ADAGIO MA NON TROPPO

FROSINONE-INTER 1-3

Altri tre punti, un’altra partita archiviata. Finchè va avanti, bene così.

L’Inter arriva in terra ciociara e fa vedere una confortante solidità per più di un’ora, diventata già al lunedì mattina “un buon primo tempo seguito da una preoccupante ripresa“. La verità è che i nostri, pur ricevendo da Perisic e Icardi due tra le peggiori esibizioni stagionali, approcciano bene la gara ed approfittano del pressing avversario non esattamente asfissiante per partire dal basso e portare tanta gente a concludere. Paradigmatica in tal senso l’azione del vantaggio, con la matassa che si dipana ordinata da Handanovic ai difensori, fino ad arrivare a D’Ambrosio bravo a scendere sulla fascia e ancor più a pennellare er crosse. In area sono in quattro dei nostri: la prende quello più tabbozzo, ma il Ninja lavora bene di torsione scopadea (cit. Pellegatti) e fa 1-0.

La cosa confortante è che i nostri non si fermano. Ripeto: di fronte non abbiamo esattamente il Barcelona, nè il nostro vantaggio li smuove dall’atteggiamento attendista visto nel primo quarto d’ora. Fatto sta che i nostri pestano il loro blues sul solito Do/Fa/Do Sol/Fa/Do e Skriniar viene affossato in area. Rigore solare che Icardi cede “spintaneamente” a Perisic, il quale realizza di sinistro spiazzando Sportiello. Vero che Beavis è ambidestro, ma ne avevo visti solo due prima di lui tirare i rigori indifferentemente coi due piedi. Andy Brehme e Paolo Maldini (anche se Paolino quello col sinistro l’aveva sbagliato…). Ad ogni modo, 2-0 e tutti quasi felici. “Quasi” perchè, nonostante il doppio vantaggio, ci sarebbe spazio per il triplone, con Politano a mangiarselo dopo bella incursione centrale e per mancanza di cazzimma in un altro paio di occasioni.

Poco male. Si riparte come si era finito, con i nostri ancora in controllo del match fino a un paio di minuti prima del gol che riapre per un po’ la partita. Skriniar & Co. hanno tre o quattro volte l’opportunità di liberare l’area, al limite anche con la proditoria pesciada in fallo laterale, e invece cincischiano consentendo al Frosinone un pressing quasi involontario, che porta Cassata (nomen omen) a concludere da fuori e Handanovic a toccare ma non a respingere.

Seguono 10 minuti di chiavicanza, più per nostro smarrimento che per reale pericolosità dei gialli di casa: Ciano sfiora il gol della vita su punizia, ma per il resto si viviacchia. Entra Keita per dare il cambio a un Perisic già segnalato sotto i livelli minimi di decenza, e si presenta con un siluro che voleva essere un cross teso per Icardi, che a momenti rimane decapitato nell’urto con la palla. Fuor di metafora, aggiungiamo pure che un centravanti in stato di forma appena migliore avrebbe comunque fatto gol.

L’ex Capitano si fa per così dire perdonare nei minuti finali, quando sfrutta bene l’animalanza di Vecino, con cui triangola sapientemente al limite dell’area e sul filo del fuorigioco per il 3-1.

L’ultima parola agli uruguagi (cit.).

LE ALTRE

La Juve ha l’innato potere di fare incazzare sempre tutti, e decide quindi quasi scientemente di perdere a Ferrara, suscitando le perplessità e le critiche sempre assai urbane di Sinisone Mihajlovic. Probabilmente la giustificazione della formazione da asilo Mariuccia era “per preparare al meglio il ritorno con l’Ajax”.

Cito Luca Bottura quando parlava di “battuta Ikea”: chiudetevela da soli, fa comunque ridere.

Il Milan rischia seriamente di arrivare quarto avendo battuto la Lazio e beneficiando dell’inatteso pareggio dell’Atalanta. La lontananza del malefico duo Silvio/Geometra ha forse affievolito il mio odio calcistico nei loro confronti, ma seguo sempre con disprezzo le loro gesta, soprattutto quando cercano di nascondere o minimizzare malefatte e colpi di genio che ad altre latitudini avrebbero campeggiato per settimane sulla stampa nazionale.

E’ COMPLOTTO

Nulla di particolarmente nuovo o trascendentale da segnalare, se non la convinta e pervicace insistenza nel dipingere l’Inter come il posto da cui tutto vogliono o debbano andarsene. Tra le poche certezze della vita, insomma, rimane l’immortale #CrisiInter.

Spalletti rischia di rimanere anche la prossima stagione unicamente perchè esonerarlo costa troppo. Nulla che abbia a che fare con un’analisi dei suoi risultati (buoni o scadenti che siano).

Conte in realtà potrebbe “beffare” l’Inter ed accordarsi con la Roma, iscrivendosi all’affollatissimo club di quelli che “l’Inter l’avrebbe anche preso, è stato proprio lui a dire di no”.

Icardi e Perisic, chettelodicoaffà, dovranno comunque essere venduti per far fronte ai già ricordati malumori di spogliatoio e per rispettare i paletti del FPF che continua ad aleggiare sull’orizzonte nerazzurro pur in conclusione di Settlement Agreement. Il che è corretto da un punto di vista normativo: l’Inter a Giugno chiuderà il periodo di “sorveglianza”, ma dovrà continuare a rispettare -come ogni altra squadra affiliata alla UEFA- i parametri prescritti.

La questione, al solito, è quella del Same but Different. Non si capisce infatti perchè, ad esempio, le stesse cautele -ripeto: sacrosante- non siano mai prese in considerazione quando si blatera di fantamercato di altre squadre, con numeri di bilancio decisamente peggiori di quelli nerazzurri.

Ma sarei un ingenuo a stupirmene.

“Ma amici mai, per chi si ama come noi, non è possibile…”

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