M’ANDATEACCAGARE

MILAN-INTER 3-0

Ennesimo topos calcistico correttamente applicato: in una settimana riusciamo a farci prendere per il culo da tutta Italia per aver preso gol da un popolare primo piatto emiliano, proseguendo con 3 pappine prese dai gobbi e concludendo il capolavoro con altrettante pere dai cugini.

Non c’è che dire: quando i nostri si mettono di impegno per mandare tutto in vacca, non sono secondi a nessuno.

La stessa squadra brutta cattiva e vincente che ha abitato ai piani alti della classifica fino a un mese fa, ha ora cambiato due aggettivi su tre, restando esteticamente inguardabile, ma aggiugendo a ciò una solidità degna di un budino e un ruolino di marcia da retrocessione.

Inevitabile corollario, il totale sbracamento del nostro allenatore e la conseguente assenza di qualsiasi logica calcistica sul rettangolo di gioco.

Non so onestamente da dove partire.

Dalla formazione?

Va bene, ve la siete voluta.

Cerco di interpretare il pensiero del Mancio: “siccome il mio centrocampo fa sincera pietà, ne metto solo due in modo da saltarlo a pie’ pari, con quattro attaccanti a cui chiedo di salire per tentare degli uno-due che liberino una delle punte nello spazio“.

La qual cosa, a dirla tutta, nel primo tempo due o tre volte riesce.

Solo che poi, porcaputtana, non tiriamo mai in porta. MAI. Perisic, quello ambidestro, quello che per lui è indifferente, entra in area e anzichè provare un diagonale elementare sul secondo palo, propende per il tocco illuminante a centro area dove -nonstante ci siano altri tre attaccanti in campo- nessuno è pronto a raccogliere.

Che non sia questione di piede preferito, il croato lo conferma nella ripresa, allorquando invece che tirare al volo (di sinistro) o di controllare e avanzare (di destro) tenta un appoggio loffio (forse con la terza gamba) per Icardi.

Jovetic e Ljajic danno ennesima conferma dell’indolenza in cui vivono in queste settimane, mentre il nuovo arrivato Eder si ambienta subito sbagliando un gol di testa a porta vuota che grida vendetta.

Dietro, il Mancio ha la geniale pensata di ripescare Santon, che ha sulla coscienza due dei tre gol e che oltretutto azzecca un-cross-uno in 90′. JJ sulla sinistra fa poco meglio, regalando palla all’inizio dell’azione che porterà al raddoppio di Bacca dopo essersi già  perso Alex sul corner che porterà all’1-0.

Murillo non mi pare abbia grosse responsabilità, nella mediocrità generale, mentre Miranda si perde l’unico avversario in area in mezzo a tre interisti sul 2-0.

Detto che chiudiamo il primo tempo immeritatamente sotto, la ripresa dovrebbe almeno far vedere un’Inter che non ci sta e che tira fuori i maroni.

Mancope’ggnente.

Medel attacca briga con tutti ma non becca nessuno, Brozo in 90′ farà forse due passaggi, perdendo di contro decine di palloni elementari. Su un rinvio ciccato di Donnarumma Eder si avventa e arriva al contatto col portierino. Gli esperti ci diranno che non è rigore ma sarebbe stata punizione a due in area.

Sticazzi, nell’accezione etimologicamente corretta del termine (e quindi traducibile con “chissefrega“, essendo la locuzione di origine laziale).

Al quarto d’ora della ripresa esce il fantasma di Jovetic (nullo come e più che a Torino) ed entra Icardi, la cui panchina verrà analizzata in simpatica seziuncella a parte.

L’argentino in due minuti fa quello che il collega sostituito non ha fatto nelle ultime due partite, e cioè dettare il passaggio, correre e tirare in porta. Donnarumma respinge, e nel tentativo di una difficile girata al volo, il nostro viene cianghettato da terra da Alex, già ammonito.

Com’è andato a finire il rigore lo sappiamo, ma lasciatemi la magra consolazione di pensare che, anche rimanendo sull’1-0, giocare l’ultima mezzora con l’uomo in più avrebbe reso le prospettive un po’ meno funeree.

Sì perchè il palo colpito da Icardi crolla metaforicamente sulla capoccia dei nostri, incapaci di produrre alcunchè da lì in poi.

In questo nulla pneumatico il Milan, squadra modesta ma ordinata, si infila che è un piacere. Come detto gli altri due gol arrivano da gentili omaggi dei nostri terzini, ma la semplicità del cross-di-Niang-e-scivolata-di-Bacca è da spot del calcio: semplice, efficace, pochi fronzoli.

Poco dopo Niang partecipa alla festa, facendosi respingere la prima conclusione da Handanovic ma non sbagliando sulla ribattuta.

Finisce tra gli olé del pubblico, che quantomeno non fanno saltare i nervi ai nostri in campo. Non sono sicuro che la cosa sia una buona notizia, visto che la mia proverbiale inclinazione alla non violenza conosce alcune eccezioni proprio in ambito sportivo.

Tornando ai neuroni, quelli del Mister erano belli che andati da mo’ visto che riusciva a farsi espellere in occasione del papocchio Eder-Donnarumma, salutando così i tifosi avversari.

Non che gli sia passata, viste le carinerie riservata all’intervistatrice di Mediaset.

Anche della condotta mediatica del Mancio parlerò dopo.

In questa sede resta solo da dire che in 6 giornate abbiamo fatto 5 punti, perdendone 10 su Juve e Napoli. Il terzo posto è ancora a un passo, chè la Viola non va molto meglio di noi.

Abbiamo però resuscitato un paio di morti viventi come Milan e Roma, ed abbiamo un fardello di psicodramma sulle spalle che spetterà a Mister e Società sgrullare via.

Specialità della casa…

LE ALTRE

Napoli e Juve vanno avanti imperterrite senza perdere un colpo, mentre -come detto- la Fiorentina impatta a Marassi contro il Genoa, anche se il punticino le basta per precederci in classifica. La Roma torna a vincere ed è a soli tre punti dai nostri. Il Milan col vento in poppa e il tifo dei suoi scrivani è lanciatissimo verso il posto Champions, pur distante ancora 6 punti.

IN TREATMENT

Ma quale Zen, ma quale British? Il nostro Mister è tornato ad essere quel che è sempre stato: un isterico, poco capace di gestire la tensione. Carisma e personalità sono innate, ma da giocatore così come da allenatore, ha sempre avuto delle crepe incapaci di trattenere l’ignoranza.

Non sarò certo io a censurare i vaffa indirizzati a qualsivoglia entità rossonera (siano essi semplici tifosi o conduttori televisivi). Gli insulti sono tardivi e sono meritati a prescindere.  Ma come al solito, devi  sapere come “fare la guerra” – mediatica, s’intende.

Il che vuol dire non prendertela con una giornalista che ha il solo torto di fare la domanda idiota oltreché tendenziosa (“Icardi tirando il rigore ha sentito la tensione delle sue frasi di settimana scorsa?“) che tante volte in quanto allenatore dell’Inter ti sei sentito fare.

Quella, anzichè una provocazione, va presa come un’opportunità, per spiegare con piglio deciso ma sempre con educazione che a domande del genere si riceveranno risposte banali quando non sboccate, e che quindi si chiede maggior rispetto per l’intelligenza propria e dei propri tifosi.

L’inevitabile domanda sul dito medio era un’altra palla da prendere al balzo, rispondendo garbatamente “questo è quel che succede ad abbassarsi al livello di certa gentaglia: purtroppo mi sono messo al loro livello, non è stata una bella cosa e mi dispiace“.

Rispondere invece stizzito “L’ho fatto, l’ho fatto! e allora?” mi ha ricordato mio figlio quando viene beccato in castagna e non avendo più scuse cerca di liquidare la questione.

Lui però ha 7 anni, tu 50…

Continuo a ritenere il Mancio un buon allenatore, un personaggio di grande carisma e un vincente: non è però in grado di gestire lo stress, non è un grande gestore di gruppi (il ragazzo è un filo egocentrico e permalosetto) e andrebbe aiutato dai vari Zanetti e Stankovic (tra i pochi che credo potrebbe ascoltare).

Focalizzando ora l’attenzione su quello che dovrebbe essere il suo core business (che il ragazzo in fondo non è un oratore ma un allenatore di calcio), il Mancio mi dovrebbe anche spiegare che cacchio vuol dire avere il tuo cannoniere principale, per di più Capitano, per aiutare il quale hai preteso l’arrivo di Eder, e tenerlo in panchina per un’ora.

Capisco l’idea del casino organizzato con tutti gli zingari felici (cit.) là davanti, ma mi spieghi quale ragionamento ti abbia portato a voler schierare contemporaneamente Jovetic e Ljajic? Non sapevi che, quand’anche ti fosse andata bene, il caso-Icardi ti sarebbe comunque scoppiato in mano, accompagnandoti per le settimane successive?

Ciò vuol dire che devi fare la formazione in base alle minchiate che scrivono i giornalai? Certo che no. Devi però sapere i pro e i contro – non solo tènnicotattici – di ogni tua mossa.

Ad oggi hai un Capitano con le palle che strisciano per terra, dai modo a gentaglia varia di gridare allo sgoob di cessione immediata già a Gennaio, e soprattutto hai tenuto in campo per un’ora un morto che cammina e che non ha mai inciso nel match.

Mi rifiuto di credere che in allenamento Jojo stesse molto meglio di così, così come non vedo come gli ultimi giorni possano aver mostrato un Icardi talmente giù di corda da ritenerlo ancor meno affidabile del montenegrino.

Checcevoifà… Inutile piangere (ulteriormente) sul latte versato. Che le topiche prese ieri (da tutti) possano essere da monito e servire da lezione.

Quale?

Mobbasta con la girandola di uomini e schemi: abbiamo avuto l’illusione che così facendo tutti crescessero piano piano, ma in un mese e poco più abbiamo polverizzato le certezze del girone d’andata. Tocca insomma ricominciare dalle cose semplici.

E allora, davanti a Handanovic, fiducia agli inamovibili Murillo-Miranda, con D’Ambrosio a destra titolare (quasi) fisso: è tutt’altro che un campoione, ma mi pare il meno psicolabile di tutti gli esterni in rosa. A sinistra puoi alternare Telles e JJ a seconda dell’attitudine che vuoi dare al ruolo. Santon, come diceva il divino Mortillaro, lo manderei a zappare insieme a Nagatomo, al quale se non altro riconosco una vivacità atletica che in alcune occasioni potrebbe servire.

A metacampo, facciamo giocare Kondogbia nel suo ruolo migliore, che pare essere quello di interno destro; di fianco Brozovic e dietro di loro un criminale a piede libero a scelta (Melo o Medel), che magari a tempo perso minacci ritorsioni contro la famiglia se non si disciulano (perdonate il brianzolo stretto). Questi siamo, inutile cercare di inventare chissà cosa.

Davanti, almeno per un po’ coppia fissa Icardi-Eder, accompagnati da uno slavo a scelta tra i tre a seconda della partita.

Così ci sarebbero 8-9 titolari stabiliti, con un paio di cambi a disposizione. Chissà mai che semplicità e logica vadano d’accordo. Non sarebbe la prima volta…

E’ COMPLOTTO

Parto da settimana scorsa e più precisamente da questo:

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Ora, è vero che il ragazzo era al Primo Gol in Serie A (con noi, e con chi sennò?), ma facendo un processo alle intenzioni, sono sicuro che la battuta sarebbe rimasta nella penna del geniale creativo se il sifulotto fosse finito nelle terga di qualcun altro.

Restando ai primi piatti, nella stessa giornata il Milan ha preso gol da… Maccarone (se si preferisce la versione ‘merregana il ragazzo è detto “Big Mac” per gli amici), eppure nessuno ha osato far la battuta.

Al solito, la cosa che mi ha fatto più incazzare è che nessuno in Società abbia detto niente: per carità, niente minacce di boicottaggio (quelle le può fare un tifosotto gretto come me, e infatti da me non avranno più un Euro, chè già erano entrati nelle mie grazie pestando un discreto merdone con la solfa della famiglia tradizionale). Mi sarebbe però piaciuta una risposta in stile, ironica anche quella, della serie “guarda che ti ho sentito, te ce manno con eleganza ma te ce manno o’ stesso”.

Sulla partita di ieri siamo a un passo dall’indifendibile, visto che più o meno tutti hanno giudicato la partita del Milan come ordinata e nulla più, segno evidente di nostri ampi demeriti. Detto della svista arbitrale sul rigore (mancata espulsione di Alex), per il resto dobbiamo solo tafazzarci tra noi.

Certo, Massimo Mauro il modo di farsi insultare dal sottoscritto lo trova sempre, quando per l’ennesima volta si chiede “può essere Medel il centrocampista centrale di una squadra che vuol vincere lo scudetto?” o quando ormai recitando la litanìa a memoria magnifica l’importanza degli italiani in squadra.

Nessuno dei presenti che gli abbia fatto notare che, quantomeno nella circostanza, la considerazione era un pocolino fuori luogo, visto le innumerevoli cagate commesse dall’italianissimo Santon.

Caressa l’ha poi fermato da una deriva nazionalistica assai pericolosa, quando il discorso è scivolato su Eder (brasiliano di nascita ma italiano di passaporto), con il calabrese cantilenante a dire “eh ma poi questi non sanno l’inno nazionale…“.

Lo juventino Camoranesi invece andava bene vero, gobbo maledetto?

WEST HAM

Nel turno di FA Cup pareggiamo 0-0 ad Anfield, assicurandoci il replay col Liverpool in casa. In campionato è andata alla grande, hai visto mai…

Ah lo sai che hai fatto cagare...

Ah lo sai che hai fatto cagare…

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  1. Pingback: MERITATA, MERITATISSIMA, VINTA DI CULO | complottonerazzurro

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