CONIGLI MANNARI

INTER-VERONA 2-2

Siamo nelle mani (o meglio nei piedi) di Kuzmanovic.

Detto questo, detto tutto.

Come sapete, il serbo non è esattamente nelle mie simpatie, ma non ho problemi ad ammettere che, della manciata di deambulanti visti sotto la torrenziale pioggia meneghina, il Kuz è stato tra i meno peggio, dando geometrie e (udite-udite) movimenti senza palla in più di un’occasione. Il ragazzo ha intelligenza calcistica superiore a quella di buona parte dei suoi compagni di squadra.

Ad onor del vero, la cosa, più che essere un complimento a lui, è un rimprovero agli altri. Ma tant’è…

Peccato che la fine capoccia calcistica sia montata su gambe da bradipo e piedi non proprio raffinatissimi.

Riconosciuti al soggetto in questione i legittimi meriti, resta poco altro di cui godere; pareggiamo una partita nella quale pigliamo l’ennesimo gol in apertura (dopo averlo già rischiato poco prima, courtesy of Juan Jesus e pezza messa da Vidic), e che riusciamo a raddrizzare anche abbastanza presto: il cross di Ranocchia -nota ala tornante di caratura mondiale- pare lungo, ma Palacio è esemplare nella sponda a centroarea dove Icardi gira in gol col piattone sinistro.

Il demente ha poi l’idea geniale di zittire il pubblico, tanto per mettere un po’ di pepe al culo a gente che andrebbe solo ringraziata per lo sbattimento che si fa ad andare a San Siro per assistere a simili spettacoli.

Idioti quando fischiano Mazzarri a prescindere, esecrandi quando lo colpiscono ripetutamente col laser, esempi lampanti e viventi di quel Tafazzismo da cui facciamo fatica a guarire. Ma da qui a sfancularli perchè ti fischiano se dopo 10 minuti sei sotto in casa col Verona ce ne passa.

Ad ogni modo, il resto del primo tempo va avanti con il 75% di possesso palla per i nostri, per una volta nemmeno troppo sterile. Loro ci manca poco che si appendano alle traverse per quanto sono “bassi”; noi collezioniamo un bel palo del Kuz, una decina di cross tra Dodò e (soprattutto) il rientrante Nagatiello, qualche capocciata velenosa sui calciodangoli (cit.)

L’inizio della ripresa ci è favorevole, con la coppia di attaccanti a lavorare ancora d’intesa: Palacio -in crescita- scivola sulla destra e mette il tiro-cross rasoterra che Icardi tocca quasi sulla linea, vanificando l’intervento in scivolata di Rafa Marquez.

Siamo a quel punto nell’inusuale condizione di vantaggio, ed evidentemente non sappiamo che farcene, visto che dopo pochi minuti Medel ha il geniale istinto di parare una girata tutt’altro che pericolosa di Juanito Gomez. Rocchi per una volta l’azzecca (per quanto io nel dubbio l’abbia maledetto più volte prima di vedere il replay) e fischia il rigore, che Handanovic para quasi senza mia sorpresa, chè il ragazzo in questo è veramente il migliore che abbia mai visto.

La partita però inevitabilmente cambia, con i nostri a soffrire l’inferiorità numerica e la lingua a penzoloni conseguente alla frasferta transalpina di giovedì. Auspico e smadonno sperando nel 3-1 su un rimpallo o uno dei succitati calciodangoli, e quando vedo Vidic staccare imperioso a metà della ripresa salto sul divano convinto che sia fatta.

Invece è fuori. Invece la piglieremo inder posto.

Tutto è fin troppo chiaro quando vedo i dentoni di Nico Lopez e Saviola pronti a entrare per gli ultimi 10 minuti.

Al Verona, fantasia zero: dopo aver scoperto che hanno due difensori omonimi (un Rafa Marquez messicano, un Rafa Marques brasiliano) constato che i due attaccanti subentranti hanno lo stesso soprannome: El Conejo (e guardando le foto si capisce il perchè).

nico lopezsaviola

 

 

 

 

 

Vuoi che due tizi che entrano, che hanno lo stesso soprannome, e che hanno il primo effetto di farmi venire in mente il perito industriale Carletti di fantozziana memoria (“detto il leprotto per una malformazione congenita al labbro superiore“, non ci facciano lo scherzetto?

find the differences

find the differences

E infatti, detto fatto: tacco geniale dell’ex Barcellona e sinistro cazzuto sul primo palo per il giovane argentino.

Gol preso all’89’, e tutto sommato è giusto così, chè avremmo potuto vincere solo per pura insipienza altrui.

Ora le “solite” due settimane di pausa per le nazionali, da passare recitando rosarioni collettivi in vista del Derby di domenica 23 e sperando nella resurrezione di qualche (ex?) buon giocatore…

 

LE ALTRE

L’occasione era -l’ennesima- assai ghiotta per recuperare due o tre punti su Milan, Samp, Genoa, Lazio e Fiorentina. E invece, rimaniamo diligenti in nona posizione, senza nemmeno quelle “interessanti prospettive per il futuro” che già troppe volte negli ultimi tempi ci hanno beffato sul più bello.

Il Parma, nostro giustiziere solo qualche giorno fa, torna ad essere se stesso beccandone 7 dalla Juve, mentre la Roma si limita a tre contro il Toro. Colpaccio del Napoli che sbanca Firenze scalando al terzo posto in classifica.

 

E’ COMPLOTTO

La cosa che mi ha messo più tristezza è stato il commento pressochè unanime dopo il tristissimo pareggio strappato col St Etienne in settimana. Esattamente come si fa con gli impediti, è stato tutto un coro di “beh dài, bravini, non avete perso, il primo tempo avete anche segnato“.

Mancava solo il pat-pat sulla crapa tipo Benny Hill.

Non che ad altre latitudini si stia meglio ma, come noto a molti, c’è una parte di Milano dove il sole splende sempre. E poi Pippo è tanto un bravo ragazzo e mangia sempre la bresaola con l’insalata per rimanere in forma.

Deludente Porrà quando si atteggia a Emilio Fede dei tempi andati, fingendo volutamente di non ricordare il nome di Bolingbroke, il nuovo CEO dell’Inter, e attuando quel perculamento ormai di dominio pubblico che è financo stantìo rintuzzare, ma che merita, almeno qui, qualche picconata esaustiva:

1) Moratti o non Moratti, quel modo di gestire una squadra di calcio è finito per sempre: non è più concesso buttar soldi ai quattro venti, rispondendo “tanto son soldi miei“. Alla UEFA non frega nulla, semplicemente lo vieta a tutti. A maggior ragione a chi ha 100 milioni di perdita di bilancio.

Mi sta bene che il tifoso medio(cre) non lo capisca. Di contro, chi fa il giornalista sportivo di mestiere ed agisce in buona fede (ragionando per assurdo, s’intende), dovrebbe avere la decenza di ricordarlo. Invece è tutto un rimpiangere il Presidente Simpatttico e la sua (non) gestione, che in massima parte ci ha portato alle odierne tristezze.

2) Vero che il marketing e il brand non fanno gol ma, purtroppo, è solo da quello e da qualche cessione azzeccata che puoi raggranellare i soldi necessari a comprare gente forte. Non mi pare così difficile da capire, a patto di non voler non capire.

3) Mazzarri recita malaussènamente lo scomodo ruolo del capro espiatorio, ma è in realtà il tecnico “giusto” per questa Inter: triste, sconsolato e appena decente. Detto che nemmeno Mourinho potrebbe fare molto di più (Oh no, cos’ho detto! Gesù mio, misericordia, perdonami), non è saggio cambiare allenatore “tanto per“. Ma vallo a spiegare alle prostitute intellettuali…

 

WEST HAM

Pareggio casalingo apparentemente insipido contro l’Aston Villa, che ci consente però di re-staccare l’Arsenal (sconfitto) e di mantenere l’insperata quarta piazza.

 

Che cos'è il genio?

Che cos’è il genio?

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