IMPRECAZIONI A PIOGGIA

INTER-TORINO 0-1

…Che è poi un modo più diplomatico e meno sensazionalistico di titolare “Cristi e Madonne”.

C’è modo e modo… il concetto resta quello (Cit. Lo Russo, isoletta dell’Egeo che non conta un cazzo, 1941 -citazione nella citazione).

Rinfoderiamo per l’ennesima volta il pistolino barzotto, esito dell’ennesima settimana a fingerci la grande che fummo, con titoloni palesemente fuorvianti e nuovi acquisti dai nomi che evocano curiose assonanze; ci rituffiamo nel nostro campionato da tranquilla mezza classifica, perdendo una partita che avremmo meritato di pareggiare ma assolutamente non di vincere.

In termini di punti cambia pochino. A livello morale la tranvata è ciclopica.

Siam sempre lì: nella giornata in cui si potevano recuperare punti su Fiorentina, Milan, Sampdoria  e Genoa e alimentare così la fascinosa bugìa per cui “il terzo posto è ancora lì alla nostra portata“, incespichiamo in una partita che, l’avesse fatta Mazzarri, sarebbe stato scotennato seduta stante, con uno sterile possesso palla che sfiora il 70% e che fa rifulgere ancor di più la sapienza calcistica di Mr Ventura. Il compagno di vacanza ci fa fare esattamente quel che vuole lui, ossia tener palla senza costrutto fino ai loro 30 metri, e poi sbattere contro le corna del Toro e ripartire dal via.

Facciamo finta di giocare per la prima mezz’ora, arrivando perfino a tirare in porta un paio di volte -per occasioni da gol degne di tal nome, si prega di ripassare.

Se vogliamo, la partita non è diversissima da quella infrasettimanale contro la Samp: in Coppa Italia i blucerchiati erano riusciti a beneficiare della prematura ed affrettata espulsione del loro difensore, asserragliandosi in 10 nella loro trequarti e facendo muro contri i nostri attacchi, più o meno come accaduto con i granata-in-maglia-bianca. Ecco però che, là dove il tacco teutonico di Podolski e il sinistro tabbozzo di Shaqiri avevano fatto saltare il lucchetto della partita, qui si sia visto un Kovacic in versione bimbo-perso-ai-giardinetti, un Icardi ancor più avulso del solito dalla manovra e un Palacio ormai consolidato nel triste ruolo di vecchia gloria.

Se a ciò aggiungiamo gli accidiosi commenti di certa stampa (vabbé…pure io che piglio notizie da Il Giornale…) sui nuovi arrivi Shaq e Poldi, il nostro attacco è affilato e puntuto come un profiterole…

La beffa finale di Moretti, 4 gol in Serie A, di cui 2 a noi, non ci permette nemmeno di recitare la consolante frasetta mandata a memoria dopo l’obbrobrio di Empoli: “quando non puoi vincere, non devi perdere“.

Arrivo addirittura a darmi la colpa per aver visto la partita con il commento di Scarpini (cosa che non succedeva dalla sconfitta interna con l’Atalanta dell’anno scorso, anche lì con intrusione anale nei secondi finali). D’altra parte cercate di capirmi: il commento tecnico di Carletto Muraro è soporifero come e più dei Gran Premi raccontati da Poltronieri, quindi mi illudevo di potermi consolare con le urla di Robertone nostro.

L’urlaccio l’ho invece tirato io, facendo spaventare la creatura che mi sedeva di fianco, e facendo seguire il grido di dolore da epiteti non esattamente oxfordiani all’indirizzo dei nostri. , come si dice in questi casi, certe cose meglio che le senta da me che da qualcun altro…

LE ALTRE

Detto che un punto in due partite è stato sufficiente ai nostri per agganciare il Milan, sconfitto a Roma dalla Lazio dopo essere stato in vantaggio, non perdo nemmeno tempo a rimuginare su possibili tabelle e rincorse. Gli aquilotti e il Napoli paiono i più attrezzati per quella corsa al terzo posto che, diciamocelo, ci può vedere solo spettatori interessati.

Per il resto, la Juve fa capire a tutti cosa voglia dire avere i campioni in squadra. Il Chievo la stava imbrigliando e non poco, fjnchè il fratellino di Grace Jones (alias Pogba) l’ha toccata piano all’angolino e i problemi sono spariti. Alla faccia del giUoco collettivo e dell’umilté. Di contro, la Roma non va oltre il pari a Firenze e il solco con i bianconeri si allarga di altri due punti: roba brutta…

E’ COMPLOTTO

Posto che nessun sano di mente potrebbe recriminare sulle sacrosante critiche piovute sull’Inter dopo la minuscola prestazione di domenica, mi soffermo solo un poco sul tenore di certi commenti, chè alla base di tutto dovrebbe comunque esserci il rispetto.

Ho già accennato più volte alla malcelata antipatia di Repubblica nei nostri confronti, e devo dire che il pezzo di Andrea Sorrentino mi dà ancora una volta ragione: la critica, come già detto è sacrosanta e purtroppo più che motivata. Però, una frase come “ennesima sconfitta davanti all’uomo di Jakarta, purtroppo per lui abbonato a certi spettacolini casalinghi“, con quel diminutivo che sa tanto di presa per il culo, se la poteva evitare.

Certo, nulla a che vedere con il Giornale, che raggiunge vette di competenza ed eleganza, sfiorando addirittura la fisiognomica per spiegare i difetti dell’Inter.

In realtà, i (non) risultati della squadra stanno faticosamente piegando la critica all’oggettiva constatazione del nostro niente. Non voglio fare il Cassandro di me stesso, nè tantomeno incensarmi, ma è quel che dico da mo’:

Benissimo il Mancio, ma poi in campo ci va Kuzmanovic.

Abbiamo bisogno come il pane di qualche penna adorante, e ci fa bene anche solo l’accostare campioni veri come Yaya Touré ai nostri colori. Al momento, però, andiamo avanti a pagherò e a prestiti con obbligo di riscatto a cinque sponde con rinterzo effettato e carambola reale, il tutto sperando che il castello precario regga, chè altrimenti saran cazzi, nonostante un Thohir in versione pompiere a spegnere gli allarmi.

WEST HAM

Mettiamola così: NOI siamo ancora in FA Cup. Altri se devono giocare al replay match contro il Cambridge (vero Van Gaal?), altri ancora sono già a guardarsela in poltrona (Chelsea, Man City, Southampton…). Up the Irons!

... In effetti bello non è.

… In effetti bello non è.

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