NON C’E’ DUE SENZA TRE (MA ANDAVA BENE ANCHE DUE…)

INTER-MILAN 3-2

Sto invecchiando, e anche parecchio…

Al 90′ di domenica sera ero stanco tanto quanto gli 11 in campo, assolutamente distrutto dall’altalena di emozioni appena vissute. E sì che avevamo vinto, non oso pensare al mio stato psicofisico se mi fossi trovato dall’altro lato dell’intrusione anale appena avvenuta (leggasi rigore subìto e Derby perso all’ultimo minuto).

Dopo aver barcollato per una mezz’ora, esattamente come i vecchietti, occhio pallato e insonnia imperante fin quasi alle prime ore dell’alba, a fissare il soffitto e intravedere ancora una volta le gesta di quel grande centravanti che risponde al nome di Icardi Mauro.

Ma, come si dice in questi casi, andiamo con ordine.

Mancava il vestaglione di flanella, ma per il resto il rito apotropaico di approccio al match era rispettato in pieno.

Pronti via e i nostri mi sembrano quadrati e cazzuti: ancora adesso non mi è chiaro chi tra Vecino e Borja Valero giocasse da trequartista ma sticazzi: entrambi sono convincenti, con il solo Gagliardini un filo sotto la decenza. Il Milan davanti è talmente poca cosa che Nagatiello fa un figurone e solo lo stato semicomatoso di Miranda genera qualche stringiculo. Davanti Perisic parte in ombra, facendosi però vedere diligente in quel paio di recuperi difensivi che stanno diventando spettacolari quasi come il doppio passo ormai di acquisita proprietà intellettuale. Sull’altra fascia, Candreva fa smoccolare subito il Sciur Ambroeus al primo anello toppando il primo cross, ma si riprende con gli interessi nel corso della gara uscendo a metà ripresa tra gli applausi.

Il primo tempo mostra l’Inter che vorrei (meglio: di cui mi accontenterei, giocato bene ma nulla di trascendentale) e il Milan che è: una squadra ancora in alto mare, con poche certezze e mancante proprio in quelli che dovrebbero essere i suoi cardini (Bonucci-Biglia).

La traversa di Candreva arriva al 12′ dopo un considerevole numerillo di Borja e mi fa sobbalzare sulla poltrona in pelle umana, mentre l’azione a voragine del vantaggio fa esplodere papà e figliuolo in un unisono urlo belluino che fa rabbrividire la femmina di casa.

In culo a chi dice che Icardi ha colpito male, il colpo è da grandissimo centravanti. Bello il cross di Candreva, forte come deve essere e per ciò difficile da impattare: la palla oltretutto batte per terra appena prima dell’impatto col destro di Icardi, bravissimo ad anticipare i difensori e trovare il tempo giusto per l’impatto col pallone. Che poi la colpisca di interno, caviglia o polpaccio poco conta. E’ quel che Leonardo definirebbe un #goldellamadonna e ciò mi basta:

…chè io a calcio non ci so giocare, ma ancora capisco la differenza tra golazo e gollonzo.

Il primo tempo come detto fila liscio: noi proviamo un altro paio di tiri con Vecino, ancora Icardi e Perisic, che però fanno il solletico a Donnarumma o, al più, male solo all’omino delle bibite.

Conoscendo i miei polli, l’intervallo lo vivo in tensione, sicuro che qualcosa cambierà.

E infatti, dal nulla cosmico dei primi 45′ (altro che “tutto sommato alla pari“, caro Montella), il Milan esce trasformato. Più di rabbia e nervi che di giUoco, si mettono lì e per una ventina di minuti -perdonerete il gergo tecnico- sono cazzi.

Handanovic ne salva un paio, il guardalinee con rinforzo di VAR annulla giustamente il pareggio di Musacchio in fuorigioco palese, ma Suso col sinistro acchiappa il pari. Esecrandi nell’occasione Gagliardini e soprattutto Perisic, che abboccano alla finta del rossonero lasciandogli spazio sul piede preferito.

Lì inizia la mia parte di match preferita e tutto sommato inaspettata. Perchè il Milan continua a spingere, ma il gol lo troviamo noi con le due azioni più belle della serata.

La prima porta Vecino a concludere a lato dal limite dell’area, dopo splendida progressione ancora di Candreva sulla destra. La seconda vede Icardi, quello che vaga in area in attesa dei compagni, quello che non torna ad aiutare, quello che non fa salire la squadra, strappare il pallone dai piedi di un tentennante Biglia e avviare il contropiede.

Contropiede: non transizione, non ripartenza. Un cazzutissimo contropiede, perdìo!

Perisic fa il suo e si allarga sulla sinistra, Maurito lo vede e lo serve. Da lì al paso doble in salsa croata è un attimo, ed arriviamo alla rappresentazione plastica dell’arte contemporanea:

https://i1.wp.com/www.passioneinter.com/wp-content/uploads/sites/13/2017/10/notizie-nerazzurre-prima-pagina/icardi1.jpg

Vero: la canotta bianca sotto la maglia nun se po’ vede’ ma gliela perdono. La palla è a mezza altezza, il nostro salta per colpirla di esterno, facendo tornare valide le considerazioni fatte per il primo gol. Non la colpisce male, caro il mio Trevisani sapientino di Sky, la vuole mettere proprio sul palo lungo e capisce che per farlo deve colpirla così. Vai a ripetizioni da Vialli che due gol in Serie A li ha fatti…

Insomma, ce l’ho in canna fin dall’inizio: questo ha lo stesso fiuto del gol di Inzaghi, ma a calcio ci sa giocare davvero!

Se il primo gol aveva fatto sbarrare gli occhi alla “me mié” (consultate il dizionario Italiano-Meneghino), dopo il 2-1 la suddetta mi guarda e lascia uscire un laconico “Mario tu non stai bene“. Io me la ghigno con Pancho stretto in braccio, assatanato pure lui, degno figlio di copoco padre.

Siccome sono incontentabile, avrei preferito che il Derby finisse così, 2-1 e via, perchè il modo in cui è arrivato il secondo pari del Milan mi ha disturbato e non poco. Passino le lodi per il cambio di gioco da sinistra a destra (se ne vedono a decine in ogni partita, ma questo porta al gol quindi è giusto segnalarlo), ma il gol del 2-2 è un puro condensato di sorte benigna per i cuginastri: i due attaccanti bucano il cross dalla destra (ditelo adesso “eh ma Icardi fa solo i gol“) e quel simulatore maledetto di Bonaventura approfitta del sonno catatonico di Cancelo, fermo 3 metri più indietro, per colpire in spaccata.

Il culo non si esaurisce lì, chè Samirone il suo l’aveva anche fatto, respingendo come poteva: poi la forza di inerzia fa il suo, e il nostro sostanzialmente finisce in porta trascinandosi dietro il pallone.

Il solito cu…ore rossonero.

Oltretutto il 2-2 fa esultare il succitato Trevisani, che da un quarto d’ora buono ce la gufava vaneggiando del terzo 2-2 consecutivo nei Derby, smanioso come pochi di attingere ai corsi e ricorsi storici (“Ancora Suso, sempre Suso! Terzo gol nei Derby per lui!!” sull’1-1 e “La palla è entrata! Come l’anno scorso, come con Zapata!!” sul gollonzo del 2-2).

Passo quindi l’ultimo quarto d’ora a smozzicare santi e Madonne, nasando il pressante odore di stallatico sottoforma di beffa finale, con un Cutrone qualsiasi che ci ammorbi per i successivi 3 giorni a parlare di sogno che si realizza, di tifo rossonero fin da bambino e bla bla bla.

Vecino però, e per fortuna, la pensa in maniera diversa e al minuto 88′ pesta giù una progressione da cavallo nella pampa argentina (anche se è uruguagio…): apre in due come una mela (cit.) la difesa del Milan, o quel che ne rimane, e serve Icardi in piena area: bello e intelligente il tocco all’indietro per l’accorrente Eder che centra il polpaccio di Rodriguez che devia in angolo, pare provvidenzialmente.

Il resto è storia, e tocca ringraziare lo svizzero per la ferale trattenuta ai danni di D’Ambrosio.

Qui apro una parentesi di complottismo per segnalare che anche tra gli interisti ho trovato gente che commentava all’insegna del “dài che ci è andata bene, il rigore è dubbio“.

Ma dubbio un par di palle! Ritorniamo allo stesso discorso fatto alle prime giornate: il fatto che in epoca pre-VAR fosse la norma non vedersi fischiati rigori del genere (non ce ne hanno fischiati pure di più netti, anche nei Derby, chiedete a Palacio…), non vuol dire che quella fosse la norma e questa la bonaria eccezione.

Tutt’altro: il VAR, lungi dal dimostrarsi la panacea che ontologicamente non può essere, dà però una bella rete di protezione a tutti, arbitri compresi. Allo stesso tempo, li inchioda alla loro potenziale malafede, perchè il mondo non finisce col loro fischio. Può esserci un supplemento di indagini. A quel punto, è più difficile fare memoria selettiva e scegliere in quale area di rigore fare il pignolo e in quale interpretare il regolamento.

L’avrete già capito, perchè la mia situazione psichiatrica è ormai nota: sono stracerto del fatto che, senza VAR, Tagliavento a noi un rigore così non l’avrebbe mai fischiato.

E non perchè sia stato il VAR ad assegnarlo. No: l’arbitro coi fischietti bianconeri ha fatto tutto da solo, e tocca dargliene atto. Facendogli il processo alle intenzioni avrà pensato “Cazz…non posso più far finta di niente, tocca fischiare“.

Esaurito l’inciso complottistico, solo un bambino dell’asilo può piagnucolare dicendo che non è rigore (guess who?), e al 90′ in punto Icardi sfida Donnarumma dagli undici metri.

Per nostra fortuna il Capitano non prende esempio dal talentuoso connazionale Dybala: rimane freddo e spiazza il Buffon del 2020, portando a casa Derby e pallone.

Ciao Mirabelli, ciao…

 

LE ALTRE

La libidine era iniziata la sera prima, vedendo i gobbi sconfitti in casa da una Lazio sontuosa e con la ciliegina di un rigore (anche qui solare quanto ingenuo) assegnato ai padroni di casa grazie al VAR.

Ma si vede che in questo caso non sembrava pallanuoto…

Come già anticipato, Dybala sbaglia nuovamente e consegna i tre punti agli aquilotti di Inzaghino, calcisticamente odioso come e più del fratello – Superpippa almeno segnava, ma ottimo allenatore capace di tirar fuori una squadra coi controcoglioni da un manipolo di buoni giocatori (Immobile a parte).

Il Napoli non scherza e continua il suo filotto, sbancando l’Olimpico giallorosso per 1-0. Brutto segnale, perchè ancora una volta vince di sciabola e non di fioretto, facendo vedere di poter combinare efficacia e estetica.

Toccherà a noi fermarli sabato sera (prendetela come una battuta…).

 

E’ COMPLOTTO

Ho avuto due settimane, complice la sosta Nazionale, per alimentarmi di fastidi e antipatie pre-Derby.

Scontato il riferimento a Fassone e Mirabelli, che personalmente mi hanno turbato il giusto.

Di più: tolta la naturale antipatia che emana un essere umano con le sembianze di Fassone, arrivo a condividere il suo giudizio sulla naiveté interista dell’epoca morattiana. Godibilissimo invece il maldestro tentativo di Mirabelli di incutere paura a Spalletti che risponde citando i classici.

Ma ciò che mi ha più interessato sono stati i commenti nel post-gara.

Facilotta la sintesi “un tempo a testa, il pari era più giusto“: il lettore -quando non il giornalista- medio italiano,  ha capacità di intelletto e concentrazione limitate, quindi riassumere una partita in 10 parole satura tutti i suoi neuroni.

A noi che invece siamo menti elette, non può sfuggire come il primo tempo del Milan sia iniziato al 44′ con l’unica volta in cui Kessié è andato via a Gagliardini (bella poi la conclusione di Borini, ma se fai gol da lì devi ringraziare il portiere…). Non pervenuti o giù di lì.

Nella ripresa, come detto, sono rientrati in campo con ben altro piglio, e senz’altro i primi 20 minuti ci hanno messo sotto. Faccio però notare che, contrariamente al primo tempo, chi nella ripresa ha subito è comunque riuscito a fare un gol (per tacer del rigore finale) e creare due occasioni colossali (Vecino e Eder).

In buona sostanza: la vittoria è meritata e non rompete i cabasisi.

Certo, se poi il buon Montella impiega zero secondi ad adeguarsi ai suoi illustri precedenti (Sacchi-Capello-Ancelotti, tutti alfieri dell’immortale “non-parlo-degli-arbitri-però…“) si fa del male da solo, ed è sintomatico che sia l’ex Ambrosini a chiosare “io da attaccante non vedo l’ora che un difensore mi cinturi così in area“.

Il Milan è alla terza sconfitta consecutiva, alla quarta da inizio campionato. E’ decimo a pari punti col Chievo, a -10 dall’Inter e -12 dal Napoli. Giusto e inevitabile che Fassone confermi la fiducia al Mister. Da segnalare però come tutti i media si allineino in tempo zero al diktat della Società (ribadisco: giusto e condivisibile), guardandosi bene dal fare la seconda domanda o, come succede a strisce verticali diverse, salutando il Direttore di turno per poi dire: “si vabbè, ha detto così: vediamo però quali potrebbero essere i sostituti dell’allenatore“.

Tornando in chiusura all’analisi della partita, e in ossequio al qualunquistico “un tempo per parte”, è palese  la tendenza dei vari giornali a sminuire lo spettacolo offerto dalle due squadre nel primo tempo (la simpaticissima Repubblica as usual tra i primi della fila, scomodando perfino il Partito Comunista cinese), magnificando di contro il giUoco offerto dalle squadre nella ripresa, fatto da una bella reazione del Milan assai più de panza che de capoccia.

Quisquilie: gli imperativi categorici -o se preferite i Luoghi Comuni Maledetti- sono sempre quelli.

#E’unInterCinica

#IlMilanProponeGiuoco

 

WEST HAM

Pareggio col Burnley: segniamo presto con Antonio, poi Carroll si becca due gialli dopo due scontri aerei (giusto il primo, eccessivo il secondo) e sono cazzi: il pari arriva solo all’85’ quando ormai si sperava di averla sfangata, ma non è certo un furto.

Veni vidi vici. Come grafico non sarei stato un granchè… Per fortuna, Icardi a tirare in porta è un po’ meglio! (NB: per la foto di destra i giusti crediti alla pagina Facebook di Zer0 Tituli).

 

 

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.