COULD WE START AGAIN PLEASE?

INTER-FROSINONE 3-0

Come alcuni di voi già sapranno, non l’ho vista. Sabato sera la parte musicale e rockettara di me ha avuto il sopravvento su quella calcistica, con un godibilissimo Jesus Christ Superstar in quel degli Arcimboldi.

Ted Neeley in discreta forma a dispetto dell’età. Giuda e la Maddalena migliori in campo.

Inter seguita da vero italiano medio con telefonino nascosto nel giaccone, ma senza particolari timori stante l’iniziale vantaggio di Keità e raddoppio del Toro di cui apprendo alla fine del primo atto, subito dopo lavata di mani pilatesca.

Avventurandomi quindi ancora una volta in sentieri a me poco noti, azzardo un’analisi della partita al buio, compiacendomi del largo risultato ottenuto in assenza di quattro titolari (Icardi, Perisic, Brozo e Vecino), e con il fattivo contributo dei succitati marcatori, assistiti da un Politano ormai granitica certezza ed un Nainggolan se non altro semovente. Dietro abbiamo la formazione tipo, non foss’altro che per l’indisponibilità di Vrsaljko e Dalbert.

Il timore del prolungarsi dello stato comatoso visto a Bergamo due settimane fa è per fortuna fugato. Il suddetto timore è direttamente proporzionale alla gradazione di tifo interista: il simpatizzante, e ancor meno il semplice spettatore neutrale, non ha la sufficiente memoria storica per capire quanto un black out contro il Frosinone fosse un reale pericolo, chiarissimo di contro per chi ha più volte assistito a rappresentazioni plastiche di suicidio perfetto.

Invece, 3-0 e tutti contenti, con un ciclo terribile che va a cominciare nelle migliori delle condizioni possibili.

Spiace non riuscire ancora a vedere Icardi e Martinez insieme, se non per scampoli di partita. Occorre però dare credito al Mister che evidentemente non vede nei due potenziale sufficiente per mettere in discussione tutto l’assetto collettivo da centrocampo in su. Ammesso e non concesso che i due possano trovarsi bene (a occhio Lautaro dovrebbe fare la seconda punta e girare intorno a Icardi, senza togliergli troppo spazio… ne è capace?), proporre una siffatta coppia d’attacco vuol dire dover rinunciare ad almeno uno dei tre “sottopunta” attuali:  in estrema sintesi, per far posto al Toro devi cavare uno tra Perisic, Ninja e Politano. E già non è così scontato.

A ciò aggiungiamo il fatto che questa continua ad essere una squadra di calcio e non un’astronave fatta col Lego: non basta cavare e mettere, tocca anche vedere come il nuovo insieme si amalgama e –come insegnano i classici– l’amalgama non lo trovi al mercato…

Niente coppia argentina quindi, non a breve almeno.

Positivo comunque che Spalletti ricorra all’ex Racing con una certa frequenza, risparmiando Icardi nelle giornate pre-Champions, e che nella recente occasione il fin qui impalpabile Keità abbia risposto presente con una doppietta che rende giustizia al giocatore visto in maglia laziale negli anni scorsi. Un riscatto di 34 milioni mi pare quantomeno eccessivo, e a meno di scossoni inopinati da qui a Maggio, credo che a fine stagione verrà ringraziato e rispedito al mittente.

Ad ogni modo, ci sono 6 mesi per far capire di che pasta è fatto e far cambiare idea ai tanti che -non per superbia ma per pura evidenza dei fatti- la pensano come me.

 

AVANTI IL PROSSIMO

Volendo sparare titoloni e frasi a effetto, avrei potuto scrivere “mercoledì ci giochiamo la stagione“. Scenario apocalittico a parte, resta il fatto che uscire da Wembley con un cazzutissimo pareggio ci permetterebbe non solo di passare il turno del girone, ma di farlo con una partita di anticipo e avendo dato dimostrazione di essere solidi e concreti, di non dovere -in altre parole- aspettare l’ultimo treno per passare la frontiera, con tutti i rischi che la cosa comporterebbe.

Limitando lo sguardo alla classifica del girone, un pari a Londra o una vittoria in casa contro un PSV verosimilmente fuori dai giochi sortirebbero lo stesso effetto, dando per scontato che il Barça faccia il Barça e quantomeno non perda con il Tottenham.

Il peso specifico di un passaggio del turno in settimana, d’altro canto, sarebbe di importanza e di lustro imparagonabile, considerando non da ultimo l’ottimo momento di forma degli Spurs, che hanno regolato il mirabolante Chelsea di Sarri offrendo spettacolo e goals in quantità.

E’ insomma un’ennesima prova del nove per Spalletti e i suoi, attesi poi da una doppia trasferta Roma-Torino che molto dirà anche in chiave campionato.

Parliamoci chiaro: all’uscita dei calendari avremmo pagato per essere in queste posizioni, quindi tocca dare continuità al percorso fatto finora e -citando i padri- “porre un limite alle stronzate”.

 

LE ALTRE

Non avevamo bisogno della partita contro la SPAL per capire che la Juve non ha senso dell’umorismo. E del resto, che i torinesi siano genericamente meno simpatici dei napoletani è noto a tutti.

L’umorismo partenopeo dà segno di sé ancora una volta contro il Chievo, regalando altri due punti di vantaggio ai Gobbi ed altrettanti a noi, che arriviamo a un solo punto di ritardo in classifica. La Roma scomoda addirittura i grandi classici della risata capitolina, perdendo -e male- in quel di Udine e scivolando ancor più in basso in classifica.

Il posticipo della domenica propone la Lazio contro i resti di un Milan assai incerottato. Il culo dei cugini però è in forma più che discreta, se è vero che solo la giustizia divina sotto forma di gol al 94′ ha evitato a Gattuso e i suoi di portare a compimento l’ennesima vittoria di cu…ore.

Ringhio il meglio di sè lo concede nella conferenza post-partita rispondendo per le rime a Salvini e candidandosi ipso facto a nuovo leader illuminato del centro sinistra italiano.

 

E’ COMPLOTTO

Curioso come i commenti del pre Lazio-Inter si siano riproposti prima del turno appena concluso.

Là -ricordiamo- lo scontro veniva unanimemente descritto come “buono per il terzo posto”, chè in effetti un successo dei laziali avrebbe comportato l’aggancio in classifica ai nerazzurri e la conseguente coabitazione della terza piazza.

Nessuno allora si era nemmeno peritato di prendere in considerazione l’ipotesi di una vittoria interista fuori casa, che avrebbe appaiato i nerazzurri al Napoli al secondo posto.

Superfluo ricordare come andò all’Olimpico.

Stessa cosa ieri mattina: due distinti giornali radio che presentano Napoli-Chievo come l’occasione per gli azzurri di rimanere a sei punti dalla Juventus e non farla scappare. Del tutto irrilevante il fatto che, per pura contingenza di orari e calendario, l’Inter fosse momentaneamente a pari punti, e che quindi al Napoli la vittoria servisse per mantenere i tre punti di vantaggio sui nostri.

Evidentemente non esistiamo. Siamo come Prodi nella sagace imitazione di Corrado Guzzanti: “io non esisto, io sono morto nel 1974 in un incidente stradale …” (min. 05.40).

La domenica sera la passo ascoltando i piacevoli dialoghi degli ex calciatori al Club di Sky (Bergomi-Costacurta-Cambiasso-Del Piero): tutti personaggi dotati di cervello e di libero pensiero, nessuno che ragiona da “partigiano”, da ex o da tifoso, ma solo facendo funzionare i propri neuroni.

Peccato ci sia Caressa che abbassa la media e voglia sempre fare il fenomeno. Due le perle disseminate durante la puntata. Prima si lamenta della faciloneria e della velocità con cui “tutti” (cioè la stampa, come correttamente gli fa notare il Cuchu) cambiano opinione nel calcio: la Nazionale di Mancini era un disastro dopo le prime due partite, mo’ invece semo li mejo e ce la giochiamo co’ la Francia…

E’ inutile che fai il verginello, è un tipo di giornalismo che non hai inventato tu, ma nel quale sguazzi felice e in buona compagnia ormai da decenni.

Ancor più subdolo e fintamente casuale quando si accoda ai tanti detrattori del Pallone d’Oro, guarda caso proprio nell’anno in cui a vincerlo pare essere Modric e non CR7. Il fatto che Modric sia stato e forse sia ancora assai vicino all’Inter è una finezza che vi consento di non cogliere in quanto non sufficientemente disturbati de capoccia come il sottoscritto.

Del resto già negli anni scorsi la sistematica assenza di Pirlo dalla rosa dei candidati alla sfera aurea era stata oltraggio sufficiente a generare lo snobismo sdegnato dei nostri pennivendoli.

 

WEST HAM

Ne pigliamo quattro dal Manchester City. Come si dice in questi casi “non sono queste le partite che dobbiamo vincere…”

 

CRIBIO

Se è per quello le partite che si devono vincere forse non esistono nemmeno più per Silvio e Zio Fester, se è vero come è vero che il Monza dei bravi ragazzi pettinati si fa rimontare dall’Imolese in una partita che non ha nel punteggio la sua notizia più bislacca.

E’ ai limiti dell’incredibile, infatti, che la Lega Pro abbia scelto proprio Monza (e il suo Presidente, quantomeno assente per decenza) come campo principale su cui manifestare il sacrosanto NO alla violenza sulle donne.

Polpetta succulenta su cui il Geometra -vecchio piazzista- si fionda all’istante, incurante dei trascorsi del proprio datore di lavoro, tra rinvii a giudizio in processi che riguardano lo sfruttamento della prostituzione e frequentazioni con minorenni talvolta dissimulate in azioni di maldestra diplomazia.

Del resto è roba vecchia, acqua passata no? Ora Silvio è solo un simpatico vecchietto che al più è capace di qualche battuta di alto humour che in società fa sempre tanto ridere…

 

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