NON SONO BELLO. PIACCIO.

INTER-ROMA 1-1

Mettiamola sul ridere, ricorrendo ai grandi classici della nostra sottocultura.

Difficile descrivere altrimenti una squadra che per 70 minuti pare incapace di fare tre passaggi di fila a centrocampo e che, ciononostante, crea una mezza dozzina di occasioni della madonna. Facciamo cagare eppure potevamo vincerla.

Andiamo con ordine: Spalletti mette Cancelo e Santon a fare i terzini e i miei borbottii iniziano subito. In mezzo Miranda e Skriniar tornano coppia titolare; da lì in avanti ci sono poche alternative ai titolarissimi, ed ecco quindi Vecino-Gaglia con Borja più avanti a supporto del solito tridente.

Fossi un tifoso giallorosso sarei alquanto perplesso per la gestione dell’ultima parte del match, chè diciamocelo chiaramente: per un’ora abbondante la Roma ha fatto quel che ha voluto a metà campo, pur trovando il vantaggio solo in maniera blasfemamente bizzarra. Strana squadra quella giallorossa, che riesce a non tirare mai in porta, eppure a restare in controllo della partita fino a metà ripresa. Non ho davvero memoria di parate di Handanovic, nè di tiri in porta di Dzeko o compagni (solo un destro a lato di Pellegrini nel primo tempo). Gli ultimi 20 minuti, e la gestione dei cambi, hanno invece rimesso in partita l’Inter che, libera dal pressing avversario a centrocampo, ha potuto sostanzialmente piantar le tende nella trequarti giallorossa finendo per trovare un meritatissimo pareggio dopo una gragnuola di parate di Allisson, eroe (maledetto) della serata.

Icardi, in una serata non brillante, riesce comunque a colpire un palo e vedersi strozzato in gola l’urlo del gol dopo un destro al volo deviato in corner. Perisic e Candreva si vedono a sprazzi (l’uno si mangia un gol pazzesco nel primo tempo, l’altro corre, corre, corre ma conclude poco).

Piccolo inciso su Gagliardini e Santon, visto che non sarebbe giusto dare tutte le colpe della partitaccia al terzino butterato. A mio parere, la loro costante presenza nell’11 iniziale dell’Inter è la conferma di un protezionismo sciovinista e antistorico, riassumibile nell’odioso Luogo Comune Maledetto “facciamo giocare i nostri ragazzi”. Il terzino commette l’errore esiziale che regala il vantaggio ai lupacchiotti (e non è il primo della stagione), segnalandosi nei restanti minuti per il grande classico del repertorio, e cioè caracollare sulla fascia sinistra toccando la palla solo e soltanto col piede destro. Cos’altro deve fare per dimostrare di non poter essere un titolare dell’Inter?

Dal canto suo il mediano, involuto e di una lentezza preoccupante, pare essere assurto al ruolo ufficiale di “paracarro”, lento come e più dei vari Prohaska, Jonk e Thiago Motta, senza averne la metà della classe.

Ribaltando la battuta di quel losco figuro di Tony Damascelli sull’Inter 1998/1999 (“se Pirlo e Ventola si chiamassero Pirlao e Ventolic sarebbero titolari fissi”), potremmo dire che, se l’orobico in questione si chiamasse Gagliardinho, avrebbe schiere di detrattori scandalizzati dal suo pascolare per il campo “chè per prendere uno così si poteva far giocare uno dei tanti ragazzi che stanno in B e non hanno mai una possibilità, chè l’Inter compra solo gli stranieri chè ormai è ora di basta sveglia1!1!11!!”.

Tornando al commento della partita: giochiamo assai male, insistendo a voler impostare l’azione da dietro senza esserne capaci (e infatti ci ingarbugliamo da soli tre o quattro volte), ligi alle consegne del Mister e incuranti del palese mismatch tra Perisic e Florenzi, che pare fatto apposta per il rinvio lungo sulla capoccia del croato, Ciononstante, i nostri creano tre azioni nitide nel primo tempo (Perisic due volte e Borja Valero) e quattro nella ripresa (2 volte Icardi, 2 volte Eder), prima di trovare l’incornata giusta con Vecino, servito da un liberissimo Brozovic. Acciuffato il pari, ci sarebbe anche qualche minuto per tentare il colpaccio, ma la rabbia mostrata nel quarto d’ora precedente svanisce insieme alla paura per una sconfitta che sarebbe stata di dimensioni devastanti, per il morale più che per la classifica.

LE ALTRE

Il Napoli vince l’ennesima partita di questa stagione per 1-0, e chi mi conosce sa quanta ammirazione ci sia in questa affermazione, ancor di più al cospetto di una squadra così tanto lodata per il suo “bel giUoco”. Il cuore ieri avrebbe detto “pota”, ma ogni occasione è buona pur di togliere l’ennesima stagione tricolore ai gobbi, e quindi è tempo di “jamm’bbell’”.

La Lazio dal canto suo ne rifila 5 al Chievo. Mi consolo pensando che anche noi avevamo fatto lo stesso, e che al cospetto di questo squadrone i nostri hanno comunque portato a casa un punto.

Si fa dura ma lo sapevamo: in settimana le romane giocheranno i rispettivi recuperi e verosimilmente i nostri si troveranno quinti. Il bicchiere mezzo pieno è dato dal nostro attuale stato di forma, difficilmente peggiorabile. Non mi aspetto che il neo arrivato Rafinha sia il nostro Messi(a) e risolva di incanto tutti i problemi. Spero semplicemente che i giocatori visti in maglia nerazzurra fino a Novembre tornino ad essere tali per un altro trimestre: dovrebbe bastare a lasciarsi dietro una delle due rivali.

Il Milan ricomincia a camminare e la sorte torna ad esserle amica: è bastato il tiro sbilenco che dà inizio al rocambolesco 2-1 per farmi dire “va che culo, adesso segnano”, mentre il colpo di testa fuori di un soffio al 94’ è il sintomatico controcanto  al mai troppo rimpianto colpo di testa di Brignoli di un paio di mesi fa.

E’ COMPLOTTO

Come spesso accade, il turno di pausa campionato lascia briglia sciolta e pagine da riempire alla stampa sportiva italiana. Posto che a picchiare sui soliti tasti non si sbaglia mai, ecco una manciata di notizie simpatiche che riguardano l’universo nerazzurro, di oggi e di ieri.

Andiamo in ordine cronologico.

  • E’ dei primi dell’anno la bella notizia di Bobo Vieri condannato a pagare le spese processuali per quello che, in altri ordinamenti, sarebbe probabilmente stata giudicata lite temeraria.   In estrema sintesi: Vieri chiede una ventina di milioni a Inter e Telecom per i pedinamenti e le intercettazioni telefoniche subite ai tempi dell’Inter, ed in primo grado il giudice gli riconosce il diritto ad averne in totale uno (su venti…).   Non solo. In appello il Tribunale valuta diversamente la durata di queste attività: non 4 anni, ma tre mesi. Il milione del primo grado scende a circa centomila euro, ulteriormente diminuiti dall’ultima pronuncia dei giudice, che rigetta l’istanza di annullamento e condanna Bobone a pagare 33.000 di spese processuali. E l’enorme montagna GuidoRossiMorattiTronchettiTelecom partorì una scureggetta.
  • Passando all’erede di Vieri sotto molti aspetti, ecco la stampa sportiva sollazzarsi con uno dei suoi passatempi preferiti: Mauro Icardi e propaggini. La fiamma del pericolo, della CrisiInter e di tutto quel che ne segue va tenuta viva, e cosa c’è di meglio della pausa campionato per polemizzare demagogicamente contro Wanda Nara e consorte per aver osato andare alle Maldive mentre noi siam qui a lavorare? Del resto, come noto, tutti gli altri giocatori della Serie A sono a servire missioni in giro per il West Africa o a pulire cessi nei lebbrosari del nord dell’India.  Ma non basta, no. Mettiamoci anche che Icardi ormai andrà via, con tanto di simpatica citazione di uno spot di qualche anno fa. Ormai dovremmo essere abituati, chè a sentir loro Maurito dovrebbe essersene andato già cinque o sei volte.  Grazie , ne sentivamo proprio il bisogno.
  • Gli amanti della statistica invece stranamente non hanno sventolato i risultati del rapido conticino fatto dalle menti semplici del Giornale, secondo cui il numero di italiani in rosa,  tanto caro ai tanti MassimiMauro d’italia, sarebbe inversamente proporzionale alla posizione in classifica.  Non voglio tirare in ballo una vecchia infografica della Gazza, che individuava nello spettacolare e competitivo campionato della Repubblica Ceca il torneo col maggior numero di autoctoni, ma davvero una notizia del genere non mi sorprende.  La nostra nazionale non andrà al Mondiale, segno evidente di mediocrità diffusa in tutta la attuale rosa azzurra (scusate il gioco di parole cromatico): come si può anche solo pensare che sia utile -di più, imperativo- schierare frotte di connazionali in campo per vincere le partite?
  • Riccardo Signori è un curioso ominide che scrive proprio per il Giornale, dato che dovrebbe essere sufficiente per commisurare la stima che posso nutrire per lui. Il soggetto, noto in passato per aver auspicato il Daspo per il Balotelli interista (silenzio totale sulle parentesi milaniste di Supermario), nei giorni scorsi ha vergato un corsivo in cui si doleva dei due capitani delle milanesi, a suo insidacabile giudizio non all’altezza dei loro illustri predecessori. Curioso che la colpa di Bonucci sia in primis un rendimento ben al di sotto del prezzo di acquisto e del blasone del difensore, mentre -ancora una volta- lo stigma di Icardi venga ricercato in faccende extra-calcio. Si badi: non potendolo accusare di fare vita da atleta, gli si rinfaccia per l’ennesima volta la moglie ingombrante, i tatuaggi e i macchinoni. Uno ha segnato 18 gol in quattro mesi, l’altro nello stesso lasso di tempo ha fatto cagare, ma mettiamoli sullo stesso piano, tanto sticazzi.

WEST HAM

Anonimo pari casalingo col Bournemouth che se non altro vede il ritorno al gol del Chicharito Hernandez. Se non altro i martelli tornano a galleggiare nelle placide acque del centroclassifica.

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Vecino in realtà non ha ancora segnato: esulta per l’ingresso in campo di Juan Jesus 🙂

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