UNA ROBA BRUTTA

TOTTENHAM-INTER 3-1

Avevo detto che sarebbe stata dura, e pensavo di dovermi riferire solo all’orgoglio ferito degli Spurs, alla voglia di rivalsa di tutto il pubblico londinese, e robe del genere.

Anzi non è vero: in realtà, vista la ghiotta occasione per i nostri (vincere e assicurarsi il passaggio del turno dopo 4 soli turni), temevo l’ennesima stecca nella partita decisiva, che è puntualmente arrivata.

Arrivo anche a dire che la presenza di Bale su quella fascia non mi lasciava per nulla tranquillo, ed ero sicuro che un paio (di decine) di volte ci avrebbe bucato da quella parte.

Ma un altro cazzo di infortunio fottuto a metà campo, quello no. Quello era come il triangolo (non l’avevo considerato).

E invece il buon Muntari, dopo una decente oretta di gioco, sente il polpaccio tirare –sapremo poi che “già in allenamento aveva avuto le prime avvisaglie” chè non ci facciamo mancare niente- ed è costretto a dare forfait.

Con questo non voglio assolutamente dire che abbiamo perso perché è uscito il Munta, anche perché stavamo comunque perdendo già con lui. La verità è che dopo 30 anni a tifare questi colori, ‘sta squadra un po’ la conosco e ieri era la serata perfetta per ficcarci dentro la partitaccia.

Tra la condizione fisica di Maicon, in ritardo manco fosse un regionale Monza-Milano, e uno Sneijder a cui forse non sono arrivate le sue cose –per quanto sbraita in campo, tirando da ogni posizione-, ci dobbiamo al solito affidare a Eto’o che è però preso in ostaggio da 4-5 nerboruti in maglia bianca.

Pandev è inesistente, Biabiany da togliere dopo il primo quarto d’ora. Zanna e Munta si arrangiano in fase di interdizione e fanno quel che possono per costruire gioco, cioè non molto. Inevitabile dolersi delle assenze dei compagni di reparto (Deki-Cuchu-Thiaghino).

Morale, loro vengono giù da tutte le parti (come detto soprattutto con Bale, fenomeno vero, ma anche col piccolo Lennon dall’altra parte e nasino-Modric in mezzo) e noi in tutto ‘sto casino ci capiamo poco al cazz.

Visto l’andazzo della squadra, quando entra Milito sudo freddo temendo l’ennesima ricaduta. Fortunatamente almeno questo pericolo pare scongiurato, anche se tenerlo in panca con quel popò di partitaccia che stiamo facendo è un muto rimprovero alla gestione degli infortunati (della serie: non sei pronto per giocare, ma ti porto lo stesso sperando di non doverti far entrare). In realtà i 20 minuti giocati ci mostrano un Principe più che accettabile, forse agevolato dalla mediocrità generale, dalla quale è facile ergersi. In venti minuti piazza un interessante diagonale di sinistro appena entrato e un bellissimo destro che spizza la traversa negli ultimi minuti. Tra i due tiri, il solito colpo da biliardo di Eto’o, che forse illude qualcuno –non io- sulla possibilità di recuperare una partita che, ripeto, a me è sembrata persa già dal fischio iniziale.

Provo a scrollarmi di dosso l’inevitabile pessimismo cosmico, pensando che nulla è compromesso, e che la qualificazione potrebbe arrivare già alla prossima partita (in casa col Twente). Poi butto gli occhi avanti e vedo che nei prossimi 10 giorni avremo un climax ascendente di 3 partite di campionato (la terza è il Derby in scaletta domenica 14), tutte da giocare con un centrocampo semplicemente da inventare.

 La cosa che più mi ha fatto ridere? Sentire Benitez andare orgoglioso della gestione degli infortuni, snocciolare numeri e percentuali assolutamente irrilevanti (il 40% degli infortuni sono avvenuti in nazionale oppure l’85% degli infortuni riguarda giocatori che già si erano fatti male risposta di Mario: e sti cazzi?), ma soprattutto vantarsi di aver dimezzato i tempi di recupero rispetto all’anno scorso. Bravo pirla, aggiungo io: basta rimetterli in campo quando non sono ancora guariti, e infatti vedi che si ri-rompono. Riso amaro, naturalmente…

 

Niente “E’ COMPLOTTO” stavolta, se non la ricerca spasmodica del “caso” e la ormai stantìa ripetitività del paragone Benitez-Mou (visto, o coglioni, che non era solo un “grande comunicatore”?), il tutto con quel ghigno da schiaffi di Caressa che non credo avrebbe avuto se il risultato fosse stato inverso, o se a prendere la scoppola fosse stata la sua Maggica.

Ma qui siamo al processo alle intenzioni.

Come dire, c’ho ragione, ma non ho le prove per dimostrarlo. Tocca fidarsi!

Quando ancora si muoveva... ...ma tu guarda se uno deve rimpiangere un polpaccio di Muntari!

Quando ancora si muoveva… …ma tu guarda se uno deve rimpiangere un polpaccio di Muntari!

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