PRIMO QUADRIMESTRE

In leggero anticipo rispetto a quelli scolastici -ai miei tempi la scadenza era a fine gennaio, ora non so…- arriva la fine del primo quadrimestre calcistico.

Analizziamo criticamente (cit. ma la potete cogliere solo se allo Zucchi eravate nella sezione B negli anni 80/90):

I NOSTRI

Sono stati bravi se non bravissimi. Come già detto ultimamente, girare a oltre 45 punti (speravo 48, sono 46 e vista l’Atalanta di sabato va già bene così) è un risultato che va aldilà di ogni più rosea aspettativa.

Non rinnego quanto scritto solo pochi giorni fa, e cioè che questo popò di punti è stato conquistato con Sensi e Barella a meno di mezzo servizio, ma a questo aggiungo un altro pezzo di riflessione, che è poi un confronto con chi ci sta vicino.

Da una parte la Lazio, che ha il grandissimo merito di aver vinto le ultime 10 partite di campionato e che, come dire, più di così non può fare. Tanti i punti conquistati con tenacia e un po’ di culo nei minuti finali, e la sensazione che tutto le stia girando (troppo?) bene. Niente più di una civile gufata.

Dall’altra parte, è vero che la Juve ha solo due punti più di noi, ma il “delta” tra il potenziale e quanto fatto vedere è assai ampio. In altri termini: finora ha avuto ragione Chiellini quando ad inizio anno diceva “La Juve di Sarri la vedremo dal 2020“. È questo che mi preoccupa maggiormente: quando anche i vari Rabiot, Ramsey e Douglas Costa avranno terminato i rispettivi rodaggi, quando la difesa avrà digerito l’ingresso di De Ligt senza concedere troppo, ecco che -tecnicamente parlando- saranno cazzi. Là davanti bastano due tra CR7, Dybala e Higuain per assicurare gol e vittorie in quantità, ma lo spazio per crescere in casa bianconera è senz’altro maggiore se paragonato a quello in casa laziale e in casa Inter.

Torna quindi di prepotenza l’argomento mercato. Della mia triade auspicata, il borsino mi vede in vantaggio su uno solo dei nomi (Eriksen pare, se non vicino, quantomeno più fattibile rispetto a Vidal). Young e Giroud sembrano ancor più imminenti per quanto a me non graditissimi.

Commento tecnico: boh…

Resta l’assoluta necessità di allargare la rosa, come fatto presente da Conte che, furbo e lamentino quanto basta, non si è lasciato scappare l’occasione di far vedere a tutti quanto l’Atalanta abbia costretto i nostri a ripiegare nel secondo tempo stante la carenza di alternative credibili.

Onestamente, e per una volta aldilà della ancestrale antipatia, non capisco l’interesse per Kessie del Milan: un suo arrivo in uno scambio alla pari con Politano sarebbe ininfluente da un punto di vista qualitativo (non compri un titolare, solo un’alternativa a Vecino e/o Gagliardini); qualora invece dovesse arrivare proprio in virtù della partenza di uno dei due centrocampisti appena citati, da ininfluente lo scambio sarebbe peggiorativo: Kessie è a mio parere nettamente inferiore a Vecino, mentre pur essendo più mobile e potente di Gagliardini, è assai meno evoluto tatticamente e di difficile gestione a livello caratteriale.

Al di là di tutto, darebbe un segnale di tirare i remi in barca, sulla falsariga di Darmian al posto di Marcos Alonso.

VAR

Ne scrivo volutamente dopo il primo episodio stagionale che ci ha visti increduli beneficiari di errore. È ormai opinione comune che quello di Lautaro fosse fallo da rigore, e tutte le supercazzole sulla spinta di Zapata siano irrilevanti. Per i più curiosi e pruriginosi analisti (quorum ego, chè mi fingo osservatore distaccato ma ho passato ore a zappare su siti di moviolisti e televisioni locali per sentire tutto il sentibile), il colombiano spinge un compagno -Toloi- che a sua volta tampona il nostro, che una volta a terra cianghetta l’avversario con la mano.

Per una volta mi freno e faccio solo cenno al fallo inesistente fischiato allo stesso Martinez lanciato a rete solo contro il diretto avversario (ancora Toloi), che cadendo all’indietro colpisce il pallone con la mano, ricevendo in regalo da Rocchi una punizione a favore tanto salvifica quanto inesistente. Comprensibile che la portata mediatica di questo errore sia nulla e sparisca rispetto all’altro episodio. Figuriamoci se poi chi ne avrebbe beneficiato è l’Inter…

Due cose da aggiungere a commento, entrambe votate alla chiarezza, tanto per non trovaraci come i protagonisti di Amici di Maria de Filippi e l’ineffabile Chicco Sfondrini che, nelle prime edizioni del programma, ad ogni settimana annunciava novità di regolamento ignote fino a quel punto.

La prima cosa: auspico che al più presto l’arbitro, finito il confronto con il VAR, spieghi a tutti e a chiare lettere cosa è stato giudicato. Il mio sogno è che l’audio dei colloqui sia udibile tanto allo stadio quanto in TV, o quantomeno a un addetto per squadra (facciamoli lavorare questi team manager…).

Abbiamo passato un giorno e mezzo a elucubrare su cosa il VAR avesse visto e giudicato, e cioè se avesse valutato solo la corretta uscita di Handanovic non ravvisandovi nulla di irregolare, ma perdendosi il fulcro del problema e cioè il fallo di Martinez, oppure se avesse effettivamente visto la mano galeotta del Toro ma anche la precedente spinta di Zapata che sostanzialmente andava ad annullare l’eventuale rigore per l’Atalanta.

Mi è persino toccato di dar ragione a Mauro Suma, ci rendiamo conto? (andate al min. 7.30, così non vi faccio perdere troppo tempo)

Oggi Rizzoli ci dice che il VAR ha sbagliato e che quindi -se ben capisco- si sono limitati a rivedere l’uscita del portiere. Male, molto male: che cacchio ci state a fare lì?

Ma ipotizziamo per un momento, come puro esecizio di stile, di trovarci nell’altra ipotesi. A quel punto il VAR fin dove può spingersi? Deve fermarsi al fallo di Martinez o deve giudicare anche che cosa lo causa, e cioè la spinta di Zapata? E se deve giudicarla, è considerata punibile la spinta di un giocatore ai danni di un suo compagno, se l’effetto ultimo è quello di danneggiare un avversario?

L’ambito di applicazione del VAR, teoricamente molto chiaro e limitato, è invece spesso tema di discussioni. Molto più del “il VAR ha sbagliato“, le polemiche ora sono sul “perchè non è nemmeno andato a rivederlo?“.

Il mio sogno di illuminista ci porta alla seconda cosa e tutto sommato al prossimo step che mi aspetto: che ad ogni squadra venga dato un paio di “jolly” da giocarsi in partita, in modo che casi simili, se anche valutati con un silent check, debbano comunque essere rivisti dall’arbitro tramite on field revue.

Il mio sogno è corredato da un’importante precisazione, tanto per non fare di questo strumento un mezzo opportunistico quando non ostruzionistico. Non dovrebbe cioè bastare dire “oh, vai a vedere perchè sul calcio d’angolo c’è rigore per noi“, ma -per stare all’esempio di queste righe- “guarda che qualcuno sgambetta Toloi mentre sta per tirare“.

Aldilà della canea di catastrofisti, restauratori e amanti della zona grigia che vorrebbero un ritorno ai bei tempi andati di arbitro che interpreta le regole secondo la propria sensibilità, il VAR ha cambiato, in meglio e spero per sempre, il gioco del calcio. Siamo chiaramente ancora a metà del guado, e sono proprio gli errori a far capire quali siano le zone che restano ancora scoperte. In altre parole: per rimediare alle falle del regolamento non ci vuole meno VAR ma più VAR! Più chiarezza nelle regole, più diritti alle squadre, intesi sia come possibilità di chiederne l’utilizzo motu proprio, sia come legittima pretesa di sapere in diretta e in modo chiaro che cosa è stato valutato e deciso.

Gli arbitri, aldilà di ogni implicazione di buona o malafede, sono sempre stati gelosissimi del loro potere. Aldilà della bella faccia messa su negli ultimi anni, sono stati gli ultimi a volere un ausilio che ne limitasse il potere discrezionale in campo. Ancora oggi, sono l’unica componente del calcio a non parlare mai se non in casi sporadici e sempre a posteriori, per spiegare il perchè proprio quando la portata della decisione è tale da non poter tacere.

Nel football americano, così come nel Rugby, gli arbitri sono microfonati e si sente tutto quello che dicono.

È utopia?

Il fallo di Lautaro su Toloi.

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