BENVENUTO MISTER

E finalmente, dopo qualche mese, anche Conte ha capito cosa voglia dire essere l’allenatore dell’Inter.

Non vinci? Sei un incapace, e ancor di più la Società che ti ha scelto.

Vinci? sì ma sfruttando cinicamente gli errori degli avversari e speculando sul contropiede.

Per fortuna, il Mister Agghiaggiande non le manda a dire e, dopo aver risposto per le rime a Zazzaroni ed altri nelle scorse settimane, l’altra sera ha riservato lo stesso trattamento a Fabio&Fabio (Caressa e Capello).

Capello ha testualmente detto che l’Inter gioca con la difesa bassa e sfruttando in contropiede gli uno-contro-uno concessi dalle difese avversarie.

Quando Conte ha replicato stizzito, ecco che i due in studio hanno messo una toppa che era peggio del buco, affrettandosi a dire al Mister “no no, non hai sentito tutto il discorso” e aggiungendo di aver fatto riferimento anche al pressing alto che consentiva all’Inter di recuperare palla vicino all’area avversaria. Balle, questo l’ha detto solo Conte, e a ben vedere è l’esatto contrario di quanto sostenuto da Capello (altro che “sto dicendo le stesse cose che dici tu”).

Per essere ancora più chiari: difendi basso? Non fai pressing nella metacampo avversaria ma aspetti sulla tua trequarti, una volta che hai la palla lanci lungo sul centravanti e speri che la butti dentro.

Fai pressing alto? I tuoi centrocampisti vanno alla caccia del pallone fino alla trequarti avversaria, cercando di costringere gli altri all’errore, in modo da recuperare la bocca a trenta metri dalla porta, non a ottanta. In questo caso, peraltro, si inserisce in maniera coerente la critica avanzata da Bergomi e Costacurta, che hanno chiesto a Conte se potessero esserci margini di miglioramento in un paio di transizioni del Napoli che per poco non hanno causato problemi all’Inter. Ecco, Conte in quello è stato chiaro: pressando alti, il rischio che si corre è quello. Se l’avversario riesce a superare la prima linea, ecco che alle spalle c’è un sacco di campo che resta sguarnito, mettendo a rischio la difesa. È il vecchio concetto della coperta corta, che alla fine è anche abbastanza facile da capire.

Ma no, si continua sul vecchio canovaccio: vinci? sì, ma sei solo un’Inter cinica che sfrutta con pochi lampi le prodezze dei suoi campioni.

Ci si mette ancora una volta il Corriere dello Sport a fare la finta vergine, portando l’ipocrisia a nuovi livelli di sofisticazione.

Un pezzo del genere trasuda tutta la malafede di chi lo scrive. Perchè è noto a tutti che la critica è pressocchè unanime nel condannare chiunque giochi in contropiede e osi ritornare al mittente le proposte di bel giUoco e mille passaggetti a tre all’ora. Ma quando, guarda caso, tali critiche sono rivolte all’Inter sotto forma di falso complimento -oltretutto prendendo una cantonata proprio nel merito tecnico della questione- ecco che ci si meraviglia del perchè ci si debba vergognare di un sistema di gioco che tanto ha fatto vincere al calcio italiano.

In altre parole, Conte non si incazza per l’accusa di essere un contropiedista. Si incazza perchè così dicendo si sceglie di ignorare il modo in cui fa giocare la squdra, limitandosi a vedere una parte del quadro e pigliando una cantonata che non fa onore al passato dell’allenatore Capello.

Furbo Zazzaroni a chiamare i mostri sacri a difendere quella che -ribadisco- è una posa posticcia. Che l’immenso Gianni Mura “parteggi” per un calcio essenziale e senza troppi ghirigori è noto, oltre che da me condiviso. Che proprio lui si presti a dar manforte a questa manovra di dissimulazione mi lascia un po’ così, allo stesso modo della sua critica al VAR ed all’eccessivo uso della tecnologia nel calcio.

Ma lui è Gianni Mura e può dire quel che vuole.

Gli altri pure, anche se hanno una credibilità ed un’onestà intellettuale nemmeno paragonabile.

Ad ogni modo, caro Conte, ora hai finalmente capito di cosa noi interisti ci lamentiamo da anni. Ci dai una mano tu a iniziare a rispondere come si deve?

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A DISPETTO DEI SANTI

LAZIO-INTER 2-3

Ci siamo, ‘ngul’attuttiquanti. Ci siamo!

Dopo sei anni vestiamo i panni (divertenti per una notte ma preoccupanti per la nostra reputazione) dell’amico che si presenta alla festa non invitato e già brillo.

Mi ricollego solo un attimo ad una delle mie ultime sbrodole per sottolineare come la strada da percorrere sia lunga, in salita e piena di curve. Nessuno regala un cazzo, a gente come noi, e quindi l’assenza dalla cèmpions per ben sei anni fa passare la nostra qualificazione come un evento, qualcosa di eccezionale e difficilmente ripetibile.

Non siamo mica quelli che hanno il DNA europeo.

E però, con grande scuorno di dotti, medici e sapienti, nell‘Europa che conta ci andiamo noi.

Non ho alcun problema nell’affermare che sui 9 mesi di Campionato, la Lazio avrebbe meritato almeno quanto l’Inter di arrivare quarti, e che ieri sera probabilmente non avrebbe meritato di perdere.

Qualcuno però mi deve spiegare perchè i nostri sostanzialmente si devono scusare per avere impedito all’odioso ma bravissimo Inzaghino di giocare in Champions, mentre tutti concordano sul fatto che la Juve ha meritato perchè pratica e cinica e ha fatto vedere al Napoli che non basta essere belli se non si è anche efficaci.

Potere delle strisce verticali giuste…

Comunque, facendo finta di voler analizzare la partita dell’Olimpico, ho trovato molte similitudini con l’altra trasferta capitolina dei nostri, alla seconda di Campionato. Si era ancora a fine estate e dopo un’ora di dominio giallorosso, i nostri zitti zitti avevano incartato avversario e partita, tornando a casa con tre gol fatti e tre punti in saccoccia.

L’inizio con la Lazio -parlo proprio dei primi 5 minuti- è addirittura incoraggiante, perchè la palla ce l’hanno sempre i nostri. Succede però che dopo la pigliano loro, e cominciano a tirare in porta di continuo e per un po’ ci mettono lì. Icardi ne cicca un paio mica da ridere, Handanovic fa la paratona su Milinkovic-Slavic, ma poco dopo capitoliamo sul gollonzo dell’anno, con Perisic a deviare all’angolino de fazza un tiro che di suo sarebbe terminato dalle parti della bandierina del corner.

”La solita sfiga…i soliti coglionazzi…”

L’ho pensato io, l’abbiamo pensato in tanti.

Però in qualche maniera la rimettiamo in piedi: D’Ambrosio il più bello del reame si inventa una girata da serpentone e timbra il pari dopo la mezz’ora del primo tempo.

Meno male, mi dico, perchè Maurito stasera sembra lì di passaggio…

Il pari ci ingolosisce, e sugli sviluppi di un corner Brozo sbaglia l’anticipo su Lulic e Andrerson che vanno via in esemplare contropiede. L’azione è rapida, ficcante, letale per i nostri, ma talmente spettacolare da sperare di vederla proiettata ad un pubblico di pallettari zonaroli maledetti, accomodati in ginocchio sui ceci al grido di “per me il Tiki Taka è una cagata pazzesca!”.

Magra consolazione, aver incassato quel popo’ di gol… Siamo sotto di uno e tocca farne due. In 45 minuti. Con i nostri che sembrano giocare in ciabatte e con la cispa negli occhi.

Quelli là però han giocato un primo tempo da urlo, e perdipiù non hanno nella gestione la loro miglior qualità. Ecco che quindi nella ripresa finiscono presto la benzina e di fatto Handanovic non deve compiere interventi significativi.

Davanti continuiamo a combinare pochino, e Spalletti cerca di porre rimedio piazzando prima Eder e poi Karamoh, procedendo a passi sempre più convinti allo schema “avanti tutta che ormai non c’è più niente da perdere”.

Milinkovic-Savic rischia il “mani” in area e Rocchi difatti in un primo tempo lo fischia anche, corretto poi dal VAR, con Sky a credergli sulla fiducia, visto che si guardano bene dal farci rivedere l’azione con la solita quarantina di camere esclusive di ‘sta minchia.

L’ingresso di Eder porta almeno un po’ di vivacità dalle parti di Icardi, e l’italo brasiliano è bravo e veloce a servire il compagno in piena area. Ottimo il controllo di prima di Maurito che viene falciato in piena area da De Vrij, sulla cui partita tornerò a breve.

Se già avevo pregato i miei santi di non far tirare il rigore al nostro Capitano nei 30 secondi del rigore-non rigore di Milinkovic-Savic, a maggior ragione incrocio l’incrociabile nel vedere Icardi sul dischetto.

Il ragazzo però ha sangue freddo e, dopo essercelo conquistato, il rigore lo trasforma anche.

2-2 e una manciata di minuti da giocare. Che probabilmente sarebbero trascorsi invano -chi può dirlo- ma che il capitano laziale Lulic decide di rendere assai più frizzanti beccandosi un secondo giallo tanto palese quanto insensato.

In due minuti la Lazio prende un gol e perde un uomo. I nostri capiscono che “it’s now or never”.

E sul corner che Brozo batte pochi minuti dopo Vecino è lesto a svettare sul primo palo e girare sul palo lungo, finendo biotto sotto la curva a esultare come l’occasione richiede.

La mia stabilità mentale riesce solo a farmi pensare “Non dirmi che era già ammonito che adesso lo sbattono fuori e ci pigliamo il cetriolo nel recupero…”.

Invece il ragazzo era incensurato, e il giallo da spogliarello post-gol non ha ulteriori conseguenze.

I minuti che mancano passano addirittura senza grossi patemi, con i laziali comprensibilmente stato shock per quanto accaduto.

E’ finita. Abbiamo vinto. Siamo in Champions.

Tutto il resto è un unico mormorìo di sottofondo, fatto di “però tre gol su calcio piazzato, però la Lazio, però l’Inter”.

Ma ci siamo abituati, da sempre, e sotto sotto ci fa anche piacere.

Oltretutto, siamo tornati a farci criticare quando vinciamo, che è leggermente meglio di pigliare mazzate dalla critica quando già le hai prese in campo.

E’ COMPLOTTO

Come detto, assisto tra il divertito e lo schifato allo schieramento dei rosiconi che dichiarano apertamente e senza farsi alcun problema “di aver tifato Lazio perchè giuoca meglio”. Caro Arrigo Sacchi dei miei coglioni: i danni che hai fatto al calcio non saranno mai abbastanza riconosciuti. Dovrei perdonarti, specie in serate come queste, eppure il tuo ottuso oltranzismo lo trovo intollerabile come ogni altro giorno.  E ti va bene che a sentire i tuoi sproloqui ci fosse Handanovic e non il nostro Mister, altrimenti sì che mi sarei messo comodo a sentire la sua replica.

Ma il Mister corto umile intenso non è certo il solo a mostrare il suo disappunto.

Al Club, su Sky, tutti più o meno riconoscono i meriti degli aquilotti romani, con punte di logica e di prevedibile faziosità (ogni riferimento a Massimo Mauro è puramente voluto). Poi è il turno del Cuchu, che come al solito sale in cattedra e ammutolisce i presenti.

Certe volte le vittorie come questa, ottenute con il cuore, per i giocatori sono più importanti di altre vittorie magari conquistate con il gioco. L’auspicio per l’Inter è che questo possa essere un punto di partenza e non di arrivo”.

Sipario.

Di lì a poco Caressa informa che Spalletti non parlerà, ma che avranno ospite Mauro Icardi, chiosando con un “va bene lo stesso”. Il calabrese cantilenante non ce la fa a non esprimere il suo parere illuminato e dice “no non va bene io volevo Spalletti”.

E guarda caso, la sola cosa che la sua mente semplice riesce a fare nel corso dell’intervista al neo capocannoniere della Serie A e Capitano della squadra che ha appena conquistato l’accesso alla Champions dopo sei anni, è chiedere “ma allora è vero che te ne vai?”.

Come dico spesso, il problema non è lui in sè: lui è così, se fosse un po’ più intelligente direi che recita una parte, ma credo che ci sia, non ci faccia. Il problema è rovinare una trasmissione che -nonostante Caressa- spesso ha ospiti e spunti interessanti con un soggetto che è lì per fare una cosa sola (parlar male del VAR e di tutti quelli che -chissà come mai- vogliono un controllo maggiore sulle decisioni arbitrali), senza nemmeno avere l’onestà di dire “oh io tifo Juve, e da tifoso voglio che la mia squadra vinca il più possibile, e questo è più facile se gli arbitri non sono aiutati dall’esterno”.

Tornando al post Lazio Inter, curioso come da parte di tanti si voglia cercare a tutti i costi un “caso De Vrij” (benvenuto in nerazzurro ragazzo, dovrai farci l’abitudine) per quello che è stato l’unico errore della sua partita, e soprattutto un intervento che qualsiasi difensore al suo posto avrebbe fatto.

No. La vulgata popolare è che l’Inter l’ha sfangata solo per colpa del difensore olandese, non ad esempio perchè il suo Capitano ha avuto la brillante idea di falciare Brozovic a metà campo sotto il naso dell’arbitro.

Ma mentirei se dicessi di essere sorpreso.

Per il resto, il Milan centra il sesto posto (come l’anno scorso) avendo conquistato ben un punto in più della scorsa stagione, nonostante i 230 milioni spesi in estate che dovevano garantire la zona Champions saggiamente abbandonata da Gattuso ben prima che dalla stampa di regime, irriducibile nel coro “dai che li prendete!”.

L’ultimo esempio è lo screenshot seguente, accompagnato dalle ultime righe di Garlando sull’edizione cartacea di oggi.

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E’ l’Inter ad essere in Champions, ma siccome il Milan è in Europa League facciamo un pacchetto unico e diciamo che Milano è di nuovo in Europa e in città si sentirà ancora la amata musichetta.

Chissene se la Champions la faremo noi, e che i cugini si accomoderanno nuovamente nell’Europa di Serie B.

NON HO CAMBIATO IDEA

Ho scritto il pezzo avendo in sottofondo la partita di addio di Pirlo, su cui mi ero dilungato ultimamente.

Ad un certo punto sento distintamente il trisillabo “Zanetti” riverberare in salotto dalla tele, e la mugliera inizia a pungolare il mio irriducibile complottiamo.

Ah quindi Zanetti l’ha invitato… tu che dicevi che non aveva invitato nessuno dell’Inter. Invece c’è lui, c’è Materazzi, e poi scusa ci sono anche altri che hanno giocato nell’Inter…”.

No, cara. No. Ho ragione io. Qui c’era la lista degli invitati e -cazzo- il nome di Zanna qui non c’era. E poi non recriminavo sull’assenza di giocatori che avessero vestito la maglia interista. Rivendicavo (tra polemica rimostranza ed orgogliosa constatazione) l’ assenza di “interisti”, che se permetti è una cosa diversa. Vieri (che pure ho amato) ha giocato 6 anni e fatto 100 gol in nerazzurro, ma non è “interista”. Non lo è cubetto d’oro Ventola, non lo è Seedorf nè Favalli nè Simic nè Cassano. Con tutto il rispetto. E’ un’altra cosa.

Non c’erano i miei idoli e di ciò davvero son contento.

Tornando a Zanetti: il fatto che sia andato, non solo non mi ha fatto piacere in sè (vederlo in mezzo alla pletorica grande famiglia rossobianconera mi ha dato problemi di digestione), ma è anche offensivo per l’argentino.

Ma come: viene strombazzata ai quattro venti la presenza di campionissimi quali Kakhaber Kaladze, Daniele Bonera o Serginho dei miei coglioni, e Zanetti non lo nomini nemmeno, facendolo arrivare alla fin come un imbucato?

Disgusto puro, superato solo da due passaggi della trascurabile passerella di campioni o pseudo tali.

Infantile ai limiti dell’imbarazzante Pippo Inzaghi che, avendo segnato una tripletta nel 7-7 finale, al fischio di chiusura insegue i raccattapalle per farsi consegnare il pallone, come è uso fare nelle partite di campionato per chi segna tre gol.

Un minorato mentale, non ci sono altre definizioni.

Da buon ultimo, mancava da un po’ di tempo il riferimento a Dida (o Gigia, come lo chiamava Caressa). Il prode Marco Cattaneo riesce quasi -quasi- a far imbarazzare anche i colleghi allorquando dice “possiamo dire che per un paio d’anni Dida è stato tra i migliori portieri….” e tutti “Sì sì in quei due anni sì…” e lui “della storia del calcio?” con gli altri a chiedere, tra l’incredulo e l’imbarazzato per interposta persona “Ah addirittura della storia del calcio???”.

Parliamo di quel Dida lì. Proprio lui.

Disgusto e raccapriccio. Un‘infornata di Milan berlusconiano che in un attimo mi ha fatto risalire l’orticaria a livelli non più percepiti da una decina d’anni a questa parte.

Il ribrezzo nel vedere mezzi giocatori come Brocchi, Serginho, Kaladze, Dida, forse è addirittura superiore a quella che provo quando in tele passano i vari Sheva, Inzaghi, Pirlo etc. Questi li ho maltollerati, ma almeno erano forti. Gli altri erano dei pipponi inverecondi, ma bastava indossare la divisa giusta per essere glorificati ben oltre i propri meriti.

Vi rendete conto che il popolino è convinto che Cafù sia stato più forte di Maicon e Dida migliore di Julio Cesar?

Ah già, loro hanno il DNA della Champions, ma bontà loro faranno l’Europa League.

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ABBASTA

INTER-LAZIO 0-0

Il titolo fa il verso alla voce del verbo abbastare, nella sua terza singolare presente indicativo assai usata nell’entroterra laziale, feudo di aquilotti.

La locuzione -ritengo- fotografa alla perfezione lo stato psico-fisico dell’amata squadretta e saluta con favore l’imminente pausa natalizia che in realtà non ci sarà, stante l’incombenza del prossimo turno previsto per il fine settimana.

Morale, per come siamo messi, e per come la Lazio arrivava a questo scontro, è andata bene così.

Non ho visto una sola immagine, essendo stato vittima di un viaggio fantozziano che ci ha visto arrivare stremati a destinazione dopo 10 ore di viaggio (necessarie per coprire meno di 400 km, ma questa ve la racconto un’altra volta) eppure, pur senza essere confortato dai riflessi filmati, mi sono fatto il mio cinema sulla partita.

Una squadra -noi- in chiara difficoltà sia fisica che tattica. L’altra -loro- che continua a macinare calcio e si presenta giustamente convinta di poter portare a casa la vittoria.

Quindi: abbasta. Accontentiamoci e scavalliamo l’anno solare ancora terzi, stante il graditissimo pari interno della Roma contro quel Sassuolo che solo pochi giorni fa ci aveva beffato.

Ho letto (ma non visto, ripeto) di gol mangiati da Felipe Anderson e forse Immobile, così come di grandi parate di Strakosha su Perisic e Borja Valero.

Ho altresì letto del rigore prima dato e poi tolto alla Lazio, su cui ovviamente non posso esimermi dal soffermarmi. Non prima di aver fatto un breve

QUADRO DELLA SITUAZIONE

Lo Zio Bergomi, aldilà di un atteggiamento eccessivamente assertivo nei confronti del suo compare (#sìfabio #certofabio), ha spesso ragione quando parla di calcio, non solo di Inter. Molti, soprattutto tra noi nerazzurri, lo criticano perchè sostanzialmente non fa il tifoso. Io invece lo apprezzo. Avendo sempre disprezzato l’apparente imparzialità dei vari Caressa, Mauro, Cerqueti, Piccinini e via dicendo, l’ultima cosa che mi auguro è di avere un analogo finto neutrale che dissimuli imparzialità facendo in realtà il tifo per i nostri.

Lo Zio non si nasconde dietro un dito: c’ha giocato 20 anni con quella maglia, non potrà mai essere imparziale. Ma onesto intellettualmente, quello sempre.

Ecco perchè ho particolarmente apprezzato un suo commento post Derby di Coppa Italia, in cui ha tirato fuori uno dei pochi luoghi comuni del mondo del calcio che mi sento di sottoscrivere: “le idee, nel calcio, invecchiano presto”. Questo, applicato ai cazzacci di casa nostra, vuol dire che l’Inter, finchè sorretta da una buona forma psico-fisica, ha goduto i frutti di quegli stessi schemi che ora ne costituiscono la principale zavorra. Il giro palla a liberare Candreva o Perisic che a loro volta cercano Icardi in del mezz non è giusta o sbagliata in sè; ha però bisogno di essere usata insieme ad altri strumenti, pena diventare prevedibile e quindi inefficace.

Largo quindi ai piani B, C, D, chi più ne ha più ne metta. E’ possibile che non ci sia uno dei centrocampisti che voglia provare il tiro da fuori? Perchè non usare Icardi come vero centroboa e provare il triangolo e la percussione centrale che porta un cazzo dí Brozovic qualunque in area palla al piede? E’ ipotizzabile l’impiego di Cancelo nel ruolo di Candreva, col romano ad agire più centrale? Cristo, ha fatto 10 gol all’anno nella Lazio, da noi non lo fanno mai tirare…

Boh, sono idee buttate lì dall’ultimo pirla che passa per strada, mi auguro bene che Spalletti e la società affrontino l’argomento con un pocolino di professionalità in più.

Vi svelo ciò che dovrebbe essere ovvio: posto che nessuno dei nostri tira da fuori o cerca l’imbucata centrale per il semplice motivo che l’è no il so’ meste’, urge volontario che cacci il grano per comprare uno-due giocatori al mercato di Gennaio.

Io da tempo ho dato la mia preferenza a Verdi del Bologna, capace di giocare in qualunque dei tre ruoli dietro a Icardi. Ma a ‘sto punto anche un Pastore o un Mikhitarian o come cacchio si scrive mi vanno bene: il primo non lo vedo giocare dai tempi del Palermo, il secondo non ho la minima idea di chi cazzo sia, ma vado sulla fiducia: non possono essere peggio della situazione attuale del nostro centrocampo.

Anche dietro siamo messi malaccio, con Miranda e D’Ambrosio ai box per qualche settimana. Skriniar e Ranocchia al momento reggono l’urto ma la coperta dietro, già corta di suo, rischia ora di lasciare fuori i piedi perfino al nano Tatu di Fantasilandia.

Tutto ciò premesso, chiudiamo il girone d’andata terzi e con 41 punti, avendo sostanzialmente smesso di fare il nostro calcio da un mesetto. Con ciò intendo dire, se mi si passa il paradosso, che c’è quasi da essere più contenti di un terzo posto in queste condizioni che del primo posto di fine Novembre con l’allineamento dei pianeti che ci girava a favore. Torno a ribadire che Juve e Napoli si giocheranno lo scudetto e che il nostro Campionato sarà segnato da un imperativo che tanto piacerebbe ai leghisti d’antan: noi prima di Roma.

DERBY DI COPPA

Mi son girati i coglioni a uscire contro i cuginastri. Mi gira perdere in amichevole con quelli là, figuriamoci una pur bistrattata Coppa Italia.

Come spesso accade quando si parla di quelli là, ci sono però cose che mi danno ancor più fastidio del risultato.  Anzitutto, come abbonato RAI vorrei partisse una cazzo di class action per avere un ricambio generazionale di commentatori.

Settore l’ha riassunta bene e merita 7 minuti del vostro tempo.

Cerqueti è uno dei tanti che ho fieramente disprezzato, alfiere del mantra “Inter cinica” e sempre pronto a minimizzare i meriti e ingigantire i difetti. Curioso poi che sia l’unico in Italia a pronunciare Perisic “Periscic”. Immagino sia la pronuncia corretta ma, come dire, la accetto se parla uno slavo, mica uno del Quadraro (con tutto il rispetto). Se mi dava sul belino Caressa che diceva “SSSanetti e SSSamorano”, immaginate le Madonne che gli ho tirato quando l’ho sentito pronunciare Rodríguez con la U ben udibile.

In bonza totale poi quando, ricordando i precedenti di Gattuso nei derby di quest’anno, ha informato che quello giocato da allenatore della Primavera rossonera l’aveva visto vincitore per 3-0. “Ah no, scusate, era finita 3-0 per l’Inter”. Oppure quando ha tessuto le lodi di Antonio Donnarumma in occasione di una bella e spettacolare parata di Handanovic. Qui non è questione di complotto, di malafede o altro. E’ semplicemente che il ragazzo è cotto, e ogni volta che sento le telecronache sulla RAI mi sembra di esser fermi a Gianni Vasino e Franco Zuccalà…

Ma si può usare ancora oggi una frase del tipo “a beneficio di quanti si siano messi solo ora alla visione, vi informiamo che l’Inter attacca da sinistra a destra”?

Intollerabile, così come da orticaria pura, e figlia in linea diretta del puro berlusconismo mediatico, è stata l’elegia di Donnarumma Antonio, chiaramente assurto ad eroe della partita.

Non sarebbe cambiato niente: il Milan ha vinto senza rubare nulla un Derby contro una squadra che, quest’anno, è decisamente più forte, e quindi va elogiato ancor di più per questo. Che bisogno c’è di inventarsi il fatto che il terzo portiere più pagato del West sia stato il migliore in campo? Gli ha detto culo che Ranocchia fosse in fuorigioco, perchè un autogol di tacco nel Derby non si era mai visto e lo avrebbe perseguitato per il resto dei suoi giorni ben più del milione all’anno che guadagna a sbafo. Per non parlare poi della parata involontaria sull’esecrando Joao Mario che da due metri lo centra in pieno: mi scuso con tutti voi per il turpiloquio che sarà giunto anche nelle vostre case, proveniente dritto-dritto dal salotto di casa mia, ma onestamente parlando vedo tutti i torti del nostro in quella giocata e tutto il culo del fortunato che passava di lì per caso ed è stato centrato in pieno dalla fortuna.

Nossignore: Antonio esce abbracciato al fratello, uniti come una famiglia, entrambi tifosi rossoneri fin da bambino, disposti a ridurs…. ah no, questa no.

A contorno, 7+ a Cutrone per aver imparato a memoria la filastrocca di cui sopra nell’intervista del dopo gara.

Bravi, siete una squadra senza capo nè coda e ciononostante ci avete battuti. Bravi, lo dico davvero.

Ma continuate a meritarvi tutto il mio disprezzo.

E’ COMPLOTTO

Se vi fa sentire meglio, non siete i soli, a meritarlo.

Leggete questo e saprete come la penso su Simone Inzaghi come persona.

Anzi, non ho bisogno del pur inappuntabile pezzo de IlMalpensante per avere un opinione sul suddetto personaggio, che ricordo nelle mie preghiere della sera fin dalla stagione 1999/2000.

Linko il video, visto che l’immagine -che pure ho stampata in testa in maniera indelebile- su Google non l’ho trovata. Vi do una mano, voi lavorate di fantasia: siamo agli ultimi secondi del filmato, quelli che precedono il 2-2 finale di Pancaro (Dio bono, quanto odio pure per il nasone calabro…): Inzaghino sostanzialmente corre fino a centrare in pieno Peruzzi (Dio bono, avevamo Peruzzi in porta voluto da “Carta Bianca” Lippi al posto di Pagliuca…): il cinghialone resta a terra e Inzaghino protende le due braccia davanti a sé con lo sguardo da invasato che solo i fratelli Inzaghi sanno avere, come a dire al compagno “va’ che bello, ti ho pure steso il portiere, tira cazzo che la porta è vuota!!”.

Ora, uno così, che ha passato la vita come il fratello a speculare su centimetri di fuorigioco, con piedi se possibile ancor più scarsi di quelli di Superpippa senza averne nemmeno la metà del senso del gol, uno che -come il fratello- ha simulato in lungo e in largo su tutti i campi d’Europa (ask Jaap Stam for references), che senso dell’etica sportiva volete che abbia?

Poi, per carità, come allenatore sta facendo meraviglie, ma lamentarsi del fatto che il VAR ha cancellato un evidente errore di Rocchi (il figlio di un cane, nel dubbio il rigore contro ce l’aveva fischiato…) è davvero il massimo dell’antisportività.

Sintomatico che perfino la Gazza abbia sentito l’esigenza di dedicare questa chiamata del VAR a tutti quelli che rimpiangono i vecchi tempi, la poesia dell’errore arbitrale e cagate del genere.

Noi rimaniamo nel nostro e ricompattiamo le truppe. La battaglia -sportiva e mediatica- è arrivata solo alla metà del suo svolgimento.

WEST HAM

Il periodo è quello che è: dopo aver perso in casa col Newcastle e preso un punto a Bournemouth, frutto di un rocambolesco 3-3, la classifica brilla in tutta la sua pericolosità, lasciandoci con la melma -per non dir di peggio- fino al mento.

Inevitabile la citazione che chiudeva la simpatica barzelletta: “Oh mi raccomando, non fate l’onda”.

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SCUSATE, RIDO TROPPO: NON MI VIENE IL TITOLO

INTER-CHIEVO 5-0

Una dimostrazione di forza come da tempo non se ne vedevano in casa nerazzurra.

Di culo, ho anche la fortuna di goderne dal vivo: primo anello verde con il Signor Padre, come non succedeva da tempo, e la coppia del gol -un poco arrugginita ma rodata negli anni- non delude!

La squadra è come previsto alquanto rivista, con il redivivo Ranocchia in difesa e la coppia Brozo-Joao Mario a completare con Borja il trio di centrocampisti pensanti o supposti tali.

Iniziamo col caso-Ranocchia: il ragazzo non può non suscitare simpatia, grande talento alla perenne ricerca di continuità, con l’ulteriore aggravante di non poter nemmeno incolpare il carattere bizzoso e la testa calda: il nostro è semplicemente un bravo ragazzo, senza la grinta e l’ignoranza necessaria per esserer un grande calciatore.

Beh, detto questo la prima palla che tocca scheggia la traversa su corner, e San Siro ruggisce manco avesse segnato in rovesciata.

Bravo Andrea! Grande Ranocchia! Nazionale! Mica quel pirla di Bonucci! Pallone d’Oro!

Il tutto -ne sono sicuro- dalle stesse menti illuminate che gli bestemmiavano i cugini fino a ieri.

Ad ogni modo, l’andazzo ieri era tipo Gabigol: piglia palla, fa un passaggetto di tre metri col piattone e vien giù lo stadio dagli applausi.

Stessa cosa o quasi anche per Santon, e tutta la mia acrimonia ha dovuto cedere davanti ad una partita gagliarda, addirittura impreziosita da un paio di tocchi col sinistro, forse proprio per smentirmi.

Intendiamoci: non sarò mai uno di quelli che, pur di sentirsi dar ragione, si augura di veder sbagliare il calciatore da lui criticato. Se Santon da domani si svegliasse Andy Brehme con 25 anni di meno sarei strafelice di essermi sbagliato fino ad oggi.

Detto ciò, non posso che augurare la stessa cosa a Joao Mario (scelga lui in chi reincarnarsi). In realtà non l’ho mai disprezzato più di tanto, ma vederlo prendersi i meritati fischi in una giornata di assoluta gloria per tutti non è roba da poco. Preoccupante la sufficienza, la lentezza e l’imprecisione al tiro mostrate lungo tutti i 90 minuti, ancor di più se messo a confronto con un Brozovic grintoso e concreto come nei giorni belli.

Il Club dei filosofi sulle gradinate ne ha anche per lui, chè non c’è cosa più bella che insultare un tuo giocatore proprio quando gioca bene:

“Uééé Brooozooo! Vadavialcù! Incoeu t’e ghet voeuja de giugà eh? Malnatt!”*

 * “Heylà Signor Brozovic, vada a vendere il suo deretano, oggi pare ella abbia desiderio di giUocare eh? Maledetto!

Saltabeccando sui 90 minuti di partita (recupero escluso, il pericolo tangenziale mi ha fatto perdere il quinto gol) posso dire che Handanovic si è comunque guadagnato la pagnotta con una parata non da poco sullo 0-0, che il Chievo ha fatto ben poco, regalando almeno due gol su palle insensate perse a metacampo, che finalmente Sorrentino ha evitato di fare la partita della vita contro i nostri, uscendo dal campo con almeno un gol sulla coscienza (il primo), che Icardi per una volta ne fa uno solo (vediamo se saranno contenti quelli del “eh segna tanto ma sono mal distribuiti“) e che Perisic si merita tutti gli applausi presi per i tre gol segnati, ed un tributo in più per la foto del giorno (v. infra).

Aggiungo due note, entrambe assai liete: la prima è l’azione del gol di Skriniar, di una bellezza epocale che, se il paragone non è blasfemo, ricorda per certi versi il 2-0 di Del Piero contro la Germania nel 2006 (mancava solo il paradigmatico insulto alla bambina al minuto 0.25 di questo imprescindibile link). La differenza è che qui Skriniar fa le veci tanto del Pinturicchio che finalizza quanto del Cànnavaro (l’accento è cit.) che interrompe l’attacco avversario e fa ripartire l’azione.

Il gol più bello della giornata, altro che balle.

La seconda nota lieta è per Candreva, che già avevo avuto modo di apprezzare in settimana tramite le sapienti parole di Settore. Non è così frequente trovare una brava persona che sia anche un ottimo calciatore, ma in questo caso abbiamo il caso emblematico.

Dopo la succitata azione mariana (indovinate chi fa il cross per la capoccia di Skriniar?), VotAntonio vuole segnare a tutti i costi: inizia a tirare non appena ne ha la possibilità, lasciando qualche volta Icardi e Perisic a bocca asciutta.

Fa poi ridere mezza tribuna quando, nasando aria di sostituzione, fa battere in fretta e furia una rimessa laterale ritardando l’ingresso di Karamoh e sgraffignando qualche altro attimo di partita. Il cambio peraltro arriva puntuale un minuto dopo col nostro in procinto di battere l’ennesimo angolo. Lui sa di dover uscire ma va comunque verso la bandierina e tutto il settore lì sopra si alza per tributargli il giusto plauso. A mio parere tra i migliori, e per una volta spero che il filosofo della fila dietro abbia ragione: “Vài Candreva che il gol lo fai contro la Juve orcod….!!” (il porcone a supporto ha ovviamente pura funzione semantica rafforzativa).

Sabato infatti c’è la Juve, e sono cazzi (cit.) (Se non la cogliete vi mando a Erfoud “col camion, col pullman…” ). Però intanto siamo in testa. Da soli. E non è poco.

Spalletti dice che l’unica sua certezza è che non tornerà più l’Inter stenterella e tentennina degli anni scorsi. Forse è ancora nuovo di queste parti e non sa quali e quante risorse abbia l’universo interista per farsi male da solo.

Però più passa il tempo più mi fido di questo strano personaggio.

LE ALTRE

Il problema grosso è che la Juve ha vinto a Napoli. Speravo in Insigne e compagni, per spedire la Juve tre punti più giù, anche in vista del nostro prossimo scontro diretto. Invece Allegri -diciamolo- ha impartito una gran lezione a Sarri, imprigionato nei suoi stessi pregi, impossibilitato a cambiare spartito stante la oggettiva assenza di alternative in panca. Chapeau a Barzagli, Chiellini e compagni per aver neutralizato i frizzi e lazzi dei tre nanerottoli napoletani.

Complimenti a Higuain, che decide la partita e risponde in maniera più che comprensibile a tutti i fischi e gli insulti subiti da due anni a questa parte.

Arrivo quasi (quasi) a compiacermi nell’ascoltare il silenzio tombale di tutte le groupies del bel giUoco, attonite nel vedere ancora una volta come non esista IL modo di giocare a calcio e quanto sia importante poter variare sistema di gioco in funzione dell’avversario.

La Roma non fatica a regolare la SPAL, beneficiando oltretutto di 80 minuti giocati in 11 contro 10. Più ostica -e quindi meritevole di complimenti- la vittoria della Lazio, che nel finale ribalta il risultato e costringe la Samp al primo stop interno stagionale.

L’ho presa larga, perchè ora arriviamo al dolce, ma indugio ancora un po’ raccontando del tragitto dalla macchina all’ingresso di San Siro.

La trasumanza ci vede preceduti da un energumeno che indossa la maglia dell’anno santo 2009/2010 sopra la giacca a vento (l’avrà presa di tre taglie più della sua…). Il tipo sta ascoltando la radiolina, come ai bei tempi, e pascola verso lo stadio col compagno di ventura.

Il nostro bofonchia a mezza voce, forse ripetendo quel che dicono alla radio:

(immaginate il soliloquio che segue disseminato di parolacce e improperi a piacere):

“…Ultimo pallone, è il 95’…

…Bri…gno…sale anche Bru…gnoli… ah beh cazzo sale anche Brignoli.. a posto siamo…

…Ma chi cazzo è Brignoli? parte il cross… Brignoli? Ma chi cazz… BRIGNOOOOLIIII!”

La cosa bella è che lo guardiamo tutti credendo che sia un mitomane: i più ottimisti (quorum ego) semplicemente spolliciano un “refresh” su gazzetta.it, come puro atto di fede.

E invece è proprio l’imponente San Siro davanti a noi a confermare la lieta novella, esplodendo in un boato ben più forte di tanti altri sentiti nei 90 minuti successivi.

Non è un caso se uno dei cori della domenica nerazzurra sia stato, sulla soave musica de La Stangata,Gennarino Gattuso Alé“.

Siamo gente semplice, ci accontentiamo di poco.

 

PIERCRISI MILAN

Cominciamo con quel briciolo di onestà intellettuale che mi è rimasta, dicendo che –minchia– quando deve andare storta va proprio storta!

Ovvio che al pareggio dell’ex Primavera nerazzurro Puskas la mia schiena sia stata attraversata da un fremito di goduria, ma nemmeno il più catastrofista dei gufi poteva immaginare una tempesta perfetta di tal genere. A colori invertiti, mi sono passati davanti agli occhi le facce di Goitom, Simone Del Nero ed Ennyinnaya che tante volte ho maledetto.

Se non altro non erano portieri.

Curioso come i cugini, guardando in casa nostra quasi come degli stalker e attingendo al nostro organigramma a piene mani, non abbiano fatto tesoro di uno dei più gravi difetti mostrati dalle varie dirigenze nerazzurre nel corso dei decenni: il cambiare le cose in corsa, alternando coperchi sempre nuovi per pentole sempre uguali.

Detto che Ringhio mi sta assai più simpatico del sorridente e supponente Montella, mi chiedo quale sia la ratio di un cambio del genere, oltretutto alla vigilia di un filotto di partite sulla carta abbordabili (poi chiaro, c’è sempre l’incognita Brignoli he he he…).

Per una volta anche la stampa è stata meno benevola del solito. Sentendo la radio, i commenti sul 2-1 per il Milan erano quelli di una partita già finita, all’insegna del “bene i tre punti ma Gattuso avrà tanto da lavorare… Il Benevento poverino è davvero troppo poco per questa Serie A“.

Mettiamola così: c’è voluto Brignoli per restituire alla sua oggettiva realtà di cagata sesquipedale il cambio in panchina rossonero. Soprattutto, c’è voluto il bislacco pareggio per far capire quanto raffazzonata e qualunquista sia la strategia di Fassone e Mirabelli (altro che manager 4.0 de noantri…). E sì che questa dovrebbe essere la parte “pensante” e “esperta”, che guida la proprietà cinese, a digiuno di football, nei meandri del calcio italico.

Sit back and enjoy the show, ladies and gentelmen.

E’ COMPLOTTO

Qualche pillola di simpatia all’insegna del Same but Different.

Partiamo dal buon Caressa, sempre pronto a vaticinare di sfighe in vista per l’Inter prima di domenica, e in buona compagnia nell’ammonire di un Chievo tutt’altro che ostacolo agevole per l’Inter. Ieri sera mancava poco che dicesse “vabbeh così son buoni tutti, Sorrentino ne ha combinate de ogni e il centrocampo del Chievo era inesistente“.

Curioso poi come, a fronte di un atteggiamento così accorto e prudente quando le partite da giocare sono dell’Inter, si faccia a gara a chi fa prima ad assegnare tre punti a Roma e Lazio per le due partite che devono recuperare.

La butto lì: l’Inter è prima da sola, dopo due anni (da sola dopo due anni, chè in testa, seppur in cattiva compagnia, ci siamo stati più volte in questo inizio di campionato), e quindi l’hashtag è #sonotutteinduepunti. Roma e Lazio devono recuperare la loro partita ormai da mesi, epperò proprio ieri si è tornati a fare questo insulso giochino.

Ma va bene così, anzi…

Potrei citare il topos letterario del rumore dei nemici, ma la verità è che preferisco citare mio padre quando, anno del Signore 1988/1989, sentiva parlare i vari Pistocchi e Pellegatti di 4-4-2, corti-umili-intensi e calciospettacolo dicendo “falli parlare, falli parlare, che noi zitti zitti…” e non vado oltre, in un mix di scaramanzia e buona creanza.

 

WEST HAM

Nel giorno in cui segna Brignoli, non era lecito chiedere agli dei del calcio una vittoria corsara in casa del Manchester City.

Angelino Ogbonna ci illude, ma Guardiola non è d’accordo e i nostri escono con tanti applausi ma zero punti: 2-1 nel finale. Come si dice in questi casi: non sono queste le partite che dobbiamo vincere.

Cercasi esperto che ci sappia dire quali siano…

Dobro Brignoli!

USQUE TANDEM

VERONA-INTER 1-2

E record sia…

Vado leggermente controcorrente e parto da uno stato d’animo insolito a queste latitudini. Quarto d’ora della ripresa: dopo aver esaurito il calendario dei Santi contro D’Ambrosio per l’improvvido rinvio, e constatato il pareggio del vecchio Pazzo ai danni di Handanovic, il mio occhio è caduto sul cronometro.

“Dài, manca ancora mezz’ora: questa la vinciamo”

Non sono uso a questi slanci di ottimismo, eppure è a questo che ho pensato in quel momento. Che sia merito di Spalletti, dei “ragazzi” o della mia migliorata stabilità mentale poco importa. Quel che pesa è il destro di Perisic a mille all’ora che pochi minuti dopo gonfia la rete veronese.

Giusto tre paróle (cit.) di cronaca per dire di un’Inter tutt’altro che trascendentale, in cui le migliori cose le fanno vedere Candreva (altro splendido cross per l’1-0 di Borja), Skriniar (di lì non passa un cazzo) e la coppia violacea Vecino-Valero (fosforo e muscoli in quantità). Per il resto, piccolo cabotaggio, anche se la sezioncina simpatttica si soffermerà su qualche dettaglio…

Il nostro vantaggio arriva in occasione della prima azione “seria” della partita e, se fossimo una squadra coi controcazzi, si potrebbe pensare che i nostri abbiamo pensato “va beh, basta cincischiare, andiamo a fare gol!”. Ho però smesso da tempo di credere alle favole e la prendo quindi come frutto del caso.

Poco altro da segnalare prima dell’inguacchio di D’Ambrosio già blasfemamente ricordato. Da lì, altri cinque minuti “seri” per ripristinare il vantaggio con Perisic, anonimo fino a quel punto.

L’ultimo quarto di gara scorre senza pericoli concreti per Handanovic, ma al tempo stesso con una costante tensione nella nostra metacampo, figlia dell’incapacità dei nostri di gestire il match e dell’immancabile manciata di giocatori onesti che contro di noi fanno la partita della vita (vero Fossati e maledettissimo Romulo?).

Arriviamo quindi all’amletico dubbio a strisce neroblù: questa squadra sta facendo benissimo, non bene, in rapporto a capacità tecniche dei giocatori e profondità della rosa. Il record di punti ottenuto nelle prime 11 partite ne è degna testimonianza. Inevitabile ascrivere i maggiori meriti di ciò a chi gestisce quotidianamente quest’accozzaglia di atleti. Lucianone nostro ha fatto senz’altro un ottimo lavoro fino ad oggi e la domanda che ogni tifoso si fa è: quanto durerà ‘sta solfa? E ancora: come ci si rialzerà dopo il primo schiaffone?

La prendo larga ma non troppo. Ai tempi del Mancio e di José, ho sempre notato nella Roma di Spalletti questo grande limite: aveva cioè bisogno di giocare il suo calcio per vincere, era sostanzialmente incapace di sfruttare le circostanze del momento e di adattarsi al contesto della singola partita.

Il contrario del “calcio speculativo e cinico” dell’Inter. Il fatto che poi quei campionati li abbia sempre vinti la succitata squadra cinica e concreta dovrebbe infilarsi tra le terga dei cantori del bel giUoco, ma il punto è un altro. Ho già detto che Spalletti, lodato per il giUoco che imprime alle sue squadre, a tinte nerazzurre è già diventato il Mister tutto praticità e intensità che non gioca bene ma porta a casa il risultato.

A me, come sapete, importa sega. Quel che mi frega è: riuscirà il nostro eroe a mantenere questa concentrazione, questa intensità, questa cazzimma, chiamatela come volete, per tutta la stagione?

Questa è la domanda delle cento pistole, e onestamente non credo sarà possibile.

Arriviamo quindi al prossimo scenario. Quando -speriamo il più tardi possibile- i nostri topperanno una o due partite in fila, si scioglieranno come neve al sole, per la gioia degli scribacchini che potranno ululare “ecco, come l’Inter di Mancini che vinceva sempre 1-0!!!” oppure manterranno la testa lucida e gireranno pagina ricominciando da dove si erano fermati?

Chi vivrà vedrà.

LE ALTRE

Il solco tra le prime 5 e le altre va ampliandosi sempre più: i gobbi vincono la partita del male assoluto -con merito e in maniera evidente, checchè ne dica un Montella sempre più in versione “chiagne e fotti”– il Napoli ritorna alla regola del tre rifilando altrettanti fischioni al Sassuolo, la Lazio si sbarazza del Benevento con una cinquina e la Roma infila l’ennesimo solido 1-0 che la conferma miglior difesa del torneo.

Siamo di fronte a un privé di queste cinque e a uno sconfinato limbo per tutti gli altri? Al momento il campionato dice questo. La velocità di crociera è altissima, se pensiamo che il Napoli, lasciando per strada solo 2 punti su 33 disponibili, ha comunque una squadra a due punti di distacco e altre due subito dietro. Non c’è una lepre solitaria, insomma. Ci sono cinque corridori che stanno tirando come dei maledetti. La domanda che dà il titolo a ‘sta sbrodola è valida anche qui: fino a quando dureranno?

 

E’ COMPLOTTO

Ogni promessa è debito, e quindi svelo subito il segreto di Pulcinella a cui mi riferivo supra. In una partita come detto modesta, Icardi si è fatto vedere molto di più in un lavoro di raccordo con il centrocampo e recuperi difensivi. Poche le conclusioni a rete -ne ricordo una per tempo: destro “masticato” su suggerimento dalla destra nel primo tempo, dopo che lui stesso aveva conquistato palla 50 metri più indietro, sinistro calciato alto dal limite dell’area nella ripresa.

Unanime la stampa a bocciare la prestazione del Capitano: “non si è mai visto!”, “è sempre defilato sul secondo palo!” (nell’azione dell’1-0, Borja può segnare solo-soletto proprio grazie al movimento di Maurito sul primo palo, raddoppiato dalla rivedibile coppia di centrali veronesi), “se non segna è come non averlo!”.

Ora, brutti generatori semiautomatici di minchiate, mettetevi d’accordo: quando segna lo criticate perchè non gioca per la squadra, perchè resta là davanti ad aspettare, etc etc.

Quando, per una volta, fa il cosiddetto “lavoro oscuro” restando a secco forse proprio perchè meno lucido a causa dei rientri a centrocampo, non va bene perchè non attacca come dovrebbe.

Morale: comunque vada è una merdaccia.

Eggiàlosapevo! direbbe il vecchio Prof. Scipione Petruzzi. Nihil sub sole novi (e con questo esauriamo la quota parte annua di citazioni latine).

Essendo un orgoglioso non utente di Mediaset Premium, ho appreso solo di seconda mano della simpatia del loro conduttore: chiosando su un ragionamento di Soldatino Di Livio, riassumibile in “occhio che questi potrebbero anche arrivare fino in fondo”, il merda ha concluso laconicamente dicendo “Beh del resto in Inghilterra due anni fa ha vinto il Leicester”.  Questa continua ad essere la considerazione di cui i nostri godono presso una mandria di prezzolati incompetenti. Che Fozza Inda venga informato all’istante e che la sua mannaia possa calare il prima possibile su tutti loro. Una roba alla Samuel L Jackson di Pulp Fiction, ma in salsa di soia.

WEST HAM

I nostri amati martelli buttano nel cesso una comoda e facile vittoria sul campo del Crystal Palace, facendosi rimontare due gol nel finale, con un insipido pareggio che ci lascia nelle acque salmastre del quasi fondo classifica.

Uottaffàc

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DAI CHE VA BENE!

INTER-SAMPDORIA 3-2

Va bene, va bene.

E’ tardi e lo so, ma mi ero giustificato in anticipo.

Siccome è tardi, sapete già che abbiamo giocato bene i primi 2/3 (o 3/4) di partita, facendo di contro palpitare tutti i cuoricioni nerazzurri nella parte finale.

Figuratevi uno di essi, sveglio dalle 5 del mattino e di ritorno da blitz in area mitteleuropea, che smadonna in tangenziale Est sentendo Repice che in loop recita “Attenzione! Pericolo! Altro rischio per l’Inter!“, manco fosse un Piccinini 2.0.

[Piccolo inciso: chiedo scusa a Repice -come se mi ascoltasse…-: in realtà apprezzo e molto le sue radiocronache fin dai tempi del Triplete. Il paragone con  la macchietta di se stesso #proprioluiincredibile è ingeneroso. Fine dell’inciso.]

Se mi si passa il paragone, la partita è stata la migliore dimostrazione di quanto bassa fosse la qualità intellettuale delle riflessioni fatte dalla stampa sulla nostra squadretta:

San Handanovic“? Un par de cojoni, dorme come nei bei giorni sul 3-1 dimenticandosi di uscire e/o coprire il suo palo, e pure sul 3-2 un’uscita non sarebbe stata una cattiva idea.

Inter cinica e pragmatica“? A parte i tre gol, a memoria conto altre 3 occasionissime per i nostri, legni a parte. Il cambio di gioco di Icardi prima del 2-0 è identico (anche come posizione) a quello fatto da Rodriguez nel Derby che tanto ha fatto eiaculare gli scribacchini di corte. L’azione del 3-0, che parte dal portiere e arriva in gol dopo una decina di passaggi quasi tutti in verticale e a due tocchi, (al min. 1.55 di questo video) è una roba che fatta da Juve o Napoli campeggia in home page dei quotidiani sportivi per tre giorni. In questo caso dobbiamo ringraziare lo Zio Bergomi che va oltre il canonico “Sì Fabio certo Fabio” e segnala la bellezza di tutta l’azione.

San Palo“? tua sorella: tanto per rimettere le cose a posto, pigliamo tre legni in meno di un’ora, cosa per la quale la Roma ancora si sente consolare per la nostra sconfitta e che qui invece passano inosservati o quasi.

Sui legni, poi, gli dice male, visto che con i tre presi contro il Doria la nostra statistica dice “6 colpiti/7 subiti”, con un saldo di -1 pari a quello del Milan (2 colpiti/3subiti) e simile al Napoli (2 colpiti/4subiti): eppure nessuno grida alla fortuna dei partenopei…

Grida e sacramenta giustamente la Roma, dall’alto degli 11 pali colpiti a fronte di soli 2 subiti, e la stessa Juve (5 colpiti e nessuno subito) non è certo baciata dalla fortuna in questo caso. Ma siamo alle solite: sono numeri come altri e van presi per quelli che sono. Un’unica accortezza: o li si cita in maniera onesta, e magari completa, o si passa per parolai.

Aldilà dei numerelli, resta la bella prova dei nostri, che fanno capire cosa voglia dire avere un centrocampo pensante (Borja e Vecino: mai più senza) e come, con quello, anche giocatori normali e non particolarmente perspicaci a livello tattico possano fare la loro porca figura. Sì Nagatiello, sto parlando di te: hai giocato proprio bene.

Tra i tanti meriti di Spalletti finora c’è quello di migliorare il materiale umano a disposizione, e hai detto niente… Siamo storicamente una squadra nella quale giocatori già affermati fanno fatica ad esprimersi sugli stessi livelli e dove giovani promesse sbocciano solo una volta migrate verso altri lidi. Vedere come Perisic giochi ora a tutto campo e come Skriniar sia diventato una sicurezza in due mesi va senz’altro ascritto ai “plus” di Lucianino. Che però qualcosa ha azzardato l’altra sera: vero che la panchina è corta e giocan sempre gli stessi, ma già per radio era percepibile il nesso causale tra l’uscita di Vecino e la perdita di controllo sul match. Vabbuò, è andata bene, facciamone tesoro.

LE ALTRE

Vincono tutte le prime della classe, vince pure il Milan. Il Napoli fa una partita più o meno come la nostra, ma negli occhi di tutti rimane quel capolavoro di gol (ma soprattutto di stop) di Mertens. Sogghigno al 3-2 finale di Izzo, che ci riporta a condividere con gli azzurri il numero di gol subiti, nonostante le due dormite della nostra difesa nell’ultima data del tour. Curioso come, dei 5 gol subiti dalla Roma, miglior difesa del campionato, tre siano opera nerazzurra.

E’ COMPLOTTO

Non vorrei dire niente sulla atroce figura fatta dalla Lazio, ma un minimo riepilogo di impone.

Lotito fa il furbino e aggira la chiusura della Curva Nord laziale (sanzione per motivi di razzismo, guarda il caso…) dando la possibilità ai propri ultrà di vedere la partita dalla Curva Sud, oltretutto a prezzo stracciato.

I geni pensano bene di lasciare nella curva dei cugini simpatici ricordi e souvenir tra cui l’orrendo adesivo incriminato.

I tentativi di mettere una pezza, prendere le distanze e uscirne in maniera decente naufragano uno peggio dell’altro, fino al climax dei cori fascisti dei tifosi laziali fuori dallo stadio Dall’Ara.

Come diceva il vecchietto rancoroso al prima anello verde lamentandosi dei nostri negli anni ’90 “Potesse cadere un fulmine adesso…“.

Passando a cose decisamente più futili, noto come alla squadra dei Meravigliuosi sia sufficiente battere il Chievo per conquistarsi le prime 5 pagine della Gazza odierna, con tanto di Lodi a Suso manco fosse Messi.

C’è poi una chicca per intenditori rancorosi: ricordate quando i nostri amatissimi venivano accusati di arrivare al tiro -e magari insolentemente al gol!- affidandosi al tiro da fuori? Probabilmente no, non lo ricordate perchè siete persone normali e non afflitte da manie di persecuzione calcistica.

Io invece lo ricordo, e se mi concentro sento ancora le mie madonne contro il giornalettismo a cui non va mai bene niente, se la colorazione è a strisce nerazzurre.

Se tiri da fuori non va bene perché non hai il giUoco manovrato, tiri lo scaldabagno con lo Stankovic di turno e grazialcazzo, così son buoni tutti.

D’altra parte, Icardi va bene ma non benissimo perché segna solo da dentro l’area, e non ha il tiro da fuori tra le sue caratteristiche.

Insomma, dalle nostre parti non va bene niente. In casa dei cugini invece si gioisce a prescindere, ed ecco quindi glorificare il pur bravo Suso per i tanti gol realizzati dalla distanza. Ancora una volta, vedere per credere:

Per il resto, apprezzo il lato mediatico del nostro allenatore, che nel dubbio manda affancuore qualsiasi microfono si trovi davanti:la manfrina sulla fortuna/sfortuna riferita ai tre pali colpiti è degna della miglior supercazzola di tradizione mascettiana. Come sapete, non potrei chiedere di meglio dal condottiero che deve guidare un manipolo di eroi in braghe corte.

 

WEST HAM

In una stagione finora assai avara di soddisfazioni, i Martelli ci regalano una serata degna della storia di questo club: partita secca in Coppa di Lega contro il Tottenham, a Wembley. Primo tempo da dimenticare: sotto 2-0 ed è andata ancora bene.

Lo ammetto, i due Hammers di casa abbandonano scanalando sulla Serie A per un buon quarto d’ora e, arrivati all’ora della nanna del piccolo, faccio zapping poco convinto sul derby di Londra.

Cazz! 2-2!!

Ayew, il figlio di Abedi Pelé, in cinque minuti ha timbrato la doppietta del pareggio. Da lì ovviamente apnea totale di un quarto d’ora fino alla splendida capocciata di Angelino Ogbonna, italiano di stanza nell’amato East End. 3-2 e rimonta completata, turno passato e cuginastri del nord cittadino ancora una volta beffati da Bilic. Che continua a rischiare il posto, ma che almeno potrà raccontare ai nipotini di quella serata di fine ottobre a Wembley.

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Blinda la supercazzola o scherziamo??

FACILE COSI’…

NAPOLI-INTER 0-0

Il titolo è riferito innanzitutto a me: non ho visto la partita (e non vedrò nemmeno quella di domani, malediz!), ma scrivo lo stesso, oltretutto rimandando a pezzi già (e meglio) scritti da altri. Del resto, così si comporta buona parte della stampa sportiva italiana, con l’aggravante che loro la partita se la guardano anche, andando comunque avanti col canovaccio preparato nei giorni precedenti.

E quindi il sunto è presto fatto:

#èunintercinica

#sanhandanovic

#catenaccio

#vostramadreèunazoccola

Ok, l’ultimo l’ho aggiunto io, ma per il resto il gioco è fatto.

E’ grave che uno che non abbia visto la partita di Sabato debba cercare su siti dichiaratamente di parte notizie tendenti al vero, ma purtroppo è così.

Vi rimando quindi a questo pezzo di Alberto Di Vita su IlMalpensante: 10 minuti veramente ben spesi. Io da anni chiamo questa melma “Same but Different“, “Luoghi Comuni Maledetti“, “Talebani Calcistici” o “Negazionismo“: qui troverete gli stessi concetti scritti in bella e applicati al diluvio di stronzate sentite dai media da sabato notte ad oggi.

Avrete capito che rispetto al solito non seguirò lo schema antipasto-primo-secondo: oggi andiamo col piatto unico, un bell’ossbüss col risotto giallo e tutti sazi e contenti.

Sul match del resto ho poco da dire, anche perchè avrò visto sì e no tre minuti di sintesi. Mi pare che il Napoli abbia giocato meglio, ma altrettanto che l’Inter non abbia rubato niente. Aggiungo anche che le fantasmagoriche lodi per le parate di Handanovic, lette nelle cronache della Gazza così come nei commenti immediatamente successivi, mi paiono un filino esagerati nella prosopopea con cui sono state descritte.

Il giochino è infantile tanto quanto vecchio: si loda il portiere per criticare il resto della squadra.

Lungi da me voler ridimensionare il nostro portiere (tra i pali uno dei tre migliori della storia nerazzurra, sulle uscite va beh…), ma è bravo ed è pagato per fare quello. Sarà che -a sentir loro- siamo ontologicamente in sofferenza, in crisi, sottomessi al giUoco altrui, ma onestamente ricordo ben altri assedi alla nostra porta, anche con lo stesso Sloveno in porta.

Quindi strappiamo i primi punti ad un Napoli bulimico fin lì le aveva vinte tutte. Oltraggio al pubblico pudore: richiamo ancora IlMalpensante perchè il passaggio della tipa che chiosa preoccupata “questa sembra l’Inter di Mourinho” è davvero sintomatico. Adani -che pure apprezzo- ci mette del suo, dicendo che l’Inter non giocherà mai bene perchè proprio non ne ha le caratteristiche. Che tutti quanti una buona volta si mettessero d’accordo e ci dicessero che cosa stracazzo vuol dire “giocarbene“.

Spalletti fa bene e molto a incazzarsi con tutti i reggimicrofono che gli squadernano in faccia statistiche della minchia: c’avete culo, i vostri avversari piglian sempre palo, il vostro portiere è sempre il migliore in campo, siete Icardi-dipendenti, se non ci fosse Skriniar in difesa… vi salva Perisic che corre per due.

Quindi alla fine avere un buon portiere, un buon difensore, un buon centravanti per le altre squadre vuol dire avere la famosa “ossatura” la spina dorsale irrinunciabile per qualsiasi grande squadra. Noi sostanzialmente ce ne dobbiamo vergognare perchè non ci è il giUoco.

Notato poi come anche Spalletti (come Pioli, come Mancini, come De Boer, come Mazzarri, come Ranieri….) sia stato salutato come il Mister che tradizionalmente dà un’impronta precisa alle sue squadre, con uno stile di gioco inconfondibile, diventando in due mesi un seguace di Ottavio Bianchi e Nereo Rocco?

E’ la potenza del nerazzurro, bellezza.

Però non basta, perchè i nostri pennivendoli riescono nel triplo carpiato di candidare l’Inter per lo scudetto: “lo dicono i numeri” “è la classifica che parla” “cosa ne pensa lei? Eh? Eh?

Sicchè Lucianino si incazza e gli smadonna contro. Non vuole i complimenti, perchè son buoni solo ad alzare l’asticella e a far dire a tutti -una volta che non salti abbastanza- “vedi che non ce la fa? ha fallito! Disastro! Crisi! Scandalo!“.

‘Ste cose le vedo da lustri, e da lustri (ve) le racconto, quindi non svelo nulla di nuovo a queste latitudini. Per fortuna Spalletti ha un’eco leggermente superiore alla mia, quindi spero che la risonanza data alle sue parole aiuti qualcuno -tarato ma non troppo- ad accorgersi di quelle che per noi sono ormai tristi ovvietà.

Il secondo articolo del IlMalpensante che voglio sottoporvi parla del loro allenatore e fa un azzeccatissimo parallelo con la situazione vissuta dalla sponda corretta del Naviglio soli 12 mesi fa. Il fatto che sia il sito ufficiale dei Meravigliuosi a cercare qualche buona notizia in questo laghetto marrone fa parte del gioco, mette un po’ di tenerezza e fa tornare alla mente i primi approcci imbarazzati col gentil sesso:

Lui: “Ciao, vuoi uscire con me sabato?”

Lei: “Mavaffanculo!”

L’amico: “Oh allora? Com’è andata?”

Lui: “Beh ci siamo parlati…”

Più o meno siamo a questo, ci dicono che la buona notizia è che nel Derby sono quasi riusciti a riprendere una partita che stavano perdendo, e che con l’AEK e col Genoa non hanno subito gol.

Ma ripeto, finchè lo fanno loro lo posso capire.

Poi ci pensa il sempre attento Zer0tituli a portarlo alla luce di occhi non foderati di prosciutto rossonero e la cosa riluce nella sua involontaria comicità, ma va bene.

Il problema è la bambagia con cui viene ricoperto Montella, anche quando cerca di difendere l’indifendibile, iscrivendosi al partito degli anti-Var proprio in occasione di una delle sue applicazioni più sacrosante.

Quando si dice: stai zitto che fai più bella figura…

Roba da dirgli “Ma ti senti parlare? Ma le vedi le immagini? Dai Vincenzino, facciamo che ci dormi su e vieni a parlarcene domani…”

E invece no, la Società è compatta, tutti si vogliono bene, il sole splende e gli alberi sono in fiore anche se è Ottobre. Un milione di posti di lavoro e più figa per tutti!

Per finire, bella la novità al Club di Sky, dove la crapa lustra del Cuchu Cambiasso arriva ad innalzare la media neuronale seduta al tavolo. Avvilente, per non dire mortificante, la presenza di Antonini, alias IlGiovaneAntonini, altro nuovo ingresso del succitato gruppuscolo. Cioè: volete anche solo paragonare le due categorie dello spirito?

Vero che stiamo parlando della stessa emittente che ha dedicato puntate di “Signori del Calcio” a Serginho, ma -checcazzo- un po’ di senso della misura.

Simpatico poi (sono ironico) Caressa quando gli chiede se le leggende circa il Clan del Asado fossero verità. Il Cuchu lo incenerisce da par suo, e passa il resto della puntata a disseminare perle di saggezza come quand’era in campo.

Perdonali, Cuchu, non sanno quello che fanno. Tipo Massimo Mauro -uno a caso: “quest’Inter gioca proprio il catenaccio di Mourinho, io preferisco sempre le squadre che la partita la giocano, non quelle che aspettano“.

Aiutami a dire sticazzi…

E il Cuchu, fermo ma paziente: “sul cosiddetto catenaccio di Mourinho ci sarebbe da parlare e tanto…” E il calabrese, capendo di aver pestato il piede a quello sbagliato, dice “certo certo, voi poi avete vinto tutto…“.

Niente da fare, ci tocca diventare capi del mondo e decidere a cuor leggero chi merita di vivere (calcisticamente, s’intende) e chi, semplicemente, no.

Non vedo l’ora (segue risata dalle tenebre tipo mmuuuuaahhahahahahha).

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ZONA GRIGIA BYE BYE

INTER-SPAL 2-0

Partita seria, non trascendentale, controllata senza grossi affanni e chiusa negli ultimi minuti dopo qualche stringiculo.

Questo il succo del nocciolo; vediamo un po’ della polpa che ci sta intorno.

Skriniar pare un difensore coi controcazzi (pare -ripeto- chè anche i primi 6 mesi di Murillo ci avevano illuso; vedremo come saprà reagire alla prima cappella che fisiologicamente gli capiterà). Convincente sia quando deve menare, sia quando entra col giusto anticipo, sia quando (non so quanto voluta) timbra una traversa con una cannotta da 30 metri tipo Holly e Benji.

Vedere lui e Miranda dal vivo dà l’impressione di poter contare su una solida coppia difensiva. E la sensazione di avere sotto gli occhi una mandria sufficientemente ammaestrata, che sa dove correre e cosa fare, è un’ebbrezza -confortante- che a queste latitudini non provavamo da qualche tempo.

Personalmente ho visto meglio di altri Dalbert, che è arrivato come il classico terzino incapace di difendere, tutto estro e dribbling, e che invece si è fatto vedere in più di qualche recupero difensivo all’insegna del “qui non passa un cazzo“.

Specularmente, fa piacere leggere delle lodi a Gagliardini, probabilmente figlie del suo essere “giovane italiano“, ma ieri l’ho trovato balbettante e legnoso in tanti punti del match, solo parzialmente compensati da un paio di bei tiri fuori di poco.

Certo, quantomeno la oeuja de laurà non manca (saranno i geni orobici…), cosa che dovrebbe essere scontata ma che scontata non è, se pensiamo all’indolenza con la quale il buon Brozo ci ha deliziato per i minuti avuti a disposizione.

E, rimanendo al qualunquismo geografico, nemmeno possiamo imputare la pigrizia del suddetto alle origini slave, visto che il connazionale Perisic, fresco di rinnovo, prima del gol si era fatto vedere in due-tre recuperi difensivi degni del miglior Manicone, con applausi a scena aperta dopo la galoppanza a rimediare l’errore.

Pochi lampi nella partita del 44 nerazzurro, ma il sinistro al volo con cui ha chiuso i conti merita tutti gli applausi ricevuti.

Mi rendo conto che sto pirlando intorno al vero tema della giornata e cioè al rigore che poco prima della mezzora ha aperto le danze, e ancor di più ai tempi e modi che l’hanno generato.

Posto che quel che ogni sano di mente dovrebbe desumere dalla vicenda lo trovate scritto qui meglio di quanto saprei fare io, aggiungo solo che una miriade di Luoghi Comuni Maledetti stanno iniziando a cadere come foglie d’autunno. La stra-abusata locuzione della “sudditanza psicologica” ha dimostrato ancora una volta di non essere  ugualmente applicabile a tutte le strisce verticali della Serie A, se è vero che ci sono voluti 5 minuti di orologio per capire quel che all’occhio del sottoscritto era parso palese anche in diretta: J.Mario entra in area e viene cianghettato.

Va già bene che tutta la manfrina veda partecipe il primo arbitro che se non altro ha l’umiltà di tornare sui suoi passi e assegnare il -giusto- rigore: ma lui nel dubbio (cit.) non l’aveva dato.

Rimando infra per un approfondimento sull’argomento VAR.

Restando sulla partita, prendo nota di una giornata di semi-ferie di Icardi, che ottiene il massimo risultato col minimo sforzo, timbrando il secondo rigore ed il quinto gol stagionale. Il tipico filosofo gutturale da stadio prorompe in sillogismi del tipo “non corre, non si sbatte, e poi ha scritto il libro, e poi la moglie è zozza“. Io mi limito ad aggiungere “però segna” che incidentalmente resta la cosa per la quale è profumatamente pagato.

Sappiamo tutti, lui per primo, che non lo vedremo mai fare tunnel di tacco e segnare da trenta metri dopo averne dribblati sei. Però questo, a 24 anni, ha già fatto più di 80 gol in Serie A. Senza voler scomodare i santi, torniamo a quelli che criticavano Cambiasso perchè lento o Zanetti perchè non si incazzava con gli arbitri: il primo non è mai stato un centometrista, il secondo non avrebbe mai potuto fare discorsi à la Al Pacino, ma i problemi dell’Inter erano e sono ben altri.

Il calendario, in attesa del Derby di metà Ottobre, ci riserva un poker di partite apparentemente facili e per questo a mio parere insidiosissime: Crotone-Bologna-Genoa-Benevento paiono fatte apposta per raggranellare almeno 10 punti, ma ricordando situazioni analoghe nelle precedenti stagioni, in cui dovevamo spaccare il culo ai passeri e finivamo per arrotolarci così tanto su di noi da auto-sodomizzarci, non dormo sonni tranquilli.

Beh -direte- preferisci le due successive? Derby e Napoli?

No. Non preferisco niente. Ogni avversario dell’Inter è insidioso e temibile in quanto tale.

Ieri -per dire- ci ho messo un’ora a riconoscere Paloschi in campo: da quando l’ho “inquadrato” ho avuto i brividi ogniqualvolta ha toccato palla. Per non parlare di Borriello (annullato dal divino Skriniar) e per tacer degli ultimi minuti fatti giocare a Bonazzoli, ex Primavera nerazzurro. Già sentivo i “proprio lui, cuore ingrato, Inter beffata…“.

Non ci sono partite facili. Non ancora. Per noi son tutte scope, if you know what I mean…

LE ALTRE

La Juve non ha difficoltà a sbarazzarsi del Chievo, complice la solita partitona di Sorrentino che si impegna da par suo sul primo e terzo gol subito. Saprà ovviamente riscattarsi con l’immancabile partitone a inizio Dicembre…

Bravo e cazzuto il Napoli a subire il giusto (e anche qualcosa di più) per un’ora, e poi sbarazzarsi del Bologna con tre gol nel quarto finale di partita. Anche qui rimarchevole l’aiuto del portiere rossoblù Mirante, pure lui in rampa di lancio per il classsico partitone riappacificatore tra un paio di settimane.

Visto un talento vero: Verdi.

Godibilissima (ma ovviamente “che fa bene“) la sconfitta del Milan in casa Lazio, con Immobile implacabile a ridicolizzare Bonucci e compagni.

Milan fermato al primo impegno serio della stagione, e tanti interrogativi ad ammucchiarsi sulla capoccia di Montella.

Eppure aveva iniziato la partita di Roma con sei italiani in campo, di cui tre provenienti dal settore giovanile. Come dicono da quelle parti:

Striscione-Oh-noooo-Lazio-Olimpico-2

 

E’ COMPLOTTO

C’è di tutto un po’, e inizierei con la seconda parte dell’analisi sulla sconfitta milanista.

Apro quindi la parentesi sul neo-capitano rossonero, protagonista di una sceneggiata a fine partita che gli fa fare una figura ancora peggiore delle belle statuine viste in campo.

Sostanzialmente, a suo modo di vedere Immobile non doveva permettersi di giocare così, insomma un po’ di rispetto, sono pur sempre un difensore della Nazionale…

Lungi da me definire adesso Bonucci come un pacco o un giocatore sopravvalutato, faccio notare però come siano pochissimi (e senz’altro non in difesa) i giocatori che da soli possano far la differenza. Nel caso specifico, mi riferisco più a doti caratteriali che tecniche. Bonucci nella Juve era comunque affiancato (in campo e fuori) da gente di buon senso e intelligenza (almeno calcistica) come Barzagli, Chiellini e lo stesso Buffon, potendo quindi concentrarsi a fare il suo (giocare a pallone) e lasciando agli altri il resto del lavoro. Ciononostante, ha trovato il modo di lasciarsi andare a colpi di genio (vedi il famoso sgabello in Coppa, per tacer della finale di Cardiff) che ne hanno smascherato la indole di bullo di periferia che si crede er mejo figo der Bigoncio e a cui tutto è dovuto.

A livello di circo mediatico, per lui non cambierà molto, essendo passato da un guanciale all’altro del giaciglio giornalettistico che segue le faccende pedatorie di Juve e Milan. Ad occhi un po’ meno foderati di prosciutto, risulterà invece palese la grezza fatta dal nr 19 evidentemente, e per sua bravura e fortuna, poco avvezzo ad imbarcate simili.

Restando sulla sponda zuccherosa del Naviglio, interessante notare come sia stata data la notizia del supposto “boom” di abbonamenti rossoneri: quelli di quest’anno sono circa trentamila, e il Milan è primo nel confronto tra tessere staccate oggi e 12 mesi fa.

Quel che pochi sottolineano, ma che è aritmeticamente elementare, è che i rossoneri, lungi dall’avere oggi una marea di abbonamenti in più di tutte le altre squadre, erano invece ignobilmente nei bassifondi di questa classifica negli ultimi anni. La tifoseria più a-critica del mondo, che si è vantata per decenni di aver riempito San Siro per Milan-Cavese (1-2), nelle ultime stagioni aveva aperto gli occhi davanti al proprio nulla, riducendo le tessere annuali a non più di 10-15 mila unità.

Ma, ovviamente, fa molto più figo dire che rispetto all’anno scorso ci sono ventimila abbonati in più!

Taccio per decenza e modestia sulla squadra che, anche quest’anno, dovrebbe aver fatto il record di abbonamenti in Serie A. Uso il condizionale perchè la stessa scelta cervellotica di non voler comunicare mai i tempi di recupero degli infortuni degli interisti, si applica anche al numero di abbonati. Il dato è quindi stimato in circa 31.000 tessere, che restano un numero consolante: tanti, se vediamo i risultati degli ultimi anni. Pochi rispetto ai bei tempi andati, a testimoniare il fatto che la fiducia a casa nostra te la devi guadagnare.

Taccio anche perchè la stessa Gazza, nel titolo, preferisce riferirsi alle altre due strisciate.

Infine, ennesimo flamenco ballatoci sui testicoli da Arrigo Sacchi, che riesce nel doppio carpiato di attribuire all’Inter le colpe dell’imbarcata presa dall’Italia in Spagna; oltretutto -ciliegina sulla torta- con l’unico interista in campo (Candreva) tra i migliori sia a Madrid che contro Israele.

Non c’è niente da fare: questo ha un repertorio più prevedibile di quello di Ligabue: ecco cos’aveva detto due anni fa, ecco quel che ha blaterato la scorsa settimana.

Alla prossima manderemo i virgolettati alla Settimana Enigmistica per trovare le differenze…

Rimando ad altre sbrodole per non ammorbarvi ulteriormente sul mio sdegnato stupore circa la credibilità calcistica di quest’uomo.

Eppure…

Chiudo con il preannunciato epilogo sul VAR, concordando sul fatto che 5 minuti sono un tempo enorme per stabilire se un contatto avviene fuori o dentro l’area di rigore. Sono convinto che, come tutte le innovazioni, avrà bisogno di essere usato per qualche tempo prima di arrivare ad un giusto mix tra efficacia ed efficienza, ma sentire stronzate del tipo “meglio un errore che aspettare la VAR” ti fa capire quanto i privilegi della “zona grigia” siano davvero in pericolo, anche se a dirlo è un Campione del Mondo.

Per zona grigia intendo (dovrebbe essere intuibile) quella manciata di casi che possono indifferentemente essere giudicati pro-attacco o pro-difesa, e che -guarda caso- assai spesso finiscono per avvantaggiare alcuni a discapito di altri. E’ una categoria quantitativamente maggiore rispetto alla clamorosa topica (“le due o tre sviste arbitrali”) ma qualitativamente più sottile e sicura, potendo l’arbitro fare appello all’oggettiva difficoltà nel valutare l’episodio.

Ecco che, in questi casi, l’utilizzo di un replay può portare non già alla totale eliminazione della fattispecie, ma senz’altro ad una drastica riduzione della stessa. Cosa, questa, che dovrebbe avere il plauso di ogni appassionato interessato in primis alla regolarità del gioco.

Eppure, illustri addetti ai lavori, con un comun denominatore assai indicativo, non fanno altro che dare sostanza alla mia considerazione: le sole critiche allo strumento (non al suo -migliorabile- utilizzo; parlo proprio del mezzo) le ho sentite arrivare da individui in un modo o nell’altro riconducibili all’universo bianconero. Dopo Buffon, ecco l’immancabile Massimo Mauro (“e meno male che Buffon ha detto quel che ha detto“) e per l’appunto la novità di giornata Marco Tardelli.

Mi è toccato dar ragione a Vialli quando, ipotizzando rimedi alle perdite di tempo causate dallo strumento, ha vaticinato un prossimo approdo al tempo effettivo, mio personale cavallo di battaglia da anni ed anni, sempre nel solco di ridurre al minimo la succitata zona grigia della minchia che si presta all’interpretazione dell’arbitro.

Due tempi effettivi da 25′ l’uno: basta sceneggiate napoletane, basta raccattapalle che fanno sparire i palloni, basta minuti di ammuine per battere una punizione.

Basterebbe, anche senza sapere di cosa si stia parlando, scorrere l’elenco di chi parteggia per una certa parte, e sedersi di conseguenza dall’altra, sicuri di essere nel giusto.

Come dite? C’è anche Nicola Savino, interista (o supposto tale) di Radio Deejay?

Già: ecco quel che gli ho risposto su féisbuc:

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WEST HAM

Stasera Monday Night contro i neo promossi dell’Huddersfield.

Fusse che fusse la vorta bbòna?

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CURVAIOLO FILOSOFO: “Non corre!” “Non aiuta la squadra!” “Non si sbatte!”                          MAURO ICARDI: “Esticazzi??”

IL TÈNNICO FARNETICA

Eccoci a quello che i fighi chiamerebbero focus sul nostro centrocampo e che io (fighissimo, non figo, ma altrettanto onesto), chiamo “sono ancora in vacanza e butto giù quattro cagate davanti al mare“.

Come forse ricorderete, avevo espresso perplessità -anche alquanto colorite- sull’assemblaggio della nostra mediana nelle ultime stagioni.
In particolare, dalla mia comoda torre d’avorio a forma di tastiera, contestavo ad Ausilio & Co. di continuare a fare incetta dello stesso tipo di giocatore, trovandoci nel corso degli anni con i vari Kovacic, Brozovic, Joao Mario, Banega. Tutti più o meno forti, più o meno promettenti, quel che volete: non sto discutendo il rendimento, sto discutendo la strategia alla base della scelta.
Si comprava cioè “quel” giocatore, quasi con la convinzione che il problema potesse essere risolto così, senza bisogno di alcuna “fase 2”.

MAGUT E ARCHISTAR VS TUTTI GEOMETRI

Come costruire quindi un centrocampo “logico”?
I modelli in questione sono essenzialmente due: un centrocampo composto da specialisti del settore, nel quale siano eterogeneamente rappresentati i rubapalloni, gli incursori, i registi puri e i rifinitori o, alternativamente, un reparto di elementi simili tra loro, quindi in buona parte intercambiabili e capaci, come si dice in gergo, di fare le due fasi.
Al solito, non sarò io a dire che una soluzione è da preferire all’altra. Prendiamo i recenti reparti di centrocampo vincenti delle tre strisciate italiane e troviamo:

Inter: Cambiasso-Stankovic-Thiago Motta-Sneijder
Milan: Pirlo-Gattuso-Seedorf-Kakà
Juve: Pirlo-Pogba-Marchisio-Vidal

Che ne viene fuori?
I nostri, Wesley a parte, erano abbastanza fungibili tra loro, tant’è che non di rado uno dei tre (di solito uno tra Thiago e Deki) lasciava il posto a Zanna. Ma allo stesso Stankovic è capitato di giocare -con profitto- dietro alle punte.
I rossoneri, di contro, avevano ruoli ben definiti, con Ringhio a menare come un fabbro ferraio e correre anche per Pirlo, che poteva così dedicarsi ai lanci lunghi, lasciando a Seedorf il lusso di seguire il proprio istinto e a Kakà di spaccare in due le difese con le sue progressioni.
I gobbi erano in una sorta di via di mezzo, con Pirlo a fare se stesso e gli altri tre a far di tutto un po’ (Marchisio più tendente al raccordo, Pogba e Vidal alla fruttuosa animalanza).

A Roma si dice: ‘ndo caschi, caschi bbene.

Da fuori, mi limito a dire, risulta più chiaro un reparto in cui ognuno ha un ruolo preciso e non si corre il rischio di equivoci. Il limite sta nel non avere alternative, quantomeno all’altezza: ti si scassa Pirlo e che fai? Metti Ambrosini?
D’altra parte, un centrocampo “fungibile” ti lascia dormire sonni tranquilli quanto ad abbondanza di soluzioni a disposizione, a patto di sapere come gestire questa “libertà”.

E qui arriviamo a Spalletti e al centrocampo nerazzurro vendemmia 2017/2018.
Come entusiasticamente fatto notare da molti (e autorevoli) addetti ai lavori, l’Inter ha venduto -non mi piace dire “si è liberata”- dei suoi centrocampisti di rottura, Medel e Kondogbia.
Ho già espresso la mia contrarietà all’addio del cileno, interprete principe di un ruolo, il mediano incontrista, troppo poco glamour nel calcio odierno fatto da metrosexual depilati e con le ciglia a ali di gabbiano. Uno così, ripeto, in rosa fa comodo.
Su Kondo il discorso è più teorico che pratico, avendo il francese alternato poche partite convincenti a lunghi periodi di balbuzie calcistica che non ci hanno fatto capire che tipo di giocatore debba o possa essere.

Ad ogni modo, l’Inter a metacampo quest’anno può contare su:

Gagliardini-Vecino-Joao Mario-Borja Valero-Brozovic.

La qualità di certo non manca. Non mancheranno nemmeno i soliti saccenti e prezzolati scribacchini che faranno notare “l’assenza di un regista di ruolo, il Pirlo della situazione“, ma quelli li si manda afangul‘ e il problema è risolto.
Ho qualche perplessità invece sulla solidità e la cattiveria difensiva di questo manipolo di valorosi pedatori, che ho cercato di elencare proprio avendo in mente questa qualità.
Dei cinque, solo Gagliardini mi pare poter essere (o meglio diventare) un buon recuperatore di palloni. Non che gli altri non lo sappiano fare (Vecino l’ha fatto alla Fiorentina, Borja all’esordio in nerazzurro ha recuperato sette palle in un’ora di gioco, Brozovic corre sempre tanto, anche se in maniera anarchica e poco funzionale alla squadra), però il timore è che quando ci sarà da difendere, o ancor di più quando bisognerà pressare per recuperare palla, i nostri potrebbero essere in difficoltà.
Spalletti fa bene a rispondere demagogicamente che “noi siamo l’Inter e quindi dobbiamo avere una squadra che il gioco lo deve fare e non subire“, ma le perplessità di chi scrive rimarranno in attesa di essere smentite e quantomeno ridimensionate.

…e non a caso scrivo a poche ore di un esamino mica da ridere…

Ite missa est.

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HO PERSO LE PAROLE (E LA PARTITA, E L’ALLENATORE…)

e

…E qualsiasi cazzo di fiducia in questa cazzo di dirigenza.

Siccome non so come altro spiegare il mio pensiero, proprio per mancanza di lemmi e sintagmi adeguati, vi faccio una breve cronaca dei titoli che pensavo di dare a quest’ultima sbrodola.

xA!F%NC#U?¶ (geroglifico da sostituire con insulto a piacere)

E’ stato il primo e istintivo pensiero: un vaffanculo dedicato a tutte le componenti dell’universo nerazzurro, allenatore compreso, chè Franchino nostro mica è esente da colpe.

Però a quel tal paese ce li ho già mandati tante volte (questo l’ultimo sollecito), e più o meno per le stesse motivazioni, quindi avrei anche potuto semplicemente dire “vedi le puntate precedenti”.

LI PERDUNI

Il mio amico  Massimo, anzi Massime, mi aveva introdotto al fascino delle processioni tarantine di periodo pasquale anni prima della tetra ma godibilissima “Marcia del Camposanto” di caposseliana memoria: in entrambi i casi ero rimasto affascinato dal camminare con andatura dondolante -che ho scoperto avere il nome tecnico-dialettale di nazzicare- che il buon Vinicio aveva poi definito “il passo lento del perdono…due passi avanti, tre passi indietro“.

Ecco, l’Inter degli ultimi sei anni ha nazzicato, limitandosi a qualche bella partita, a qualche illusoria prestazione, che hanno periodicamente ed erroneamente fatto pensare ad una risalita possibile, anzi, già iniziata.

Tutto durava giusto qualche settimana, prima del periodico #stocazzo sotto forma di partita disastrosa, panchina traballante, spogliatoio spaccato e dov’è la società.

Con l’addio di De Boer, che come ripeto non amo e non avrei mai scelto, men che meno a metà Agosto, si mette l’ennesimo mattone su questo grattacielo di minchiate collezionate dalla Squadra Simpatttica negli ultimi lustri.

Mai come oggi dovrebbe essere utile voltarci indietro e condividere la riflessione di Bauscia Café quando ci fa notare come, in vent’anni, solo tre allenatori siano stati all’Inter per almeno per due stagioni di fila: guarda caso, il primo (Cuper, ritenuto da molti e a torto un inetto) ha posto le basi per le vittorie del secondo (aka Ciuffolo e Sciarpa mesciata) ed i trionfi del terzo (indovina chi…).

E invece no, per l’ennesima volta si cambia il coperchio ma non la pentola, si conferma a spada tratta e si licenzia tre (tre!) giorni dopo il colpevole di turno, si permette a chiunque di poter dire quel che vuole, si conferma un’assoluta mancanza di organizzazione e gerarchia, perfettamente in linea con le linee guida delle precedenti proprietà.

Questo il succo di quel che penso, ma avevo pensato anche ad altro.

MAURIZIO DE GIOVANNI

Davanti alle mie incredule e risentite rimostranze, la mia mugliera -che ha ormai passato la fase dello sguardo compassionevole per entrare in quella del “Sì vabbeh ma a me che me ne frega?“- ha tentato di liquidare il mio disdegno quotidiano con un assunto razionalmente inattaccabile:

Mario, io sono una accanita lettrice e di libri gialli, e ultimamente mi piacciono molto quelli di Maurizio De Giovanni. Ora, se il tizio in questione cominciasse a inanellare cagate pazzesche al posto di libri una dietro l’altra, io, dopo un primo periodo di tolleranza, semplicemente smetterei di leggerlo, passando ad altro.

Tutto giusto, cara mugliera, ma questo è un altro paio di maniche (o di Maniche, se mi si passa la battutaccia di infimo livello). E via con dissertazioni coltissime sul fascino dell’irrazionalità, di scelte non ritrattabili, di sostegno da non far mancare proprio in periodi difficili come questo, con retorica assortita di rinforzo.

Non che non ci creda, eh? E’ solo che comincio davvero ad essere frustrato. Mi pare talmente evidente che il difetto stia nel manico che non mi capacito di come, anno dopo anno, gestione dopo gestione, si susseguano errori imputabili alla stessa miopia.

E non sono certo uno di quelli che pretende di saper tutto. Il che rende i soggetti in questione ancor più colpevoli ai miei occhi, della serie: “Raga, se ci arrivo io…“.

Quindi, ciccia: il malato non è abbandonabile al proprio destino. Ogni tifoso ha a suo tempo prestato un laico e semiserio giuramento di Ippocrate con il quale si lega a vita a quella banda di scellerati che ha deciso di seguire. Da lì non si esce.

Avanti il prossimo.

IL REQUISITO DELLA NOVITA’ (O DELLA CREDIBILITA’)

Come molti di voi, anche io mi abbevero alle mie fonti di informazioni prima, durante e dopo la vergatura di queste bagatelle. E quindi -come voi- so cosa pensano i vari Settore, Malpensante, Bauscia Cafè, spesso più autorevoli e addirittura meno faziose dei media teoricamente imparziali.

Cosa quindi aggiungere a tutto ciò?

Poco, non lo nego. Forse, a rincarare la dose delle critiche alla Società, ribadire che mi trovo a difendere un allenatore che -già detto, lo so- non avrei scelto, che rispecchia poco lo “storico” spirito calcistico dell’Inter, fatto di ripartenze ficcanti e di pochi frizzi e lazzi, e che di certo non ha nella duttilità il proprio forte.

Avevo detto fin dal suo arrivo di avere un pregiudizio su di lui e il poco tempo che gli è stato concesso non gli ha dato modo di cambiare idea.

A me non mi piace il bel giUoco.

A me mi piace un medianaccio come Medel che randella in mezzo.

A me mi piace un ometto a fianco a lui che sappia fare un passaggio logico e veloce.

A me mi piace il nostro centravanti ignorante che la butta dentro.

Sono una persona semplice, anche quanto a pretese calcistiche.

Ma ciò premesso, quel che voglio dalla mia squadra, dal mio Club, è che sia vincente.

Come diceva Deng Xiao Ping: non importa che il gatto sia nero o bianco, l’importante è che riesca a catturare il topo. E quindi non avevo problemi a sposare la causa dell’olandese, se questo avesse voluto dire scelta strategica, ragionata, sostenuta a 360 gradi.

Però, pensandoci bene, qualcosa di più importante della vittoria c’è: la credibilità. Il pre-requisito per ogni tifoso è quello di avere una Società nella quale possa rispecchiarsi e che, anche quando non ne condivide le scelte tènniche, si mostri sicura delle proprie decisioni e coerente nel perseguirle.

E invece, tre giorni dopo averlo confermato sfanculando gli avvoltoi che gli giravano intorno, lo cacci dicendo che non ci ha capito un cazzo e che il tempo è scaduto.

Quello là se ne va da signore, come si dice un questi casi -con una frase che trovo odiosa- a testa alta.

Lui è stato coerente con se stesso, anche con i propri difetti. Gli altri -tutti gli altri, che siano interni, esterni o mondo di mezzo al mondo Inter- se ne restano qui a percularlo per il suo italiano farraginoso (parlaste voi l’inglese così, non dico l’olandese!), a fare i titoli a 9 colonne manco fossero blogger di squadre rivali (Frank Di Burro, Vergogna, Datti 4 mosse, Frank De Burrone & Co.)

Siccome alla perfezione non c’è limite, lo cacci senza avere ancora un nome spendibile (pare che Pioli non sia proprio così immediatamente disponibile, chè deve prima sganciarsi da quel gatto attaccato ai maroni che risponde al nome di Lotito) e a pochi giorni da una partita (Southampton in trasferta) da vincere a tutti costi per poter sperare di combinare qualcosa in Europa.

…però poi basta dire #PazzaInter e #Zanettibandiera: ci sentiamo tutti autoassolti e siam tutti contenti.

Tutti o quasi.

sipario

Sipario