A TESTA ALTA

INTER-REAL MADRID 0-1

Per i pochi che non ci arrivassero di loro, il titolo ha una corposa dose di sarcasmo, chè certe definizioni a me, come dicono a Roma, me rimbalzano. Sai chemmefrega di perdere così (cosa alla quale sono invece interessatissimi i nostri cugini).

Perdiamo una partita che meritavamo di pareggiare ma non di vincere, visto che la mezza dozzina di palle gol non sfruttate è colpa nostra ben più che merito di Courtois, che deve superarsi solo sul colpo di testa di Dzeko nel secondo tempo. Le altre parate, almeno tra di noi diciamocelo, sono di ordinaria amministrazione: spettacolari perchè l’occasione era ghiotta, ma i nostri sembravano avere il goniometro e mirare al centro della porta. Non a caso l’urlaccio più forte l’ho tirato sul destro di Brozovic che, lemme lemme, è finito a fil di palo a portiere battuto.

La mia analisi della partita non è diversa da quella che si legge sui giornali: buona Inter nel primo tempo, decisamente migliore di un Real lento e compassato, musica diversa nella ripresa. I cambi sorridono a Ancelotti (non Carletto, nemmeno Carlo, mannaggia a tutti i giornalisti che continuano a chiamarlo manco fosse loro cugino): lui fa entrare due giovanotti che guarda caso confezioneranno il sifulotto finale (Camavinga e Rodrygo), noi cambiamo gli esterni senza grossi effetti, se non quello di liberare il velocissimo Vinicius che solo un monumentale Skriniar riesce a fermare appena prima che le sue serpentine diventino fatali.

Dumfries dimostra di avere la velocità di Hakimi, che non è poco, ma di dover lavorare ancora tanto quanto a tattica e intelligenza calcistica. E Hakimi stesso, calcisticamente parlando, è un cavallone, non un filosofo della fascia come Brehme, quindi addavenì baffone… Darmian al momento è da preferire per l’affidabilità che anche ieri sera ha dimostrato. Niente picchi verso l’alto, ma nemmeno svarioni difensivi.

Mi sono piaciuti molto sia Barella che Brozovic, che assommano alle qualità tecniche anche una costanza di rendimento che invece manca totalmente a Calhanoglu, impalpabile anche ieri sera: secondo me è rimasto in campo unicamente nella speranza di una punizione dal limite che la difesa del Real si è guardata bene dal concedere.

Correa -che di suo ha combinato poco o nulla – è entrato ancora al posto di Martinez e non di un Dzeko che, aldilà del paio di occasioni avute, è parso in versione spaventapasseri piantato sulla loro trequarti, senza nemmeno il lodatissimo lavoro di cucitura col centrocampo che tanti applausi gli ha portato (non da me, come sapete). Era da togliere lui? Secondo me sì, giusto per vedere l’effetto che fa, anche perché questo c’ha 35 anni, se basiamo la nostra stagione sul fatto che lui giochi sempre 90 minuti abbiamo un problema.

Ad ogni modo: la Champions è dura e lo sappiamo. La situazione è la stessa degli ultimi tre anni: la qualificazione ce la giochiamo contro le altre due, ma ieri sera un punto avrebbe fatto comodo proprio per la classifica, oltre che per il morale. Aver perso contro un Real comunque rimaneggiato (non c’erano Bale, Marcelo e Kross, Hazard è rimasto seduto 90 minuti) fa male pensando al ritorno al Bernabeu, dove portar via punti sarà ancora più difficile.

Per una volta, insomma, sono più pessimista dei media che parlano di rammarico e dell’inevitabile beffa per la sconfitta finale. Per me non aver sfruttato le occasioni avute (come già a Genova domenica scorsa) è peccato mortale, e più ancora del monumentale Lukaku (facile da rimpiangere) ieri sera mi sarei accontentato del cinico ed essenziale Icardi. Per rispetto delle semidivinità, non arrivo a tirare in ballo la visione celestiale che è apparsa sugli schermi di Amazon nel prepartita, con Milito in compagnia di Julio Cesar e Seedorf a commentare le gesta terrene dei nostri eroi in braghette.

A TESTA ALTISSIMA

Ecco, se allarghiamo il discorso ai cugini un po’ di cose non mi tornano. Stante la contemporaneità non ho visto la partita, se non in forma di sintesi e di commenti post-gara. Se però asciughiamo i commenti dalla saliva dei soliti lecca…piedi, vedo numericamente un dominio del Liverpool interrotto dagli ultimi minuti del primo tempo in cui il Milan riesce a sorprendere i Reds e ribaltare il risultato. Per carità: alla fine abbiamo perso entrambi, quindi ha anche poco senso stare a filosofeggiare sul “come” ma, ancora una volta, la tendenza di certi media a metter tutto insieme parlando di Doppia Beffa, quando non di Orgoglio Milan – Beffa Inter mi fa girare le balle.

Se si vuole fare un’analisi aldilà del risultato (che resta ahimè la cosa più importante) l’esercizio è semplice: l’Inter meritava il pari, al Milan è già andata bene così.

Ma poi chi glielo dice a Theo, Franck, Piolisonfaiar e tutti gli altri?

Infine: applausi a scena aperta a Simone Inzaghi e più probabilmente al suo addetto stampa, vista la varietà di locuzioni usate per non incorrere nel mitologico Spiaze: da Zè ramarico siamo passati a il dispiazere rimane. Chapeau, anzi: Sapò.

Lui era fisso che scrutava nella notte (cit.)

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