BILANCIO 2020/2021 pt.2

L’esercizio di oggi consiste nel cercare di capire meglio i numeri dell’ultimo anno finanziario dell’Inter, concluso sul campo con la conquista dello scudetto dopo 11 anni, per la gioia di grandi e piccini, ma anche con una serie di problemi contingenti se non strutturali, di cui ho parlato nel precedente post.

Ora, prima di addentrarmi nel compitino, credo sia giusto fare un paio di precisazioni o, come direbbero quelli bravi, di assumptions.

Primo: i numeri sono quelli attualmente conoscibili, visto che l’assemblea che dovrà approvare il bilancio non si è ancora tenuta;
Secondo: la mia è un’interpretazione, figlia di questi numeri e delle mie competenze in materia, e quindi al netto di eventuali sviste che il mio dottissimo pubblico mi segnalerà: se mi vestissi di bianco e avessi un ego ancor più sviluppato del mio, potrei dire “se sbaglio, mi corriggerete!“.

Facendo un po’ di spoiler, la tesi che voglio portare avanti è che il bilancio 2020/2021 contenga tante poste non ricorrenti, quelle che sempre quelli bravi chiamano one-off.

Sul perché si sia preferito caricare questo bilancio di zavorre in alcuni casi evitabili si gioca il grosso del futuro dell’Inter. Come detto nella prima parte di questo trattatello, spostare tutte le sfighe su un unico anno è quel che si fa quando si decide di vendere la baracca: di solito il compratore dice “sì va beh, fammi vedere come stai in mutande e non col vestito buono. Togli tutti i rischi, le opportunità, le incertezze e vediamo cosa viene fuori“.

Nel caso dell’Inter, è venuto fuori -245 milioni, che non sono proprio bruscolini.

C’è poi l’altra campana, secondo cui Suning non avrebbe interesse a vendere ora, avendo chiuso il prestito con Oaktree ed essendo prossima a rifinanziare i 350 milioni di bond in scadenza con una nuova obbligazione da circa 400 milioni, e di fatto assicurandosi una certa tranquillità finanziaria nel breve termine. A ciò si aggiunga l’enorme opportunità dello stadio nuovo, tutto quel che ne consegue: il mio parere è che Zhang, prima di passare la mano, aspetterà di aver chiuso almeno sulla carta la questione del nuovo San Siro, ma non voglio ripetere quanto già detto nell’altro post.

Ora, basandoci sui numeri conosciuti, cercherò di capire quanto di quel passivo è dovuto a problemi strutturali (ad esempio, il peso degli stipendi, che pure è calato) o quanto a cause contingenti (toccando ferro: l’assenza di ricavi da stadio).

Tante fonti hanno fatto previsioni per la chiusura dell’esercizio 2021/2022 ipotizzando una perdita intorno ai 100 milioni, ancora pesante ma comunque in netto miglioramento. Per una volta mi sono scoperto ottimista, perché buttando giù due numeri mi pare che, a parità di altre condizioni, il passivo potrà essere saldamente a due cifre:

Ecco, a me il disegnino è venuto così

Il gioco è capire, a parità di altre condizioni, e quindi senza calcolare variabili importanti come il calciomercato di gennaio e le compravendite estive fino al 30 giugno, quale potrà essere l’impatto dei maggiori ricavi e dei minori costi rispetto all’anno precedente.

Cerco di andare con ordine:

Ricavi da stadio: come sappiamo, la stagione è partita con una capienza del 50%. Dalla prossima partita si passera al 75% e, se tutto va bene, il prossimo step sarà la piena occupazione. Sono stato prudente rispetto alle stime che parlavano di 60 o anche 70 milioni di euro di mancati ricavi da stadio, ed ho previsto che il prossimo bilancio vedrà San Siro generare i 50 milioni portati a casa nel 2018/2019, l’ultima stagione pre-Covid.

Plusvalenze: qui parliamo delle vendite di Lukaku e di Hakimi. Sappiamo che i loro cartellini sono stati ceduti rispettivamente per 115 e 68 milioni. Quel che non sappiamo sono i termini finanziari di pagamento, e cioè in quante rate e in quanto tempo l’Inter incasserà questi soldi. Altra cosa che non sappiamo nei dettagli è quanto l’Inter avesse ancora da pagare ai vecchi Club dei calciatori in questione, e cioè Manchester Utd e Real Madrid (Hakimi infatti era al Dortmund in prestito). I calcoli li hanno fatti altri, e pare che il netto che l’Inter si porta a casa dalle due vendite sia superiore agli 80 milioni. Se poi consideriamo i costi di competenza dell’esercizio 2021/2022 per i cartellini dei nuovi acquisti estivi – la maggior parte dei quali è arrivata a parametro zero – il guadagno complessivo si assesta sui 70 milioni.

Sponsor maglia: come sappiamo Pirelli non è più lo sponsor principale e, aldilà dell’abitudine, se non affetto, maturata in venticinque anni di presenza sulle nostre maglie, il cambio di sponsor è vantaggioso per l’Inter.
Pirelli negli ultimi anni ha contribuito, tra sponsor principale e logo “Driver” posto sul retro della maglia, a circa 20 milioni annui. La cifra per l’anno 2020/2021 non è ancora nota; anche in questo caso, mi sono basato sul valore della sponsorizzazione dell’ultima stagione pre-Covid (19 milioni).
La nuova combo di sponsorizzazioni (Socios, Lenovo sul retro maglia e l’agenzia di criptovalute Digitalbits come sponsor di manica) porterà ad un totale di 30 milioni, con un delta positivo di 10 milioni rispetto all’anno precedente. Per la cronaca, l’accordo con Zytara/Digitalbits garantirà un totale di 85 milioni di ricavi per l’Inter, ma non è chiara la durata dell’accordo nè la “spalmanza” di questi 85 milioni negli anni. Il link precedente parla di 15 milioni a stagione garantiti da Zytara, ma in ogni caso non li ho considerati nei miei conticini.

Ricordo che questo specchietto vuole esaminare solo i ricavi in aggiunta a quelli già presenti nell’esercizio 2020/2021, motivo per cui non troverete introiti derivanti da diritti TV e merchandising.

Allo stesso modo, sui costi mi sono concentrato sulle spese che nell’esercizio 2021/2022 non dovrebbero esserci più. Vediamo nel dettaglio:

Svalutazione cartellini: non tutte le ciambelle riescono col buco, nemmeno alla premiata ditta Marotta&Ausilio. Joao Mario è stato uno dei peggiori affari portati a termine dall’Inter, e non tanto per le pur mediocri prestazioni del portoghese sul campo. L’acquisto per più di 40 milioni, ed il ricco contratto di 5 anni hanno rappresentato un fardello difficile da sopportare, seppur mitigato dai numerosi prestiti che hanno interessato il lusitano in questi anni. Ragionamento simile per Nainggolan, che pure ha reso più del collega di reparto (ci vuol poco, mi direte, e sono anche d’accordo), ma che è uscito dai radar nerazzurri con l’addio di Spalletti. L’ideale sarebbe stato trovare acquirenti disponibili a pagare il prezzo “giusto” per i due calciatori, in modo da scongiurare la temuta minusvalenza.
Non trovandosi compratori, l’Inter alla fine ha deciso di liberare i giocatori “a gratis”, chiedendo a lorsignori di cercarsi un’altra destinazione. La risultante di questa operazione è che il valore residuo dei loro cartellini viene azzerato, generando una perdita secca in bilancio pari a circa 15 milioni. La speranza è che operazione del genere non ce ne siano, ed è quindi ragionevole calcolare questi come costi non ripetibili.

Riduzione monte ingaggi: tra le gufate che, come ad ogni calciomercato, hanno accompagnato le manovre nerazzurre, non possiamo non ricordare l’accorato appello a “chiudere il mercato con un attivo di 100 milioni“, nonostante lo stesso Zhang ne avesse chiesti “solo” 70. Ma vuoi mettere che bello abbaiare “servono 100 milioni!”. Come visto, a conti fatti avrebbe potuto bastare la sola cessione di Hakimi, a cui si è aggiunto Lukaku nelle modalità che sappiamo.
Dal punto di vista degli ingaggi, l’altro anatema è stato l’assoluto bisogno di ridurre il costo della rosa di almeno il 15% rispetto all’anno precedente. Con grande scorno dei tanti gufi, anche questo è stato fatto, anche se comunicato a bassa voce e con colpi di tosse imbarazzati. Tra stipendi lordi e quote di ammortamento annuali, il risparmio dovrebbe essere intorno ai 31 milioni.

Messi insieme extra ricavi e minori costi, ed opportunamente shakerati, l’effetto dovrebbe portare a un beneficio di 176 milioni. Se il baratro di quest’anno è l’ormai tristemente noto -245,6, l’aritmetica dice che a giugno 2022 i numeri di chiusura potrebbero recitare -69,6 milioni.

Cosa non c’è dentro la tabellina?
Non ci sono i rinnovi contrattuali e gli aumenti di stipendio dei vari Martinez, Brozovic e Barella, che verosimilmente andranno a regime durante la stagione e porteranno ad appesantire nuovamente il costo della rosa.
Non c’è la svalutazione dei crediti con le sponsorizzazioni cinesi, di cui pure avevo parlato nella prima puntata: che sia pulizia contabile, o che siano effettivamente sponsorizzazioni legate all’hospitality di San Siro, un certo effetto positivo dovrebbe esserci in questa stagione, ma non sapendolo quantificare (Antonello parla di una cinquantina di milioni, mica bruscolini) non è stato considerato.
Da buon tifoso scaramantico, non è stato considerato l’impatto derivante dalla eventuale qualificazione alla fase successiva della Champions League, obiettivo sempre fallito negli ultimi anni e che, aldilà dell’importanza sportiva, porterebbe nelle casse dell’Inter una decina di milioni in più dall’UEFA e qualche altro di diritti TV. Il tutto limitando le nostre ambizioni al “solo” raggiungimento degli ottavi di finale.

Infine, visto che tutti si sono affrettati a fare i complimenti all’Inter per il rosso più rosso della storia del calcio, dopo che la Juve pochi giorni prima aveva comunicato il suo passivo di “soli” 209 milioni, è doveroso mettere qualche puntino sulle “i” e comparare i criteri con cui hanno lavorato Inter, Milan e Juve.

Marco Iaria sul Corriere è chiaro in merito: gobbi e cugini hanno sfruttato qualche “jolly” contabile, che ha contribuito a mitigare le perdite dell’esercizio 2020/2021.
E se per il Milan si tratta di pochi milioni, “la Juventus ha beneficiato di un risparmio di 90 milioni derivante da un accordo con la squadra sottoscritto durante il primo lockdown della primavera 2020, che ha consentito di alleggerire il conto economico ma che appesantirà l’esercizio 2021-22 perché gran parte di quei 90 milioni andranno conteggiati“.

Questo a proposito dell’Inter che non paga gli stipendi e son tutti brutti e cattivi e insomma è uno scandalo e alla fine non dovevano darglielo lo Scudetto…

Perché va bene giocare a fare i revisori contabili di ‘sto par de ciufoli e fingersi fini analisti, ma sotto sotto rimango il rancoroso complottista che si incazza come una bestia quando vede la stampa fare figli e figliastri.

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