STAGIONE 2018/2019 (1a parte)

DOVE ERAVAMO RIMASTI

Prodigandomi in scuse per l’inammissibile ritardo con cui torno a compitare queste quattro cacatelle, tento di riprendere il filo del discorso.

Per i più distratti ricordo che l’Inter è tornata a disputare la Champions League dopo ben 7 stagioni di assenza, purgatorio quasi fisiologico dopo la fine dell’era Moratti ed il post-Triplete gestito nella maniera scellerata che tutti ricordiamo.

Gli anni di Thohir sono stati quelli della ricorstruzione, necessaria come la medicina amara del dottore. Nessuno gli dirà mai grazie, ma la transizione dalla gestione simpatttica a quella di Suning non sarebbe mai stata possibile senza questo interregno.

Chiudiamo quindi il sipario sull’anno scolastico 2017/2018 riassumendo le pagelle degli scolari nerazzurri.

Tanti, inevitabilmente, i promossi. Pochi i rimandati, pochissimi i bocciati.

Facciamo tre esempi in positivo ed altrettanti in negativo, senza stare a perder tempo in analisi tassonomiche e/o nozionistiche.

Inevitabile citare Skriniar come il migliore della stagione, ancor più del prolificissimo Icardi, che timbra 29 centri. Come terzo del podio, non me ne vorranno Perisic e Handanovic, scelgo invece Brozo, perchè una trasformazione come la sua proprio non me l’aspettavo. Sono sempre sospettoso nei confronti dei giocatori “umorali”, quindi la mia apertura di credito nei suoi confronti è limitata, ma devo ammettere che il suo girone di ritorno ha fatto cambiare passo al nostro centrocampo e a tutta la manovra.

Tra i rivedibili o i mandabili con biglietto di sola andata, non posso non citare Santon. Il ragazzo ha saggiamente preso altre strade, andando via da una squadra nella quale non avrebbe potuto dare più nulla del suo potenziale (alto o basso che sia): troppi gli errori disseminati nella stagione, oltretutto giocata da riserva pura. Quattro o cinque volte lui entra e commette l’errore che costa la vittoria o causa la sconfitta.

Non essendo io -come ormai saprete- il cuore d’oro che commenta “però è italiano, però è del nostro settore giovanile“, ho gioito nel sapere che era stato inserito nell’affare Nainggolan. Gli faccio gli in bocca al lupo per la prossima stagione, questo sì, perchè è un bravo ragazzo e non merita tutte le critiche personali ricevute negli ultimi mesi. Nessun rimpianto però, anzi: sollievo.

Borja Valero è un altro giocatore da cui mi sarei aspettato di più: testa e piedi sono e restano quelli di un calciatore di categoria superiore, ma gambe e fiato evidentemente non sono più quelli di una volta. E questo, come sappiamo, nel calcio di oggi lo si paga a caro prezzo.

Non pagando io gli stipendi, può rimanere come rimpiazzo di classe ed esperienza. Nulla più di questo, però.

Il terzo nome sulla lista dei cattivi è il nome che non avrei voluto fare, e cioè quello di Candreva. Non sono tanto gli zero gol segnati a motivare la mia scelta, quanto il fatto che questa assenza dal gol negli ultimi mesi è stata gestita male dall’ala romana: troppi i tiri pretenziosi, troppe le scelte discutibili, che finivano per mettere in ombra anche le tante giocate di corsa e classe che gli riconosciamo tutti.

L’arrivo di Politano e quello ormai certo di Keita potrebbero spingerlo ad andare via, e mi dispiacerebbe. Anche restando, però, il posto da titolare sarebbe tutto da conquistare.

E’ vero che le qualità che ha lui (corsa, dribbling, tiro, cross, ma anche copertura difensiva e -quando è in buona- intelligenza tattica) i pari ruolo nerazzurri non le hanno, però vale quel che ho detto prima, e dobbiamo comunque ricordare il fattore anagrafico (i prossimi saranno 32).

Ne parlerò più diffusamente nel prossimo pezzo, nel quale farò cadere il mio personalissimo giudizio sulla rosa della stagione che va ad iniziare. Tuttavia, non posso non notare come, con Politano e Keita, la società abbia voluto portarsi in casa le alternative agli esterni titolari delle ultime due stagioni (Perisic e Candreva): forse meno pronti, senz’altro più giovani e di prospettiva.

LUCIANINO DA CERTALDO

Capitolo a parte lo merita il Mister, bravo e alla fine anche fortunato ad agguantare il quarto posto all’ultimo minuto dell’ultima giornata.

Potete rileggervi quanto scritto in una delle ultime sbrodole del campionato scorso: il mio parere su di lui non è cambiato. Le dichiarazioni di queste settimane me lo fanno sembrare ancor più inserito nel Club e padrone del ruolo.

La rosa che la Società gli sta mettendo a disposizione è profonda e capace di giocare in tanti modi diversi. Rispetto alle poche idee ma buone e ripetute per 7 mesi su 9 viste l’anno scorso, il progetto di quest’anno pare essere diverso: una ventina di giocatori più o meno intercambiabili, e buoni per poter adottare schemi diversi anche a partita in corso.

Onestamente, non so quanto Spalletti sia bravo a fare questo gioco. Checchè ne dica chi mi sta vicino, non passo ore davanti allo schermo a vedere e rivedere partite di stagioni passate, prendendo appunti e scribacchiando commenti seduta stante.

Non ha importanza: non devo essere io a giudicare le doti di camaleonte del nostro allenatore. A me basta che i giocatori che sono arrivati -e che magari arriveranno- siano stati da lui richiesti o quantomeno approvati, in modo che possa lavorare col materiale umano che voleva avere a disposizione e non con un insieme di giocatori che… “son bravi eh? ma io avevo chiesto altro“.

Un paio di dichiarazioni degli ultimi giorni mi sono piaciute, perchè toccano un tasto che mi sta particolarmente a cuore: l’Inter è una squadra forte e di prestigio, ed è opportuno che lo ricordino tutti, sia all’interno che all’esterno del Club.

-segue-

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Un pensiero su “STAGIONE 2018/2019 (1a parte)

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