SRAGIONAMENTI DI FINE ANNO

Ho seguito con interessato sbigottimento l’intiera vicenda del cambio panchina in casa Inter.

Partendo dall’auto-esonero di Benitez, mi pare di poter affermare quanto segue:

1)    Sappiamo bene che chiunque fosse arrivato dopo Mourinho avrebbe dovuto confrontarsi con un ambiente rimasto orfano del proprio condottiero, trovando un ambiente senz’altro non bendisposto al cambiamento.

Le varie menate del “sono professionisti son pagati per lavorare nello stesso modo con chiunque” sono chiacchiere da bar che derubrico al livello di “facciamo giocare i giovani italiani”.

Cagate. Né più né meno.

Far giocare i giovani italiani vuol dire non qualificarsi nemmeno per gli Europei Under 21 (per dire). Non considerare l’importanza del fattore psicologico in un gruppo di lavoro (quale esso sia) significa sminuire proprio il più grande pregio di Mourinho: che non è la tanto pubblicizzata (anche con un pizzico di malafede) capacità di “comunicare”,  bensì quella di “motivare”, che se permettete è cosa diversa. La seconda comprende la prima, e ne è quindi espressione più completa e compiuta. Certo, puoi motivare i giocatori parlando di zeru tituli e facendo le manette in TV, ma anche e soprattutto guardandoli negli occhi, convincendoli che nessuno è più forte di loro e che insieme si può vincere tutto.

Chiaro che se ci prova con me non ci riesce, ma il piede a banana per fortuna è una specialità mia e non dei giocatori dell’Inter. La scontata verità a dire che, laddove le differenze tecniche tra squadre di vertice sono infinitesimali, quel che può fare la differenza è proprio la convinzione nei propri mezzi.

2)    Detto ciò, Rafa ci ha messo del suo: lo credevo più furbo e meno integralista. Più capace di adeguare gradualmente le sue idee al contesto-Inter. E, banale quanto vero, capace di una migliore gestione fisico-atletica.

Invece… 15 bicipiti femorali e un’altra dozzina di polpacci e adduttori assortiti in meno di 6 mesi. Forse non tutti imputabili a lui (forse), ma certamente capaci di azzerare la fiducia del gruppo nei suoi confronti.

Dulcis in fundo, rimarcare ad ogni piè sospinto l’assenza di rinforzi nella campagna acquisti estiva (pur vera) deve essere suonata alle orecchie del gruppo come una totale mancanza di fiducia nei loro confronti.

3)    La compagine (o armata brancaleone) così assemblata ha retto più che decentemente nei primi mesi, fino alle débacle fisica (arrivata più o meno con Novembre) cui poi è seguita una quaresima di pessime figure (in ordine sparso: Tottenham, derby, Chievo, Lazio, Werder). La Pasqua calcistica si è infine avuta in occasione del Mondiale per Club, che nell’occasione si è dimostrato Torneo dell’Amicizia ancor più del solito. Assicurata l’ennesima toppa celebrativa sulla maglia, Benitez deve aver capito che il gruppo non l’avrebbe più seguito, come a dire che quel trofeo i giocatori l’avrebbero vinto anche da soli, e non solo per lo scarso spessore degli avversari.

Dopo qualche minuto di comprensibile incredulità, lo sfogo di Rafa nel post-Mazembe mi è invece parso di rassegnata lucidità: a queste condizioni il mio lavoro non può andare avanti, meglio mettersi nelle condizioni di essere cacciati.

Detto, fatto: 3 milioni di buonuscita e tanti saluti.

Chi mi conosce sa che per me a questo punto il nome del sostituto era uno solo: il Walter. Uomo interista, col vantaggio di non aver ancora lavorato con Moratti (al contrario di Bergomi, per dire, con cui i rapporti non paiono andare oltre la educata cordialità) ottimi rapporti con Beppe Baresi (nel ruolo di “secondo-con-memoria-storica”), capace di gestire il presente e di programmare il futuro.

Sarebbe venuto via “a gratis” per dirla alla Prisco, e questo -paradossalmente- avrebbe potuto essere un pericolo: proprio in quanto innamorato dell’Inter, speravo arrivasse chiedendo però precise garanzie e supporto “a prescindere”. Cioè progetto triennale coi controcazzi e non passaggio-ponte-sola-andata sul traghettino della speranza…

Ma la mia masturbazione mentale è stata interrotta dalle diverse scelte societarie, che hanno puntato su Leonardo, al quale (sai che gliene fotte…) faccio ovviamente in bocca al lupo.

Che dire di lui e della scelta?

1)    Nulla da dire sulla persona, sempre stimata e anzi giudicata “troppo intelligente” per essere milanista (gli amici cugini non si offendano, parlo del tipo di “milanismo” istituzionale, siamo una grande famiglia , il bel giuoco etc etc).  Detto ciò, è comunque stato al Milan per 13 anni e, cosa almeno altrettanto grave, alla fine dell’esperienza in panchina ha lasciato intendere che quello “l’è no el so’ mesté ”. Inosmma molti dubbi, ma altrettante speranze di sbagliarmi.

2)    Di buono c’è che sarà accolto bene in spogliatoio. I giocatori sanno riconoscere i tipi calcisticamente “giusti” e Leo, al netto del passato rossonero, senz’altro lo è. Scontato il feeling coi brasiliani, non dovrebbe avere problemi nemmeno con gli argentini, visto il buon rapporto col capitano, testimoniato –se non propiziato- anche da vicende molto ben conosciute in famiglia (mia, non sua).  Il ragazzo è anche fortunato: arriva dopo Benitez (che arrivava dopo Mourinho), quindi l’inerzia per sua fortuna sarà tutta a suo favore.

Mai provato ad arrivare in un nuovo posto di lavoro a sostituire “lo stronzo” oppure “quello che sì che era bravo”? C’è una certa differenza…

3)    Tanto per smentirmi da solo, la sua scarsa propensione alla panchina potrebbe non essere un danno nell’immediato, visto che secondo me questa squadra avrebbe avuto cervello ed esperienza sufficienti per autogestirsi fino a fine stagione, anche col solo BeppeBaresi in panca a fare da pantomima. Più preoccupante (o intrigante, fate voi) la prospettiva a medio termine, che coinvolge il Leo più nelle vesti di Manager nella pianificazione del prossimo mercato. E qui, poche balle, non voglio minchiate: spero che Kakà (per non parlare di Maldini!) se ne resti dov’è, e non perché lui non vuol venire all’Inter, ma proprio perché l’Inter non ce la vuole gente così. Lui sì che è un milanista “dentro”, e soprattutto è un anno e mezzo che gioca poco e male. Maldini è l’espressione del Milan degli ultimi 25 anni. A che pro andarli a prendere? Per togliere il posto a Sneijder e Branca? Per fare un dispetto ai cugini? Ma di quelli chissenefotte… credo che il miglior dispetto per loro siano state le 15 coppe alzate negli ultimi 5 anni, con o senza “pezzi della loro famiglia”.

Che la squadra abbia bisogno di essere ringiovanita è certo, e l’arrivo di Ranocchia è un buon inizio.

Posso sognare? Mi accontenterei di lui adesso e di Criscito e uno tra Fabregas e Tevez a Giugno.

Leo, Branca, Signor Massimo, a scelta nell’ordine: provvedere…

srag fine anno

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