G.I.S.S. (Gioia, Incertezza, Sfogo, Soddisfazione)

SIENA-INTER 0-1   Inter Campione d’Italia

Ho pensato per ore a cosa scrivere oggi.
La prima idea era quella di scrivere un solo e immenso grazie e di far parlare immagini e video “copincollati” qua e là. Ma, per quanto esemplificativi, non avrebbero reso l’idea di quel che avevo in mente.
Che è un misto tra Gioia, Incertezza, Sfogo, Soddisfazione.

GIOIA

E’è ovviamente il primo sentimento che arriva: campioni, ancora una volta, avendo vinto “come sempre contro tutto e tutti” come giustamente sottolineato dal Sig Massimo e dal Capitano.

Gioia nel vedere quanto -a giochi fatti- fosse giusto che il gol decisivo lo segnasse Milito, splendido centravanti e uomo d’altri tempi, zero tatuaggi e 22 gol in campionato. Gioia nel vedere i ragazzi, prima in TV, poi a pochi metri da me in Duomo, sinceramente contenti, come se fossero anche loro tifosi dell’Inter -e quindi di loro stessi- a cantare cori da Curva e sembrare davvero un gruppo unito mai come oggi.

Penso a mio figlio che, a poco più di due anni, ha già vinto 3 scudetti e qualche altra coppetta, mentre io ho dovuto aspettare di avere i capelli bianchi per arrivare a tanto.

Penso a quando gli racconterò che non è mica sempre stato così, e che -pare- così non potrà essere per sempre. Ma sono felice, e quando mi risponde “Mi’ito!” alla mia domanda “chi ha segnato?” penso che Gio e io abbiamo creato un mostro, ma un mostro bellissimo e nerazzurro! Gioia quindi, pura, infantile, totale, per una volta spensierata, senza pensare a quel che sarà (sabato) e quel che sarà stato (dopo sabato).
Oggi ci godiamo il presente. Per oggi affanculo il futuro (semplice e anteriore).

INCERTEZZA

Perché, diciamocelo, se il recente passato è stato in dubbio fino all’ultimo (campioni all’ultima giornata), il futuro è pieno di punti di domanda.

A partire da sabato, da quella finale a cui arriviamo per la prima volta dopo quasi 40 anni e che tutti, a mio parere a torto, considerano come l’unico vero titulo della stagione, rischiando, per dirla con lo Specialone, di trasformare il sogno in “obsesiòne”.

Se poi il Mister ci lascerà o meno (secondo me sì, e a prescindere da come andrà contro il Bayern, ma è solo una mia impressione) sarà il tempo a dirlo. E comunque sarà una notizia che non tarderà ad arrivare, chè nell’uno o nell’altro caso l’allenatore ha una squadra da preparare e non può presentarsi all’ultimo momento. Se dovesse rimanere, ne sarei piacevolmente stupito. Credo che difficilmente possa fare meglio di quanto fatto nella stagione che va a concludersi (ripeto, comunque vada a Madrid) e, per una persona che vive di sfide e stimoli come lui, lo scenario che si è creato pare essere l’ideale per dire “arrivederci”.

La stagione come detto è già spettacolare: Campionato e Coppa Italia vinte con pieno merito, e il famoso “complesso” europeo scacciato a calci avendo eliminato (anche lì con pieno merito) i campioni di Inghilterra e di Spagna, i due campionati a cui guardiamo sempre più estasiati come modelli cui tendere ed esempi da imitare.
L’altra incertezza, o meglio paura, è che nella malaugurata ipotesi che sabato… (non lo scrivo nemmeno) si crei quel circolo vizioso che, in soldoni “manda tutto in vacca”: titoli e ragionamenti del tipo “eh, ma proprio sul più bello… era in Europa che si doveva fare il salto di qualità, è la solita inter”, psicodrammi e pianti collettivi. Sappiamo che l’ambiente interista è alquanto portato all’auto-fustigazione e al tafazzismo, quindi l’obiettivo è restare lucidi in ogni caso. Questo è uno squadrone, comunque vada: non cadiamo nel giochetto di condizionare il tutto all’eventuale vittoria di Madrid.

Anzi, non poniamoci nemmeno il problema e andiamo a vincere!

SFOGO

Quello contro i media era quanto di più prevedibile ci potesse essere in un post di un irredimibile complottista che commenta la vittoria di un campionato e di una Coppa Italia vissute in piena sindrome da accerchiamento.

E se nel dopo partita non ho avuto modo di apprezzare a pieno lo schieramento di P.I. (prostitute intellettuali), causa gitarella in centro, ho comunque sentito le mie labbra contrarsi in una smorfia a metà tra lo sdegno e il sarcasmo, quando lo Sconcertante e Skyfoso giornalista ha chiesto al Sig. Massimo “negli ultimi 5 anni l’Inter ha cambiato 20 titolari, quindi più o meno metà squadra ogni anno: a che punto siamo per la stagione prossima?”. La solita eleganza del Pres ha impedito il doveroso “ma si fotta!”, limitando la reazione ad un più pacato, ma non meno consapevole “se dice così sembra che ogni anno ci divertiamo a buttar via soldi e prendere giocatori a caso, mentre negli ultimi anni l’Inter ha comprato il giusto e soprattutto spendendo in maniera oculata”.
Dalle mie parti di dice ciapa sù e purta a cà…

Tornando a Mourinho, credo che questa vittoria l’abbia portato ad essere più “interista” di prima, pur non potendo essere abituato come noi a questo fuoco perenne e unidirezionale. Quindi se n’è rimasto in silenzio per un buon quadrimestre, per non rispondere colpo su colpo alle loro stronzate, per non pagarla in termini economici (multe su multe) e sportivi (deferimenti e squalifiche). Il succo è: “non parlo perché non mi abbasso al loro livello”, che è la trasposizione a livello mediatico del “me ne vado perché il calcio italiano non mi merita”, ragionamento alla base della sua partenza.

Ripeto quanto detto mille volte: l’atteggiamento dei media nei confronti dell’Inter è sempre stato coerente. Prima mazzulata perché spendeva tanto e vinceva niente, poi cazziata perché vince quasi sempre. Senza Moggi, senza TV, senza giornali e cortigiani pronti a lavorare di lingua.

Quel che è cambiato, con Mancini e ancor di più con Mourinho, è stata la risposta dell’Inter. Si è iniziato a mandare “a ranare” un po’ di gente.
Un po’ tanta.
Certo, non come sarebbe piaciuto a me (e cioè con una precisa strategia societaria illustrata e motivata urbi et orbi e non con un “one man show” dell’allenatore di turno), ma comunque si è smesso di subire supinamente e si sono limitate di molto le figure di cacca a livello di relazioni pubbliche e dichiarazioni ufficiali.

Chiaro che le ricadute ci sono sempre: da ultimo il penoso teatrino di ieri messo in scena da Paperino Paolillo “Andiamo tutti a San Siro! Ma è sicuro? Non ci sono problemi si sicurezza? Ma no, e perchè? Non è mica una partita, è solo una festa!”, per poi rettificare dopo 10 minuti “Ah no, andiamo in Duomo, San Siro non si può per motivi di sicurezza”.

Ma, insomma, i tempi sono cambiati e quantomeno c’è la esplicita (ed esplicitata) consapevolezza di –diciamo così- non godere dei favori dei media. E il fatto che ieri siano stati il Presidente e il Capitano (simboli di interismo ma ancor di più persone di solito pacate) a dire che “come sempre” abbiamo vinto contro tutto e tutti, è il segnale di quanto questa cosa sia nella testa di tutti, e di come la squadra attraverso il Mister riesca a trarne forza costante.
Quel che negli anni è stato un limite della squadra, il sentirsi eterni incompresi e vittime sacrificali, si è invece trasformato in un poderoso propellente a livello di amor proprio e motivazioni, della serie ah sì? ora ti faccio vedere io…

SODDISFAZIONE

Qui andiamo sul tecnico e siamo al godimento puro.

Come dicevo in settimana ad amici, non ho un tipo di modulo o un tipo di squadra che in astratto preferisco. Mi piace una squadra che sappia giocare in modo diverso, riuscendo a valorizzare al meglio i suoi campioni e sfruttando di volta in volta le situazioni che la partita o l’avversario ti offrono.

Ecco perché ho sempre odiato il Sacchismo: i talebani non mi sono mai piaciuti, in nessun campo, nemmeno quello calcistico. Per me non trovar spazio per un giocatore di classe è peccato mortale.
Ovviamente ciò non significa nemmeno ammassare 4 centravanti e 5 rifinitori e dirgli “fate il cazzo che volete”, ma vuol dire saper giocare col rombo, col tridente, con una punta e tre subito dietro. Vuol dire difendersi in dieci (a Barcellona), andare in porta col pallone (Derby d’andata), vuol dire vincere in tanti modi diversi.

Il tutto mantenendo una propria personalità e un’identità fortissima. L’Inter di quest’anno ha 8-9 giocatori che hanno sempre risposto presente: JC, Maicon, Lucio, Samuel, Zanetti, Cambiasso, Sneijder, Milito ed Eto’ò, quando stavano bene hanno giocato sempre, e se la cosa da un lato mi ha fatto una paura fottuta, visti i pochi rimpiazzi all’altezza e la rosa non così kilometrica come si voleva far credere, dall’altra mi ha fatto vedere quanto si possa arrivare in fondo ad una stagione di quasi 60 partite con 15-16 “titolari” (quelli di cui sopra più Chivu, Stankovic, T.Motta, Balotelli e Pandev) e altre 4-5 “riserve” (Cordoba-Materazzi, Muntari, Mariga, Quaresma).
Il tutto con uno staff medico-sanitario all’altezza ed un po’ si sano culo per gli infortuni che, sfiga-Chivu a parte, quest’anno sono stati contenuti entro limiti che definirei fisiologici.
La soddisfazione è insomma la conclusione di un ragionamento tecnico, anzi tènnico vista la caratura di chi scrive, che per una volta prescinde da aspetti emotivi e passionali.

Oddio, non che la cosa sia così facile: siamo tifosi, “…e i tifosi vogliono essere felici: il premio più bello per un presidente è fare felici i propri tifosi”.

Parole di Angelo Moratti, riprese di recente da Massimo.
Grazie, Pres, siamo felici!

Happy birthday, Mr President!

Happy birthday, Mr President!

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