AD ABUNDANTIAM

Con un po’ più di calma, mi piace tornare su tutto quello che è stato il contorno della giornata di ieri, con riflessioni che partono da uno stadio catalano, passano per il divano di casa, e via ADSL arrivano nelle aule di tribunale.

Parlando di e del Barcellona, devo dire che il mondo blau-grana mi ha deluso.

Non parlo della squadra, che conosciamo e che –come ho detto più volte quest’anno- resta secondo me la capoclassifica di in un ipotetico campionato globale per club.

Qui volevo solo sottolineare come Laporta e Guardiola non abbiano gestito bene l’approccio alla partita da parte dell’ambiente: se il Barça fosse un’azienda parleremmo in termini entusiastici di “Corporate Social Responsibility,” e proprio quell’alone di “politically correct” che permea il club -UNICEF come sponsor sulla maglia, la Cantera (‘e mammate!) che sforna giovani sempre più bravi, i 100 mila soci sempre allo stadio etc etc- mi ha fatto andar di traverso la sceneggiata delle magliette  e dei proclami da guerrieri feriti manco dovessero andare in guerra.

…paura eh!? direbbe Lucarelli

E se la caserolada è una simpatica caratteristica delle trasferte calcistiche di tutto il mondo, la lentezza con cui la Polizia è intervenuta a sgombrare l’area antistante l’hotel (chiamati alle 23.30, arrivati dopo le 3.00) puzza di marcio tanto quanto il rompere i coglioni a Eto’o per questioni di fisco risalenti al 2005. Una pochezza indicibile.

Il massimo del minimo l’hanno poi raggiunto in campo: la sceneggiata di Busquets è talmente palese da risultare comica (l’occhio che fa capolino tra le mani sul volto non ha prezzo!), mentre vedere il loro portiere farsi 50 metri di campo per fermare Mou che festeggia sotto i suoi tifosi, o gli idranti fatti partire subito dopo in stile bimbo di tre anni “il campo è mio via io via tutti” sono davvero non degne di questo grande club.

Lo dico sinceramente: dopo Inter e West Ham resta la mia squadra favorita, ma ieri il Barça ha pestato una merda dopo l’altra. Dopo di che… cazzacci loro, noi ce ne andiamo a Madrid!

Piccolo inciso sugli arbitri (…chè se non ne parlo per troppo tempo mi vien l’orticaria): ieri, come già ho detto commentando il match, il tizio si è fatto gabbare dalla sceneggiata e ha cacciato Thiaghino, come a dire che le querimonie dell’andata sono subito state recepite e compensate.

Vorrei però sottolineare come, in quella professione che è la lamentela arbitrale, spesso ci si affanna ad elencare possibili rigori o cartellini dati e non dati, dimenticando un’altra criticità importante: i fuorigioco non azzeccati.

E’ una cosa che mi porto dentro fin dai tempi di Baresi (ballava nudo…) con la manina alzata. Del resto, oltre che complottista, sono anche un rancoroso con memoria elefantìaca… Quello era un grande Milan, poco da dire, ma mi chiedo come avremmo chiamato quegli “invincibili” se quella cazzo di manina non avesse indotto arbitri e guardalinee a fermare automaticamente il giUoco , bloccando negli anni decine e decine di attaccanti soli davanti al loro portiere…

E’ la domanda che, pur con un raggio temporale più ristretto, dovrebbero farsi i tifosi romanisti (Cassano fermato domenica) e Catalani (remember Milito a S.Siro sullo 0-0?) prima di gridare allo scandalo.

Ah, e nel caso, chiedessero pure a noi, che in materia di arbitraggi “disinvolti” siamo, nostro malgrado, preparatissimi cultori.

E questo ci porta alle aule di Tribunale: è di ieri la splendida e “salutare” notizia che Moggi, Giraudo e Mazzini sono radiati a vita dal calcio italiano. La sospensione per 5 anni con proposta di radiazione datata estate 2006 non si è quindi –per una volta- trasformata nel temuto biscottone all’italiana, ma ha avuto anzi il merito di ridare un minimo di dignità al Calcio italiano.

Detto questo, il capostazione è ancora talmente potente in questo mondo che potrà comunque piazzare suoi uomini in questa o quella squadra (o perché no, in questa o quella istituzione), ma almeno a livello ufficiale lo Sport italiano dice “io certa gente in casa mia non ce la voglio!

La chiusa vuole commentare le dichiarazioni di due campioni del nostro calcio: un applauso sincero a Totti per i complimenti fatti ieri sera subito dopo la partita (dite tutto quel che volete, ma nessuno lo obbligava a farli ed è giusto riconoscerglielo), e un ceffone virtuale a Del Piero per le dichiarazioni fatte ieri (“Gli anni con Moggi sono stati magnifici” e “Io ho vinto sette scudetti. Dicono cinque ma sono sette. Se me li ridaranno? Non lo so, ma non mi interessa, io ho la mia idea”).

Pur conscio dell’eccentricità del paragone, Del Piero mi ricorda le mogli dei mafiosi e camorristi che gridano contro la Polizia che li arresta e che urlano da invasate spergiurando sulla loro innocenza. E nella fattispecie, Del Piero e Moggi non sono nemmeno parenti!

Come ho detto mille volte, se fossi juventino (Dio me ne scampi) sarei incazzato a morte con Moggi, che mi ha fatto revocare due scudetti che avrei vinto lo stesso, visto lo squadrone che avevo.
Invece no, “lo facevano tutti“, “è colpa di Facchetti” (vergogna!), “sono sempre 29” e compagnia belante.

Quoque tu, Pinturicchio…

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