RECOVERY PLAN

Diciamoci la verità.

Non siamo ai titoli di coda ma quasi. Finiremo verosimilmente quinti, a questo punto non credo che potremo aspirare al quarto posto, mentre potremmo ragionevolmente perdere ancora una o due posizioni in classifica. A meno di improvvise impennate di rendimento, il campionato finirà solo in maniera leggermente migliore del precedente.

La partitia col Bologna, aldilà della sua valenza specifica, ci lascia in eredità due o tre aspetti interessanti:

1) De Grandis, giornalista Sky, nel dopo partita sottolineava la già menzionata incapacità di gestire il vantaggio. Questo il succo del suo ragionamento: una grande squadra, quando sta vincendo, deve avere nel suo centrocampo la classe e la forza per gestire la partita, minimizzando i pericoli e proponendo occasioni per segnare ancora.

Scartata la prima risposta de panza alla considerazione, più o meno riassumibile nella  riflessione dal vago sapore aulico “graziealcazzo!“, non posso che concordare sulla teoria.

Del resto, diciamocelo, non siamo una grande squadra: l’Inter non ha un centrocampo capace di controllare la partita, non tanto per mancanza di piedi (Hernanes, Alvarez, Kovacic, Cambiasso e financo Guarin sono bravi a fare torello), ma per mancanza di testa e di allenamento a farlo. E’ tristemente vero quel che lo stesso De Grandis aggiungeva: le squadre di Mazzarri non hanno mai avuto un vero regista, ma sempre un “adattato”. E questo, in determinate circostanze, lo paghi. Un centrocampo “da corsa” ti permette di ripartire veloce (nelle giornate di luna dritta) e spezzare la partita, ma vuol dire avere una squadra sempre e solo di lotta, e mai di governo.

Romantico. Utopistico se si vuole, ma poco funzionale al risultato. E lo dice uno che il bel giUoco lo usa per far la polvere ai soprammobili.

2) Come conseguenza di ciò, ritengo inevitabile buttare un occhio alla prossima campagna acquisti e cessioni, che mi pare goda già di una certa attenzione sull’asse Milano-Jakarta. Che le due priorità siano la punta-della-madonna e il perno-di-centrocampo-dell’arcangelo-Gabriele è cosa nota, ed in quanto tale tranquillizzante. Non dovremmo cioè trovarci con la mezza dozzina di nuovi arrivi presi  perche’ “s’eri gia’ mo’ dree” e che-ci-metti-tre-mesi-a-capire-chi-cazzo-sono.

Abbiamo preso Vidic, bene. Mancano Dzeko e Obi Mikel (per dire).

Dall’altra parte della bilancia, abbiamo quintali di carne da vendere. Due terzi del centrocampo attuale va giubilato, pur se solo da alcuni puoi ragionevolmente sperare di fare soldi. Kuzmanovic, Mudingayi e Mariga temo dovranno essere dati via a gratis. Su Guarin e Alvarez potresti trovare qualche sprovveduto che ci casca. Per 10+10 milioni organizzo io la spedizione con un pallet, ma anche per 15 complessivi non mi farei troppi problemi. Temo però che uno dei due ce lo troveremo tra i piedi anche l’anno prossimo, e tra i due mi scopro a detestare meno Alvarez. E’ il meno imprevedibile, e la priorità che darei alla prossima squadra è la riduzione dei minus habens ai minimi termini.

Ergo: adios Guaro.

Il vero gruzzoletto potrebbe arrivare dalla cessione di Handanovic, la cui cessione a questo punto ha il mio benestare (Thohir prendi nota): con un’offerta da 15-20 milioni lo mando via e richiamo Bardi. Lo sloveno, quest’anno come già l’anno scorso, ha alternato troppe volte miracoli a errori inspiegabili, e non può essere sempre colpa della scarsa protezione difensiva. Se arriva l’offerta giusta, che vadi (congiuntivo fantozzian-esortativo).

3) Ho accennato a Thohir. Continuo a pensarne bene, non foss’altro perchè vedo una direzione generale. Bene ha fatto, a mio parere, a confermare Mazzarri proprio dopo la partitaccia col Bologna. Chi ha l’insana pazienza di seguirmi sa che Strama rimane nel mio cuore e che avrebbe avuto un physique du role migliore per l’idea della nuova proprietà di squadra nuova e frizzante da far crescere in due o tre anni. Detto ciò, ripeto fino alla nausea che gli ultimi anni ci hanno ripetutamente confermato la non-centralità della figura dell’allenatore nelle dlfficoltà incontrate dall’Inter. In termini più semplici: ne abbiam cambiati 4 dopo Leonardo e siamo andati di male in peggio.

Lasciamo quindi lavorare Mazzarri e cerchiamo per quanto possibile di assecondarlo, magari facendogli domande anche tecniche (del tipo “ma non è che con un regista potremmo gestire meglio il giUoco“?), ma dandogli fiducia per le stagioni a venire.

Ora, il mio mestiere e’ un altro, eppure riflessioni del genere ne faccio, anche piu’ di quanto suggerirebbe una corretta gestione delle mie sinapsi. Voglio sperare che le persone profumatamente pagate per farsi domande e trovare risposte facciano altrettanto, e siano davvero impegnati nella costruzione – la mia immaginaria, la loro tremendamente piu’ concreta- della prossima squadretta.

come diceva Battisti… Lo scopriremo solo vivendo.

Genius at work

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