MEGLIO DI COSI’…

INTER-MILAN 1-1

…onestamente non poteva andare.

La differenza tra le due squadre, ed in particolar modo tra i rispettivi  stati di forma, è stato di imbarazzante evidenza nel primo tempo, ma tocca dare ragione ad Allegri, quando parla –in maniera forse poco elegante ma tremendamente efficace- di avversario moribondo e da uccidere.

Con un portiere normale, i primi 45’ avrebbero potuto concludersi col Milan in vantaggio di “alcuni” gol (due, tre, quattro… che’ttimporta… penza alla salute! cit. Prof. Scipione Petruzzi). Detto ciò, alla lunga è il Milan a risentire dell’impegno infrasettimanale, con i nostri che, complice anche il passivo attendismo del primo tempo, mettono fuori la testa e riescono a ripigliare una partita che si era messa male.

Facile e non del tutto sbagliato ridurre la prima frazione al duello Balotelli-Handanovic: il Bresciano Nero era ovviamente la star più attesa della serata, e da vero “perdazzurro” la goduria più grande è stata ricacciare a tutti in gola i peana del gol dell’ex, della rivincita e del figliol prodigo che finalmente gioca con la maglia giusta.  Segna invece il Faraone, che più vedo giocare –e ascolto parlare- più si merita i miei applausi da sportivo:  il look è simpaticamente improponibile, ma cervello, polmoni e piedi sono da giocatore vero. Aldilà dei marchettoni commerciali da fustino Dixan pompati dalla macchina iperglicemica rossonera, lui e Balotelli hanno un gran bell’avvenire.

Noi, sai la novità, facciamo cagare. Strama si è giocato buona parte del mio personalissimo “bonus credibilità” (sai che je frega…) riproponendo dal primo minuto Zanna e il Cuchu (e allora che cazzo gli hai fatto giocare 90 inutilissimi minuti in Transilvania tre giorni prima???) e schierando il Capitano a sinistra con Nagatiello a destra: ho visto questa formazione preannunciata fin dalla mattina e a torto ho pensato “ma saranno coglioni ‘sti giornalisti: non sanno che sarà Zanetti a giocare a destra, come fa da decenni, con Nagatiello che il meglio di sé l’ha sempre dato a sinistra?”. Invece la formazione era proprio quella. Infatti nel primo tempo non ci abbiamo capito un cazzo, con De Sciglio novello Roberto Carlos a scherzare tanto il nippico quanto Guarin (improponibile sulla fascia, dove i suoi difetti cerebrali vengono elevati a potenza e le sue qualità fisiche ridotte a radice cubica).

Ho passato 40 minuti a gridare alla tele “cambia, Strama, cambia!”, intervallandolo con qualche improperio, ma solo in assenza di Pancho che, anzi, ha assistito al vantaggio rossonero nel silenzio più gelido che lui possa ricordare.  Allettato il pupo a metà primo tempo, le mie madonne si sono benevolmente rivolte a Cassano e Palacio, palesemente orfani del Principe e forzatamente adattati  ad un gioco che non è il loro. Nel dubbio, nessuno dei due tira mai in porta, se si esclude un destro di Ando’ dal limite. Guarin ci mette del suo, continuando a dribblare anche quando oltrepassa la linea di fondocampo, palese dimostrazione di quel che questa squadra può attualmente offrire: muscoli e corsa (a volte), stop.

La ripresa vede realizzate le mie giaculatorie, con Zanna e Nagatomo a scambiarsi la fascia, e con Guarin portato un po’ più in mezzo, libero di “cavalloneggiare”. Il Milan come detto spinge di meno, noi pian pianino e senza farci vedere (la nebbia giocava a nostro favore!) ci proviamo, portando prima il Guaro a girare in porta un bel cross di Palacio (felino il riflesso del portiere nazifascista nella circostanza) e poi il neo-entrato Schelotto a capocciare in rete il cross scolastico ma efficace del nippico.

Pareggio col meno atteso dei protagonisti, e per una volta la sorte guarda dalla parte giusta: il primo gol in maglia nerazzurra  del Centofanti con gli occhi azzurri porta l’inevitabile corollario di lacrime, indici al cielo e dediche spacca-cuore, che mi sforzo di apprezzare solo in quanto conseguenza del lieto evento.

Tempo per perderla, ma anche per vincerla, ce ne sarebbe, e a dirla tutta l’inerzia della partita gira, con i nostri che sentono profumo di colpo di culo e agiscono di conseguenza. Per poco Schelotto non fa il bis di testa (bravo ancora Abbiati a respingere di pugno), Palacio tenta un assist per nessuno anziché tentare il destro al volo da posizione impossibile, e si arriva al triplice fischio finale, con conseguente sospirone di chi scrive.

Temevo la goleada, non lo nego, e ho sperato che la neve impedisse il regolare svolgimento della partita. Invece il campo ha tenuto eccome (piccolo inciso: alla faccia di tutti i minchioni che contestavano il terreno  parzialmente sintetico), e tutto sommato i nostri hanno raccolto il massimo di quel che lo stato psicofisico attuale poteva permettere. Va bene così, visto il momento. Siamo messi talmente male che pare incredibile essere ancora agganciati la treno del terzo posto. Treno che, dopo il Derby, ci permetterebbe di scavalcare i cugini anche in caso di arrivo a pari merito, complici gli scontri diretti.

Terzi a pari merito coi cugini, e noi in Champions…. Troppo bello per essere vero.

LE ALTRE

In attesa di Lazio e Napoli, che beneficiano del posticipo del Lunedì concesso a chi gioca in Europa League (sempre che la squadra in questione non sia talmente simpattica da non chiedere il rinvio per non disturbare), la Juve  regola il Siena in scioltezza, mentre la Roma approfitta della neve per sorprendere l’Atalanta in quel di Bergamo. In fondo, Zamparini conferma di essere un idiota patentato, richiamando Gasperini dopo averlo esonerato un mese fa in favore di Malesani.

E’ COMPLOTTO

Rompere le uova nel paniere ai parolai servi del potere è la cosa che più mi fa gongolare. Confesso che, oltre a non aver visto la vittoria del Milan contro il Barcellona, complice splendido concerto di Glen Hansard a Milano (for further reference:  http://www.rockol.it/news-472679/Concerti,-Glen-Hansard-la-recensione-del-live-di-Milano ), ho accuratamente evitato di leggere alcunché nei giorni successivi. Mi scopro infatti a digrignare i denti non tanto per le imprese sportive dei diversamente milanesi (anzi, sentire Piqué lamentarsi della sconfitta “perché loro han fatto il catenaccio” mi fa godere immensamente),  quanto per l’eco mediatica che le stesse producono, ancor di più in periodo elettorale. Per lo stesso motivo, il pareggio di ieri è stato accolto con un dispettosissimo sghignazzo dal sottoscritto, ripensando ai fiumi di miele e retorica che sarebbero seguiti all’eventuale vittoria rossonera, e che invece hanno dovuto trovare pertugi infinitamente più impervi da cui uscire (su tutte “grande parata di Handanovic, oltretutto su Balotelli, quindi vale di più” Caressa dixit). Mario non ha segnato, si è comportato bene per i suoi standard e mi pare sia stato insultato (come inevitabile, trovandosi in uno stadio e non in un collegio di educande) senza travalicare in beceri cori razzisti. Ho sentito parlare di banane e di uh-uh-uh, che però, personalmente, non ho visto né sentito.

Mi limito solo a sottolineare il diverso metro con cui Balotelli viene giudicato a seconda della maglia che ha indosso: ovviamente la serata di Inter-Barcellona, con maglia buttata e pubblico sfanculato, all’età di 20 anni ancora da compiere, palesava atteggiamenti inammissibili di un ragazzino viziato e maleducato, così come il dito davanti alla bocca a zittire i tifosi avversari era pericolosissima benzina buttata sul fuoco degli ultras. A tre anni di distanza, subito dopo il Derby, ecco il calabrese cantilenante chiedere alla gente di lasciarlo un po’ stare, che se uno viene stuzzicato poi alla fine reagisce, che un giocatore non è una macchina.

Tornando per un attimo alla banana, e banalizzando volutamente il discorso, non credo si sarebbe in ogni caso potuto parlare di razzismo, considerato il soave coro che da lustri viene intonato dal circolo di intellettuali che popola il secondo anello verde, e il cui distico elegiaco recita “Ciucciala, Ciucciala, Ciuccialabanana, milanista, figlio di….”. Poesia pura, altro che razzismo.

WEST HAM

Monday night contro il Tottenham, prossimo rivale dell’Inter in Europa League. Stay tuned.

Vento nei capelli...

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