CHE CE FREGA DELLO SCUDO (NOI C’AVEMO ER QUINTO POSTO)

INTER-LAZIO 4-1

Difficile concentrarsi sulla partita, in una serata che segna l’addio al calcio del nostro Capitano.

Ci provo.

Mazzarri replica la formazione del Derby, col solo innesto obbligato di Kuzmanovic per lo squalificato Cambiasso. A ulteriore e non richiesta conferma di quanto l’aspetto mentale sia determinante nel calcio odierno, gli stessi uomini rifilano 4 gol ad una Lazio ampiamente rimaneggiata, e ciononostante per nulla inferiore al Milan di questi tempi.

Oddio, non ci facciamo mancare niente, e mi ci metto anch’io: dopo meno di due minuti ho l’infausta idea di dire a Panchito “mettiamo il commento di Scarpini?” giusto in tempo per vedere il laziale Cana liberissimissimo di colpire di testa e incocciare sulla caviglia di Biava per il più beffardo degli 0-1. Mi maledico da solo per aver sfidato la malasorte, nonostante gli infausti precedenti di poche settimane fa, e mi accingo alla cena con amici per loro fortuna immuni dal virus calcistico.

Simulo indifferenza sentenziando “abbiam già preso un gol” ma dentro di me bestemmio come un portuale. Lascio comunque il pargolo come sentinella, sperando di vederlo agitarsi come un satanasso, e per fortuna il rampollo mi corre incontro quasi subito, annunciando il subitaneo pareggio del Trenza. La cena prosegue quindi con un occhio e un orecchio allo schermo e il resto ai commensali i qualil, scopro inorridito, stanno pascendosi di asparagi.

Chi mi conosce sa della mia idiosincrasia per le verdure (combatto una personale battaglia contro tutti gli asseriti benefici di questa robaccia verdognola millantati da schiere di nutrizionisti, e riuscirò anche qui a scoprire il complotto!); tuttavia, la superstizione ha la meglio sulle preferenze alimentari e accetto di assaggiare un pezzo del suddetto asparago (“oh, piccolo eh!”). La mia mente malata ha già fatto suo l’assioma da cattolico di quarta categoria mangia-asparago-che-il-buon-Dio-ti-premia-e-segna-l’Inter e, puntuale come un treno svizzero, il sorriso sdentato di Panchito fa capolino un secondo dopo aver sentito Scarpini esibirsi nel sincopato “ègolègolègol!“.

Il replay mi fa gustare l’assist di Kovacic, graditissima fotocopia di quanto avvenuto in occasione del pareggio, e il bel diagonale di Icardi. Faccio appena in tempo a gridare alla gufata (e quindi al complotto) quando vedo campeggiare un erroneo 3-1 in alto a sinistra del teleschermo, quand’ecco che la gufata si tramuta in un azzeccatissimo vaticinio: il terzo fischione arriva pochi minuti dopo, ancora con Palacio bravo a girare un cross di Nagatomo sporcato dalla difesa laziale.

Termino di cenare più tranquillo, attendendo la ripresa e il paseo de honor per il Capitano, a cui assisteranno anche gli agnostici amici di cui sopra, a testimoniare dell’eccezionalità dell’evento.

La ripresa è inevitabilmente distratta dall’ingresso di Pupi, che nei 40 minuti giocati dimostra di essere fisicamente ancora all’altezza, regalandoci quattro o cinque sgroppate come ai bei tempi. Poco dopo è il momento di Milito, che subentra al posto di un immenso Palacio (17 gol in una squadra di risicata decenza): ovazione strameritata anche al Principe, anche se il suo crepuscolo è decisamente più accentuato rispetto a quello del Capitano. Handanovic sacramenta in sloveno stretto contro i compagni che lo obbligano a un superlavoro anche in una serata che ai più pare già scritta, e per fortuna Hernanes chiude i giochi con il più che classico gol dell’ex, spendendo a fil di palo un bel sinistro a giro.

La vittoria, corroborata dagli altri risultati del penultimo turno, ci dà la matematica certezza di quel quinto posto che tutti ora dicono essere sempre stato unico obiettivo stagionale. Faccio finta di crederci, pur rimanendo dell’idea che il quarto posto fosse ampiamente alla nostra portata. Bravissima la Fiorentina a raggiungerlo con Rossi e Gomez a meno di mezzo servizio, ma polli noi a non approfittare delle tante occasioni per superarli. Il tutto pur avendoli battuti sia a Milano che a Firenze!

Sorvolo per amore della vostra glicemia sulla festa e la giusta celebrazione del Capitano e mi concentro per un attimo sul Mister, visto che il teatrino del “Mazzarri sì Mazzarri no” è in pieno svolgimento.

 

I’ MISTE’ (da leggersi con spiccato accento toscano)

Non ripeterò per l’ennesima volta il concetto (per me sacrosanto) per cui non è l’allenatore il problema dell’Inter.

Mi scopro concorde con Sconcerti (capita anche questo…) quando dice che non servono allenatori nuovi, ma soldi per comprare giocatori migliori.

Triste ma vero.

Aggiunge, e anche qui sono purtroppo d’accordo, che tutti giustamente plaudiamo alla splendida eccezione dell’Atletico Madrid del Cholo Simeone, ma che alla fine la Premier l’ha vinta il City degli sceicchi, e che il disastrato Barça di quest’anno può ancora beffare i colchoneros nello scontro diretto di settimana prossima.

Insomma, pur non amando particolarmente Mazzarri, cambiare allenatore vorrebbe dire cominciare da zero per l’ennesima volta e buttar via il poco o tanto fatto quest’anno.

Volete la mia? Teniamo Mazzarri per l’anno prossimo, con rinnovo automatico se centra il terzo posto. Per il resto, il prossimo allenatore dei nostri spero arrivi tra due o tre anni ed abbia la crapa lustra di Esteban Cambiasso. Lui è il vero cervello dell’Inter degli ultimi 10 anni, lui è secondo me -di tutti i Tripletisti– quello che ha le qualità migliori per avere successo una volta appese le scarpe al chiodo.

Per la prossima stagione pare che vireremo su una difesa a quattro, e che altri arrivi dalla Premier League potranno far compagnia all’esperto Vidic. Si parla di Evra e di Tom Ince, che dovrei idolatrare essendo figlio di cotanto padre, ma per il quale ho invece sentimenti agrodolci, visto che fu lui la scusa per cui il grande Governatore decise di assecondare la signora Claire e lasciare Milano in un triste pomeriggio d’estate del 1997.

Ah signora Claire: visto che l’asma del ragazzino non era poi così grave? Gioca in Premier League!

 

LE ALTRE

Il Milan si mangia tutto il vantaggio derivante dal Derby, perdendo fuori tempo massimo contro l’Atalanta. Bellissimo e spassosissimo il sinistro a voragine di Brienza, con i cinque minuti di recupero scaduti da una manciata di secondi.

Non mi pare di aver sentito a riguardo le lamentele del Geometra, che in questo di solito è un maestro. Probabilmente, beccato in tribuna a dar del “matto” a Seedorf, non ha voluto soffiare sul fuoco delle polemiche, non presentandosi alle telecamere nel dopogara.

Lo faccio io al suo posto (cosa mi tocca fare…): perchè l’arbitro lascia giocare quando i minuti di recupero scadono? Perchè non si decide una volta per tutte quale delle diverse condotte sia giusta? (fischio al secondo spaccato? Faccio finire l’azione? Faccio giocare finchè la palla non esce?) So che è una questione da poco, e in questo caso sto ancora finendo di ridere visti i protagonisti della vicenda, ma la mia domanda è seria.

Ho ovviamente anche la risposta, prevedibile ma non per questo immotivata: perchè così gli arbitri mantengono la loro fetta di potere, la loro sfera di discrezionalità, con tutto ciò che ne consegue.

Hanno potere, sono importanti, sono teoricamente influenzabili, addirittura corrompibili.

E sì che il tempo effettivo non prevederebbe nemmeno la temutissima moviola in campo. Eppure…

Gettando lo sguardo alle altre squadre, La Juve sbanca anche l’Olimpico giallorosso nella classica partita da 0-0, che però in questa stagione -si spera- irripetibile diventa uno 0-1 con Osvaldo che entra a 10 dalla fine e purga gli ex compagni al 94′.

Conte parla a nuora perchè suocera intenda, e dichiara ai giornali che la squadra così com’è non può vincere in Europa e molto difficilmente può far di meglio in Italia. E’ vero, e egoisticamene spero che la dirigenza bianconera non lo voglia accontentare. Una Juve così com’è, pur con un anno in più, mi pare ancora l’indiziato più serio per il prossimo campionato, mentre una nuova guida tecnica porterebbe quantomeno un giustificabile periodo di assestamento tra i bianconeri, con la speranza che qualcuno riesca ad approfittarne.

Non noi, ovvio. Ma magari Roma e Napoli…

 

E’ COMPLOTTO

Ue’, alla fine la Zanetti Cam l’hanno messa. Non posso dire che l’addio del Capitano non sia stato adeguatamente “coperto” mediaticamente. Penso solo che si sia dovuto arrivare al suo ritiro per celebrare degnamente la grandezza di quest’uomo, sempre escluso dalle frasi fatte degli ultimi anni, del tipo “le ultime bandiere del calcio sono Totti, Maldini e Del Piero“.

Addirittura, dopo 20 anni che è in Italia, buona parte della stampa non riesce nè a scrivere nè a pronunciare correttamente il suo nome: personalmente tiro una Madonna ogni volta che vedo scritto Xavier con la “X” iniziale, e rido imbarazzato quando lo sento chiamare nella stessa maniera, oppure “Giavièr” o addirittura, alla francese “Javié“. Ma questo è lo scotto che si paga ad aver passato anni a non voler vedere la sfida mediatica, a lasciar correre, a sentirsi troppo superiori per rispondere.

Così ti storpiano il nome, ti chiamano prescritto, Jakartone e via dicendo. E tu fai spallucce.

Per fortuna Thohir la pensa diversamente: l’accordo con Infront è l’esempio lampante: la concessionaria di pubblicità puzza di berlusconismo lontano un miglio, e guarda caso è il partner della Lega calcio da anni. Probabilmente per questo, Moratti ha sempre rifiutato accordi con queste persone, legandosi invece a RCS per la gestione del marketing e dei diritti sportivi, spuntando però condizioni nemmeno paragonabili a quelle delle diversamente strisciate, “guarda caso” legate al più attrezzato competitor.

Chiudo la cervellotica spiegazione con un assioma che ho già esposto altre volte:

If you can’t beat them, join them.

E cioè, se non sei in grado di avere vantaggi dalla guerra contro “il sistema”, e quindi -prosaicamente- se non riesci a spuntare da RCS condizioni migliori di quelle offerte da Infront, turati il naso e vai coi “cattivi”, chè tanto come dicono i latini pecunia non “puzzat”!

 

WEST HAM

Ormai salvi, assistiamo come invitati alla festa del City che festeggia il campionato battendoci per 2-0.Il Liverpool del fenomeno Coutinho, inspiegabilmente lasciato andare via dall’Inter e ancor più sorprendentemente escluso dailla convocazione ai Mondiali, alla fine arriva secondo.

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