THE PARTY IS OVER

INTER-SCHALKE 2-5

…E dopo aver mostrato all’Italia intera come non si gioca un Derby, ecco palesato a tutta Europa come buttare nel cesso una stagione.

Si chiude, in una fresca serata d’Aprile, il ciclo dell’Inter post Calciopoli: 5 scudetti, una Champions e una manciata di altre Coppe assortite resteranno a imperituro ricordo della grandezza di questa squadra.

Una partita iniziata come meglio non si può (Deki ripete il miracolo di Genova e insacca da metacampo dopo soli 30 secondi di gioco), viene invece gestita “alla cazzo”.

Di testa in area non ne prendiamo una e, al primo calcio d’angolo, giochiamo alle belle statuine. JC deve avere una catena che lo tiene legato alla linea di porta, visto che non esce nemmeno sui cross che arrivano nell’area piccola. Così è costretto a fare il miracolo sulla prima conclusione dei crucchi, per poi capitolare subito dopo, stante l’immobilismo di 4-5 compagni incapaci di spazzare l’area.

Ci sono ancora 70 e passa minuti da giocare, e davanti si costruiscono anche belle cose: Milito viene fermato mille volte per fuorigioco e quando è in posizione regolare è spintonato in area con annessa querimonia del mio settore: “arbitrobastardoèrigore!!!”; Eto’o segna su servizio di Maicon ma once more in offside, e infine dopo bell’assist di crapa lustra Cambiasso, il Principe si riprende l’Europa, lasciata a Madrid 9 mesi fa.

2-1 e partita riacciuffata per i capelli, malgrado la sostituzione di Stankovic dopo un contrasto nel quale rimedia anche un giallo. Nemmeno chi è interista navigato come me (e quindi fine conoscitore della psiche malata di questa squadra) può però presagire quel che accadrà nell’ora successiva. Intanto, dopo un’incursione infruttuosa T.Motta lascia il “buco” a centrocampo e da lì parte il contropiede tedesco, con tal Edu che prima tira di destro (sporcato da Chivu e respinto a mano aperta da JC) e poi mette in buca il 2-2 con un esterno sinistro che si infila tra palo e arti nerazzurri assortiti.

Bucio di culo, ma noi coglioni come pochi…

L’intervallo serve solo a fare un po’ di training autogeno tra i “colleghi” di settore, nel cui caleidoscopio di dialetti e improperi emerge l’incredulità per quanto visto, ma al tempo stesso la fiducia nel poter raddrizzare quel che al momento pare un brutto risultato (tocca citare ancora gli amati Pearl Jam: “if I had known then, what I know now…”) .

La speranza non è nemmeno troppo lontana, se si pensa che nei primi minuti Milito si divora il 3-2 così come Eto’o poco dopo (non è un tiro, non è un cross…). La partita offensiva dell’Inter però di fatto finisce lì (salvo un miracolo del loro portiere sull’unica azione personale riuscita al Re Leone). Prosegue come e peggio di prima invece quella difensiva: i crucchi vengono giù da tutte le parti, segna Raul (con tanti saluti a Superpippa) dopo un insensato tentativo di anticipo di Chivu a metacampo che lascia Ranocchia solo contro lo spagnolo. Il giovane difensore italiano, forse un po’ troppo presto ribattezzato “il nuovo Nesta” va in bambola completa, segnando il clamoroso autogol del 2-4. Poco dopo Chivu-che–si-sente-centrale-e-non-terzino-sinistro rimedia la seconda esplusione in tre giorni giocando da stopper (il “rosso” è invero questionabile, come in generale la gestione dei cartellini da parte dell’arbitro inglese Atkinson) e lascia i compagni in 10.

Entra Cordoba come nel derby, al posto di Kharja che a sua volta aveva sostituito Stankovic. Il vecchio Ramiro si fa vedere poco e male, ciabattando l’ennesima occasionissima tedesca sui piedi della loro ala, che mette in moto Edu (doppietta stasera, l’anno scorso giocava in Corea, per dire…) per il 5-2.

Poco da aggiungere a commento di ‘sta partitaccia: inutile citare il sommo José Mourinho detto Special One (“la Champions è la competizione dei dettagli”); più pertinente rifarsi al compianto Franco Scoglio detto ‘O Professo’ (“a voi vi mancano i basilari”).

Quando hai una difesa inguardabile al centro, quando il tuo terzino-migliore-al-mondo-nel-suo-ruolo deambula per il campo e si fa notare solo per le rimesse laterali sbagliate, quando il tuo trequartista gioca in guerra col mondo e cerca sempre la giocata più difficile, incapace di capire che quando non è serata è meglio limitare i danni e giocarla facile, quando il tuo centrocampo ha un’autonomia fisica che sfiora la mezzora (del primo tempo), quando in tre parole giochi-di-merda, non puoi che perdere. E perdere male. La vogliamo dir tutta? Al ritorno, più che fare i 4 gol necessari per passare il turno, sarà difficile non subirne nemmeno uno.

 Che ora la società abbia la lucidità e la decenza di non annacquare i sogni e le illusioni e agisca di conseguenza: per sopraggiunti limiti di età, di fisico o più semplicemente di rendimento, la squadra è da rifondare. La difesa senza Lucio e Samuel, e con la complicità dello schema dell’ammore, è allo sbando: c’è da non bruciare Ranocchia, e da guardarsi intorno per un serio terzino sinistro (tipo Criscito).

Il centrocampo, che come “nomi” sembrerebbe essere a posto, ha dimostrato purtroppo che Cuchu-T.Motta-Stankovic in una stagione possono giocare contemporaneamente non più di 10 partite. L’età è avanzata (anche se non avanzatissima), ma il fisico e la propensione alla recidiva sono il minimo comun denominatore di tre granidissimi giocatori, sui quali però non si può costruire un futuro per quanto prossimo. Vanno tenuti, ovvio, ma patti chiari e amicizia lunga: prendi Hernanes e uno tra Poli e Palombo e li fai girare tutti. Davanti, se Milito recupera (ieri sera bene a parte il gol mangiato a inizio ripresa) è dove abbiamo meno problemi. Chiaro che uno come Sanchez o Tevez fa sempre comodo, ma le priorità vanno date agli altri reparti.

E infine l’allenatore: pur apprendendo di un faccia-faccia molto lungo nel post partita tra Leo e il Signor Massimo, credo che avremo lo stesso allenatore anche all’inizio della prossima stagione: l’ha scelto Moratti in persona, e in quanto tale gode della fiducia del Presidente. In altre parole, un altro nelle sue condizioni (perdi Derby-scudetto e Champions in tre giorni) sarebbe uscito con le valigie da San Siro. Come detto tante volte, tanta simpatia umana per Leo, poca fiducia tattica. E se questo nel breve periodo può essere secondario (empatìa, joia e bellèssa a coprire le carenze in materia di diagonali e raddoppi), alla lunga avere una difesa zemaniana è come giocare a ciapa no.

E soprattutto in coppa non puoi sempre e solo sperare di farne uno più degli altri.

E dire che era cominciata così...

E dire che era cominciata così…

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