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INTER-TOTTENHAM 2-1

In un pezzo che avrà molto di apocalittico e celebrativo, iniziamo col riconoscere i giusti meriti a chi di calcio ne sa…

Vecino in panchina non è certo il Nicola Berti dei tempi d’oro, ma mi pare abbia altro passo ed altra garra (Charrùa per definizione) per cercare di ovviare a tentennamenti simili a quelli mostrati nel sabato di San Siro.

Ringraziatemi pure per la profezia, non c’è di che.

Dopodichè torniamo seri (lucidi non è -ancora- possibile) e tentiamo un’analisi del match (in gergo tènnico: il mècc).

La difesa è effettivamente a 4, con Skriniar largo a destra stanti le assenze di Vrsaljko e D’Ambrosio. Se non altro a sinistra Asamoah deambula e presidia la corsia.

Per il resto Politano e non Candreva alto a destra, gli altri ai loro posti come previsto.

Il primo tempo scorre teso e intenso ma con pochi brividi: vedo i sorci verdi sul controllo di Kane che scarta prima Handanovic in uscita e poi se stesso con un tocco di troppo, e indirizzo qualche sacramento a Brozovic quando tira subito anzichè avanzare ancora. Si va al riposo 0-0, ma se non altro vedo l’asse Brozo-Ninja parecchio barzotto e capace di recuperare diversi palloni di pura grinta.

Skriniar si difende come può su Son, subendo un’ingiusta ammonizione prima di metà tempo che lo condizionerà per il resto della partita: ciononostante fa la sua porca figura, essenzialmente dovuta al fatto che è un grandissimo difensore.

Ha ragione Cambiasso (…e sai che novità) a paragonarlo a Samuel, non tanto per il modo di giocare, quanto per la serietà e la applicazione.

Aldilà di qualche ubriaco che parla di schiacciante possesso palla inglese (58% – 42%), la prima frazione fotografa bene l’equilibrio visto in campo.

In questa Champions l’Inter dimostra di poterci stare: sul “per quanto tempo”, vediamo…

La ripresa ci regala il colpo sbilenco che la Dea Eupalla ama riservarci di tanto in tanto. La percussione di Eriksen è tanto volitiva quanto fortuita, e il secondo (tentativo di) tiro sbatte su un’appendice corporea a caso di Miranda, mettendo fuori causa un incolpevole Handanovic.

1-0 per loro e la chiara, netta sensazione che tutto sia finito.

Vero, i nostri non sbracano totalmente, nè avrebbe senso buttarsi a corpo morto nella metacampo avversaria lasciando campo aperto ai vari Lamela, Son, Kane e Lucas Moura. Però perdiamo ritmo, compattezza e fiducia. Il Tottenham va più volte vicino al 2-0 (Handanovic sbroglia due troiai mica da ridere…), assai più di quanto noi si provi a pareggiare: a memoria ricordo solo un colpo di testa di Perisic finire loffio tra le braccia di Vorm, dopo bel cross di Politano.

Poco dopo è proprio Beavis a lasciare il campo per Candreva: male il 44 ieri sera, giusta per me la sostituzione. Cervellotico invece avere i due esterni con piede “invertito” dovendo recuperare un gol e sapendo che la loro difesa soffre i cross.

Oltretutto, Candreva e Politano tentano anche di mettere i traversoni in area, ma il primo si scarta letteralmente da solo, e il secondo aspetta sempre un dribbling di troppo.

Chi scrive urla al Mister di cambiarli di fascia ben prima che lo chieda Adani in telecronaca, finchè Politano lascia spazio a Keita.

I minuti scorrono e i nostri -forse per istinto, forse per disperazione- li chiudono sempre più nella loro metà campo. Si rischia, vero, ma ormai manca poco.

Asamoah riceve da Vecino un pallone che mi fa mugugnare una prima volta “mettiglielabeeene! non così larga!!“, poi fa partire un cross fuori dall’area “machecazzofa….” dove staziona Icardi: spalla abbassata, esterno destro, ed è “goooollll!!!“.

Ottimo Maurito, che fino a lì ha fatto una fatica del Dio a toccare quattro palloni in croce e che -rassegniamoci- non sarà mai il centravanti totale che cuce gioco e viene a prendersi palla a metacampo con continuità.

Però “uno-tiro-uno-gol”. Scusate se è poco.

L’abbiamo riacchiappata, e la constatazione del nostro niente (Perozzi docet) mi fa sperare che i nostri si appendano compatti alle traverse per i 5 minuti rimasti.

Più che altro temo le conseguenze di una scelta non precisa. In casi simili la squadra -tutta!- deve decidere se continuare con l’intensità ignorante degli ultimi minuti, fidando anche in un crollo psicologico dell’avversario, o accontentarsi di quanto raccolto e conservarlo al meglio.

E’ uno dei pochi casi in cui tertium non datur.

E, mirabile visu, i nostri gonfiano il petto di ambrosiano orgoglio e continuano ad attaccare. Le mie coronarie si difendono meglio di quanto faccia la difesa inglese, con i nostri a stazionare nella loro area di rigore per interminabili secondi.

Dopo un batti e ribatti da premio Nobel della sfiga, guadagniamo un paio di corner e, sul secondo, l’epilogo è già noto: #laprendeVecino e salta il tappo della bottiglia.

LE ALTRE

Per una volta guardo non alle rivali italiane, ma all’altra partita del nostro girone: Il Barça ne fa 4 al PSV e mette in chiaro che Messi sarà forse meno forte di un tempo, ma è ancora un fuoriclasse assoluto. Intorno non avrà più Iniesta e Xavi, ma Suarez e Dembélé non sono prorpio scarsi.

Morale, credo che si giocherà per il secondo posto, motivo per cui la vittoria di ieri ha un’importanza capitale, che dovrà essere preservata e corroborata da una vittoria in quel di Eindhoven al prossimo turno.

Ci sarà tempo, ma l’istinto fa compitare tabelle e scalette come il più invasato dei controller in chiusura di Quarter aziendale.

Deformazione professionale…

CULO O SFIGA? NEL DUBBIO: E’ COMPLOTTO

Come la si può giudicare la partita? E’ innegabile la buona sorte avuta nei due gol, direi soprattutto nel primo: non tanto per la conclusione in sè -Icardi ha sempre segnato poco da lontano, ma è capace di gesti tecnici simili- quanto per il fatto che il nostro centravanti nella circostanza è fermo al limite dell’area per i postumi di un contrasto avvenuto poco prima, che sostanzialmente gli fa perdere il tempo dell’inserimento. A quel punto meglio mettersi sui 18 metri e attendere fiducioso.

Asamoah la vuole dare a lui? Secondo me anche il solo porre la domanda è tendenzioso e da stronzi (e non a caso lo chiede Capello…): l’avesse messa il buon Ramiro Cordoba avrei detto che il cross è uscito a caso, ma Asamoah il mancino ce l’ha eccome, e la palla casca proprio dove Icardi la attende. Fino a 3 mesi fa (leggasi: ancora in maglia Juve) nessuno si sarebbe posto la domanda, e invece, caro Asa, dovrai fartene una ragione…

Sul gol di Vecino al 92′, come su tutti quelli segnati in extremis, è ovvio il concorso della buona sorte. Sintomatico il fatto che questo come altri -rari- nostri gol sulla sirena siano al più indice di “cuore”, quando non proprio di “culo”, in ogni caso mai di “premio allo sforzo collettivo della squadra”, complimento riservato invece a strisce di altro colore.

Ma lo sappiamo, l’Inter sfrutta i colpi dei singoli per ovviare alle carenze di giUoco.

Fa niente poi se i corner del recupero arrivano dopo un’accozzaglia di tiri da non più di 10 metri dalla porta avversaria, che nessuno ancora ha capito come non abbiano portato al gol.

Fa niente se il gol di Eriksen vince di gran lunga il Gran Premio Culo (o Sfiga, a seconda dei punti di vista) per la serie di carambole che lo genera.

La  verità, la mia verità, e quindi la verità-vera, è che la vittoria è meritata nella misura in cui lo sono tutte le vittorie di rimonta nel finale. Tanto o poco decidetelo voi, ma non è nulla di diverso.

Al tempo stesso, il Tottenham ha tutt’altro che dominato. Ha giocato al nostro livello fino al gol, dopo di chè ci è stato superiore, ma in maniera conseguente all’inerzia del mècc. Ha però mancato il colpo del KO -se permettete grazie ai meriti della difesa dell’Inter, portiere compreso- e ha commesso l’errore di non proteggere a sufficienza l’unico gol di vantaggio. A quel punto, brava l’Inter a crederci ogni minuto un po’ di più, fino a ribaltare l’inerzia psicologica del momento, suggellata dal cambio Kane-Rose che, l’avesse fatto il vecchio Trap, l’avrebbero crocifisso in sala mensa.

È perfino superfluo dire che sia sempre questione di centimetri e secondi: il destro di Icardi poteva andare sul palo, il cabezazo di Vecino essere vanificato da un recupero più breve.

Tutto quel che volete, ma questa NON è una vittoria di culo.

Chiudo con il massimo della comicità involontaria: la ggente (le due gg non sono un refuso) che si lamenta della telecronaca di Trevisani-Adani.

Cioè, siamo a Sky che parteggia per l’Inter.

Questa fa già abbastanza ridere così.

Per dire, quando Higuain (in campionato, non in una Coppa europea) ha segnato il 36° gol stagionale col Napoli, Adani e il sodale di turno (era Compagnoni) sono “scoppiati” tanto quanto, ma nessuno ha detto niente.

E non serve riprendere in mano vecchie tabelle sulla fede calcistica dei telecronisti odierni per avere confema che le strisce neroblù sono tra le più trascurate.

Tranquilli, quanto successo ieri sera non è nulla che possa anche solo lontanamente somigliare ad un occhio di benevolenza nei confronti dei nostri amatissimi.

Semplicemente, i due commentatori hanno fatto il loro mestiere pompando il “loro” prodotto. Che, nel caso specifico, non è nemmeno il commento per Sky, quanto la loro prestazione personale, già messa in scena in una vibrante serata romana di fine Maggio, e riassumibile nei due hashtag in cima ad ogni graduatoria di popolartià odierna:

#laprendeVecino

#lagarracharrùa

int tot 2018 2019

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