SETTEMBRE

Tenendo fede al (dis)impegno preso nei mesi scorsi, torno dopo qualche mese a scrivere di Inter a queste latitudini informatiche, per passare in rassegna tante delle cose successe ai nostri amatissimi negli ultimi tempi.

Sì, è arrivato Conte ed è partito Icardi.

Sì, è arrivato Lukaku ed una manciata di altri giocatori.

Sì, siamo incredibilmente in testa a punteggio pieno, avendo già battuto Milan e Lazio.

Detto ciò, calma massima e niente voli pindarici.

Come e più delle altre volte in cui siamo stati in testa da soli (Mancio edizione 2015/2016, Spalletti vendemmia 2017/2018) l’obiettivo dell’Inter dev’essere duplice: da una parte, tentare di proseguire in questa striscia positiva il più possibile. Per striscia positiva non intendo necessariamente vincerle tutte, bensì vincere le partite “che si devono vincere” e non combinare minchiate tipo Slavia Praga, con un pareggio sgraffignato al 92′ che mi ha fatto esultare per lo scampato pericolo.

Quando poi dovesse davvero arrivare la sconfitta “che non ci sta”, lo scivolone inopinato, la buccia di banana che ti fa cascare culo in terra e gambe all’aria, ecco, quello sarà il vero banco di prova.

Tanto per esser chiari: i periodi natalizi degli ultimi anni sono stati la rappresentazione plastica di quanto vado dicendo. Punti persi da pirla, partite comode sulla carta e invece indigeste come la proverbiale peperonata a colazione, ed ecco lo psicodramma di durata bimestrale. Il biennio spallettiano è andato grossomodo così, ma non è stata certo una novità. Anzi, la differenza rispetto ai patatrac precedenti è stata che con Lucianino da Certaldo siamo riusciti a raggiungere l’obiettivo minimo stagionale sul fischio finale (leggasi: Decèèèmpionss).

Conte sta facendo bene, trovando in Sensi un giocatore che sinceramente non mi aspettavo così forte e versatile e ricevendo buone risposte praticamente da tutti gli altri.

Mi piace soffermarmi sul piccolo centrocampista per una serie di motivi.

Anzitutto, arriva all’Inter dopo un corteggiamento da parte dei cugini rossoneri durato almeno due anni, durante i quali la favoletta del “ragazzo che tifa Milan fin da bambino” aveva saturato la mia pazienza in tempo zero. Ma c’è di più; proprio nello scorso calciomercato, durante il quale il Milan collezionava due di picche che manco io al ginnasio, l’ex Sassuolo aggiungeva la beffa al danno: non solo non te la do, ma in più la do al tuo compagno di classe che ti sta tanto sulle balle.

E quindi Sensinho arriva in nerazzurro, ovviamente acclamato da tutti come “il regista che tanto serve all’Inter e che permetterà a Brozovic di tornare a fare il suo ruolo da interno, chè quello lì non è mica un regista, e insomma qui ci vuole il regista, anche se Pirlo era un’altra cosa eh? Pirlo è insostituibile… ma come ha fatto l’Inter a darlo via? “.

L’ho romanzata un po’ ma la manfrina resta quella.

Invece, in tasca a loro e a tanti altri, Sensi si rivela oggi uno splendido centrocampista totale. Piccolo ma tignoso, corre e recupera palloni, ha piede e testa lucidissimi che gli permettono di metter la palla dove vuole (il che spesso coincide con “dove serve”). A tutto ciò aggiunge una sconosciuta -almeno a me- capacità di corsa e di inserimento che, a voler essere blasfemi, lo fanno somigliare più all’inarrivabile Iniesta che allo scolastico Xavi da quattromila passaggetti a tre metri dal compagno.

Date alla stampa un po’ di tempo ed inizieranno a contemperare i complimenti con la consueta litanìa del “bravo eh? Ma non è un regista… all’Inter manca il regista, e Brozovic non lo è…”.

Cambiando soggetto, ma rimanendo saldamente in ambito mediatico, non sarà sfuggito ai più disturbati tra di voi come le lodi all’Inter siano sempre seguite dal complemento di specificazione “di Conte“. Poi il titolo sceglietelo voi: si va da “è già l’inter di Conte” a “Conte ha già cambiato l’Inter” oppure “Quella di Conte è una grande Inter“.

Il concetto è quindi quello del dottore che arriva a curare una gabbia di matti. Anche in questo caso non è una novità: ogni nuovo allenatore nerazzurro in tutti questi anni ha goduto di un credito iniziale, sperperato poi nel corso della stagione allorquando la sua sapienza tecnico-tattica veniva infettata dal virus nerazzurro.

In altre parole, visto che l’Inter è sbagliata ed ha torto per definizione, chiunque arrivi da fuori è visto come il cavaliere immacolato, moderno demiurgo che tenta la mission impossible di convertire un’accozzaglia di craniolesi in un Club calcistico di livello.

A differenza dei suoi predecessori, però, Conte vincerà in ogni caso. Se dovesse portare l’Inter alla vittoria, sarebbe davvero il salvatore della patria. Se, più probabilmente, inciamperà, non sarà certo per colpa sua, ma per quella mandria di invorniti che suo malgrado l’hanno circondato.

Settembre difficilmente poteva andar meglio. Vero che l’unica partita ciccata è stata prorpio quella che ho visto dal vivo, ma come dicono a Parigi inscì avèghen. Le prossime due (Barça fuori e Juve in casa), lungi dall’essere decisive, saranno però validi banchi di prova per i nostri. Uscire con le ossa rotte o “a testa alta” (come si ama dire di sconfitte diversamente strisciate) potrebbe fare tutta la differenza del mondo in termini di consapevolezza.

Continuo a fare fatica ad “innamorarmi” di Conte, ma non posso non riconoscergli una costanza ed una applicazione da professionista puro, direi maniacale, che nessuno dei suoi predecessori ha avuto negli ultimi anni.

Fossi un osservatore imparziale, sarei assai curioso di vedere come gestirà la prima sconfitta o, ancor di più, la prima partita buttata via. Da tifoso, ovviamente, non ho il minimo interesse ad indagare una simile eventualità, chè la banale ripetitività di queste settimane mi va benissimo.

LE ALTRE

Brevemente: ai tanti che puntano il dito sulle iniziali difficoltà della Juve di Sarri faccio purtroppo presente che, pur condividendo l’assioma, il risultato fa cinque vittorie ed un pareggio in campionato, più un pareggio nella partita teoricamente più difficile del girone di Champions. Niente di buono, insomma, chè se alla fine la portano a casa lo stesso anche quando arrancano, figuriamoci quando saranno entrati in sintonia col nuovo mister… (sì, lo confesso, un po’ gliela sto gufando ma il senso è quello…).

Il Napoli invece becca qualche gol di troppo, pur avendo davanti una potenza di fuoco mica da ridere. Credo che anche nel loro caso sia questione di tempo per far amalgamare al meglio Manolas e Koulibaly. Per il resto Ancelotti ne sa tante, se non tutte, e non faticherà a far rendere al meglio il materiale umano a sua disposizione.

Chiaro che adesso è facile sognare ad occhi aperti e fantasticare di Scudetto: più realisticamente, ritengo che solo Napoli e Juve ci siano superiori, e che limitando le stronzate stagionali a livello minimo, una delle due possiamo lasciarcela alle spalle.

Dei cugini preferirei non parlare per umana pietà. Sono indietro e molto: rivedo in loro il periodo che abbiamo vissuto nel passaggio da Moratti a Thohir: stagioni gestite da ragionieri e contabili più che da direttori sportivi, dove le nozze coi fichi secchi erano all’ordine del giorno.

Cari cugini, addà passà ‘a nuttata…

WEST HAM

A parte il pareggio di ieri col Bornemouth, direi che andiamo benone, quarti alle spalle degli inavvicinabili Liverpool e City, a un punto dal redivivo Leicester ma un punto sopra i ben più sofisticati Chelsea e Tottenham e con alcuni scalpi già messi nel carniere (vedi Man Utd settimana scorsa). So far, so good.

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E niente: in queste settimane tra di noi ci guardiamo così…

Un pensiero su “SETTEMBRE

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