TUTTO GIA’ SCRITTO

SIENA-INTER 3-1

Quando le cattive sensazioni iniziano vedendo le facce dei giocatori avversari scorrere sullo schermo a inizio partita, non è mai un buon presagio. Chi come me è cronicamente affetto da malattia calcistica, riconosce ormai il 95% della fisiognomica dei calciatori di Serie A, abitanti di quel girone dantesco che stagione dopo stagione mi ruba tranquillità e serenità, dandomi in cambio bile a ettolitri e gioie in dosi da consumo personale.

La testa pelata e bitorzoluta di Rosina e l’abbronzatura perenne di Vergassola sono ormai note ai miei occhi, ma il volto sorridente di Innocent Emeghara proprio non l’avevo mai visto. Centravanti titolare del Siena, al suo esordio assoluto nello stadio amico. Temibilissimo ed ennesimo signor nessuno, che infatti impiegherà 20 minuti a sifularci bellamente con il suo primo, inevitabile, gol in Serie A. 

I nostri avevano messo in mostra da subito 2/3 della bigiotteria acquistata di recente, con Schelotto a destra e Kuzmanovic-il-mediano-che-volevic interno di centrocampo. I due si fanno vedere per la prima volta proprio nell’azione del gol, quando un lancio tutt’altro che illuminante del centrocampo senese porta prima l’italo argentino a incespicare nel tentativo di fermare la palla e poi il serbo a non contenere la progressione, non esattamente irresistibile, di tal Rubin, il quale imbeccava nel mezzo il già citato Emeghara che a sua volta uccellava Capitan Zanetti per l’1-0. Il piede del bianconero era in fuorigioco ma come detto ormai ci limitiamo a prenderne atto. Troppo scarsi persino per aver diritto di protestare.

Palla al centro e pareggio: classica azione di Cassano sulla sinistra, dribbling a rientrare e destro a girare a centro area. Velo di Nagatiello e palla diligente che bacia il palo ed entra in porta. Fantantonio il cross giustamente l’ha indirizzato in porta e lì è finito, dandogli il primo gol del 2013 e una fresca quanto effimera brezza di aria fresca. Sì, perché un certo Alessio Sestu, dopo un altro paio di minuti, si improvvisa novello Del Piero e piazza il destro a voragine che si insacca all’incrocio, con Handanovic tanto incredulo quanto incolpevole.

Contro di noi, as usual, tutti fenomeni. Noi, tanto per non sbagliare, tutti coglioni.

E’ triste da dire ma la partita galleggia sulla nostra mediocrità e sui loro giusti e sacrosanti contropiede. Fatico a ricordare nel primo tempo altre occasioni, se non il classico rigore non dato a uno dei nostri (Cassano stavolta, che dopo la finta a far passare il pallone viene agganciato a centroarea) che però –come detto- ormai non fa più notizia.

La ripresa vede il giovane sedicente gioiellino Kovacic prendere il posto di Schelotto (per ora un Centofanti meno forte ma con gli occhi azzurri) e l’Inter mantenere uno sterile possesso palla, interrotto da qualche break senese, sul primo dei quali ancora Emeghara (e chi se non lui) buca l’intera difesa nerazzurra prima di essere falciato da Chivu in area. Rigore e rosso inevitabili, con Handanovic che conferma il suo unico torto di questa prima stagione nerazzurra: non mantenere la fama di portiere para-rigori.

3-1 e partita –quasi- finita, se si eccettuano un paio di strappi di Guarin (altra giornataccia la sua) su uno dei quali Cassano colpisce la traversa, vanificando il tentativo di assalto disperato alla ricerca di un pareggio che sarebbe stato forse non del tutto immeritato ma senz’altro assai casuale.

Brutta partita di quasi tutti i nostri, con Guarin, come detto, peggiore in campo per le potenzialità che ha. E qui, spiace dirlo, ma anche Stramaccioni ha le sue colpe: che senso ha tenerlo in campo –diffidato- quando commette falli di frustrazione a ripetizione, quando ormai la partita è andata e quando vedi che ormai con la testa non c’è più? Infine la beffa: ammonito per il terzo fallo “ignorante”, e quindi avuta la certezza di non poterlo schierare la prossima partita, il Mister lo sostituisce subito dopo con Gargano, affidando peraltro ai piedi pentagonali del neo entrato tutte le punizioni da lì in avanti. Fa bene Strama nel dopo partita ad accennare solamente al crescente credito che abbiamo con la sorte e con le decisioni arbitrali (ma tanto a fine stagione si compensano, no?), e fa ancor meglio a sottolineare le nostre colpe ed il bisogno di lavorare e di serrare le fila.  Di cose che non vanno ce n’è a strafottere, a partire da piedi mediocri, forma assai migliorabile e neuroni più sparuti dell’acqua nel deserto.

Resta poi il mistero di rientri dati per certi fino al giovedì, probabili il venerdì, possibili il sabato e precauzionalmente rinviati la domenica.

La ciliegina è vedere il sostituto del nostro centravanti entrare sul 3-1 di una partita stra-finita, a testimonianza della pochezza strategica di tale acquisto.

 

LE ALTRE

Siccome tutto era già scritto, il figliol prodigo regala la vittoria al Milan, dando il “la” alla zuccherosa macchina mediatica del Milan grande famiglia, guida sana e comprensiva di ogni discolo del globo terracqueo, che solo a quelle latitudini è messo nelle condizioni di tramutarsi da mela marcia (ipse dixit ma siamo noi che abbiamo capito male) a bocciolo in fiore. Siccome tutto era già scritto, la Lazio perde al 94’ rendendo ancora aritmeticamente possibile la corsa al terzo posto e dando ulteriore conferma di quanto una onesta mediocrità sarebbe probabilmente sufficiente ad acchiappare al volo l’ultimo posto per l’Europa che conta. Insomma, tutti gli ingredienti per dare il via all’auto-fustigazione su pubblica piazza, che mi appresto a proporre a mo’ di petizione a tutti i tifosi nerazzurri, a celebrazione del degno ritorno nelle consuete (e consunte) vesti di terza nobile decaduta del calcio italiano (dopo Toro e Genoa), con il singolare merito di raggiungere tale status a meno di tre anni da trionfi mai visti in Patria.

 

E’ COMPLOTTO

Mi dirigo necessariamente su altri lidi per soddisfare la mia insana voglia di prostituzione intellettuale. Richiamo solo per poche righe l’illuminante scenetta del Geometra Galliani nella conferenza stampa di presentazione di Balotelli: che vergogna, che mistificazione della realtà “non si è scusato… ha chiarito di non averlo mai detto, è diverso”, e che pena il fatto che nessuno della centinaia di pennivendoli presenti abbia avuto quel minimo di spina dorsale necessaria a raccogliere la sfida di Zio Fester che diceva “fatele a me queste domande, che vi rispondo”.  Quanto avrei pagato per potergli dire “se ha due minuti le faccio io qualche domanda, ma solo a telecamere accese”. Ma, come diceva Mourinho, ‘bassiamo i toni!

Restando alla partita di ieri sera, ammetto di essere prevenuto, ma personalmente la scenetta di Pazzini che si infortuna nel riscaldamento mi pare la classica sceneggiata per aggiungere ulteriore enfasi al nuovo acquisto “che non doveva nemmeno giocare, che non aveva i 90’ nelle gambe, e che invece incredibilmente ha giocato e segnato in 90’” (sorvoliamo sul come, chè -pur nella merda in cui siamo- regalando anche solo la metà dei torti subiti a qualcun altro saremmo terzi e di un bel po’…).  Sul rigore non posso incolpare i cugini, ma Caressa e Bergomi che si affannano a cercare dubbi là dove non ce ne sono fanno proprio una pessima figura. Molto più sinceri Boban (how strange) e Cicciobello Marocchi che da studio preferiscono quasi sorvolare, tanto è evidente l’errore.

Passando in ambito juventino, inevitabili i titoli all’insegna della “Stangata” per le squalifiche date in settimana ai bianconeri a seguito della sceneggiata di settimana scorsa. A volerle leggere, le punizioni sono state poco più di uno scapaccione materno, soprattutto se paragonate alla rigida severità con cui si sono colpiti altri tesserati… ma con la divisa di un altro colore.

In questo caso debbo riconoscere a Ruggiero Palombo della Gazzetta, vecchio cuore giallorosso, l’onestà intellettuale –forse acuita dall’odio per i colori bianconeri- di dire e scrivere che NON si è trattato di stangata, bensì di punizione blanda, nella quale ha prevalso la voglia di non farsi male.

 

WEST HAM

Torniamo alla vittoria dopo qualche era geologica con la capocciata vincente di Carroll, primi nella colonna di destra. Not bad.

Mè... pur giocando da fermo, un gol, una traversa e un rigore procurato (e ovviamente non dato). Un palo della luce (acceso) è il nostro migliore in campo.

Mè… pur giocando da fermo, un gol, una traversa e un rigore procurato (e ovviamente non dato). Un palo della luce (acceso) è il nostro migliore in campo.

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