IO HO PAREGGIATO

PARMA-INTER 0-2

I nostri battono la cabala prima ancora dell’avversario e vincono in terra ducale dopo l’analogo 0-2 di Zlataniana memoria.

La vittoria non fa una grinza, se la si guarda con occhio obiettivo: verso metà ripresa le statistiche parlano di 10 tiri in porta dei nostri, e di due pali colpiti da piedi nerazzurri fin troppo precisi (vero Cuchu?). C’è decisamente di peggio.

Da un punto di vista strettamente personale, la mia partita finisce 1-1, se è vero come è vero che prevedo il gol di Rolando ben prima della punizia sapiente di Hernanes, pareggiando i vaticini con l’ingresso in campo di Guarin nel finale: lo vedo entrare al posto del Profeta e mi prefiguro la solita genialata – tipo palla persa che innesca il pareggio emiliano-, invece il colombiano chiude il match al primo pallone toccato, sparando in gol il 2-0 a 109 km/h.

In ogni caso, come dicono quelli bravi, andiamo con ordine.

I ragazzi nel primo quarto d’ora rispettano la tradizione mostrando come gioca di solito l’Inter a Parma: dimmerda.  

Poche idee ma confuse, e con l’aggravante di un errore del Muro Samuel che pare incredibile per quant’è dozzinale. D’Ambrosio fa una delle poche cose giuste della partita sbrogliando un merdaio in area e, trovandosi con l’esperto compagno a due passi, cede diligentemente il passo, giusto in tempo per assistere all’anticipo di Parolo che viene colpito dalla stecca del nostro numero 25.

Handanovic però ha evidentemente deciso di complicare i piani del nostro prossimo calciomercato, parando il secondo rigore in due giornate e dando il secondo discipacere a Cassano dopo la capocciata respinta a mano aperta dopo pochi minuti. Un portiere così è una sicurezza, il suo gemello che non esce mai è una condanna…

L’episodio spariglia l’umore delle squadre, con i nostri a cercare subito il colpaccio con il già citato Cambiasso, il cui sinistro a giro non si trasforma in gol solo per la proverbiale nuvoletta fantozziana che da sempre accompagna i colori nerazzurri: la carambola palo-interno-e-polpaccio-del-portiere esce dal campo della fisica ed entra, come detto, in quello della sfiga più nera.

La ripresa in compenso comincia alla grande, con Palacio a causare il secondo giallo per Paletta e la conseguente punizione con relativo presagio di gol già descritto. Quarantacinque minuti da giocare in vantaggio di un gol e di un uomo ma, adesso come a Genova, la superiorità numerica non si vede.

Vero che le ultime due partite hanno portato in cascina sei punti benedetti, ma il Mister farà bene a riflettere su quanto i nostri facciano fatica a gestire certe situazioni. Hernanes e Kovacic hanno fatto il bello e il cattivo tempo, mostrando chi troppa fiducia in se stessi (il Profeta perde un paio di palle sanguinolente lanciando i parmensi in contropiede), chi invece troppo poca (il baby croato si nasconde per troppi minuti), ma con la poco invidiabile caratteristica di non riuscire a tener palla e lasciare la squadra tranquilla.

Tanto per cambiare, è Cambiasso il più lucido e il migliore dei nostri, con la speranza che i suoi compagni di reparto possano avvantaggiarsi anche in futuro della sua saggezza.

Chiudo la pseudo analisi tennica con un paio di domande polemiche:

D’Ambrosio cosa cazzo crossa di sinistro quando gioca a destra? ce lo siamo sorbito per più di una partita a sinistra al posto di Nagatomo a inciampare nelle primule con i suoi dribbling per cercare di tornare sul piede preferito e crossare di destro. Adesso, spostato per pura sorte sulla “sua” fascia, fa lo stesso gioco un paio di volte, dando modo al portiere avversario di finire il caffettino con calma prima di alzate le manone e far sua la boccia.

Nella tempesta di cervelli va fatto entrare anche Hernanes: perchè si presta a ‘sto gioco da craniolesi anzichè battere un banalissimo corner dalla bandierina? Onestamente, a parte rarissime eccezioni, non capisco proprio il valore aggiunto dell’elaborare schemi cervellotici quando si tratta di tirare un semplicissimo calcio d’angolo… Potrei capirlo se avessimo una statura media tipo Barcellona: lì qualcosa ti devi inventare. Ma noi, perdìo, segniamo più di tutti su corner, e ciononostante vogliamo scoprire l’acqua calda? Giochiamo semplice, diobono…

 

LE ALTRE

La Juve batte il Bologna non senza fatica e di fatto vince il campionato, con ottime probabilità di arrivare a 100 punti… Che dire, complimenti, è purtroppo meritato. La Roma sbanca Firenze, facendoci un ipotetico favore in ottica quarto posto, e blinda il proprio secondo posto che scintilla da quant’è meritato. Tanto per confermarmi l’eterno scontento che sono, anche loro arrivavano -come noi- da un paio di annate marroncine, e ciononostante hanno azzeccato una serie di acquisti che li hanno portati ad un punteggio che in altre annate sarebbe equivalso al tricolore. Mecojoni, si dice in questi casi…

I cugini battono il Livorno e si avvicinano alla zona Europa League, sospinti come ben sappiamo da tutte la pletora mediatica al loro seguito, anche se -come vedremo- qualche crepa nel muro di melassa si intravede…

 

E’ COMPLOTTO

Un po’ di cosine in ordine sparso.

Inizio proprio dal Milan: nonostante i giusti complimenti a Seedorf, noto compiaciuto un silenzio assordante riguardo alla sua possibile (ma non probabile?) conferma per il prossimo anno: cantilenante e allusivo come e più del solito Massimo Mauro quando con un mezzo sorriso dice  “non lo riconosco il Milan: di solito sono altre squadre, altri Presidenti a non avere ancora confermato il proprio allenatore a questo punto della stagione“.

Il suo dirimpettaio in trasmissione, Giorgione Porrà, perde un altro paio di punti nella mia personalissima classifica di gradimento (per quel che gli importa…). Il ragazzo conferma il sospetto, già palesato domenica scorsa, di essere un aziendalista ipocrita. Dopo la sbrodola del “speriamo di non dover più parlare di Icardi e Wanda” fa due domande a Mazzarri proprio sulle prestazioni extra-calcistiche del twittatore pubalgico, riuscendo anche a chiedere se il Mister si sia sentito abbandonato dalla società nella gestione di questo caso. Delusione.

Passando alla cronaca del match, mi chiedo che questione personale abbia con l’Inter Di Gennaro (ex Verona scudettato ma soprattutto ex secondo di Terim al Milan e come tale palese simpatizzante rossonero): riesce a minimizzare la parata di Handanovic sul rigore (“bravo, ovviamente c’è anche fortuna e il tiro di Cassano non è angolatissimo“), oltre a smorzare l’entusiasmo del suo collega che rammentava le brillantissime statistiche del portiere sloveno dagli undici metri (“Anche il nostro Buffon si difende benissimo comunque”).

Ma soprattutto palesa la sua ignoranza e malafede quando, a fine partita, definisce (immancabilmente) l’Inter come “cinica”. Ecco sbugiardata la manfrina dietro a questo termine, di cui Di Gennaro evidentemente non conosce il significato: non è colpa sua, visto che non avere una laurea in lettere non può essere una colpa. Lo è invece parlare a sproposito, definendo “cinica” una squadra che, oltre ai 2 goal e ai pali presi, tira in porta altre 10 volte e soprattutto spreca 4 o 5 contropiedi per troppa fretta o per imprecisione.

Avrei accettato il termine “imprecisa”, “arruffona”, perfino “immatura” o “incapace di gestire il vantaggio”. Cinica è, invece, la classica parola con cui in teoria fai un complimento, oltretutto tecnicamente fuori luogo come visto, e dietro il quale in realtà nascondi la tua critica, che peraltro non hai il coraggio di palesare.

Magari hai sbagliato, magari. (nota: “magari” è l’intercalare preferito dal nostro).

Enciclopedico come sempre invece il Cuchu, intervistato nel dopo gara quando demolisce l’ennesimo accenno agli argentini da rottamare quale problema dell’Inter (“parlate sempre di argentini anziani, poi guardiamo e ci sono Botta, Alvarez e Icardi che hanno meno di 25 anni“), proseguendo con una puntualizzazione solo all’apparenza pleonastica, quando risponde alla gentaglia in studio che dice “no, no, noi ci riferiamo agli argentini che hanno vinto il Triplete” ricordando che “non abbiamo vinto solo il Triplete, ma anche tanto altro negli anni precedenti” e chiudendo con un diligentissimo “no comment” a chi gli chiedeva quanto chiari fossero i piani dell’Inter per il suo futuro e chiudendo.

Come al solito, rinnovo contrattuale ad libitum nel mio cuoricione neroblù.

 

WEST HAM

Sconfitta casalinga contro il Crystal Palace, in una bruttissima giornata per gli Hammers, vista la tragica e prematura scomparsa del giovane Dylan Tombides.

par int 2013 2014

e se provasse col sumo??

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