TESTA, GAMBA, PIEDE

SAMPDORIA-INTER 0-2

…No: non è una coreografia di Don Lurio.

Ho sempre pensato che il calcio sia molto più semplice di come noi stessi lo immaginiamo. L’unico aspetto che è difficilmente misurabile è quello psicologico: le motivazioni possono portarti, nello sport come nella vita, a raggiungere risultati che le tue sole qualità “tecniche” non ti permetterebbero nemmeno di sfiorare.

Per il resto,  la mia opinione è che un giocatore vada valutato sulla base di tre parametri: quelli del titolo, appunto, dove per testa intendo sia la personalità in campo, sia l’intelligenza calcistica; per gamba intendo tanto la prestanza atletica quanto l’integrità fisica; per piede intendo proprio la capacità di far andar la palla dove vuole (il piede, non la palla).

Proseguendo nella mia personalissima analisi, che ai più attenti ricorderà l’esecrando saggio “Comprendere la Poesia” di Johnathan Evans Prichard ne “L’Attimo Fuggente“, il giocatore che avrà almeno due delle suddette parti anatomiche ben sviluppate può essere considerato un buon giocatore. Uno su tre, mediocre; tre su tre, campione.  

Tutta questa spataffiata teorica si cosparge di poltiglia marroncina quando viene applicata al paziente “Inter”:  sorbendomi l’ennesima partita inguardabile, eccettuati 2 minuti su 90, ho fatto un rapidissimo conto ed ho notato che la stragrande maggioranza dei nostri calciatori possiede (a rotazione) solo uno dei tre presupposti cui accennavo poc’anzi. Gargano, Pereira? Grande corsa. Fine.  Jonathan? Nemmeno quello. Guarin? In giornata buona corsa e piede, ieri n’è l’uno né l’altro. Kuzmanovic? Boh… Il nostro centrocampo si aggrappa al buon Kovacic  (uno che in prospettiva ha 3 su 3, ma por bagai, el ga desdott’ann… ) manco fosse Iniesta, o si affida al vecchio Capitano per l’ennesima sgroppata ormai leggermente cigolante. La nostra fortuna si chiama Rodrigo Palacio che, pur nella diversità di gioco, mi ricorda sempre più Milito: giocatore serio, umile ma sicuro dei suoi mezzi, arrivato tardi al grande calcio (ammesso che  l’Inter attuale possa essere ancora considerata tale) e regolarissimo nell’andare in rete. La doppietta di ieri, più che un coniglio è un mammut estratto da un cilindro a forma di tazza del cesso, tanta era la schifezza in campo.

Continuo a non trovare colpe particolari da addossare al Mister, vista la qualità media della rosa. Di buono teniamo ovviamente il risultato, un Palacio scintillante ed un Cassano a intermittenza, cui però non possiamo rinunciare, pur se più per mediocrità del resto della squadra che per meriti del barese.

La difesa ieri era a 4, con Ranocchia e JJ alle prese con il promettente Icardi, ed è diventata a 5 nel finale con l’ingresso di un Silvestre più sicuro che in altre occasioni (personalmente, mi fa sempre piacere vedere il centralone di difesa spazzare in tribuna quanno ce vo’).

Gli infortuni, esattamente come i piccoli debiti in tempo di crisi, fanno sentire ancor più il loro peso: un conto era quando potevi rimpiazzare Milito con un Adriano di peso inferiore al quintale o un Balotelli acerbo ma già calciatore vero; un altro conto è avere un ex giocatore (Rocchi) in panchina, che il Mister quasi quasi si vergogna a far giocare. Il centrocampo è disastrato dall’anagrafe e dalla pochezza dei rimpiazzi –che, ripeto, hanno avuto l’ulteriore aggravante di appesantire il bilancio-, mentre la difesa è quella che in prospettiva potrebbe dare meno problemi, avendo un ottimo portiere, due centrali di prospettiva e un onesto Nagatomo (quando sano e deambulante) a coprire una delle due fasce.

Diciamo che il fallace gioco dei “se” disegnerebbe una classifica diversa, avendo potuto contare sul Principe, su Samuel e su Stankovic anche solo nel 50% delle partite.

Tant’è: si doveva vincere e si è vinto. Il resto dimentichiamolo in fretta, a cominciare dalla maglia rossa che pare aver perso il suo unico motivo d’essere (cinesi coi soldi): dall’anno prossimo, please, back to basics e maglia bianca in trasferta.

 

E’ COMPLOTTO

Poco da dire, se non l’ennesima lente di ingrandimento sulla sostituzione di Cassano, già diventata “caso” nonostante Ando’ si sieda in panchina con gli altri, ma che evidentemente secondo certa critica dovrebbe piangere dalla commozione e ringraziare perfino i massaggiatori ogni volta che viene sostituito. Facile il processo alle intenzioni sul secondo gol di Palacio: l’avesse fatta il Balotelli rossonero, un’azione del genere, avrebbe causato eiaculazioni giornalistiche pari quasi all’enfasi data alle “7 punizioni su 7 calciate in porta” nella partita contro il Chievo.  No, dico, siamo alla celebrazione del tiro in porta. Non del gol, non del palo, non della palla all’incrocio. Del tiro in porta.

Potere della maglia…

Non avrei saputo fare di meglio!

Non avrei saputo fare di meglio!

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