I SHOT THE SHERIFF

INTER-SHERIFF 3-1

Oltre che per il ritardo, chiedo scusa per il titolo più banale che poteva uscire dalla penna di un vecchio rocker come me. E non fate i maestrini dicendo che il pezzo è reggae, chè io come tanti altri l’ho scoperto nella versione di Slowhand Clapton.

Comunque, solida e meritata vittoria per i nostri, che segnano tre gol e ne sbagliano una decina di altri, riuscendo nell’impresa di non farmi stare tranquillo nemmeno stavolta.
Inzaghi fa la mossa che avrei fatto domenica prossima contro la Juve, e cioè schierare Dimarco al posto di Bastoni come “braccetto” di sinistra, in modo da sfruttarne la velocità insieme a quella di Perisic a tutta fascia. Il risultato è buono lo stesso, visto che l’italiano ha gamba reattiva e un sinistro che a quelle latitudini non si vedeva da tempo.
Vidal completa la mediana dietro a Brozo e #Baredovesei, e fa la sua porca figura con la ciliegina del gol.
Davanti Lautaro si dimena per 90 minuti senza riuscire a trovare il gol ma muovendosi bene, mentre Dzeko fa la sua miglior partita in maglia nerazzurra, che pure inizia mangiandosi un gol solo davanti al loro portiere, dopo acrobatico suggerimento del Toro.

La girata di sinistro che vale l’1-0 è un trattato plastico di tecnica e equilibrio tra forza e precisione che andrebbe mandato in loop alle scuole calcio di mezzo mondo. Non basta, chè il bosniaco ricama calcio a tutto campo, regala assist ai compagni (vedi Vidal per il secondo gol) e si esibisce in un recupero difensivo da applausi, condito da dribbling di classe in area e ripartenza sul compagno in uscita.
La responsabilità per la seconda e ultima palla sbagliata della partita è solo colpa mia, visto che dico a voce alta “Dzeko sta facendo una partita di un’intelligenza spaventosa” nell’esatto istante in cui toppa un passaggio orizzontale e fa scattare il loro contropiede. Mi perdonerete.

Le note dolenti arrivano da Dumfries, primo a mangiarsi un gol facile-facile e unico a non raggiungere la sufficienza: si riprende giusto nel finale con un paio di giuste imbucate e con l’assist di testa per De Vrij sul gol del 3-1. Per ora è uno splendido quattrocentista coi piedi fucilati. Speriamo che l’autunno lo faccia maturare senza bisogno di metterlo in botti di rovere.

Loro: poca cosa, e senza nemmeno il culo avuto nelle precedenti rocambolesche vittorie. Accettano senza il minimo problema il nostro gioco, rintanandosi e cercando di attivare un contropiede che non è nemmeno velocissimo, e che raramente ci crea problemi.
Handanovic è bravo nel primo tempo a fermare un tiro di sinistro sul suo palo; non altrettanto nella ripresa, quando arriva a fine slancio solo a toccare il pallone calciato su punizione da 30 metri da Thill. Il tiro è bellissimo, ma un gol così entra solo con la fattiva collaborazione del portiere.

Il pareggio poteva giocare brutti scherzi, conoscendo la labile psiche dei nostri, e invece la partita prosegue sulla stessa falsariga, con i ragazzi a ricercare subito il vantaggio e a trovarlo pochi minuti dopo con la già accennata combinazione Dzeko-Vidal. A quel punto sono loro ad accusare la botta, e i nostri trovano il terzo centro con una bella girata di De Vrij, ancora sugli sviluppi di corner, cosa di cui stranamente non ho ancora sentito blaterare. Forse le tante occasioni create – ne ho contate una decina, gol esclusi – hanno tappato sul nascere la bocca ai tanti Luoghi Comuni Maledetti legati alla sterilità della manovra nerazzurra o sull’imprescindibilità dei calci da fermo per sbloccare la partita.

Permalosità a parte, ci rimettiamo in carreggiata nel girone. Niente è ancora fatto, ma toppare mercoledì avrebbe voluto dire salutare la Coppa dopo sole tre partite. The King of Spannometric dice che con due vittorie contro Sheriff e Shakhtar potremmo essere tranquilli anche in caso di sconfitta contro il Real, ma dei miei mi fido ancor meno che degli avversari, quindi testa bassa e pedalare.

LE ALTRE

Non potendo dire che il Milan ha perso #atestaalta, la critica ha legittimamente attinto ai tanti infortunati nella rosa di Pioli, volando alto sull’inconsistenza di Giroud e Ibra e sulla misura della sconfitta, ben più ampia del risicato 1-0 finale, arrivato oltretutto su un’azione più che dubbia del Porto. Al solito, c’è che si spinge oltre, e dall’ottimismo oltrepassa le porte della percezione finendo per sconfinare in un affascinante visione fideistica: per il Milan aver perso tre partite può essere uno stimolo, una spinta. Insomma, meglio così.

La Juve replica le ultime partite fatte di solidità granitica, poche occasioni ed ennesimo 1-0 portato a casa, per la frustrazione dei tanti giochisti e col ghigno beffardo di Allegri. Ribadisco: mi preoccupano assai, e domenica sarebbe proprio i caso di far rifiorire i tanti dubbi che ultimamente hanno convertito in certezze.

Ho invece visto una splendida Atalanta mettere sotto il Manchester United all’Old Trafford per un tempo, e avere ancora un paio di occasioni per fare il terzo gol dopo il pari di Maguire. Poi, come spesso accade in questo mondo crudele, arrivano quelli forti e CR7 vince la partita. Ma la prestazione resta, e la fiducia nel poter passare il turno anche.

E’ COMPLOTTO

Premetto che la mia è una sensazione, non ancora suffragata da evidenze concrete, ma la preferenza attuale riservata all’Inter è a mio parere ancora figlia della “luna di miele” riservata ad Inzaghi in quanto nuovo allenatore. La sconfitta con la Lazio a mio parere era meritevole di maggiori critiche, che invece si sono limitate a bonarie ramanzine sull’importanza di mantenere la concentrazione alta per tutti i 90 minuti.
Pochi sottolineano le tante reti subite e le troppe occasioni non concretizzate: il tutto è coerente con la predilezione per un calcio d’attacco, spensierato e noncurante delle falle difensive, inevitabile lato B di un disco basato su pressing alto e manovre ariose.
E ancora: tutto è accompagnato dalla piacevole inoffensività dell’Inter. Ecco dove arriva il mio sofisticato teorema complottista: ci incitano a continuare così, ci spingono a rimanere inoffensivi, poco pericolosi, comprimari a un banchetto in cui gli ospiti d’onore sono gli altri.

I confronti con l’anno scorso sono volutamente parziali: rispetto a quella di Conte, l’Inter di Inzaghi ha segnato di più e subito di meno. Vero. Non uno però che ricordi la svolta dello scorso campionato, arrivata proprio di questi tempi, dopo la quale la difesa ha chiuso la porta a doppia mandata e Lukaku, Martinez e Hakimi hanno maramaldeggiato nelle aree avversarie.

L’auspicio è che anche l’attuale allenatore trovi il cacciavite giusto per serrare un paio di giunture e dare più equilibrio alla squadra. I punti da recuperare non sono pochi, ma la strada è lunga.
La partita con lo Sheriff potrebbe essere un inizio promettente, a patto di ribadire il concetto già nei prossimi giorni.

“Sempre allegro il Lolli eh?” (cit. dedicata a Brozo)

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