FASTIDIO

SAMPDORIA-INTER 2-2

Partita difficile da digerire, nonostante le 48 ore fatte passare. E le criticità gastriche non sono dovute solo alle contemporanee vittorie di Roma e Milan; è proprio l’andamento dei nostri 90 minuti a lasciarmi l’amaro in bocca.

Sia chiaro: a questo punto del campionato non sono i due punti lasciati a Genova a preoccuparmi, quanto piuttosto l’incapacità di essere brutti e cattivi quando serve. Il pragmatico catenacciaro che è in me potrà perdonare la giornataccia della squadra che fatica a creare occasioni da gol, che – usando gergo tecnico – gioca demmerda, ma mai gli errori sotto porta che ti fanno venire l’acquolina in bocca, mentre pregusti la pizza che vedi arrivare da lontano passarti di fianco e fermarsi al tavolo dietro di te.

Mentre tratteggio la delicata metafora culinaria, mi passano davanti agli occhi le tre occasioni mariane sciupate dai nostri in meno di cinque minuti a inizio secondo tempo. Tutto ciò è bastato per far seguire alle canoniche Madonne alcune considerazioni ancestrali del tipo “con tutto quel che ci siamo mangiati va bene se non la perdiamo ‘sta partita qua…“. San D’Ambrosio per fortuna mi viene in soccorso, visto che alla mezz’ora salva sulla linea un diagonale velenosissimo a portiere battuto.

Fatemi ora abbandonare l’obiettività che faccio finta di avere quando parlo di Inter e concedetemi qualche riga di sfogo su tre nostri giocatori, che ovviamente sarò pronto a idolatrare alla prossima partita giocata come Cristo comanda.

Handanovic: incolpevole sui due tiri che portano ai gol. Il primo oltretutto subisce la deviazione probabilmente decisiva di Dzeko, ma su quel troiaio che precede la pesciada di Yoshida rimane per la millesima volta in carriera col guinzaglio agganciato al palo e non esce su una palla lenta, stupida, fatta apposta per essere presa in volo, probabilmente subendo anche fallo.

Non riesco nemmeno a finire gli improperi a supporto del “Non esce mai questo…” ed ecco la prossemica che ben conosciamo: posa ieratica, braccia penzolanti, sguardo rassegnato e palla nel sacco. So benissimo che la mia è una critica eccessiva per quel che è (stato) un grande portiere, ma mi tengo lontano dal buonismo integralista che accusa noi critici di disprezzare un portiere che per dieci anni ci ha tenuto a galla. O meglio: non ho problemi a dire che Samir per anni è stato tra i migliori al mondo, ma se la gratitudine fosse l’unico parametro di giudizio, allora Walter Zenga o Julio Cesar dovrebbero giocare una domenica a testa per i prossimi vent’anni.

Morale: posto che il suo sostituto doveva arrivare due anni fa, e poi ancora l’anno scorso, vediamo di fare una ricerca seria e di non farci trovare impreparati alla fine di questa stagione.

Dzeko: già ho scritto circa le mie riserve sul concetto filosofico del centravanti di manovra (“può piacere o non piacere, su questo non discuto” (cit.)). La cosa che tollero ancor meno – e qui ormai dovreste conoscermi a sufficienza da non esserne stupiti – sono i pregiudizi, positivi o negativi che siano. Esattamente come anche il più banale appoggio di piatto di Pirlo al portiere era un lancio illuminante del Maestro, ogni corsa all’indietro del bosniaco è intelligentissima, fatta per aiutare i compagni, a servizio della manovra. Fernando Orsi, che commenta la partita su Sky insieme a Compagnoni (poi ne avrò anche per lui), addirittura vede un velo – ovviamente geniale – del bosniaco che libererebbe Lautaro per il gol del momentaneo 2-1. Se non avete visto la partita: Dzeko si limita a fare – per una volta! – quel che deve fare l’attaccante, e cioè dividersi gli spazi in area col compagno. E quindi, essendo Lautaro sul palo lungo, taglia sul primo. Niente di più. Ma la palla di Barella è precisa di suo, e sarebbe arrivata a destinazione indipendentemente dal lavoro di Dzeko.

Tanti i ripieghi a centrocampo del bosniaco, che sale a cucire la manovra facendo andare in sollucchero gli esteti del bel giUoco. Io da grezzo osservatore finisco presto le dita per contare le volte in cui invece la sua presenza latita là davanti, con il solo Martinez a doversi smazzare tutto il fronte d’attacco.

Quando poi, subìto il pareggio di Augello, Perisic entra in area dalla sinistra, il croato non tira in porta ma preferisce mettere palla lunga sul secondo palo per il tap-in del compagno: troppo poco elegante la scivolata, l’allungo a ruzzolare sull’erba. No: meglio non accelerare nemmeno il passo, e voltarsi verso il compagno chiedendo un passaggio più facile. Vedrai che la prossima volta, Perisic, da quella posizione tira, e magari segna anche.

Sensi: qui si rischia veramente di essere politically incorrect, perché non è né bello né giusto arrabbiarsi con un ragazzo che ha problemi fisici purtroppo sempre più evidenti. Fatta la doverosa premessa, a livello medico e societario è però giunto il momento di fare un discorso chiaro: che cosa può dare un giocatore che da quasi due anni gioca nei ritagli di tempo tra un infortunio e l’altro, e che, da ultimo, rimedia una distrazione del collaterale andando a contendere palla come tutti noi facciamo ad ogni fottutissima partita di calcetto con gli amici? Si parla spesso di profondità di rosa, facendo l’elenco delle figurine ma tralasciando un importante dettaglio: quanto sono affidabili i cosiddetti rincalzi? Detto che uno come Sensi sano per me è titolare fisso nell’Inter e forse anche in Nazionale, cosa me ne faccio di una riserva che, quando chiamato in causa, marca visita otto volte su dieci?

Abbiamo avuto lo stesso problema l’anno scorso con Vecino, Vidal e Sanchez: tre alternative mica da ridere sulla carta, tutti infortunati cronici per più di metà stagione. Hai voglia a raccontare la favola della panchina lunga: ti giri e ti ritrovi con Ranocchia, D’Ambrosio, Gagliardini e due Primavera…

LE ALTRE

Ringraziato il Napoli per la godibilissima partita vinta contro i Gobbi, tocca rendere i giusti meriti al Milan, che non ne avrebbe bisogno viste le lodi sperticate ai ragazzi di Pioli. I cugini vincono facile con la Lazio, ancora lontana dall’essere una squadra, e mostrano un Tonali davvero trasformato rispetto al modesto gregario visto l’anno scorso. Ricordo che sul bresciano pende la benedizione di Totti che di lui disse “dei tanti bravi giovani centrocampisti che abbiamo, per me lui è il migliore“. Che dire? Da interista spero che queste prime partite siano un brillo estemporaneo e che torni a galleggiare senza costrutto tra campo e panchina, ma per quanto fatto vedere fin qui tanto di cappello.

E’ COMPLOTTO

La stampa come detto è lestissima a riattivare la mielosa retorica dei bravi ragazzi rossoneri, facendo passare come un recupero lampo i 4 mesi di Ibrahimovic e tralasciando il fatto che la terapia conservativa inizialmente scelta si fosse dimostrata la strada sbagliata.

La combo MilanLab+Milanello Bianco può questo ed altro (e non sfugga la citazione “Silviesca” nel titolo)

Ma si riesce a fare di più: si torna al gol di Augello, blucerchiato suo malgrado ma ovviamente tifoso del Milan fin da bambino e – probabilmente per quello – ragazzo splendido cresciuto con sani valori. Per i puristi: il titolo della Gazza ha anche l’esclamativo, una sorta di +1 al Fantacalcio per l’assist.

Avevo promesso una nota di demerito per Compagnoni che, come tanti altri telecronisti, ha innegabili qualità, ma che non ho mai particolarmente amato. Noto in lui più che in altri la tendenza alquanto paracula di abusare della locuzione “si ha come la sensazione…“, nella sua variante “l’impressione è che…“. Niente di male, per carità, ma un telecronista dovrebbe raccontare quel che avviene, o al limite dare il suo parere su quanto sta accadendo, non raccontare di sensazioni epidermiche che non danno alcun valore aggiunto alla narrazione, e che oltretutto non di rado – come domenica – vengono sbugiardate dai fatti in tempo zero.

Andiamo nello specifico. Su entrambi i recuperi di primo e secondo tempo, la sua “sensazione” è che l’arbitro possa far giocare oltre quanto inizialmente stabilito. Nel primo tempo toppa in pieno, con Orsato che anzi fischia due secondi prima della fine dell’ultimo minuto. Nella ripresa inizialmente gli dice bene, visto che i sei minuti diventano effettivamente sette, ma il ragazzo non è contento e insiste “si potrebbe arrivare a 7:30, forse anche 8:00“. Niente, al 97:01 arriva il triplice fischio.

Domanda da cacacazzi: ma non sarebbe meglio, se proprio si vuol fare i saputelli, dare il beneficio del dubbio e dire “vediamo se l’arbitro vorrà dare un supplemento di recupero“? Un inguaribile illuminista come me sarebbe più contento: almeno lì poni un dubbio, avanzi una possibilità, non ti fai guidare da non meglio precisate impressioni, inconfutabili proprio perché impalpabili e quindi nemmeno degne di essere catalogate come opinioni.

Bah, potenza dello storytelling…

Chiudo con l’ultimo prurito di giornata provocato, guarda caso, da Arrigo Sacchi, che non perde occasione per tornare in cattedra denigrando lo spettacolo offerto da Napoli e Juventus nell’anticipo di sabato: “mi sembrava una partita degli anni ’70“. Sempre simpatico e per nulla autoreferenziale il nostro quando ci passeggia sui testicoli parlando di gioco offensivo e spettacolare in contrapposizione all’italico vizio della difesa ad oltranza e del guizzo del singolo…

Sono stato sollevato dal vedere realizzata la mia profezia in tempo zero, quando l’ho sentito innalzare lodi al calcio spettacolo del Sassuolo e denigrare Mourinho e la Roma, in quella che invece è stata una partita divertentissima da guardare per un appassionato di calcio (il tifoso probabilmente avrà perso qualche anno di vita…).

Niente di più prevedibile. Mi raccomando, ancora avanti così: i buoni tutti da una parte, i cattivi tutti dall’altra, e tutti a battere le mani al Venerabile Maestro.

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