TUTANKHAMON

INTER-UDINESE 0-1

Il titolo è ovviamente allusivo, e debbo un ringraziamento a Gio’ che facendo la battuta mi ha fatto cambiare in corsa la frasetta tragicomica a cui avevo pensato.

10 Tutankhamon e un Faraone; 10 mummie che camminano in campo col girello e un giovincello che fa quel che può, lo fa anche bene, ma da cui non è giusto aspettarsi miracoli a manciate. Se poi, quando il suddetto faraone esce per crampi, la squadra spegne anche quel minimo di triste decenza fatta vedere fin lì… sèmm a post!

Ho letto il commento sul Corriere di Fabio Monti, uno dei tanti pseudo interisti che in realtà passano la vita a sparare ad alzo zero contro la squadra “perché lo fanno per il suo bene”: tanto per chiarire, è quello che l’anno scorso preconizzava pesanti punizioni per l’Inter per l’acquisto di Pandev come antipasto di una successiva revoca dello scudetto del 2006.

Si commenta da solo, insomma.

Epperò, esattamente come l’orologio fermo, anche lui due volte al giorno segna l’ora giusta: nel suo pezzo parlava di squadra finita, da rifondare con giudizio e visione strategica, e soprattutto intravedeva un aspetto positivo nell’ennesima sconfitta casalinga della stagione: l’ineluttabilità di questo declino e la fine di qualsiasi alibi o giustificazione. Come diceva Bartali gli è tutto sbagliato…

Il rigore uccellato di Pazzini è ovviamente un incidente che può capitare (ask David Beckham and John Terry for references…) ma è purtroppo simbolico del momento dei nerazzurri. Momento che oltretutto non pare essere così passeggero, dato che i problemi sfiorano ormai la cronicità e si fanno ogni giorno di difficile soluzione.

E’ difficile in occasioni del genere mantenere la lucidità e riuscire ad isolare i pochi aspetti positivi, anche perché di fronte abbiamo avuto l’esatto punto di arrivo di un progetto che da noi non è mai partito: un attento e continuo monitoraggio dei giovani di tutto il mondo, con la speranza di averne 1 o 2 ogni anno che possano soddisfare il requisito più raro al mondo per il tifoso nerazzurro: “essere-da-Inter”.

Vedere Isla, Armero, Basta furoreggiare sulle fasce, con corsa e tecnica, e sapientemente telecomandati dall’odioso quanto bravo Guidolin, è un contrappasso durissimo da accettare, ma altrettanto inevitabile. Loro (l’Udinese, non il Real o il Manchester Utd), negli anni hanno scoperto e preso Sanchez, Di Natale, Inler, Handanovic, più almeno altrettanti buoni cursori (vedi i tre citati poc’anzi), a prescindere dall’allenatore seduto in panchina.

Noi nelle ultime tre finestre di campionato abbiamo comprato poco e soprattutto male, e venduto se possibile peggio (il riferimento non è tanto alle cessioni di Balotelli e Santon, di cui personalmente non ho pianto la dipartita, quanto alla (s)vendita di Eto’o, la cui importanza e bravura nel coprire le magagne nerazzurre emerge ancor di più in questi mesi). Noi quest’estate abbiamo pagato una dozzina di milioni per Alvarez, che non è un regista, non è un’ala, non è una punta, ma che soprattutto è il giocatore più lento che abbia mai visto, senza nemmeno essere veloce di pensiero, che è di solito la qualità con la quale si cerca di supplire alla gamba marmorea (vedi “king of bradips” Thiagone Motta).

Niente, l’Inter ovvero il Sig. Massimo hanno legittimamente deciso che soldi non ne vogliono più spendere, che vogliono rientrare di tutti gli sforzi fatti in 15 anni (e cara grazia che ci sono stati, e grazie di cuore per tutto quel che abbiamo vinto). L’ho già detto mille volte: rientra nei loro diritti e al posto loro ragionerei nella stessa maniera. Ma non venite a spacciare questo per strategia oculata, valorizzazione dei giocatori attualmente in rosa, vincoli imposti dal Fair Play finanziario e balle varie.

Come detto mille altre volte il circolo è vizioso, perché se soldi e giocatori acquistabili già adesso non abbondano, non arrivare in Champions l’anno prossimo (ipotesi quantomeno da prendere in considerazioni alla stato attuale…) produrrà meno entrate nelle casse nerazzurre e meno “appeal” presso i giocatori più bravi a trasferirsi sulla sponda giusta (è sempre e comunque giusta, per definizione) del Naviglio.

La partita di Sabato è perfino superfluo commentarla: finché l’Inter ha giocato per non prenderle ha fatto la sua onesta partita, è riuscita a creare qualche isolata azione (ricordo un bello scambio Milito-Motta e un bel cross al volo di Faraoni non sfruttato da Pazzini) senza rischiare granché. Per ammissione dello stesso Ranieri, quando ha voluto vincere la partita, inserendo Zarate al posto del ragazzo coi crampi, l’abbiamo presa in culo una volta, e potevano essere almeno due.

Se a tutto ciò aggiungete l’imponderabile, ossia espulsione di Zanetti per doppia ammonizione, la seconda delle quali genera un penalty ben parato da Julio Cesar, ed il già citato rigore sbagliato dal Pazzo nella guisa di cui s’è detto, si può ben capire il momentaccio vissuto dai ragazzi, e ancor di più la lunghezza del tunnel nel quale si sono infilati…

 

LE ALTRE

Juve e Milan fanno corsa l’una sull’altra, per ora accompagnate dalla sola Udinese che però non pare attrezzata per poter tener testa alle due odiatissime rivali. Si profila quindi un testa a testa bianco-rosso-nero, in un nauseabondo clima di restaurazione che speriamo non abbia altre metastasi in giro.

Il Napoli batte il Lecce e si rimette in pista dopo qualche gara di appannamento, in attesa del mercoledì di Champions.

La Roma sbrocca totalmente a Firenze, dove rimedia tre pere e tre espulsioni, alla faccia del proggetto. Mal comune mezzo gaudio, ma anche no, chè di cazzi ne abbiamo abbastanza in casa nostra…

 

E’ COMPLOTTO

C’è…c’è… anche in una giornataccia come quella di sabato, la ciccia qui non manca mai. Tra le sottigliezze che solo un malato come me può notare ce ne sono alcune che mi fanno persin piacere nella loro periodica manifestazione di sé: il perché i giocatori del Milan abbiano sempre gli anni “giusti” fino al giorno in cui passano al successivo, mentre quelli interisti dal giorno dopo abbiano già un anno in più, è un mistero della fede, o forse della prostituzione intellettuale. So che la spiegazione non rende l’idea, vado con l’esempio.

Due ipotetici giocatori di Inter e Milan nati entrambi il 10 Ottobre 1990: fino al 9 Ottobre 2011, quello del Milan avrà avuto 20 anni, mentre già dall’11 Ottobre 2011 quello dell’Inter ne avrà 22.

Altro esempio, letto per l’ennesima volta in questi giorni: il Milan è la squadra che ha mandato in gol più giocatori. Primato sempre molto importante secondo me, perché testimonia della varietà di modi per andare in gol e la non dipendenza da un solo giocatore. Ora, la seconda squadra di questa particolare graduatoria è la disastrata Inter di questi tempi. Ci sarebbe quindi ragionevolmente di che consolarsi, dicendo, va beh almeno quei pochi gol che segnano sono ben distribuiti. Invece no: Pazzini non segna a San Siro da Maggio, Milito è un morto che cammina, per Forlan chiamate pure la Fusetti.

Da buon ultimo, al 90’ della partitaccia di sabato –sulla quale, come si sarà capito, ho volutamente volato alto- Milito viene steso in area, anche se il termine più corretto sarebbe “stritolato”, tanto che la botta non gli consente di battere il rigore (vai a sapere cosa sarebbe successo, ma coi se e coi ma non si fa la storia, tanto per abusar di frasi fatte…). Quella merda umana di Caressa, vedendo il replay, riesce a dire  “palla piena, prende la palla piena”, prima che lo Zio gli faccia sommessamente notare che per lui quello è rigore. A quel punto fa il professorino e dice “beh in effetti il regolamento dice che se il difendente tocca la palla e poi l’avversario, e la palla rimane nella disponibilità dell’attaccante, allora è fallo”.

Ma vai a giocare a poker, vai…

 

WEST HAM

Anche gli Hammers vittime del sabatus horribilis: sconfitta interna con i colleghi di maglia del Burnley: il derby claret & blue finisce 1-2. Per fortuna perde anche il Southampton capoclassifica, e si rimane 2° a meno due dalla testa…

Il Faraone

Il Faraone

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