PIACEVOLE DILEMMA

JUVENTUS-INTER 1-1

Un po’ miracolati e un po’ con la bocca amara a fine partita.

Va benissimo così, per carità d’Iddio. Usciamo con un punto da una trasferta che si sapeva difficilotta, dove, tanto per dirci le cose come stanno, non avevamo nulla da perdere e nella quale per una buona mezzora del primo tempo non ci abbiamo capito il resto di un cacchio.

Pigliamo gol subito (nemmeno alla prima ma già alla seconda occasione) con Vidal a fare il numerillo e i nostri a fare i gran signori all’insegna del “prego s’accomodi, ma si figuri, prima lei!“. Tevez segna e la chiara, netta impressione è quella dei volatili per diabetici.

Ingannano 10 minuti nei quali, lungi dall’essere pericolosi, se non altro giostriamo palla nella loro metacampo dando la quasi-sensazione di una squadra che sa quel che fa.

Le bugìe però hanno le gambe ancor più corte di quelle di Medel, e quindi la favoletta evapora in fretta.

Anzi.

Il lodevole pressing psicologico del Mancio, che spinge la squadra a “giocarla” senza buttarla mai via, ci fa perdere decine di palle in impostazione sulla nostra trequarti, chè hai voglia a dire a JJ e Ranocchietta che ci hanno il piedino fine… I nostri difensori sono alfieri dello stile terzinaccio vintage e col piede a banana, al punto da far apparire Campagnaro come bipede dalle zampe educate. L’unico che si salva lì dietro è D’Ambrosio, che corre e si propone con buona continuità salvo sbagliare qualche cross di troppo (mette bene quelli per i quali non c’è nessuno in area, sbaglia i due che potevano essere pericolosi).

Il centrocampo è il reparto che, al solito, mi convince di meno, stante la presenza di Guarin (invero tra i migliori ieri sera, mirabile visu) e il doppio cagnaccio Medel-Kuz. Ancor più insipidi i genietti Kovacic e Hernanes, che si vedono poco e male in quel che dovrebbe essere il loro lavoro di supporto a Icardi, inoperoso per quasi un’ora di gioco.

Il Profeta continua ciononostante ad essere tra i miei preferiti, e lo fa vedere nella ripresa quando azzecca qualche giocata spettacolare quanto fine a se stessa, come per dire a compagni e avversari “oh io son qua, vedete voi!“. Mi auguro che il Mancio lo tenga in seria considerazione anche nel prossimo futuro, aldilà dell’arrivo di Podolski e quello probabile di Shaqiri. Come sa chi ha l’insana abitudine di abbeverarsi a questo fangoso pozzo di scienza, Hernanes lo farei giocare ovunque, pure in porta, quindi non vedo l’ora di ammirarlo accanto al cagnaccio di turno nel 4-2-3-1 che Ciuffolo ha eletto a sistema cardinale di riferimento.

Continuo a ritenere che possa essere lui il fosforo di centrocampo di cui abbiamo bisogno, soprattutto se l’alternativa è prendere l’ennesimo mediano dopo Medel e M’Vila (Lassana Diarra, oltretutto al momento senza nemmeno una squadra).

Tornando al mècc, Banti fischia la fine del primo tempo e l’interista medio, ripigliatosi dalla gragnuola di cazzotti presi, si scopre meravigliato ancora in piedi, con un passivo sulla carta ancora rimediabile. Certo, sarebbe utile iniziare a tirare verso la porta avversaria…

E, come per incanto, bastano un paio di indicazioni del Mancio e l’ingresso di Podolski (al posto del Kuz e NON di uno tra Icardi-Kovacic-Hernanes, bravo Mister!) a rivitalizzare i nostri e rimetterci in carreggiata.

Loro, c’è da dirlo, sembrano aver dato il meglio nel primo tempo, quasi increduli che la montagna abbia partorito un topolino sotto forma di 1-0 striminzito (il doppio o triplo vantaggio sarebbe stato più che meritato, tocca dirlo). Peggio per loro! I nostri cominciano a pressarli un po’ più in alto e sono incredibilmente i gobbi a sbagliare qualche appoggio che ai loro occhi (e piedi) dovrebbe sembrare elementare.

Su uno di questi si avventa Guarin che, per una volta, non cede all’insana tentazione del tiro a voragine da 40 metri, ma addirittura imbecca Icardi con un piatto destro verticale dosato col contagiri. Maurito è colpevolmente tenuto in gioco da Bonucci, che non riesce nemmeno a rimediare mettendola sul fisico, chè il nostro se lo fuma in allungo, toccandola piano a beffare lo scommettitore seriale in uscita a valanga con palla a morire all’angolino.

E’ tutto talmente bello ed inatteso che mi aspetto che qualcuno si inventi qualcosa per annullarcelo, dellaserie “non ve lo meritate abbastanza”. Invece è tutto vero, e come già nel Novembre 2012 il mio ottimismo è tale da pensare “ok, adesso ce ne fanno altri tre ma almeno gli abbiamo rotto i coglioni!“.

Mi mando affanculo da solo perchè, citando lo sfortunato predecessore del Mancio che a sua volta cita un dozzinale rocker della bassa padana, il meglio deve ancora venire. Icardi a metacampo ruzzola addosso a Bonucci e, mentre tutti attendono il fischio dell’arbitro a sanzionare la spinta, Podolski si invola sulla sinistra: il cross è forte e teso come si comanda ad un’azione del genere, e il nostro centravanti argentino arriva con una frazione di ritardo, sufficiente solo a far carambolare la palla fuori e non nel sacco.

Il Sergente Lo Russo avrebbe apostrofato i bianconeri con un retorico “Ti brucia ‘u peperone eh!?“.

Non paghi di tutto ciò, i gobbi ne concedono un altro paio. Detto di un bel destro, sempre di Icardi, respinto in corner da Buffon, ecco la polpetta più appetitosa: Osvaldo ha appena sostituito Hernanes (applausi a prescindere per il brasileiro, come già detto) e l’ennesimo controllo sbagliato dal centrocampo bianconero ha fatto scattare il succitato oriundo e Icardi in campo aperto. Maurito ha una, due, tre volte l’occasione per mettere il compagno a tu per tu con Chiellini, lanciato in campo aperto, ma non lo vede (o non lo vuole vedere) e procede da solo concludendo l’azione con un peto calcistico che non ha nemmeno i crismi per essere considerato “tiro in porta”.

A Johnny il Bello salta la brocca, e la “conchatumadre” risuona fino al barrio de La Boca, al punto che è addirittura Guarin (!) a vestire gli inconsueti panni del saggio e bonario compagno che interviene a staccare l’uno dalla giugulare dell’altro ed evitando la rappresentazione plastica in braghe corte del Canto XXXIII dell’Inferno (quello del Conte e del fiero pasto, per intenderci…).

Ovviamente, l’episodio servirà alle serve come extended play del disco evergreen “L’Inter e il suo spogliatoio spaccato“, visto che l’Usvald ha il colpo di genio di sfanculare pure il Mister, prima di correre nello spogliatoio un secondo dopo il triplice fischio finale.

Tra questa sceneggiata e la fine della partita c’è tempo per l’espulsione di Kovacic, che entra barzotto su Lichtsteiner (ci può stare, ma anche un giallo non sarebbe stato scabroso) e per un paio di troiai che in altri tempi ci sarebbero costati il sifulotto beffardo e che invece Handanovic sbroglia da par suo.

Invece, come si diceva all’inizio, usciamo con un pareggio al tempo stesso benedetto e bestemmiato. Avanti col Genoa, domenica all’or di pranzo, tanto per vedere se siam cambiati per davvero.

Hai visto mai…

LE ALTRE

Della manciata di squadre che ci precedono, Lazio e Napoli si appollaiano al terzo posto a +8 dai nostri, mentre la mezza dozzina di inseguitrici (Palermo e Sassuolo a parte) non ci stacca ulteriormente. Recuperiamo anzi un grazioso punticino su Fiorentina, Samp, Udinese e Milan, che però è sconfitto in casa dal Sassuolo con un gol su calcio d’angolo. La cosa, per chi ancora non lo sapesse, vale come sorta di indulgenza plenaria dalle parti di Milanello: è forse per quello che da anni i Meravigliuosi beccano pere su pere da corner, sunteggiando poi in conferenza stampa con sguardo fatalmente pensoso “eh, ma era su corner…“.

Tornando ai cazzacci nerazzurri, continuo a ritenere che sia meno difficile tentare il colpaccio e vincere l’Europa League, piuttosto che azzeccare la rincorsa al terzo posto.

Volendo fingermi l’imparziale ed illuminato analista che non sono, è assai arduo che la simpatttica compagine possa nelle restanti venti partite recuperare 9 punti su Napoli e Lazio, e 5 o 6 su Genovesi, Milan, Palermo e Fiorentina.

Nè a molto serve la frase fatta “basta vincerne tre o quattro di fila...” visto che da tre anni non riusciamo a farne più di due.

E’ COMPLOTTO

E’ divertente sentire le sempre meno credibili giustificazioni del “sistema” contro l’aiuto tecnologico agli arbitri; ed è ancor più singolare che, a non volere tale ausilio, siano proprio le categorie che da esso avrebbero più da perdere (leggasi: arbitri e gobbi, sempre che tra i due ci siano differenze, ops… battuta dozzinale ed inelegante).

L’ennesimo caso di gol-non-gol, stavolta con la Roma protagonista, fa risuonare in un silenzio orrendo tutti gli sproloqui circa l’imprescindibilità degli assistenti di porta. Gli esempi dell’ultima giornata vedono il gol di Astori convalidato dall’arbitro nonostante il parere contrario dell’arbitro di linea e la gomitata da minchione rifilata da JJ a Chiellini, che un normo-vedente non avrebbe avuto difficoltà a punire. Il secondo episodio andrebbe unito ad una vistosa trattenuta dello stesso Chiellini ai danni di Ranocchia nel secondo tempo, ma il punto -per una volta- non è tentare la (fin troppo facile) empirica dimostrazione del complotto anti-Inter. Anche perchè (how strange) di foto in rete del suddetto abbraccio affettuoso non ne ho trovate…

Detto ciò, lasciatemi solo dire che sentire un picchiatore come Chiellini lamentarsi per la gomitata di JJ -brutta quanto inutile- è quantomeno bizzarro, visti i precedenti non immacolati dello juventino. La legge però dovrebbe essere uguale per tutti ed ecco quindi il pron(t)o giudice sportivo Tosel accogliere le querimonie del bianconero, applicare la ineccepibile prova tv e comminare le altrettanto inevitabili 4 giornate al nostro genialoide difensore.

Fuor di metafora: il giudice di linea non ha visto un cazzo, quindi mi tocca rimediare.

Tutto ciò a ulteriore conferma della ultra-provata fallibilità degli assistenti di porta.

Ma non basta.

La parte conservatrice, che accusa la nuova tecnologia di costare troppo (200.000 € per ogni campo, cifra che mi pare altina vista la tecnologia in questione, ma pigliamola per buona…), argomenta il proprio sgomento dicendo che gli arbitri di porta non sono lì solo per giudicare se la palla è entrata o no, ma aiutano l’arbitro anche in “tutta una serie” di altre circostanze (diffidate da qualsiasi frase che contenga locuzioni quali “tutta una serie ” o “…e quant’altro“) quali trattenute in area o colpi proibiti.

Si riguardassero per l’appunto Juve-Inter di ieri sera.

E poi: ‘sti cazzi di assistenti di porta, quanto costano? Circa 1.000 € solo di gettone-presenza, si dice. Se è così fanno 2.000 € a partita, 20.000 € a giornata, circa 760.000 € annui di costi puri, contro un investimento di (malcontati) 3 milioni una tantum. Ragionando in termini da milanese imbruttito, un pay back period di 4 anni: assolutamente nella norma.

I conti son presto fatti, e anche la scusa della scarsa sostenibilità economica si scioglie come neve al sole: parliamo di 200.000 € per ogni stadio (roba che le squadre di Milano, Roma, Verona e Genova sosterrebbero al 50% con la coinquilina di stadio): le Società non hanno duecentomilaeuro? Li recuperano in multe, danno 200 tessere omaggio in meno, i modi sono tanti, non contiamo balle…

Il problema non è certo quello: la verità è che si vuole mantenere la discrezionalità dell’arbitro ai massimi livelli, con tutto ciò che ne consegue.

IL MOVIOLONE

Io, da buon illuminista, continuo a sognare un calcio (e una società) fatta di regole il più certe possibili, in cui il ruolo soggettivo e umano abbia meno spazio possibile. Il che, nella più importante delle cose non importanti, vuol dire tempo effettivo, due “jolly” da giocarsi a partita e tecnologia a dispsizione dell’arbitro ogniqualvolta ne voglia usufruire.

Come si fa operativamente? E se poi era rigore? E se poi non era fuorigioco?

Anche qui mi pare meno complicata di quel che si pensi, a patto di volerci provare:

RIGORE: se l’arbitro fischia e poi è contraddetto dalle immagini, il gioco prosegue di conseguenza (punizione per la squadra in difesa, rimessa dal fondo, palla scodellata in area… fate vobis). Se l’arbitro invece lascia giocare, alla prima interruzione di gioco la squadra attaccante può giocarsi il proprio “jolly” e vedere come va. Era rigore? Si batte. Non era rigore? Si va avanti e jolly sprecato (vediamo che fine fanno i simulatori).

FUORIGIOCO: arbitro e segnalinee non vedono un fuorigoco che c’era? La squadra difendente si gioca il jolly e, nel caso abbia ragione, ottiene l’annullamento del gol e riparte con una punizione a favore.

Ed ora il daso più difficile: si segnala un fuorigioco che non c’era. Alla prima interruzione ci si gioca il jolly e, in caso di azione fermata ingiustamente, la palla potrebbe essere rigiocata a favore della squadra di attacco nello stesso punto (punizione, palla scodellata, rifate vobis).

È una consolazione un po’ del cacchio, lo riconosco, ma è meglio di niente. E porterebbe arbitro ed assistente a segnalare il fuorigioco solo quando ne siano davvero convinti (chè alle brutte si può sempre non segnalarlo e poi tornare indietro) piuttosto che sbandierare qualcosa che non c’è.

Franco Baresi la mano alzata potrebbe finalmente mettersela dove gli ho suggerito per due decenni.

Ma queste sono solo pippe mentali di un complottista. Rimarremo con la poesia dell’arbitro che sbaglia come sbagliano tutti, vivremo nell’amore e nella concordia, perchè tanto alla fine torti e ragioni si compensano.

WEST HAM

Pareggio a Goodison Park contro l’Everton in FA Cup che, se non sbaglio, vuol dire replay ad Upton Park. Staremo a vedere….

In questo preciso istante lo stavo idolatrando... dopo un quarto d'ora l'avrei appeso al muro. E non ero il solo :)

In questo preciso istante lo stavo idolatrando… dopo un quarto d’ora l’avrei appeso al muro.           E non ero il solo 🙂

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