FUSSE CHE FUSSE LA VOLTA BBONA?

SAMPDORIA-INTER 0-5
La premessa è d’obbigo: se Lucianino pensava di risvegliare l’orgoglio sopito dei nostri pungolandoli sull’assenza di qualità, per quel che mi riguarda può bestemmiargli i nonni a reti unificate fino a fine stagione.
Resto perplesso sulle modalità della terapia d’urto -non tanto sul messaggio in sé, quanto sull’eco mediatica inevitabilmente generata-, e non sono così ingenuo da pensare che il cazziatone sia sufficiente ad avere una squadra diligente e concentrata fino a Maggio inoltrato, ma cinque gol non si fanno tutti i giorni, quindi gaudete omnes.

Se è per quello gaudemus anche in famiglia, vista la concomitante partitella in orario prandiale a coincidere con le celebrazioni per il compleanno del rampollo di casa.
Usciamo di casa dopo aver visto i primi confortanti 10 minuti dei ragazzi, ed arriviamo alla “sala grande del Palace Hotel” (cit.) giusto dopo aver festeggiato con un rantolo da cavernicoli il vantaggio di Perisic.
Il tempo di raccattare gli ultimi invitati e di spolliciare un refresh sulla cronaca della Gazzetta ed i miei occhi increduli rimirano un “0-3!” a campeggiare sulla homepage della rosea.
Tutti contenti, rampollo in primis, costretto per l’occasione ad indossare la camicia (“Però papà, sotto ho messo comunque la maglia dell’Inter” con tanto di sorrisetto da canaglia).
Mi pascerò del bel giUoco mostrato dalla squadra solo a notte inoltrata, consolidando la sensazione accumulata in tutta la giornata. Che non è tanto di gioia e nemmeno di soddisfazione calcistica: è proprio da giramento di balle, della serie “ma brutti pirla, non potevate svegliarvi prima?”.
Non posso che accodarmi alle lodi per tutti gli 11 in campo, con particolari menzioni a Icardi (il paracarro, il tatuato, quello che “si gioca meglio senza”, quello che “mamma mia è pure capitano…”), a Cancelo e a Rafihna, senz’altro piedi migliori di molti se non tutti della rosa attuale.
Cancelo è assolutamente improponibile a sinistra, mentre a destra sai cosa bevi: nelle giornate di grazia assist, dribbling e verticalizzazioni a ubriacare gli avversari; la parte vuota del bicchiere è data dai tremila tocchi di suola e punta con un coefficiente di rischio altissimo. Se li fa sulla trequarti avversaria lo maledici e finisce lì; da terzino il rischio è consegnare palla agli avversari al limite della tua area, con tutto quel che ne consegue. Ieri, però, impeccabile.
Bravi -per la seconda volta- anche Gaglia e Brozo come doppio mediano. L’italiano può dedicarsi al lavoro di raccordo con la ritrovata intensità orobica, che arriva addirittura a contagiare il croato, solitamente indolente. A quel punto il fioretto è lasciato al mancino assai educato di Rafinha che combina bene coi tre davanti.
Se è vero che alcuni dei gol sono anche figli del caso (bellissimo il tacco, ma c’è un rimpallo poco prima, solare ma ingenuo il rigore causato da Barreto), la sensazione che rimane è quella di una squadra che ha deciso di prendere in mano la partita fin dall’inizio e di non mollarla fino al 90’.
Un vecchio difensivista come me è forse più contento dello “0” alla voce gol subiti rispetto che al “5” alla casella gol fatti: ricordiamoci dell’andata e di quanto la prima ora (3-0 e tutti in carrozza) fosse stata seguita da stringiculi assortiti nei 30 minuti conclusivi.
La Samp ha fatto sincera pietà ieri così come a Ottobre a San Siro; ma ieri i nostri hanno avuto pochissimi passaggi a vuoto (diciamo 10 minuti tra il 3° e 4° gol , con il palo di Zapata e la sola respinta di Handanovic). Escluso ciò, difesa ordinata e qui-non-passa-un-cazzo state of mind.
Ribadisco quanto detto altre volte: fossimo una squadra normale, il futuro si aprirebbe limpido e roseo di fronte a noi.
Conoscendo invece la mandria di amabili craniolesi che abbiamo la ventura di tifare, e citando il tamarrissimo Kravitz, “it ain’t over ‘til it’s over”.
Il calendario propone una manciata di partite sulla carta abbordabili (Derby a parte) fino al big match con la Juve di fine Aprile.
La teoria la conosciamo (testa bassa e pedalare).
Per l’applicazione pratica del concetto, finger crossed and stay tuned…

LE ALTRE
Il turno di campionato ci consegna una squadra che torna nei primi quattro posti, approfittando del passaggio a vuoto della Lazio, reduce dalla tripallica vittoria a Kiev ma -forse per quello- bloccata dal Bologna in casa sul pari. Ciò significa un punto in più in classifica, con una partita da recuperare.
La Roma non brilla ma è solida a sufficienza per sbancare Crotone dopo essersi conquistata i meritatissimi quarti di finale di Champions, nei quali avrà modo di assaggiare i ceffoni del Barça.
In testa al treno, mezzo passo falso della Juve che per una volta non trova la classica piccola “che si scansa” (vero Atalanta, Sassuolo, Udinese…?), ma una Spal massiccia e incazzata che porta a casa un meritatissimo punto. In serata, il Napoli gioca tutt’altro che bene (come già visto a San Siro settimana scorsa) ma riesce comunque a battere il Genoa recuperando 2 punti sui gobbi.
Prosegue il periodo di grazia (e di Graziella, e di…) dei cugini, che rischiano seriamente col Chievo in casa, finendo invece per vincerla con tre gol uno più di culo dell’altro e completando l’opera con un rigore sbagliato a tempo scaduto.
‘Sti maledetti stanno ottenendo ben più di quanto meritino (tranquilli, nessun algoritmo di Caressa o statistica a confermarlo, son mica l’Inter…), ma beneficiano di un Suso giocatore vero e di un Gattuso allenatore fatto e finito. Cutrone ha contagiato Silva nel farsi trovare al posto giusto al momento giusto (perifrasi elegante e alternativa al “giocare col buco del culo ma buttarla dentro”), e con quel popo’ di sorte si passa sopra anche agli svarioni di Bonucci (vedi tunnel sul gol dell’1-1).
Ma questo, al solito, non ve lo dirà nessuno, chè loro sono un grande gruppo e Ringhio è un maestro.

E’ COMPLOTTO
Ripartiamo dall’ennesima conferma della filosofia rossonera, dimostrata dal sempre simpaticissimo Fassone.
Per farla breve: c’è da trovare una data per il recupero del Derby e, essendo il Milan uscito dalla Coppa, la prima data utile è quella del 4 Aprile.
Il regolamento Champions da sempre impedisce di giocare partite di Campionato o di Coppa nazionale in contemporanea alle gare UEFA (potenza dei soldi, baby). Triste? Ingiusto? Arrogante? Concordo, ma queste sono le regole. E’ quindi escluso in partenza giocare quel giorno alle 20.45.
La nostra Lega Calcio dice che ogni partita che venga rinviata deve essere recuperata il prima possibile e comunque entro 15 giorni, a meno che le due squadre non concordino nel trovare una diversa data.
Eccoci alla filosofia rossonera: il Milan, legittimamente, chiede di poter giocare il 25 Aprile o il 1 Maggio, per non avere Juve e Inter da incontrare a pochi giorni di distanza (Juve-Milan fissata il 31 Marzo).
L’Inter, altrettanto legittimamente, nega il consenso, perché a quel punto sarebbe lei a dover affrontare Juve e Milan una via l’altra (Inter Juve fissata il 29 Aprile).
Tutto è legittimo e nel rispetto dei ruoli. Le regole però, in questo caso (come in tanti altri in passato, ma non stiamo qui a polemizzare) danno ragione all’Inter. Punto e basta.
Fassone però non ci sta. La solfa piagnucolante è: è vero, le regole dicono così, però che peccato, però uffa, l’Inter poteva anche accettare, abbiamo fatto di tutto per trovare una soluzione alternativa.
Ecco la piena filosofia rossonera, ereditata a piene mani dalla gestione precedente: ignoriamo le regole, pieghiamole ai nostri desiderata, e incolpiamo quelli che ne chiedono il rispetto.
La motivazione poi è in perfetto stile Milanello Bianco: “abbiamo fatto di tutto per cercare una data che consentisse a tutti i tifosi di Inter e Milan di godersi il Derby in un giorno festivo”.
Un par di balle! avete fatto di tutto per non avere Juve e Inter da incontrare in 4 giorni!
Ribadisco: è legittimo provarci, ma non raccontate favole ergendovi a paladini del pubblico e dello spettacolo.
Inevitabile l’appoggio di Sky con Ilaria e Condò a confessare che “anche noi speravamo di poter trasmettere il Derby in un giorno festivo… speriamo che le regole possano essere interpretate con un po’ di buon senso”.
Ma andate tutti in culo! Milan e Inter hanno tentato, ognuna coi mezzi a disposizione, di portare acqua al proprio mulino. Sfiga vuole che le regole parlano chiaro: si gioca il 4 Aprile alle 18.30.
Fine della trasmissione.

Il Corriere di oggi, nel solito sproloquio di Sconcerti, mette un’altra pulce nell’orecchio di chi scrive circa la possibile (probabile?) benevolenza mostrata dalla stampa nei confronti di Ausilio.
E’ quantomeno strana una frase del genere, inserita nelle lodi per la partita di ieri:

“Quando si guarda all’Inter bisogna sempre ricordare la bravura di Ausilio nel concludere affari e la poca luce nell’inquadrare i giocatori”.

Lascio a voi decidere se aderire o meno a una potenziale crociata anti-direttore sportivo all’insegna di #AusilioOut. Personalmente, ribadisco quanto già detto: è talmente raro che un tesserato nerazzurro goda di buona stampa che il primo istinto è tenerlo a prescindere!

Infatti la conferma ce la dà il nostro sconcertante figuro, quando butta nel cesso un normalissimo turn over che a centrocampo dura da settembre e battezza la mediana di ieri come quella che “ha fatto saltare il centrocampo estivo Borja-Vecino”.

WEST HAM
Essendo orgogliosamente fuori dalla FA Cup (eliminati dal Wigan, attualmente in terza divisione), i nostri si godono un corroborante ritiro invernale in quel di Miami.
Al ritorno non ce n’è più per nessuno!

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