OH CHE STRANO: È GENNAIO!

Ragazzi, eccoci di nuovo nello spendido Gennaio che tante gioie ha dato ai nostri avversari e tante Madonne ha cavato dalle nostre bocche.

Nelle riflessioni pre-natalizie avevo apparecchiato la tavola disponendo da un lato le preoccupazioni, riassumibili nel concetto “stiamo andando troppo forte per durare”, dall’altro le speranze per il girone di ritorno, sintetizzabili nella combo “non abbiamo avuto Sensi nè Barella per mesi + c’è comunque un mercato di riparazione per puntellare la rosa”.

Inevitabile, trattandosi di Inter, che a questo ipotetico simposio si sia presentato il primo commensale e non il secondo.

Nell’ordine: pareggiamo due partite di fila, palesando una notevole carenza di intensità e convinzione; recuperiamo i pezzi (i succitati Sensi e Barella) ma a scapito di altri (Gagliardini, Vecino, D’Ambrosio, il lungodegente Asamoah e – ultima pessima novità – Brozovic); il mercato ci regala tante speranze (Eriksen), qualche puntello (Young), le inevitabili scommesse (Moses) e i soliti puttanai (Spinazzola).

Tutto ciò basta per dar fiato al plotone di esecuzione.

Inutile procedere con ordine, ci son tutti: Crosetti, Sconcerti, Criscitiello, Sabatini, D’Amico, Longhi, Mauro, addirittura Maifredi. Tutti pronti a dire che Conte si lamenta a sproposito, che fa correre troppo i suoi, che dovrebbe cambiare modulo, che il clima in Società non è buono.

Cedo solo per un attimo all’autocelebrazione: ricordate quando dicevo che tutti gli allenatori dell’Inter vivevano un iniziale periodo di grazia, per poi essere massacrati alle prime difficoltà? Ecco servita la conferma, testuale: “Inter, luna di miele già finita?“.

Sintomatico poi come gli errori di Giacomelli, su cui tornerò tra un attimo, vengano liquidati nell’incipit di quello stesso pezzo con la classica frase da professore sapientino “se l’Inter non è riuscita a battere il Lecce non ci si può appellare solo alle amnesie del direttore di gara”, soprattutto se paragonata all’orchestra di scimmie urlatrici post Inter-Atalanta. Gli stessi primati si fanno invece taciturni come da tradizione nipponica se si prendono in considerazione altri episodi della stessa partita, non a caso già spariti dalla rete (Lautaro lanciato a rete è fermato per inesistente fallo in attacco su Toloi, che cade da solo correndo all’indietro e colpisce pure la palla con la mano).

L’Arbitro del “Voi dell’Inter dovete stare zitti” annulla un gol a Lukaku più per fallo di confusione che per reale spinta su un difensore, ma palesa il suo feeling migliorabile con i nostri quando inventa un rigore per il Lecce per un inesistente fallo di mano di Sensi, che provvidenzialmente il VAR corregge. In barba al “nel dubbio fai giocare, poi eventualmente vediamo”.

Ma, oltre alla decisione in sè, è la sua postura che fa sorgere dubbi: ‘sto qua sta cadendo per terra ed ha un uomo davanti, eppure fischia sicuro il fallo da rigore. Una presunzione di colpevolezza che nemmeno il più giustizialista dei PM forcaioli…

Vedere per credere:

Esaurito il cahier de doléance, torniamo alla pars construens: come se ne esce?

Dice un vecchio e folkloristico proverbio che quando ce l’hai nel c… è meglio non agitarsi: faresti il gioco del nemico.

Ecco, in termini forse meno prosaici, è quel che occorre fare: calma e idee chiare.

La mia lista della spesa se fossi il Signor Inter:

  1. Portare a casa Eriksen prima possibile. Aldilà di tutti i parolai, è evidente che serva qualcuno che possa risolvere la partita con la giocata singola. Vedere Juve-Parma domenica sera è stata purtroppo una istruttiva lezione in tal senso. Per citare le velocità richiamate dall’allenatore, non possiamo correre a 200 all’ora per nove mesi. Occorre qualche sporadico piano B.
  2. Aspettare a dar via Vecino, e non solo per l’attaccamento di tutti noi tifosi per #laprende. Disbiasce che con Conte non sia scattato il feeling (anche qui, paginate di romanzo marrone a supporto della tesi), ma se una sua partenza mi vedeva contrario con tutti i colleghi di reparto sani, figuriamoci con Gagliardini e sopratutto Brozo ai box.
  3. In generale, chiudere tutte le operazioni di mercato il prima possibile (Moses pare che sia in odore di visite mediche, e sono proprio curioso di capire se è sano o no; Giroud, se deve arrivare, che arrivi subito): concordo con il Mister quando dice che Gennaio per un allenatore è un mese balordo perchè deve tenere a bada tremila voci e spifferi.

Ci aspetta un Febbraio con i controcoglioni: Milan, Lazio e Juve in venti giorni o giù di lì, con i nostri avversari in forma migliore, vento in poppa e ritrovata armonia in spogliatoio.

Niente di nuovo, lo sappiamo: se qualcosa può andar male, lo farà. Conte vive il primo vero banco di prova da quando le sue terga poggiano sulla nostra panchina.

A lui e alla Società il compito di spegnere e riaccendere la macchina in tempo zero. Se ciò deve passare da cambi tattici, cazziatoni in spogliatoio o sedute di relax motivazionale lo sceglieranno loro.

Il tempo è poco, gli altri corrono. Vediamo di tornare a farlo anche noi.

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