BAH…

MILAN-INTER 2-2

Mettiamola così: se i nostri fossero stati un’altra squadra -e con “altra” intendo una squadra normale, con un’intelligenza calcistica nella media-, avrei potuto tranquillamente sciorinare il campionario completo di sacramenti contro i Meravigliuosi cugini, capaci ancora una volta di racimolare ben più di quanto seminato in 90′ di nulla assoluto o quasi.

Invece, conscio del piattume dell’encefalogramma dei miei amatissimi eroi in braghette, sono quasi 24 ore che bofonchio tra me “minchia che culo” per un pareggio agguantato nemmeno so come al 93′.

Il debuttante Pioli mi trova concorde nella coppia centrale Miranda-Medel. Sarà un caso, ma nella mezzora di partita del cileno i rossoneri non combinano -perdonate il francesismo- il resto di un cazzo.

Un ruvido contrasto con Locatelli e un ginocchio ballerino costringono l’amatissimo Pitbull alla resa, sostituito dal principe dei craniolesi Murillo: da lì -e non solo per colpa sua, ci mancherebbe- inizia quel minimo di rumba che porta al golazo di Suso, ennesima botta di culo involontaria della trentennale carriera di Galliani, che quantomeno ha avuto in settimana la decenza di non rivendicare alcun merito nella scelta dello spagnolo, davvero bravo a trafiggere Handanovic con un sinistro a giro tanto bello quanto imprevedibile (per tutti ma non per Ansaldi).

Uno a zero a un paio di minuti dalla fine del primo tempo.

Difficile da credersi, considerati i 40 minuti precedenti, che hanno visto un predominio di chiara matrice nerazzurra e una manciata di gol divorati da Icardi e Perisic. Come spesso accade, le frasi fatte hanno una loro perversa credibilità nel gioco del pallone, ed ecco che i nostri rivali sfiorano dapprima il vantaggio con un contropiede 3 contro 2, e infilano poco dopo il cetriolo nella guisa di cui s’è detto.

  La ripresa inizia un poco più timida da parte dei nostri, evidentemente scottati dal verdurone subìto poco prima, e le carenze fosforiche dei nostri (Murillo e Kondogbia su tutti) non tardano a manifestarsi.

Blatero da anni circa l’imprescindibilità di teste pensanti in una squadra di calcio, azzardando anche formulette del cacchio tipo “Uno forte ma scemo te lo puoi permettere, due solo se sei uno squadrone, da tre in su non ci pensare neanche“.

Del resto l’Inter del Trap ha vinto con Mandorlini libero, in quella di Mourinho Santon sembrava il nuovo Maldini e perfino Balotelli faceva pensare di poter essere un campione.

Ma qui? Tolto Icardi -si mangia due gol non da lui, ma la sua stagione finora è da 8 pieno-, tolto Miranda e pochi altri, quel che resta è un magma informe di invorniti che non sanno bene cosa fare.

Buoni, talvolta ottimi giocatori in potenziale (vero Brozo?) ma alla prova del nove eccoli inciampare nelle primule, balbettare monosillabi alla professoressa che ti chiede la domanda a piacere.

In tutta questa tristezza cerebro-calcistica, Candreva decide che si è giustamente rotto gli zebedei di crossare 20 volte a partita senza cavare un ragno dal buco: prende quindi palla su rimessa laterale, pochi passi e tira uno scaldabagno che muore all’incrocio dei pali, con più di un rossonero nella posa plastica che ha reso celebre il loro capitano (leggasi: mano alzata e frigna diretta all’arbitro): goduria massima e pareggio agguantato, con più di mezz’ora da giocare.

Sono gli unici istanti in cui penso di poterla vincere, pensando “non saremo mica così pirla da farli rientrare in partita… basta curare bene Suso e il resto è nulla cosmico“.

Eh, hai detto niente…

Tempo 5 minuti e lo spagnolo scrive il secondo capitolo del libro “come uccellare un interista in area di rigore”: Miranda non è (o non dovrebbe essere) ingenuo come Ansaldi e giustamente gli chiude tutto lo spazio sul sinistro.

A quel punto, di solito -e parlo per esperienza personale- il mancino va in crisi e tenta lo stesso di tirare col piede preferito attentando a ginocchia e legamenti, pur di non usare l’altro piede.

Suso invece non fa neanche un plissé, sterza sul destro e deposita sul secondo palo come un Bacca qualunque.

Sciapò a lui, Mavafangù a Miranda (pure tu…).

Da lì al 90′ è una litanìa di vorrei ma non posso. Ansaldi chiude un brutto Derby lasciando il posto a Nagatomo che in realtà farà poco meglio, e addirittura nel finale si rivede Jovetic, inquadrato solo nel momento in cui ferma l’anguilla Bonaventura beccandosi il giallo.

Piccolo inciso su Jack per comunicare a tutti l’odio che provo per questo simulatore che anche ieri ha guadagnato tre-quattro punizioni frutto esclusivo del suo talento acrobatico, nella migliore tradizione Inzaghiana.

Icardi pensa bene di confermare l’altro luogo comune che lo vede sempre sparare a salve nei Derby, ciccando malamente un bell’invito in area che fa il paio con il pallone che gli balla il tuca-tuca tra i piedi nel primo tempo.

La riserva di sacramenti si è ormai esaurita nonostante la presenza del rampollo di casa e di amichetto vestito di rossonero fino alle mutande (not kidding, e poi dicono che non sono democratico…). I due ghignano ai miei vaffa, che evidentemente non riesco a trattenere come vorrei, fino all’ultimo rivolto all’ineffabile Tagliavento che commina il minimo sindacale dei minuti di recupero, con i nostri ancora alla ricerca del sempre più insperato pareggio.

Abate, contrariamente a tanti altri Derby, sbroglia un troiaio in piena area piccola mandando in corner una palla che Jovetic era già pronto a capocciare alle spalle di Donnarumma (non irreprensibile ieri sera il giovinetto).

Sul corner, pur mancando oltre un minuto alla fine del recupero, sale anche  Handanovic e il mio inguaribile ottimismo mi porta a gridare alla tele “bigul! sta a cà tua che ciapum el 3“.

Ma proprio mentre mi prefiguravo Lapadula correre solo soletto fino a metacampo e poi gonfiare la rete sguarnita da oltre 40 metri, vedo Murillo e Kondogbia (proprio i miei cervelloni amatissimi!) prolungare la traiettoria sul sinistro di Perisic che la spinge in goal per l’irrefrenabile gioia di due su tre dei presenti in salotto, ormai cimitero di cuscini.

E’ finita, non prima dell’ultimo infarto sotto forma di sinistro largo di un milanista nel recupero del recupero.

Tornando a quel che dicevo all’inizio, pareggiamo di culo una partita che avremmo dovuto e potuto vincere in carrozza. Ma questi siamo. E per quel che può valere, va bene così.

LE ALTRE

La Juve vince lo scudetto sempre prima: quest’anno lo fa a fine Novembre, stante la sconfitta della Roma in quel di Bergamo accoppiata ai tre gol dei gobbi al Pescara.

Se pensiamo che i Lupacchiotti sono secondi con l’incredibile Milan, abbiamo detto tutto.

Noi facciamo capolino nella colonna di sinistra, ma buona parte delle 7-8 squadre che abbiamo davanti vincono, allontanandoci ancor di più da quella che una volta era chiamata zona UEFA.

È COMPLOTTO

Qui la solfa è lunghetta, chè c’è da parlare dell’arrivo di Pioli prima ancora che del Derby.

Su quello faccio solo notare i giusti -ribadisco, giusti- complimenti fatti a Montella per aver accantonato la sua idea di calcio (masturbazione col pallone o tiki taka fate voi) a vantaggio di un calcio fatto su misura per i suoi giocatori.

Poi si possono usare tanti modi per definire il binomio difesa-e-contropiede, che è un gioco che personalmente gradisco anche molto, ma che proverbialmente non gode di buona stampa presso gli esteti del bel giUoco.

Ebbene, complimenti all’Aeroplanino, che da questa massa di scappati di casa sta cavando ancor più sangue che da un cesto di rape.

Fin troppo facile fare il parallelo con il ribrezzo assai diffuso per l’Inter dello scorso girone di andata, quasi troppo brutta per meritare di essere in testa, perchè “per carità, i tre punti fanno tutti contenti ma mamma mia come giocano male“.

Detto questo, parliamo non tanto di Pioli, quanto del cambio di atteggiamento dei media nei confronti dei nerazzurri.

E’ arrivato il tecnico italiano, scelto dalla dirigenza italiana, e questo pare far contenti tutti gli scrivani di corte.

Personalmente, sono talmente poco abituato ad avere recensioni favorevoli che mi godo il momento con la disincantata convinzione che non durerà.

Mi viene da ridere nel pensare a quanto siano condizionabili i tifosi, se pensiamo che per le prime settimane De Boer era il cavaliere senza macchia che arrivava a lavare quell’immondezzaio che aveva lasciato Mancini, santificato solo 18 mesi prima per essere arrivato a sostituire l’impresentabile Mazzarri, che a sua volta era arrivato per accantonare la complicata parentesi di Stramaccioni…. e via così fino a Alfredo Foni o giù di lì.

In tutto questo tempo, il copione è sempre lo stesso: il nuovo arrivato è bravo e va bene proprio perchè “non puzza ancora di Inter”. Date a Pioli il tempo di commettere la propria dose di fisiologici errori e torneremo a far cantare gli uccelli del malaugurio, che vaticineranno di nuovo di arrivi da oltrefrontiera, siano essi Simeone o -perchè no- Mourinho.

Ho letto di interessanti teorie che vedrebbero Zanetti e Moratti registi occulti del cambio di panchina, con stampa abilmente orchestrata ad abbaiare a comando.

Non credo a questa tesi, pur legittima e anzi sostanziata con dovizia di particolari, più che altro perchè non vedo l’ex Presidente e l’ex Capitano in grado di congegnare un piano così articolato.

Se mi si passa la battuta, magari tutta ‘sta manfrina fosse frutto del Sig. Massimo e Zanna! Vorrebbe dire attribuire loro un ascendente presso la stampa che, se presente, è dato esclusivamente dalla loro bonomìa e atavica incapacità di rispondere a tono ad anni e anni di sberleffi.

In altre parole, il giornalettismo sportivo vuole solo poter continuare a scrivere il cacchio che vuole sull’Inter (e cioè peste e corna) senza che nessuno obietti alcunchè. Con Saverio e Massimino tutto ciò è stato possibile, con gli altri chi lo sa. Quindi, in del dubi, viva gli italiani!

Chiudo con una considerazione di cui in parte mi vergogno.

Mi riferisco alla bruttissima mossa della Juve di negare gli accrediti a due giornalisti della Gazzetta, dopo il pezzo che citava l’arringa di Buffon ai compagni con annesso riferimento agli avversari che in Italia “si scansano“.

Dopo averli insultati come è giusto, tra me e me ho pensato: “non si fa, è vero, la libertà di stampa e tutte quelle balle lì. Tutto giusto…ma vedi che qualcuno l’ha fatto??” Pensa che bello sarebbe stato andare davvero allo scontro… fare la selezione all’ingresso prima di ogni conferenza stampa e dire: tu? No non entri, e questa è la motivazione. E per ognuno la cartella stampa personalizzata, con tutte le cagate scritte sull’Inter negli anni…

Certo, le conferenze stampa le potrebbero fare al bar con Scarpini, e alla lunga non gioverebbe a nessuno.

Ma sai la goduria?

Oh, l’idea c’è… se serve uno che faccia un minimo di rassegna stampa, valuto offerte!

WEST HAM

Qui facciamo peggio del Milan, nel senso che perdiamo il Derby in casa del Tottenham dopo che all’88 eravamo 2-1 per noi.

In due minuti regaliamo il pari con una respinta in perfetto stile Jimmy Saponetta e poco dopo ripetiamo il cadeau con un rigore di sesquipedale imperizia.

Morale: quart’ultimi, il fantasma della squadra dell’anno scorso, e il vecchio Upton Park definitivamente in fase di demolizione…

Oh happy days…

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Rinvia alla cazzo di cane, prende gol sul proprio palo, e soprattutto la gufa bene il ragazzo!

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