SCUSATE, RIDO TROPPO: NON MI VIENE IL TITOLO

INTER-CHIEVO 5-0

Una dimostrazione di forza come da tempo non se ne vedevano in casa nerazzurra.

Di culo, ho anche la fortuna di goderne dal vivo: primo anello verde con il Signor Padre, come non succedeva da tempo, e la coppia del gol -un poco arrugginita ma rodata negli anni- non delude!

La squadra è come previsto alquanto rivista, con il redivivo Ranocchia in difesa e la coppia Brozo-Joao Mario a completare con Borja il trio di centrocampisti pensanti o supposti tali.

Iniziamo col caso-Ranocchia: il ragazzo non può non suscitare simpatia, grande talento alla perenne ricerca di continuità, con l’ulteriore aggravante di non poter nemmeno incolpare il carattere bizzoso e la testa calda: il nostro è semplicemente un bravo ragazzo, senza la grinta e l’ignoranza necessaria per esserer un grande calciatore.

Beh, detto questo la prima palla che tocca scheggia la traversa su corner, e San Siro ruggisce manco avesse segnato in rovesciata.

Bravo Andrea! Grande Ranocchia! Nazionale! Mica quel pirla di Bonucci! Pallone d’Oro!

Il tutto -ne sono sicuro- dalle stesse menti illuminate che gli bestemmiavano i cugini fino a ieri.

Ad ogni modo, l’andazzo ieri era tipo Gabigol: piglia palla, fa un passaggetto di tre metri col piattone e vien giù lo stadio dagli applausi.

Stessa cosa o quasi anche per Santon, e tutta la mia acrimonia ha dovuto cedere davanti ad una partita gagliarda, addirittura impreziosita da un paio di tocchi col sinistro, forse proprio per smentirmi.

Intendiamoci: non sarò mai uno di quelli che, pur di sentirsi dar ragione, si augura di veder sbagliare il calciatore da lui criticato. Se Santon da domani si svegliasse Andy Brehme con 25 anni di meno sarei strafelice di essermi sbagliato fino ad oggi.

Detto ciò, non posso che augurare la stessa cosa a Joao Mario (scelga lui in chi reincarnarsi). In realtà non l’ho mai disprezzato più di tanto, ma vederlo prendersi i meritati fischi in una giornata di assoluta gloria per tutti non è roba da poco. Preoccupante la sufficienza, la lentezza e l’imprecisione al tiro mostrate lungo tutti i 90 minuti, ancor di più se messo a confronto con un Brozovic grintoso e concreto come nei giorni belli.

Il Club dei filosofi sulle gradinate ne ha anche per lui, chè non c’è cosa più bella che insultare un tuo giocatore proprio quando gioca bene:

“Uééé Brooozooo! Vadavialcù! Incoeu t’e ghet voeuja de giugà eh? Malnatt!”*

 * “Heylà Signor Brozovic, vada a vendere il suo deretano, oggi pare ella abbia desiderio di giUocare eh? Maledetto!

Saltabeccando sui 90 minuti di partita (recupero escluso, il pericolo tangenziale mi ha fatto perdere il quinto gol) posso dire che Handanovic si è comunque guadagnato la pagnotta con una parata non da poco sullo 0-0, che il Chievo ha fatto ben poco, regalando almeno due gol su palle insensate perse a metacampo, che finalmente Sorrentino ha evitato di fare la partita della vita contro i nostri, uscendo dal campo con almeno un gol sulla coscienza (il primo), che Icardi per una volta ne fa uno solo (vediamo se saranno contenti quelli del “eh segna tanto ma sono mal distribuiti“) e che Perisic si merita tutti gli applausi presi per i tre gol segnati, ed un tributo in più per la foto del giorno (v. infra).

Aggiungo due note, entrambe assai liete: la prima è l’azione del gol di Skriniar, di una bellezza epocale che, se il paragone non è blasfemo, ricorda per certi versi il 2-0 di Del Piero contro la Germania nel 2006 (mancava solo il paradigmatico insulto alla bambina al minuto 0.25 di questo imprescindibile link). La differenza è che qui Skriniar fa le veci tanto del Pinturicchio che finalizza quanto del Cànnavaro (l’accento è cit.) che interrompe l’attacco avversario e fa ripartire l’azione.

Il gol più bello della giornata, altro che balle.

La seconda nota lieta è per Candreva, che già avevo avuto modo di apprezzare in settimana tramite le sapienti parole di Settore. Non è così frequente trovare una brava persona che sia anche un ottimo calciatore, ma in questo caso abbiamo il caso emblematico.

Dopo la succitata azione mariana (indovinate chi fa il cross per la capoccia di Skriniar?), VotAntonio vuole segnare a tutti i costi: inizia a tirare non appena ne ha la possibilità, lasciando qualche volta Icardi e Perisic a bocca asciutta.

Fa poi ridere mezza tribuna quando, nasando aria di sostituzione, fa battere in fretta e furia una rimessa laterale ritardando l’ingresso di Karamoh e sgraffignando qualche altro attimo di partita. Il cambio peraltro arriva puntuale un minuto dopo col nostro in procinto di battere l’ennesimo angolo. Lui sa di dover uscire ma va comunque verso la bandierina e tutto il settore lì sopra si alza per tributargli il giusto plauso. A mio parere tra i migliori, e per una volta spero che il filosofo della fila dietro abbia ragione: “Vài Candreva che il gol lo fai contro la Juve orcod….!!” (il porcone a supporto ha ovviamente pura funzione semantica rafforzativa).

Sabato infatti c’è la Juve, e sono cazzi (cit.) (Se non la cogliete vi mando a Erfoud “col camion, col pullman…” ). Però intanto siamo in testa. Da soli. E non è poco.

Spalletti dice che l’unica sua certezza è che non tornerà più l’Inter stenterella e tentennina degli anni scorsi. Forse è ancora nuovo di queste parti e non sa quali e quante risorse abbia l’universo interista per farsi male da solo.

Però più passa il tempo più mi fido di questo strano personaggio.

LE ALTRE

Il problema grosso è che la Juve ha vinto a Napoli. Speravo in Insigne e compagni, per spedire la Juve tre punti più giù, anche in vista del nostro prossimo scontro diretto. Invece Allegri -diciamolo- ha impartito una gran lezione a Sarri, imprigionato nei suoi stessi pregi, impossibilitato a cambiare spartito stante la oggettiva assenza di alternative in panca. Chapeau a Barzagli, Chiellini e compagni per aver neutralizato i frizzi e lazzi dei tre nanerottoli napoletani.

Complimenti a Higuain, che decide la partita e risponde in maniera più che comprensibile a tutti i fischi e gli insulti subiti da due anni a questa parte.

Arrivo quasi (quasi) a compiacermi nell’ascoltare il silenzio tombale di tutte le groupies del bel giUoco, attonite nel vedere ancora una volta come non esista IL modo di giocare a calcio e quanto sia importante poter variare sistema di gioco in funzione dell’avversario.

La Roma non fatica a regolare la SPAL, beneficiando oltretutto di 80 minuti giocati in 11 contro 10. Più ostica -e quindi meritevole di complimenti- la vittoria della Lazio, che nel finale ribalta il risultato e costringe la Samp al primo stop interno stagionale.

L’ho presa larga, perchè ora arriviamo al dolce, ma indugio ancora un po’ raccontando del tragitto dalla macchina all’ingresso di San Siro.

La trasumanza ci vede preceduti da un energumeno che indossa la maglia dell’anno santo 2009/2010 sopra la giacca a vento (l’avrà presa di tre taglie più della sua…). Il tipo sta ascoltando la radiolina, come ai bei tempi, e pascola verso lo stadio col compagno di ventura.

Il nostro bofonchia a mezza voce, forse ripetendo quel che dicono alla radio:

(immaginate il soliloquio che segue disseminato di parolacce e improperi a piacere):

“…Ultimo pallone, è il 95’…

…Bri…gno…sale anche Bru…gnoli… ah beh cazzo sale anche Brignoli.. a posto siamo…

…Ma chi cazzo è Brignoli? parte il cross… Brignoli? Ma chi cazz… BRIGNOOOOLIIII!”

La cosa bella è che lo guardiamo tutti credendo che sia un mitomane: i più ottimisti (quorum ego) semplicemente spolliciano un “refresh” su gazzetta.it, come puro atto di fede.

E invece è proprio l’imponente San Siro davanti a noi a confermare la lieta novella, esplodendo in un boato ben più forte di tanti altri sentiti nei 90 minuti successivi.

Non è un caso se uno dei cori della domenica nerazzurra sia stato, sulla soave musica de La Stangata,Gennarino Gattuso Alé“.

Siamo gente semplice, ci accontentiamo di poco.

 

PIERCRISI MILAN

Cominciamo con quel briciolo di onestà intellettuale che mi è rimasta, dicendo che –minchia– quando deve andare storta va proprio storta!

Ovvio che al pareggio dell’ex Primavera nerazzurro Puskas la mia schiena sia stata attraversata da un fremito di goduria, ma nemmeno il più catastrofista dei gufi poteva immaginare una tempesta perfetta di tal genere. A colori invertiti, mi sono passati davanti agli occhi le facce di Goitom, Simone Del Nero ed Ennyinnaya che tante volte ho maledetto.

Se non altro non erano portieri.

Curioso come i cugini, guardando in casa nostra quasi come degli stalker e attingendo al nostro organigramma a piene mani, non abbiano fatto tesoro di uno dei più gravi difetti mostrati dalle varie dirigenze nerazzurre nel corso dei decenni: il cambiare le cose in corsa, alternando coperchi sempre nuovi per pentole sempre uguali.

Detto che Ringhio mi sta assai più simpatico del sorridente e supponente Montella, mi chiedo quale sia la ratio di un cambio del genere, oltretutto alla vigilia di un filotto di partite sulla carta abbordabili (poi chiaro, c’è sempre l’incognita Brignoli he he he…).

Per una volta anche la stampa è stata meno benevola del solito. Sentendo la radio, i commenti sul 2-1 per il Milan erano quelli di una partita già finita, all’insegna del “bene i tre punti ma Gattuso avrà tanto da lavorare… Il Benevento poverino è davvero troppo poco per questa Serie A“.

Mettiamola così: c’è voluto Brignoli per restituire alla sua oggettiva realtà di cagata sesquipedale il cambio in panchina rossonero. Soprattutto, c’è voluto il bislacco pareggio per far capire quanto raffazzonata e qualunquista sia la strategia di Fassone e Mirabelli (altro che manager 4.0 de noantri…). E sì che questa dovrebbe essere la parte “pensante” e “esperta”, che guida la proprietà cinese, a digiuno di football, nei meandri del calcio italico.

Sit back and enjoy the show, ladies and gentelmen.

E’ COMPLOTTO

Qualche pillola di simpatia all’insegna del Same but Different.

Partiamo dal buon Caressa, sempre pronto a vaticinare di sfighe in vista per l’Inter prima di domenica, e in buona compagnia nell’ammonire di un Chievo tutt’altro che ostacolo agevole per l’Inter. Ieri sera mancava poco che dicesse “vabbeh così son buoni tutti, Sorrentino ne ha combinate de ogni e il centrocampo del Chievo era inesistente“.

Curioso poi come, a fronte di un atteggiamento così accorto e prudente quando le partite da giocare sono dell’Inter, si faccia a gara a chi fa prima ad assegnare tre punti a Roma e Lazio per le due partite che devono recuperare.

La butto lì: l’Inter è prima da sola, dopo due anni (da sola dopo due anni, chè in testa, seppur in cattiva compagnia, ci siamo stati più volte in questo inizio di campionato), e quindi l’hashtag è #sonotutteinduepunti. Roma e Lazio devono recuperare la loro partita ormai da mesi, epperò proprio ieri si è tornati a fare questo insulso giochino.

Ma va bene così, anzi…

Potrei citare il topos letterario del rumore dei nemici, ma la verità è che preferisco citare mio padre quando, anno del Signore 1988/1989, sentiva parlare i vari Pistocchi e Pellegatti di 4-4-2, corti-umili-intensi e calciospettacolo dicendo “falli parlare, falli parlare, che noi zitti zitti…” e non vado oltre, in un mix di scaramanzia e buona creanza.

 

WEST HAM

Nel giorno in cui segna Brignoli, non era lecito chiedere agli dei del calcio una vittoria corsara in casa del Manchester City.

Angelino Ogbonna ci illude, ma Guardiola non è d’accordo e i nostri escono con tanti applausi ma zero punti: 2-1 nel finale. Come si dice in questi casi: non sono queste le partite che dobbiamo vincere.

Cercasi esperto che ci sappia dire quali siano…

Dobro Brignoli!

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