ANCORA SU ITALIANI E STRANIERI, DI OGGI E DI IERI, PASSANDO PER MILANELLO BIANCO

Vacilla il meravigliuoso mondo di Milanello Bianco, e non solo per i risultati sportivi sotto gli occhi di tutti.

Primo…

“Nonna” Amelia, ormai lontano dai colori rossoneri, ci racconta la verita’-vera sul famoso litigio con Bonera, ovviamente sempre smentito dalla Squadra dell’Amore con sdegno e fermezza.

Sicche’ non volarono solo parole grosse, ma pure schiaffi-pugni-e-quel-che-ne-segue, con buona pace di Zio Fester.

Incredibile come la mafia del Clan del Asado riuscisse a far vittime anche sull’altra riva del Naviglio…

Secondo…

Ma non basta. E così anche Riccardino ha divorziato. Sì proprio lui, aibilongtugisas, timorato di Dio, uomo devoto, marito e padre esemplare, quello che pone la famiglia sopra a tutti, addirittura sopra al “suo” Milan, visto che ovviamente se n’era andato da Milanello Bianco solo per motivi familiari (e non per prendere la più che legittima paccata di milioni dagli americani). E invece, è una persona normale, che come tutti gli altri attraversa momenti belli e meno belli.

Ma no, lui no” direbbe Enzino Jannacci. Lui, così come la sua ex squadra, è brava e bella per definizione.

…e contorno

Raccapricciante lo stato di salute del farlocchissimo Trofeo Berlusconi, sbandierato negli anni come primo grande appuntamento stagionale, quasi fosse un Trofeo ufficiale e non un’amichevole di lusso (o di bigiotteria spiccia, a seconda dei punti di vista).

Dopo lustri di incontri bianco-rosso-neri, periodica testimonianza del sodalizio giudo-pluto-mediatico del sistema calcio del nostro Paese, quest’anno la sapiente Dirigenza rossonera ha pensato di cogliere al volo il jolly-San Lorenzo de Almagro. La squadra ha recentemente vinto la Copa Libertadores in SudAmerica, e forse per questa si è guadagnata la possibilità di giUocare con chi “ha la Champions nel proprio DNA”.

E’ oltretutto, e “casualmente”, il Club per cui tifa Papa Francesco.

Probabilmente si pensava di mischiare tifo calcistico e popolarità del prelato patagonico, e farci un po’ di soldi nel nome dell’Ammore e in memoria di Luigi Berlusconi, padre del buon Silvio.

La figuraccia non sta tanto nel triste 2-0 (con Pazzini che anzichè esultare dopo il gol ha un sorrisino triste e beffardo), nè nei soli 5.000 cristiani presenti allo Stadio.

Per la società che ha fatto della “Famiglia” un mantra giusto un filino ridondante, non avere nessun parente del succitato Luigi Berlusconi a metterci la faccia in tribuna è un discreto merdone pestato col mocassino nuovo.

Sulla sponda nerazzurra, invece, prove di complotto dal secolo scorso: viene fuori che Beckenbauer aveva già firmato per l’Inter nel 1966, ma la sciagurata Italia battuta dalla Corea fece chiudere le frontiere per quasi 15 anni vanificando l’operazione.

Due considerazioni, la prima da tifoso malato, la seconda un po’ più obiettiva:

1) Mondino Fabbri, CT dell’Italia nella sciagurata spedizione albionica, odiava l’Inter tanto da lasciare a casa due fenomeni come Corso e Picchi, e da non schierare Burgnich in quella famosa partita. Non arrivo chiaramente a dire che si sia perso apposta per chiudere le frontiere e buttarcela inder posto. Faccio solo presente che per questa regola Beckenbauer nel 1966 e Platini a fine anni 70 non hanno potuto vestirsi di nerazzurro.

2) Ricordando le attuali sbrodole populiste sugli italiani-che-devono-giocare-chè-è-tutta-colpa-degli-stranieri, mi e’ venuta in mente una rapida e dozzinale considerazione sugli effetti della chiusura delle frontiere. E’ curioso notare come, tra il 1966 e il 1980, il Calcio italiano non abbia esattamente beneficiato della manovra e quindi spopolato in Europa, avendo vinto nel periodo “solo” 1 Coppa Campioni (Milan, 1969), 1 Coppa Uefa (Juve, 1977) e 2 Coppe delle Coppe (Milan, 1968 e 1973): quattro trofei su un totale di 42 disponibili.

Per fare un paragone veloce, ecco il confronto con le altre rivali europee nello stesso periodo:coppe EU 67-80

Qui invece il confronto nel periodo 1980-1995 (1, poi 2 e infine 3 stranieri per squadra):

coppe EU 81-95

Infine, il confronto dalla legge Bosman al 2010 (ultimo anno di gloria nostro e di tutto il calcio italiano, anche se quella squadra lì di italiani in squadra non ne aveva):

coppe EU 96-10

Come già mi è capitato in altre occasioni, con questi numeri dati più o meno a caso (la fonte è la prevedibilissima Wikipedia), non voglio convincere nessuno della “bontà” di squadre popolate di stranieri.

Dico solo che anche questi sono numeri, oggettivi, basati su archivi noti a tutti e non manipolabili (al contrario di estrapolazioni basate sul rendimento di giocatori basati sui voti di un quotidiano sportivo, con tutta la soggettività del caso).

Alla solita litanìa dei nostri gggiovani che van fatti giocare e degli stranieri da rispedire a casa loro, nel mio piccolo faccio vedere cos’è successo l’ultima volta che si è attuata questa forma di protezionismo. SI è vinto poco, meno dei decenni successivi e molto meno degli altri Paesi.

Non voglio scomodare il grande Prof. Sdogati e il “suo” l’indice di correlazione con cui ci ha ammorbato per mesi. Applicato al caso di specie, si potrebbero vedere le vittorie italiane crescere all’aumentare degli stranieri in rosa fino a poco dopo la sentenza Bosman, per poi iniziare a calare.

Mi limito a parlare in soldoni: pare di tutta evidenza che non c’è alcuna (cazzo di) relazione tra il numero di indigeni in squadra e le probabilità di vittoria della squadra stessa. Le vittorie vanno di pari passo col numero di giocatori bravi, e basta l’uomo della strada (eccomi!) per capirlo.

Ma questo non ve lo dirà nessuno.

Continueranno a passeggiarci sui testicoli coi tacchi a spillo, dando la colpa a quel “filippino” di Thohir che è troppo lontano dalla squadra e che continua a far giocare Vidic invece di Andreolli.

Contenti loro…

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