DUBBI E CERTEZZE

Il compito degli uomini di cultura è più che mai oggi quello di seminare dei dubbi, non già di raccogliere certezze.

Norberto Bobbio, Politica e cultura, 1955

Per essere l’inizio di un post che parla del ritiro di un calciatore, ammetto di averla presa larga…

Crescendo, inevitabilmente, le certezze manichee che hanno accompagnato la tua giovane età si fanno più sfumate, e sempre più spesso ti sorprendi a coltivare dei dubbi, addirittura a contemplare le ragioni degli altri (ovviamente quando ci sono…).

Personalmente, sono sempre meno le occasioni nelle quali mi sento in pieno nel posto giusto, totalmente dalla parte della ragione, in qualche modo oggettivamente inattaccabile.

Ho ancora questa sensazione ogniqualvolta ascolto Springsteen dal vivo. Del resto, come ben sappiamo:

Al mondo esistono due tipi di persone:

quelli che amano Bruce Springsteen e

quelli che non l’hanno mai visto dal vivo!

E quando lo vedi, lo senti dal vivo (senti proprio inteso come to feel), quando urli il ritornello di Badlands o Born to Run, capisci che –cazzo– c’ha ragione, e tu sei lì a urlare al mondo la tua ragione per quelle tre ore.

bruce

Ho la stessa sensazione ad ogni manifestazione del 25 Aprile, quando penso che certi valori sono -o dovrebbero essere- patrimonio comune di tutti noi. E questo nonostante le inevitabili e talvolta salutari differenze che ci sono tra le persone (suonatori di bonghi fuori tempo: che il Dio del ritmo vi punisca!).

art11

Infine -inevitabile, audace e solo all’apparenza esagerata- ecco la terza immagine: il Capitano prende palla, abbassa la capoccia e corre per 50 metri con gli avversari che gli si appendono alle braghe prima di essere scrollati via.

zanetti javier in azione

Zanetti che corre palla al piede è stato il salvagente cui aggrapparsi nei lunghi anni bui (suoi e nostri), è stato il purosangue che vedi galoppare davanti a tutti e vincere nel periodo aureo, è stata la coerenza, l’onestà e l’orgoglio (“tantissimo orgoglio” cit.) esibiti sempre a petto in fuori ma mai con vanità.

Ho iniziato a pensare a questo momento grosso modo dieci anni fa, con tutt’altro stato d’animo: l’Inter arrivava dalla fine dello sfortunato ciclo di Cuper, aveva ingaggiato Zaccheroni e il ciuffo parabolico del Mancio non si stagliava ancora all’orizzonte; in quel contesto -che definire tristanzuolo è poco- ho pensato che quella di Zanetti sarebbe stata una carriera ricordata per le qualità morali e professionali della persona, ma non certo per le sue vittorie.

Anzi, più volte ho rivolto a lui le stesse critiche rivolte al suo e nostro Presidente: troppo buoni, diobono… incazzatevi ogni tanto! E per quanto avessi già avuto ripetute prove dell’apparente “bionicità” del Capitano, mi aspettavo ancora un paio d’anni “a tutta” e poi il lento declino intorno, com’è normale per le persone -appunto- normali.

Il passare delle stagioni, ed il sospirato arrivo delle vittorie, hanno invece creato un apparente paradosso: Zanna è in sostanza diventato “troppo vecchio per invecchiare”. Ha passato indenne la fase del triste e inevitabile declino cui ogni giocatore va incontro; ha continuato a giocare come se nulla fosse.

Come il calabrone che vola ignaro della fisica che gli dice che è troppo pesante per farlo, Zanetti stava invecchiando a sua insaputa, quindi continuava a correre.

Si può dire che solo la rottura del tendine di Achille della scorsa Primavera abbia fatto virare verso il basso una parabola tendente a infinito.

Questa è stata la stagione dell’ennesima e forse più difficile vittoria personale (tornare a giocare dopo nemmeno 7 mesi da quell’elastico che si strappa e sembra farti scappare il polpaccio verso l’alto). Ma è stata soprattutto la stagione della consapevolezza, in un certo senso della serenità: le partite passavano, il campo lo vedevi poco, ma dentro di te cresceva la sensazione di compiutezza, di aver fatto il tuo lavoro fino in fondo.

E’ questo, forse, che la gente ti riconoscerà per sempre: di essere una persona perbene, di aver sempre fatto il suo dovere, di averlo fatto bene.

Ciò che ti rende straordinario, in questa apparente “normalità”, è il fatto che queste qualità, nel mondo odierno, sono di solito un “contentino” riservato ai perdenti simpatici.

Tu, invece, proprio grazie a queste qualità, hai vinto.

Tanto.

Tutto, o quasi.

Tu sei e per sempre sarai Il Capitano.

Grazie, è stato un onore.

Semplicemente: GRAZIE

Semplicemente: GRAZIE

2 pensieri su “DUBBI E CERTEZZE

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