

Contrariamente ad altre volte, il gol preso non mi demoralizza più di tanto, essendo la partita una rappresentazione plastica del concetto “vediamo chi picchia più forte”. Sarà quello, sarà che Icardi è un centravanti della Madonna, sarà che la difesa giallorossa su corner è un’allegra brigata in gita, ma a metà ripresa i nostri sono ancora avanti: corner bello teso di Brozovic a centro area, cabezazo di Icardi a timbrare l’ottavo in campionato e il nuovo vantaggio interista.

Chiaro che a quel punto uno ci spera, anche perchè la Roma, per quanto autrice di una bella partita, non sta facendo sfracelli dalle nostre parti.
Come spesso accade in questi casi, però, ci mettiamo del nostro: ecco che Brozovic di istinto allarga il gomito in area per quello che è un fallo di mani tanto palese quanto ingenuo.
Kolarov fa faccia brutta (cioè la solita) con Under accomodandosi in posizione dal dischetto e la sabongia, per quanto intuita da Handanovic -che stavolta si tuffa-, vale il 2-2 finale.

Come già detto a parenti e amici, dissento dalla chiusa finale di Sapientino Trevisani, secondo cui il pari non serve a nessuno. L’Inter a mio parere aveva come imperativo categorico quello di non perdere; la Roma non aveva altro risultato che non fossero i tre punti per accorciare le distanze.

Checchè se ne dica, i nostri sono là dove devono e vogliono essere: terzi, e per ora ancora più vicini al secondo che al quarto posto. Nessuno gli chiede di vincere il Campionato: a quel punto, arrivare secondi, terzi o quarti fa poca differenza.
Per capirci: il girone de fero di Champions non è figlio del nostro quarto posto in Campionato, ma dell’assenza dall’Europa che conta negli ultimi anni, che ci ha fatto precipitare nel ranking UEFA. Per evitare un analogo sorteggio la prossima estate, tocca battere il PSV assai più di quanto conti arrivare secondi o terzi.

 

TI AMO CAMPIONATO PERCHE’ NON SEI FALSATO

Siamo finalmente a parlare di arbitraggio e di VAR. Qui cercherò di parlare da appassionato di calcio e non da tifoso, nei cui panni tornerò subito dopo questa breve sbrodola bipartisan. Credo sappiate che del VAR penso tutto il bene possibile: è uno strumento che deve tendere alla minimizzazione degli errori, e quanto più può servire al risultato, tanto più va usato.

Fosse per me, quindi, altro che “chiaro ed evidente errore”: usatelo anche per invertire una semplice rimessa laterale, se non è stata assegnata correttamente.

Ma anche con atteggiamenti meno oltranzisti del mio, è francamente inspiegabile il fatto che Rocchi non abbia voluto o non sia stato richiamato a rivedere il contatto D’Ambrosio-Zaniolo. Oltretutto è l’arbitro stesso ad essere impallato da altri giocatori e a non essere nella posizione ideale per valutare bene quel che accade. E invece niente: il tutto con la beffa di essere nominato arbitro dell’anno nelle premiazioni del Galà di ieri sera.

Perchè tutto ciò? il complottista risponde: perchè gli arbitri, checchè ne dicano, il VAR non lo vogliono. Non vogliono perdere quella preziosissima zona grigia in cui poter interpretare, usare il buon senso e la sensibilità tanto care ad alcuni (guarda caso vestiti di quei colori…) e tanto rassicuranti per l’intero mondo arbitrale.

Con questo non voglio assolutamente dire che Rocchi abbia sbagliato per favorire l’Inter – la storia è talmente zeppa di episodi univoci e coincidenti che nemmeno il Romanista arriverebbe a tanto. Ha però un suo Ego da difendere, ed evidentemente l’uomo è talmente piccolo da non poter tollerare la minima interferenza nel proprio operato, ancor di più se l’addetto al VAR è un collega con 10 anni di esperienza in meno.

Il secondo episodio che poi porta al rigore causato da Brozovic è -come dire- troppo evidente per essere ignorato, e quindi in quel caso il nostro accetta il consiglio e va a vederlo, modificando -correttamente- la sua decisione.

Arriviamo a fine partita e all’altro episodio, frettolosamente derubricato da tutti come “spallata” o semplice “contatto di gioco”. Contrariamente all’Orsato di Juve Inter edizione 2017-2018, che continuò per larghi tratti della partita a non fischiare interventi bianconeri sui nostri per far vedere che non veniva condizionato dagli errori commessi, qui Rocchi non ci pensa nemmeno lontanamente a fischiare il contatto Manolas-Icardi, che avrebbe verosimilmente causato una guerra civile nella Capitale ma che fallo era e che come tale andava sanzionato.

Che sia chiaro: in questo caso il VAR poco poteva fare, è proprio Rocchi Horror Picture Show ad essere il colpevole.

Which brings me to the next point…

 

E’ COMPLOTTO

Spalletti non fa bene, fa benissimo a tornare da Caressa & Co. e ficcargli bene in testa (fosse stato per me sarei andato un po’ più in giù…) che gli episodi vanno mostrati tutti, e che i rigori non dati erano due, uno per parte.

Come detto, Sky ha dato il giusto spazio a Totti che, attingendo alla proverbiale ars oratoria, ha espresso le sue rimostranze sull’arbitraggio, contrappuntandolo da chicche da gran signore, del tipo “Guarda che tra poco arriva SpallettiAh beh allora me ne vado“. Quando poi Lucianino da Certaldo è arrivato, la discussione è andata su altri binari e non c’è stato modo di commentare gli episodi contestati.

Quel che torno a sottolineare per la millesima volta è che non dev’essere l’allenatore a fare questo tipo di battaglie, mediatiche ed istituzionali. La Roma non ha fatto parlare Di Francesco, ma ha chiamato quel che reputa essere la voce della società (aho’).

Ausilio, Zanetti, Gardini: dove cazzo eravate? A fare i selfie con Fiorello?

Caro Marotta, spero tu abbia preso atto della condizione in cui siamo e del modo in cui l’Inter viene gestita (internamente) e trattata (esternamente). Se già non ti è chiaro, t’el disi mi: arrivi in una Società diametralmente opposta a quella da cui provieni. Ne siamo orgogliosi e spero che non tarderai a capirne il perchè.

In mezzo al mare di differenze a nostro favore, c’è però questo importante tassello: non c’è nessuno che di mestiere porta avanti gli interessi dell’Inter nelle sedi opportune. Questo è un ruolo che storicamente all’Inter è toccato al Mister di turno, lasciato solo contro tutti a litigare facendo unicamente ricorso alle proprie capacità.

Non va bene: provvedere al più presto.

Singolare, ad esempio, la fretta e la perentorietà con cui Nicchi, Presidente dell’AIA, abbia definito “inconcepibile” l’errore commesso a danno della Roma. Parole assolutamente condivisibili in sè. Peccato per l’assoluto silenzio sull’altro intervento a fine partita. Peccato soprattutto che lo stesso Nicchi, dopo l’altrettanto clamoroso mani di Di Marco in Parma-Inter, invitasse tutti alla calma ricordando che gli errori ci saranno sempre e che bisogna lasciare gli arbitri tranquilli.

Queste le parole testuali usate dal nostro a Settembre nella circostanza:


Usare di più la Var? C’è un protocollo chiaro, e non è cambiato nulla dallo scorso anno: se gli arbitri lo seguono, è ok, se sbagliano non seguendolo è un errore. Il Var ha indicazioni chiare su come essere utilizzato, e purtroppo non cancella tutti gli errori…”.


E ancora:


In Inter-Parma Manganiello e la videoassistenza hanno commesso due errori non andando a rivedere come da protocollo, avrebbero dovuto far uso del supporto video: sul tocco di mano di Dimarco in area e su un fallo di Gagliardini che purtroppo l’arbitro non aveva visto: poteva essere sazionato col giallo o col rosso, ma la Var doveva chiamarlo”.

Tacendo per umana pietà sul fatto che poi Di Marco segnò l’eurogol con la complicità di un compagno in fuorigioco attivo. Trovate le differenze.


LE ALTRE

La Juve sbanca anche Firenze arrivando al match di venerdì contro i nostri già a 40 punti in classifica. Il Napoli riesce a battere l’Atalanta a Bergamo nel finale, mantenendo il -8 dai gobbi e guadagnando altri due punti sui nostri.

Dietro ne approfitta il Milan, che batte in rimonta il Parma grazie a un rigore assegnato col VAR (sarei incoerente se dicessi che non doveva essere dato, ma al solito i cugini riescono ad avere culo anche nella ri-analisi degli episodi in area, visto che di quel fallo di mano non si era accorto nessuno). Fatti i complimenti a Gattuso che con mezza squadra in infermeria riesce a far punti schierando Abate difensore centrale, e ribaditi gli insulti a Cutrone che è davvero scarso e arruffone, ma che segna con preoccupante continuità, arriviamo alle favolette della sera.

Il Milan è infatti a 4 punti dall’Inter, che venerdì andrà a Torino in casa dei cattivi. Il calendario proporrà poi la sfida col Napoli a Santo Stefano, mentre i cugini vanno incontro ad una fase di calendario all’apparenza più agevole. Ecco quindi solleticati gli appetiti delle televisioni locali, che approntano tabelle speranzose e preconizzanti al grido (vecchio ormai di qualche stagione)  “Dài Milan che prendi l’Inter“.

A ciò si aggiunge Cicciobello Marocchi, simpaticissimo nel comunicarci che a suo parere l’Inter non passerà il girone di Champions.
Bontà sua.

WEST HAM

Bella vittoria 3-0 in trasferta contro un derelitto Newcastle che ci lascia a galleggiare in acque ancora tranquille.

VI DO ALCUNI AVISI  (cit.)

La “V” in meno è voluta, essendo la frase da pronunciare con il tono lamentoso e cantilenante di ogni prete che si rispetti prima della benedizione finale.

Il primo è che quel paracarro di Icardi ha vinto il premio per il gol più bello della scorsa stagione (questo, per la cronaca, anche se lui avrebbe votato per questo, ed io per quest’altro).

Non solo: l’inguardabile centravanti che fa solo gol ma non partecipa al giUoco come GUeko è stato votato come Miglior Calciatore della Serie A per la scorsa stagione. Il voto, guarda caso, non è frutto dei giudizi della stampa, bensì degli addetti ai lavori (giocatori e allenatori, che per definizione un pochino di più di calcio dovrebbero capirne…).

Il secondo “aviso” è un’ammenda ad una imperdonabile mancanza nel mio ultimo pezzo sulla trasfera di Londra.

A commentare la partita, da bordo campo, c’era il mio giocatore preferito all time: Paul Emerson Ince, il Governatore, accolto così dai cinquemila interisti al seguito.


… CHE IO GLI HO VOLUTO PIU’ BENE CHE A TE

…Uguale… 

…concludeva la citazione.

Sorvolo sui trascurabili risultati della Nazionale, che da tempo ha smesso di solleticare le mie attenzioni. Registro per puro amor proprio l’ingresso con gol decisivo di Politano, ma nulla più di questo.

Rivolgo invece la mia attenzione alla stampa italiana, sicuro di trovare materiale organico in quantità.

Nella stessa giornata infatti, la Gazza riesce per l’ennesima volta ad equiparare i diversi destini di Inter e Milan. Anzi, a ben vedere stavolta riesce nel triplo carpiato.

Secondo la Rosea il Milan, ascoltato ieri a Nyon dalla UEFA e in attesa di vedersi comminare una multa (vedremo quanto salata), sta preparando un mercato di gennaio coi controcazzi: Ibra, Sensi, Paredes, magari anche Pato, oltre a un paio di difensori e al già acquisito Paquetà (35 bombolons).

Il tutto, ripeto, per una squadra che attende di sapere dalla Svizzera di che morte deve morire, e che però viene descritta quasi minacciosa nei confronti dell’autorità sportiva europea, della serie “sì va beh dammi ‘sta multa ma non rompere i coglioni” (vedasi riquadrino intimidatorio cerchiato di rosso):

Inked Gazza homepage 21 nov 2018

Un’offerta che non si può rifiutare

Sull’altra sponda del Naviglio, manco a dirlo, #benemanonbenissimo.

Pare imminente l’arrivo di Marotta -su cui ancora non mi sono pronunciato perchè ancora sto cercando di capire come la penso, vedete un po’ come sono messo…- e con lui l’accesso a tanti tavoli per i quali finora non avevamo l’invito, visto il sempre migliorabile appeal della nostra società in ambito PR.

La cosa porta vantaggi che sono teoricamente indubbi ma tutti da dimostrare. Peccato però che le speranze, quando a strisce nerazzurre, debbano sempre essere calmierate, chè mica si può illudere i tifosi: quella nerazzurra è e deve rimanere una valle di lacrime.

Ecco quindi immancabile l’ennesimo ritornello dei conti da far tornare, del Fair Play Finanziario che incombe, dei 40 milioni di plusvalenze da generare anche nel prossimo Giugno.

Ecco l’ennesima litanìa datata 21 Novembre, fonte Corriere dello Sport, forse irritato dal presunto interesse di Marotta per il laziale Milinkovic-Savic.

Il serbo piace ma costa. Lotito è storicamente una bottega cara. Ecco quindi che potrebbe servire un sacrificio:

E allora non si potrebbe più escludere che uno tra i vari Icardi, Skriniar, Brozovic, De Vrij e Perisic, ovvero i gioielli nerazzurri, anche per i rispettivi valori a bilancio, venga sacrificato.

Il gufaggio è sistematico ormai da quasi quattro anni, da quando Thohir sottoscrisse con scarsissimo margine di manovra quell’accordo che -per quanto vituperato da tutti- ha permesso all’Inter di essere ancora in piedi e di poter poggiare su basi solidissime.

La solita quota-sfiga associata ai nostri colori è tale per cui il cicciobello con gli occhi a mandorla (immortale cit. ovina) non ebbe neppure la possibilità di provare la più morbida opzione Voluntary Agreement, entrato in vigore pochi mesi dopo l’accordo siglato tra Inter e UEFA.

Di fatto l’Inter ha dovuto (e saputo!) sottostare al diktat UEFA passando per anni di purgatorio, che nondimeno le hanno permesso di mantenere in squadra i pochi giocatori validi acquisiti o già in rosa nel periodo (Icardi, Handanovic, Perisic, Brozovic), rimpinguandoli con operazioni intelligenti e mirate (Miranda, Skriniar, De Vrij, Politano).

Ciononostante, ogni finestra di mercato, estiva o invernale che sia, è costellata da pletore di uccelli rapaci notturni della famiglia degli strigidi (in italiano corrente “gufi”) che preconizzano addii forzati o sacrifici umani sull’altare del break-even.

Vedremo quel che succederà: è anche possibile che, a furia di gufare, o forse solo per fisiologiche necessità di rinnovo della rosa, qualcuno effettivamente venga ceduto dietro presentazione di una soddisfacente offerta economica. A quel punto mi aspetto una canea di mani alzate al grido di “ve l’avevamo detto!” sulla scorta delle bombe di calciomercato di Maurizio Mosca: basta dire che tutti vanno e tutti restano, qualcosa lo azzeccherai di sicuro.

E poi mica è vietato venderne uno forte per prenderne un altro altrettanto forte e magari più giovane. Del resto, e per rimanere a Marotta, la Juve ha negli anni rinunciato a Pogba, Tevez, Vidal, Pirlo, Bonucci (per poi riprenderlo), ma in quei casi tutto era parte di un piano ben preciso, operazioni lodate da tutti in maniera compatta e diligente.

Qui, al solito, siamo al si salvi chi può.

Ecco: sarà interessante capire quanto impiegherà Marotta a passare dall’infallibile stratega di mercato ad “azzeccagarbugli succube della proprietà cinese che non lascia fare il suo mestiere a chi è italiano e conosce il mercato come le sue tasche”.

Mettiamoci comodi, lo spettacolo sta per iniziare! (come se fosse mai finito…)

DUR COME ‘L MUR

ATALANTA-INTER 4-1

Che rende un po’ più l’idea rispetto al -pur più poetico- thick as a brick.

E poi siamo pur sempre in terra di magutti e maniscalchi. E’ proprio su uno dei loro celeberrimi manufatti che i nostri amatissimi ieri hanno tirato una craniata micidiale.

90′ minuti di nulla cosmico, con l’Atalanta che veniva giù da tutte le parti. Quattro pere in saccoccia e il nostro portiere che ne sventa almeno altrettante con parate clamorose.

Spalletti, forse per il campo bagnato, propende per i due “grossi” a metacampo, e quindi la zazzera improponibile di Brozovic ha come fidi scudieri Vecino e il bimbo di casa Gagliardini. Dietro, Miranda e non De Vrij, D’Ambrosio e non Vrsaljko. Confermati gli altri.

Partiamo male e proseguiamo malissimo. DAZN si pianta proprio nell’azione che porta al primo gol di Hateboer, e il mio timore scaramantico è tale da fissare inebetito la rotella che gira sul fermo-immagine del cross da sinistra.

Cazz… se è andato in bomba proprio adesso vuoi vedere che è perchè han segnato?

Il tempo di spegni/riaccendi e il sospetto diventa triste realtà.

Ma non è tanto il sifulotto in sè ad essere un problema (fate finta di credermi…): è piuttosto lo stato di morte apparente dei nostri, completamente alla mercè degli avversari, molto di più di quanto mostrato nelle pur tentennanti esibizioni di Champions col Barça.

Per farla breve, nella sintesi di primo tempo quasi finisco le dita delle mani nel contare 5 o 6 occasionissime e altre 3-4 solamente “normali”. Handanovic come detto ci salva in diverse occasioni, Miranda in ribatte in scivolata un tiro a colpo sicuro e Ilicic si traveste da terzino addizionale riuscendo a tirar fuori da mezzo metro a porta vuota.

Mi trovo a concordare con Cravero che dice “Paradossalmente di questo risultato deve essere contenta l’Inter, mentre l’Atalanta ha solo da rammaricarsi“.

La sola cosa su cui posso recriminare è un fuorigioco fischiato a Perisic, lanciato in velocità e fermato dopo che aveva superato il difensore ed era solo davanti al portiere. E’ una questione di principio, ma mi incazzo lo stesso: fallo andare avanti, diobono! Poi, se segna, vai a controllare se il fuorigioco c’era o no.

Guardacaso fanno vedere un solo replay (male allineato, non si capisce una mazza) e poi più nulla, forse travolti dall’andamento a senso unico della partita.

Epperò, a inizio ripresa, il giramento pallico continua, perchè una botta di culo ci porta a pareggiare su rigore con Icardi.

Ci troviamo quindi, senza nemmeno sapere come, ad avver raddrizzato la baracca (sempre per rimanere in termini di piccola impresa edile), e il mio borbottìo si fa spudorato nel mugugnare “vedi che a lasciare andar via Perisiccio facevamo il furto del secolo…“.

Per la cronaca, il rigore arriva da fallo di mano di Mancini su cui è perfino inutile discutere. Come forse già saprete, sono rigori che non fischierei mai (a mezzo metro dall’avversario, con braccio solo un filo largo, de che stiamo a parla’), ma sull’altare del fine supremo arbitrale -la certezza del diritto, la minimizzazione della zona grigia di interpretazione- mi va benissimo che vengano fischiati tutti, a favore o contro.

Tornando alle mie utopiche speranze, nulla di tutto ciò. La partita vive un quarto d’ora di fisiologico equilibrio, nel quale spero che i nostri si sveglino ed inizino a giocare. Oltretutto l’Atalanta perde un altro difensore, Toloi, schierando così l’intero terzetto di panchinari o supposti tali. Ritmi bassi, e la speranza che i Gaspe-boys abbiano finito la benzina si insinua nei meandri di casa…

Ripeto: nulla di tutto ciò. Il succitato quarto d’ora accademico viene fragorosamente interrotto dalla capocciata di Mancini, che riscatta il “mani” di inizio ripresa e inzucca in porta dopo essersi facilmente insinuato tra i nostri lungagnoni in difesa.

Potrebbe finire lì, perchè è chiaro a tutti che i nostri oggi non ci sono. In più, il jolly ce lo siamo già giocati col rigore.

Invece si va avanti, giusto per pigliare un gol in fotocopia buono per assegnare a Djimsiti il Primo Gol in Serie A e per far segnare il golazo al Papu Gomez, un altro che quando vede Inter si trasforma in un razzo missile.

E ADESSO?

Eh, bella domanda…

La partita della minchia doveva arrivare (non datemi del gufo, please: mi sono limitato a constatare il nostro stato di grazia nell’ultimo mese o giù di lì).

Citando il sommo tra i sommi, non c’è niente di male a cadere. E’ sbagliato rimanere a terra.

Il nostro problema è proprio questo. Come reagiranno i nostri alla solita partitaccia dell’anno. Saranno finalmente maturi abbastanza per digerire la sconfitta, farsi un bell’esame di coscienza e riprendere da dove eravamo rimasti?

Sarà invece l’ennesima spirale negativa che butta per aria le fragili certezze acquisite fin qui?

La pausa non aiuta, ed avremo due settimane di tempo per crogiolarci nel nostro dolore, mentre una dozzina di giocatori sarà in giro per il mondo a cercare di non combinare guai.

Alla ripresa si inizia col Frosinone, e poi nell’ordine Tottenham, Roma Juve, PSV e poi Napoli subito dopo Natale.

Lì inizia il vero deserto, e sono cazzi.

LE ALTRE

Vista la giornataccia, va ancora bene. Vero che il Napoli scula una vittoria nella piscina di Marassi, ma se non altro la Lazio non va oltre il pari a Sassuolo e il Milan -come prevedibile- paga dazio contro la Juve, con la chicca dello psicodramma di Higuain.

La Roma vince e recupera tre punti, ma per ora rimane a distanza di sicurezza.

Insomma, cerchiamo di vedere il lato positivo: siamo terzi a tre punti dal Napoli ed altrettanti dalla Lazio (anzi, mezzo di più perchè con loro abbiamo vinto lo scontro diretto).

E’ COMPLOTTO

Non posso non iniziare con un salto indietro di qualche giorno (vedi che dovevo aspettare a scrivere il pezzo sulla Cèmpionz?)

Ecco un sunto tardivo dei travasi di bile seguenti all’ormai iconico gesto:

Tacconi: “Io avrei dato un bel calcio in culo a Mourinho

Perrone: “Sarebbe il caso che qualcuno rifilasse un paio di scapaccioni a Mourinho

Nesti: “Le tre dita le immagino altrove

Per tacere di altre menti eccelse e celebri per la loro obiettività (Roberto Renga, Paola Ferrari).

Non uno che abbia capito -mi si passi il francesismo- che l’ultima cosa da fare quando lo si è preso in quel posto è agitarsi: così si fa il gioco del nemico.

E invece, dopo ormai 8 anni, sono ancora tutti avvelenati con la persona che, in meno di due stagioni, ha fotografato e battezzato la stampa italiana come meglio non avrebbe potuto. Questi, vuoi per coda di paglia, vuoi per rancore, se la sono segnata, ed ogni occasione è buona per minimizzarne meriti e vittorie e speculare su scivoloni e sconfitte.

Non meritevole di altro se non di una segnalazione en passant è la gufata ipocrita e finto-complimentosa del giornalista Sconcertante, che in settimana vergava il suo parere definitivo sulla partita di Bergamo e nel dopo partita era prontissimo a cambiare cavallo, parlando di Inter divorata dall’Atalanta.

Infine, faccio solo un accenno alla serataccia vissuta da Higuain, che non ho visto in diretta (non so mai contro chi tifare quando quelle due lì giocano contro), avendo di contro visto l’andata di Boca-River.

Il Pipita come detto ha sbagliato un rigore e ha poi definitivamente perso la brocca arrivando a farsi espellere nel finale. Umanamente comprensibile, tutti solidali con un signor centravanti che comunque la sua porca figura in una delle Juventus più forti di tutti i tempi l’ha fatta e che si è trovato a dover togliere il disturbo da un giorno all’altro stante l’arrivo del bellissimo e abbronzatissimo CR7.

Visto allora che avere il puntero de corazon, generoso e arrembante, ha anche dei lati negativi? Tutti a criticare Icardi per la freddezza e per l’essenzialità, ma scenate del genere non ne ha mai fatte.

WEST HAM

Insipido pareggio esterno contro l’Huddersfield che ci mantiene nell’altrettanto insipida posizione di metà classifica.

ata int 2018 2019

Quattro fischioni presi, migliore dei nostri. Vedi un po’ come siamo messi…

 

AIUTO. SIAMO FORTI. NO PANIC.

PSV EINDHOVEN-INTER 1-2

Altra vittoria in rimonta, prova di maturità che -se fossimo un’altra squadra- non esiterei a giudicare “definitiva”.

Siamo invece condannati a dare conferme di partita in partita, e purtroppamente è giusto così.

Torniamo a casa dall’Olanda con tre punti di granitica importanza, in primis per la auto-consapevolezza del valore della squadra, e in secundis per la classifica del girone: sei punti di vantaggio sul Tottenham sconfitto a Londra dal Barça.

Volando basso, a mio parere è sugli inglesi che dovremo fare la gara per il passaggio del turno, quindi avere questo vantaggio dopo due sole partite è il meglio che poteva succedere. Tutto molto bene, niente ancora raggiunto.

La partita vede i nostri manovrare come ormai fanno da qualche tempo: palleggio dal basso, concedendo rischi e brividi in qualche disimpegno, ma con poche palle sparate in avanti alla cazzimperio. Non che la cosa mi affascini granchè: continuo a pensare di non avere in squadra Xavi, Iniesta e compagnia, e quindi nel palleggio insistito vedo sempre una quota parte di masturbazione calcistica e di rischio congenito di inciampo nelle primule. Se non altro, come si dice in questi casi, si vede la mano dell’allenatore.

Il primo tempo finisce 1-1, con loro a sfruttare bene una delle due occasioni avute (la terza è gentilmente offerta dalla coppia D’Ambrosio-Handanovic che non si capiscono su una palla strumpallazza). Il vantaggio delle “lampadine” è obiettivamente immeritato, per come l’Inter sta giocando e per le occasioni create: Icardi in tutto il match colpisce di testa tre-quattro volte senza la precisione necessaria per punire il non irreprensibile portiere. In un’altra occasione contende palla al loro stopper per poi servire Vecino che gira al volo alto di poco.

Insomma: giochiamo e creiamo. Di più: continuiamo a giocare e creare anche dopo il loro gol, ed è la cosa che apprezzo maggiormente. L’Inter becca il cazzotto ma rimane in piedi e continua a lavorare. Forse proprio grazie a questa attitudine, a fine tempo il Ninja dopo un paio di tentativi nella mezz’ora precedente, timbra il pareggio con un tiro dal limite dell’area. L’azione è diversa, ma ha qualcosa in comune con il bellissimo balletto concluso da Sneijder in una fredda serata di Kiev nel lontano 2010.

Mi fermo qui coi paragoni per non essere blasfemo…

Segnalo anche un possibile fuorigioco di Icardi in partenza di azione, non visto dal guardalinee e non rivedibile dal VAR, ancora assente in Champions. Non essendoci la controprova, lasciatemi l’illusione di dire che, anche in caso di annullamento per off-side, cazzuti come eravamo avremmo vinto comunque: nonostante quello, nonostante il palo olandese nel secondo tempo, nonostante il giallo ad Handanovic per uscita improvvida (ma non da rosso eh! non diciamo cazzate, caro Ravezzani).

La ripresa -appunto- fa riprendere le cose là dove erano state lasciate. E quindi ridaje con Icardi servito spesso e volentieri in area, con Politano a crescere di livello e Nainggolan a confermare i passi in avanti del suo stato di forma. Dietro De Vrij e Skriniar sono la rappresentazione plastica di ogni prima linea difensiva di qualsiasi sport: qui-non-passa-un-cazzo. Personalmente, uno spettacolo vederli saltare addosso a qualsiasi oggetto semovente e far ripartire l’azione con calma olimpica.

Poi vedi le pagelle della Gazza ed hai la certezza che #ladrogafamale:

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La Gazza in fattanza. Grazie a Il Malpensante per la segnalazione.

Il gol Maurito lo trova forse nell’occasione più improbabile: uno dei pochi lanci dalle retrovie su cui scatta in maniera diligente, con il difensore incollato e il portiere in uscita. Nove volte su dieci lo stopper fa blocco e il purté esce e para: stavolta i due cioccano l’un con l’altro, rischiando di travolgere anche Icardi che, però, resta in piedi, gira intorno e segna a porta vuota.

Due partite due gol per il Capitano. Peccato che in Campionato non abbia ancora segnato! (io sto scherzando, qualcun altro no… see picture for further details)

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CorSport in splendida forma. Grazie a Emanuele Vannucci per la segnalazione.

Piccolo inciso sul nostro: leggo con piacere delle lodi per la prestazione, e concordo sul fatto che abbia partecipato di più all’azione e che soprattutto nel finale sia stato utilissimo nel dare man forte ai compagni.

Lo dico a bassa voce: ha sbagliato una marea di gol, che rimangono il suo core business. Sarò qualunquista, ma preferisco l’Icardi che si estranea dalla partita per mezz’ora ma poi di gol ne fa tre a quello applicato e altruista che fa la spola e si sfianca a cucire giUoco. Ma hanno senz’altro ragione i tènnici e, per una volta che ne parlan bene, lasciamoli cantare.

L’ulteriore godura è vedere Van Bommel, che già maltolleravo da giocatore e che aveva ovviamente ricordato con piacere i suoi trascorsi rossoneri, stralunato a fine partita a rimuginare sulla sconfitta.

Ammetto di essere prevenuto, sugli ex milanisti e sul calcio olandese. Chiaro che di fronte all’evidenza dei fatti sono pronto a cambiare idea: i già citati Sneijder e De Vrij -per rimanere in ambito nerazzurro- sono stati e sono da me apprezzatissimi, ma in generale vedo in loro la stessa spocchia di chi pensa che la loro sia l’unica maniera di fare le cose.

E a me, sta gente, sta sul cazzo. As simple as that. So che lo sapete, ma è bello ribadirlo.

 

LE ALTRE

Dopo millemila anni, tutte e quattro le italiane in Champions vincono: e se Juve e Roma fanno semplicemente il loro dovere, il Napoli batte il Liverpool in quella che, da quel che ho sentito, è stato un partitone.

Chiaro che “Carletto” gode di ottima stampa (meritata peraltro…) e quindi nessuno ne parlerà mai male, ma sentire lo stesso Klopp riconoscere i meriti e la vittoria degli avversari è la miglior conferma di un successo pieno e convincente, aldilà del gol trovato allo scadere.

E’ COMPLOTTO

Mi sposto su questioni extra-Champions e  in pericolosi territori bianconeri.

Strana e sospetta la candidatura di Massimo Moratti alla presidenza della FIGC, proposta da Andrea Agnelli. Per certi versi mi ha ricordato le ultime elezioni a sindaco di Roma, in cui PD e Forza Italia non hanno fatto nulla di più del minimo indispendabile, pur di lasciare la patata bollente all’avversario di turno.

Cara Virginia, sentiti complimenti per la vittoria, e soprattutto… buon lavoro!

Fortunatamente, pare che il Signor Massimo stia andando verso un cortese ma fermo rifiuto e la cosa non può che farmi piacere.

Restando in ambito gobbo, singolare la levata di scudi a difesa di CR7, da giorni al centro di polemiche circa molestie sessuali o addirittura stupri avvenuti anni fa.

Al solito, non discuto il merito della questione (se mai sarà acclarata), quanto l’atteggiamento mediatico: lodevolissimo il garantismo militante di tutto l’ambiente, ma un tweet del genere da parte della Juve è quantomeno inopportuno.

Juve tweet CR7 2

Juve tweet CR7

Grazie a Zer0 TITULI per la segnalazione

Leggiamo bene tra le righe: la sostanza è che, se anche fosse vero (che ha stuprato una donna 10 anni fa! non che ha parcheggiato in divieto di sosta!!), lui è comunque una brava persona e un ottimo professionista, quindi ‘sticazzi.

Faccio la battuta ma nemmeno troppo: certo, se a parlare è il soggetto che patteggia la B ed espone scudetti revocati, non c’è da stupirsi della loro idea di giustizia…

Ma non basta: Report ci annuncia l’arrivo di una bella puntata che rimestola il pentolone -coperto con fretta sospetta- dei morti tra gli ultrà juventini. La puntata dovrebbe andare in onda il 22 Ottobre e vedremo l’effetto che farà.

Da parte juventina ci si affretta a liquidare la cosa come nota e arcinota, faziosa e poco aderente alla realtà.

Il can-can mediatico qua e là fa passare l’idea che tra le cause dell’addio di Marotta ci siano differenze di vedute tra lui e Andrea Agnelli circa la gestione della curva e relative agevolazioni. La mia impressione è che si voglia addossare tutta la responsabilità al Manager in uscita, in modo da rifarsi una verginità accomodata e andare avanti come se niente fosse.

C’era una bellissima battuta di Grillo, quando faceva ridere di mestiere e non come effetto collaterale, che riguardava i riflettenti ottici nei detersivi, usati per dare l’impressione di avere roba pulita mentre in realtà era solo più bianca.

La faccio breve e cito solo la frase finale:

E’ come se tu tieni le mutande sei mesi, poi le levi, ci dai una mano di bianco e dici “Guarda com’è bianca!” E’ bianca sì, ma sotto c’hai dei topi morti lunghi così!

Ecco, in questo caso non è nemmeno bianca, ma bianconera.

Per chiudere in bellezza e leggiadrìa, non posso non segnalare l’esordio del nuovo Monza, sconfitto a Ravenna sotto gli occhi benevoli del Geometra in buona compagnia. Che peccato, non hanno potuto fare il regalo di compleanno al Nostro-Presidente-che-ci-segue-sempre.

Hanno anche cercato di fare il colpo dell’Amore, chiamando Cassano che però -che disdetta- ha cortesemente declinato. Altro regalo mancato. Cribio!

psv int 2018 2019

(Vado matto per i piani ben riusciti) A-Team