HELLO, GOODBYE

Arrivo tardi negli sproloqui sull’addio del Sig. Massimo alla presidenza e sul contestuale arrivo di Erik Thohir, il PSY de noantri.

Poco male. Per me poi, che del ritardo ho fatto uno stile di vita…

Quel che mi urge dire in realtà è questo: abbiamo imparato a conoscere, in questi diciott’anni, un “presidente tifoso”: questo è stato Moratti, nel bene e nel male.

Pur avendone criticato negli anni gli apetti negativi, non ho problemi nel riconoscere che la bilancia pende benigna dalla parte dei pregi.

Azzardo un paragone che definire scomodo è poco, e cioè quello con (quel che rimane del) la sinistra italiana: un elettore di sinistra, dotato di un minimo di coscienza critica, sarà il primo a notare i millemila difetti del partito, logorato da diatribe interne, incapace di tenere una posizione per più di un quarto d’ora, retorico oltremisura e refrattario ad ogni cambiamento in nome di un’asserita superiorità morale.

L’elettore, esattamente come il tifoso nerazzurro, queste cose le sa perfettamente: le rinfaccia ai rispettivi dirigenti o si limita ad inframmezzarle tra Cristi e Madonne. Sa, però, nel profondo del suo cuoricione, di essere “nel giusto”. Sa, al di là di tutto, di aver ragione. Sa, in poche ma perentorie parole, di non essere quella roba là. E questo, se permettete, sposta il piatto della bilancia a suo favore a prescindere dal contrappeso.

Abbiamo avuto incubi con la forma dei baffi di Vampeta, maledizioni lunghe anni e sublimate nella beffa di un giorno (che peraltro non esiste, nonostante quelli che insistono a chiamarlo “ilcinquemaggio“).

Non voglio -qui- nemmeno nominare l’enorme porcata a cui siamo stati sottoposti per anni e anni, presi in giro da tutti per il nostro errare (inteso sia come verbo di movimento, sia come verbo “di sbaglio”) mentre altri si spartivano i trofei cianciando di torti e favori che alla fine si compensano.

Mi limito -qui- a dire che ci siamo rifatti, ci siamo riscattati con la stessa faccia spontanea e schietta del nostro Presidente. Una persona perbene, dotato come tutti di pregi e difetti, che in pochi casi come in questo riescono però a convivere serenamente come due facce della stessa medaglia.

Avere un “presidente tifoso” ha voluto dire, per noi interisti, poter ammirare Ronaldo, preso perchè gli occhi ti dicevano “ciap’el, sùbit!“, ma anche doversi sorbire dieci anni di Recoba (e con questa frase metterò alla prova un’amicizia ventennale, vero Mr. Charles?). Fare dell’understatement il proprio stile di vita ha avuto come effetto collaterale il vantarsi di essere il club meno mediatico del mondo, e fare spallucce alle carognate della stampa nei nostri confronti.

La speranza vorrebbe che i pregi rimanessero, ed i difetti potessero essere corretti. Non sarà facile per i nuovi arrivati prendere il posto del Signor Massimo, anche se lui rimarrà, vedremo quanto presenza ingombrante o quanto vecchio saggio. Di cose da sistemare ce ne sono tante, e il tifoso nerazzurro di cui sopra potrebbe scriverci dei trattati a riguardo.

Ci sono però anche cose da non perdere per strada: i valori, gli ideali, i capisaldi. La lealtà, il coraggio di lottare da soli contro tutti, il ripudio di ogni forma di razzismo, la consapevolezza di essere, di nome e di fatto, fratelli del mondo!

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3 pensieri su “HELLO, GOODBYE

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