ACCA’ NISCIUNO E’ FESSO

SCHALKE-INTER 2-1 

Diciamoci la verità: se qualcuno aveva davvero speranze di ribaltare il risultato dell’andata a) in realtà era un diversamente strisciato che gufava temendo l’impossibile; b) era un interista a cui i tanti successi degli ultimi anni hanno obnubilato il cervello.

L’Interista è sempre stato vicino alla squadra ma con un  suo cervello autonomo; non mi spingo a definirlo “pensante” perché gente che ha fischiato Simeone, Klinsmann e addirittura Roberto Carlos (per quest’ultimo sono stato tra i fondatori del club!) non credo possa essere definito sano di mente. L’interista è bauscia, è snob e segue la squadra solo se la squadra a suo insindacabile giudizio “se lo merita”. Il che non necessariamente vuol dire “vince”: martedì dopo la cinquina rimediata a San Siro la gente ha applaudito i ragazzi ringraziandoli per quanto fatto in questa e nelle ultime stagioni, e facendo quindi prevalere la “storia” sulla stretta attualità.

Detto questo, la settimana nella quale quel che era la missione impossibile si è poi trasformata in un’impresa sportiva per poi mutare ancora in gara in cui tutto può succedere, l’ho vissuta con serena rassegnazione, accompagnata dalla sola speranza di vincere la partita, di uscire a testa alta e di poter mentalmente limitare al match di andata –hai detto niente- la “colpa” dell’eliminazione.

Invece lo Schalke nelle due partite ha dimostrato di meritare ampiamente la qualificazione; e se nella partita di andata la difesa dell’Inter aveva fatto di tutto per agevolare i muscolari teutonici, al ritorno questi han fatto la giusta e giudiziosa partita che dovevano fare, aspettando il momento giusto per colpire e coprendo tutti da vero collettivo. Mi tolgo nuovamente il cappello davanti a Raul, goleador implacabile (ciao Superpippa!) ma soprattutto uomo ovunque per 90’, che arriva a stapparmi un sorriso quando, dopo il fischio finale, viene inquadrato in curva coi tifosi mezzo biotto: altro segnale di quanto l’ambiente calcistico “degli altri” (il riferimento in questo caso va agli stadi di Germania e Inghilterra) sia a distanze siderali dal nostro.

Noi abbiamo fatto quel che attualmente la nostra condizione psico-fisica ci permette di fare. Cioè poco: Leo preferisce Motta al Cuchu, non trovandomi d’accordo (sai che je frega) e oltretutto nonostante il pareggio sia proprio opera di Thiagone. Per il resto la formazione è logica, anche se il nippico viene servito quasi mai, nonostante sia spesso l’uomo più libero a sinistra là davanti, e più in generale si dia l’impressione che basti buttar delle gran palle davanti per generare la gragnuola di goals necessaria al ribaltone. La realtà è ben diversa, con Milito che viene anticipato (con o senza fallo) nell’80% delle occasioni e con Eto’o che vive un comprensibilissimo momento di flessione dopo 7 mesi fatti a tuono. Sneijder continua la sua guerra contro il mondo,facendo arrivare anche un suo convinto estimatore come me ad auspicarne il cambio con Coutinho.

Dietro c’è Lucio, che fa il Lucio: è bravo, è forte ma, poveretto, è cretino: si becca un giallo protestando a brutto muso per trenta secondi dopo un fallo commesso che l’arbitro non aveva intenzione di punire con l’ammonizione, e a fine primo tempo, dopo palla persa a metacampo da Motta, lascia spazio in mezzo per l’inserimento di Raul che aggira JC e deposita in rete.

Nella ripresa sono contento quando vedo arrivare subito il pareggio: mi fa sperare in un secondo tempo di orgoglio e dignità, mettiamola così. Palle buone però ne arrivano poche, Milito è costretto a cercare la girata della domenica (pur essendo mercoledì), Eto’o di testa conferma di non essere quel che si dice un ariete e sostanzialmente davanti finisce lì. Nel secondo tempo era entrato anche Pandev.

(Esercizio grammaticale per il lettore: collegare le ultime due frasi con un preposizione concessiva –tipo “nonostante”- o causale –tipo “poiché” -a scelta).

L’inevitabile buco a centrocampo, figlio del serrate finale (diciamo così che suona bene…) lascia campo libero a tal Howenes, che trova JC indeciso sul da farsi. E mentre il nostro medita sull’opportunità di uscire o meno, il terzinaccio spara forte di destro sul primo palo per il 2-1 finale.

E’ tutto finito, e non ci voleva un mago per saperlo. Quel che spero non succeda è il farsi prendere dallo psicodramma collettivo, mandando in merda il resto della stagione e facendo di questo un problema ancora più grosso. Ovviamente i media stanno già soffiando sul fuoco con domande sibilline del tipo “riuscirà l’Inter a scrollarsi di dosso questa batosta e presentarsi a Parma pronta a reggere l’urto di una squadra in piena lotta per non retrocedere?”.

Intendiamoci, sono le stesse identiche cose che mi chiedo anch’io, ma come al solito: se le dico io, sono una giusta auto-analisi fatta da tifoso appassionato ma dotato di intelletto; se lo fanno i giornalisti è complotto!

 

Eh, battiamogli le mani: che cacchio vuoi fare?

Eh, battiamogli le mani: che cacchio vuoi fare?

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