FOR WHAT IT’S WORTH

INTER-CHIEVO 2-0

Cosa ci dice questa gradita ma insipida vittoria in un sonnolento sabato tardo pomeridiano?

Che l’Inter fa finta di mettere pressione agli avversari (che terrorizzati non trovano di meglio che vincere le loro partite); che facendo riposare qualche illustre cadavere (vedere alla voce Thiaghino), usandone qualcun altro a mezzo servizio (Deki, Sneijder), e dando fiducia a chi finora non ha fatto grosse cazzate (Yuto il nippico) quel che ne cavi fuori è una squadra che mostra un po’ di equilibrio: chi l’avrebbe mai detto… 

Per il resto non è che i ragazzi facciano sfracelli: un primo tempo di onesta mediocrità vede Eto’o e soprattutto Pazzini andare vicini al gol con due tiri in fotocopia (quello del Pazzo l’avevo visto dentro); la difesa, ritrovato Lucio a dar man forte a Ranocchia, è più coperta dal centrocampo e più sicura di suo, anche se, nella ripresa, lascia un paio di buchi per fortuna non “tappati” da Constant e Pellissier. Tra i due errori clivensi, il gioco al rimpallone premia il destro del Cuchu che di prima gira un’imbeccata di Maicon dalla fascia: il tiro è decente, ma la carambola sul terzino veneto è fatale per Sorrentino, che può solo toccare e rendere ancor più beffarda la traiettoria della palla: 1-0 a metà ripresa.

In chiusura, percussione centrale con Milito che tenta di avvitarsi in area e cadendo fa arrivare palla a Maicon: destro elementare e palla in buca per il 2-0 che chiude il match.

Poche volte ricordo di aver esultato così poco per una vittoria dei ragazzi, anche se, ripeto, cose buone tatticamente si sono viste.

Nelle settimane precedenti leggevo giuste considerazioni sul nostro allenatore, a cui si chiedeva semplicemente di non perseverare negli errori. Da questo punto di vista mi pare che possiamo essere contenti: un centrocampo iniziale con Cuchu-Zanna-Kharja-Deki avrà sì meno “piede” rispetto ai vari Motta e Sneijder, ma garantisce più corsa e più filtro. Nagatomo dietro a sinistra fa un partitone, alternando diagonali sapienti a ripartenze indemoniate, e garantendo soprattutto continuità e applicazione indefessa. Non sarà un colosso, ma sul nippico io insisterei, vista anche l’attuale pochezza di alternative.

Azzardando uno sguardo sul domani, ci presentiamo nella Ruhr sull’onda di questo roboante successo, e pronti all’impresa di spezzare le reni ai crucchi.

Togliendo le fette di salame dagli occhi e tentando di ragionare con lucidità, dico che il 4-0 di mercoledì è un qualcosa da non prendere quasi in considerazione: serve comunque andar lì e vincere, riscattare almeno in parte la faccia, tenere tutti sulla corda e non lasciare nulla di intentato in questo finale di stagione. Se lo Schalke deciderà di suicidarsi, noi dovremo essere pronti a maramaldeggiare senza pietà; in caso contrario, tensione a mille e avanti tutta, chè la stagione finisce tra un mese e mezzo e, mal che vada, c ‘è comunque una Coppa Italia da difendere e rivincere.

 

E’ COMPLOTTO

Non c’è molto da dire, vista anche la mia latitanza nel week end calcistico (detta in altri termini: non ho fatto i compiti!). Mi limito a segnalare la pavidità nell’ipotizzare un “caso-Ibra”, dopo che il genio guadagna un altro rosso diretto proprio nella partita (che peraltro non doveva giocare stante l’iniziale squalifica di tre turni) in cui tornava dopo il cazzotto di Milan Bari. Ovviamente è mistero sul “cosa” abbia detto al segnalinee, ma il silenzio è davvero assordante se comparato ad analoghi exploit di epoca interista.

Ricordo quarti d’ora infiniti persi per decifrare un labiale dopo un cambio di Mancini (con Ibra che secondo le vedove azzardava pure un congiuntivo mormorando “speriamo che se ne vada!” all’indirizzo di Ciuffolo). Ricordo i mal di pancia e l’atavica incapacità dell’Inter di gestire i propri campioni, il tutto condito da abbondanti dosi di saccenza e compatimento nei confronti del Signor Massimo “che è un brav’uomo, per carità, però…“.

Qui, da bravi cocker, ci si chiede se possa essere eccessivo parlare di “caso Ibra”. Traete voi le conclusioni…

 

LE ALTRE

Come detto vincon tutte: il Napoli sbanca un Bologna a cui manca solo la borsa frigo per suggellare il clima di vacanza anticipata (tanto di cappello comunque a una squadra che in sei mesi cambia tre presidenti, è pagata a cadenza quadrimestrale e ciononostante si salva a due mesi dalla fine del campionato); la Roma vince a Udine a 8 secondi dalla fine con un Pupone tornato ai massimi livelli, la Lazio al momento approfitta del regalo dei cugini e agguanta il quarto posto. Dietro la Samp si inguaia parecchio perdendo in casa col Lecce; è adesso a un solo punto dal baratro, e domenica fa visita al Milan.

Chiusura con monito che vale tanto per i cugini quanto per noi (sabato siamo a Parma, colleghi di pianerottolo dei blucerchiati): occhio alle squadre disperate…

WEST HAM

Becchiamo male a Bolton: 3-0 e poche storie. Nel weekend derby cromatico contro l’Aston Villa.

Un uomo.

Un uomo.

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