LA TEORIA DEI PICCOLI PASSI

INTER-VERONA 1-0

Non durerà, perchè non durerà. Ma a me mi piace proprio tanto.

Vinciamo ancora 1-0, ancora giocando cinici e sparagnini, ancora dando fiato alla stampa-pro Inter (eehh??) che celebra le vittorie a scapito del giUoco.

Come giustamente letto su pagine telematiche di ben altro spessore (e Settore), tutti concordano sulla morbida consistenza degli avversari dell’Inter in queste prime giornate.   In realtà non è che le altre grandi -o supposte tali- abbiano dovuto incontrare Real Madrid e Bayern Monaco ogni settimana.

Segue tabellina-esplicativa-che-non-troverete-in-giro:

Quel che si dice il classico girone di ferro...

Quel che si dice il classico girone di ferro…

Chi più (noi e Juve) chi meno (Milan e forse Napoli) ha avuto un inizio abbordabile, ammesso e non concesso che incontrare le piccole all’inizio sia una fortuna, visti gli 11 punti del Sassuolo e i 10 del Chievo.

Ma parliamo della partita, che ho visto solo parzialmente e in differita. Non che mi sia perso chissà cosa, se si esclude la esemplare capocciata di Felipe Melo e qualche grintoso recupero della nostra difesa. Come detto in apertura, per ora va bene così, ma difficilmente potremo fare altri punti prescindendo da una qualsivoglia idea di manovra d’attacco.

Facendo la -spero pleonastica- premessa che il gioco è importante solo se finalizzato alla vittoria, vedo tutto il nostro fronte offensivo con amplissimi margini di miglioramento.

Vero che i vari slavi sono arrivati da poco e, tolti i fuochi d’ artificio iniziali di Jovetic, nessuno sta particolarmente brillando. Motivo in più, a mio parere, per inserire stabilmente Palacio nell’undici iniziale, vista la proverbiale intelligenza tattica, l’innegabile affiatamento con Icardi e l’innata capacità di adattarsi ad ogni schema o compagno d’attacco.

Tanto, se devi avere Perisic per fargli fare qualche sgroppata in fascia ma per lo più farlo galleggiare come trequartista, metti il Trenza per la prima ora e vedi come va.

Poi cresceranno tutti, non ho dubbi, e lì davanti potremo giocare in ventotto modi diversi. Ma sarei un pocolino più tranquillo nel poter schierare, contro la Fiorentina domenica sera, un attacco rodato e puntuto.

Tornando al partitone col Verona, non posso che confermare la crescente importanza di Melo nel nostro centrocampo e nella squadra tutta. Che il soggetto abbia personalità è fuori di dubbio, e la cosa non può che giovare. Personalmente, gli eccessi che mi danno fastidio non sono tanto le botte che distribuisce in campo – il povero Pazzini deve uscire dopo uno scontro con lui, tanto doloroso quanto fortuito- quanto il continuo riferimento ad entità sovrannaturali, vere artefici -a sentir lui- delle sue prestazioni pedatorie sul rettangolo verde.

Ho talmente tanto rispetto per cose serie e personali come fede e religione, da essere capofila di una ipotetica crociata laicista in questo come in tanti altri ambiti.

Il TUO Dio è, appunto, tuo, quindi non metterlo in mezzo a gioie e dolori collettivi.

Ho sempre detestato Kakà non solo per la maglia che indossava, ma anche per la sottomaglia. Stessa cosa per Lucio e tanti altri, quindi nemmeno Felipe Melo sfugge alla mia personalissima fatwa.

Viva Dunga, insomma!

LE ALTRE

Finito il pippotto antireligioso (e non anticristiano, la mia malsopportazione non fa distinzione quanto alla “squadra tifata “), torniamo a cose decisamente più terrene, e vediamo come le altre si stanno adoperando per propiziare la nostra fuga.

Detto di un Milan meravigliUoso e vincente per 45′, e splendidamente opposto nella seconda metà di gara, ma fortunato abbastanza da portarla a casa, non altrettanto si può dire di una Juve a cui -c’è da dirlo- non ne va bene una. Dal poco che ho visto, i gobbi potevano fare una mezza dozzina di gol, ma sono incappati in una (altra) di quelle serate in cui gira tutto storto, o quasi.

Il “quasi” è dato dal fortunoso gol di Zaza, il cui tiro è feralmente deviato in rete da un piede ciociaro, e dalla traversa del Frosinone sullo 0-0, dopo la quale Barzagli tocca col braccio (girato di spalle, probabilmente involontario, ma in quella zona grigia in cui cade l’odiatissima frase fatta “ci può stare“). Per il resto tempesta di parate, respinte e legni a tenere in piedi il fortino degli ospiti, fino al più bello dei pareggi a tempo ampiamente scaduto.

Son cose…

Non che il Napoli faccia meglio, impattando con quel Carpi che pure noi fece penare qualche settimana fa.

La Roma becca da una Sampdoria vogliosa di rivincita e con un Viviano sugli scudi (espressione uscita direttamente dal 1987), mentre Lazio e Fiorentina regolano con analogo punteggio all’inglese Genoa e Bologna.

E’ COMPLOTTO

Allora: Balotelli santo subito. E’ bastata una bella punizione per far esultare tutti gli adepti: eccolo, è tornato! Aggiungete poi che ha subito diversi falli senza dare di matto ed otterrete il prossimo candidato al Nobel per la pace.

Oltretutto, per la meraviglia della stampa psico-tricologia specializzata, avendo la cresta “sparata in aria” e non “spalmata in testa“.

Galliani, oltre a rompere la uallera farneticando di stampa pro-Inter, gongola tronfio parlando di grande e lungimirante colpo di mercato, di ragazzo maturato tantissimo e tutto il campionario assortito.

Da noi invece le cose vanno male: Fassone viene giubilato e la prima preoccupazione (o vogliamo dire gufata?) è al “po’ di timore per i contraccolpi che gli eventuali cambiamenti potrebbero avere sulla squadra“, oltre all’immancabile luogo comune per il quale “i cambiamenti all’Inter non mancano mai“.

Infine, dopo il crescendo rossiniamo di tre giorni in cui la Gazzetta ci ricordava che Balotelli a Udine sarebbe partito titolare, ecco come la Rosea ha salutato l’esordio di Ljajic in maglia nerazzurra:

Come SuperMario... uguale

Come SuperMario… uguale

Siamo alle solite: dovremmo essere abituati, e infatti lo siamo.

Però riusciamo ancora ad accorgercene. E’ già qualcosa.

Straight from the backstage

Straight from the backstage

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