MERITATA, MERITATISSIMA, VINTA DI CULO

INTER-CHIEVO 1-0

85 minuti perfetti e 5+recupero da cardiopalma.

Ma non saremmo l’Inter altrimenti…

Il Mancio è probabilmente tra i miei lettori, e conseguentemente mette in campo una formazione assennata, con minime variazioni sullo spartito suggerito pochi giorni fa.

C’è Palacio e non Perisic. C’è soprattutto Nagatiello sulla destra in luogo dell’ipotizzato D’Ambrosio. Presentandosi la partita come potenzialmente podalica (leggasi: loro tutti dietro, noi a dover alternare giro palla sapiente e incursioni ignoranti) le variazioni mi trovano d’accordo.

Detto ciò, #connoituttifenomeni, come al solito: tal Andrea Seculin fa il suo esordio in Serie A contro di noi. Essendo portiere, era alquanto difficile che potesse sorprenderci con il didascalico Primo Gol in Serie A; in compenso, il ragazzo para anche sua madre con le buste della spesa fermando 7 palle gol (contate) dei nostri ed entrando di diritto nel Club Gautieri.

La cosa non mi sorprende e mi spaventa, così come tremo all’ingresso dello sconosciuto e velenosissimo Costa per gli ultimi dieci minuti. Dopo i giochi di parole con Lasagna e balle varie, già temevo il titolone simpatttico “il Chievo Costa caro all’Inter” .

Perchè la verità è che, potendo agilmente vincere il match con punteggio tennistico, paradossalmente rischiamo di pareggiarla con gli ultimi minuti giocati secondo lo schema “aiuto-voglio-la-mamma“. Quelli del Chievo di fatto non tirano mai in porta, ma le nostre coronarie sono comunque messe duramente alla prova.

La vinciamo, dunque, e va bene così. Icardi mi è piaciuto assai (la traversa di testa grida vendetta), i due terzini hanno messo più cross in 90 minuti che negli ultimi due mesi, e Palacio ha fatto vedere a Jojo e Ljajic il prontuario della punta al servizio del centravanti.

La trenza continua ad essere una soluzione estetica inguardabile, ma la saggezza calcistica non ha pari alle nostre latitudini.

Il centrocampo ha in Medel il suo semaforo e in Brozo e Kondogbia i teorici incursori. Discreto il francese -anche se timoroso nello scellerato piattone in bocca al portiere, in occasione dell’azione più bella della partita- sufficiente in tutti i sensi il croato: giochicchia senza particolare costrutto, facendosi notare per un tocco potenzialmente suicida con cui cede palla molle a Miranda al limite dell’area: il brasiliano non ha scelta e calcia quel che trova. E’ la caviglia dell’avversario, il che vuol dire giallo inevitabile e misses next match.

Quel che si chiedono tutti è se finalmente questa architettura possa costituire una solida base su cui proseguire nel resto del girone di ritorno.

Personalmente, sono da sempre convinto che una squadra di calcio sia un puzzle in cui inserisci per primi i giocatori più forti nel loro ruolo naturale, riempiendo poi di conseguenza le altre caselle. E’ questo schemino, elementare lo riconosco, che mi porta a sperare che il buon Mancio abbandoni i pur giusti esperimenti e imbocchi deciso questa strada.

Domenica pranzo festivo al Bentegodi, San Valentino romantico sotto la luna di Fiesole: conferme o smentite non tarderanno ad arrivare.

LE ALTRE

Quel maledetto di Zarate, mai particolarmente amato nella trascurabile parentesi nerazzurra, mi sfila una altra dozzina di Madonne quando ormai mi pregustavo la Lasagna indigesta anche per i Viola. E invece… destro a voragine al 93′ e classifica immutata stanti le vittorie delle prime 6 della classe.

BERA-CARPI-GILA

Da buon tifoso dall’elefantiaca memoria e dalla spiccata tendenza alla sindrome di accerchiamento, noto con rancore che il Sassuolo che ci purgò forse oltre i propri meriti si mangia il probabile pareggio con la Roma, sbagliando il rigore con quel Berardi che zittì San Siro al 95′.

Lo stesso Carpi, che pur era riuscito a raddrizzare la partita di Firenze, si era dapprima mangiato un gol incredibile con l’ex nerazzurro Longo, facendosi poi uccellare da un gol di Zarate tanto spettacolare nella conclusione quanto censurabile per la facilità con cui il ragazzo gigioneggia sul pallone prima di arrivare al tiro: con noi ovviamente gli emiliani erano stati una cerniera perfetta.

Su Gilardino, capace di segnare di stinco dopo un rimpallo contro i nostri e di sbagliare in maniera imbarazzante contro gli amatissimi ex rossoneri, preferirei non pronunciarmi per non aggravare la mia posizione di fronte al tribunale mondiale del turpiloquio  (vedasi al min. 3.40).

Che dire poi dei nostri avversari di ieri sera, docili come agnellini solo pochi giorni fa contro la Juve e capaci di mettere ripetutamente i piedi in testa al nostro centravanti in piena area di rigore, ovviamente impuniti.

Forse volevano fare una raffigurazione plastica del famoso commiato della lettera a Savonarola.

E noi zitti. sotto. (cit.)

E’ COMPLOTTO

Tre soli giorni sono passati dal nefasto Derby, eppure l’onda lunga della critica ad alzo zero non pare spegnersi.

Del resto, se noi per primi diamo fiato alle trombe dei Luoghi Comuni Maledetti, che motivo potrebbe avere la stampa per non tornare sui soliti ritornelli di spogliatoio spaccato, crisi, caso Icardi, clan di sudamericani contro slavi, gelo tra Mancini e Thohir e chi più ne ha più ne metta?

Ma, come diceva Steve Jobs durante le sue presentazioni, … There is something more!

Hanno quindi tentato di truffare l’Inter, millantando una possibile sponsorizzazione di Etihad e poi addirittura cercando di comprare un Hotel a Roma.

La cosa ha comunque creato un danno a Thohir, che per un certo periodo si è fatto forte di questa offerta per negoziare in un certo modo il rinnovo del contratto da main sponsor con Pirelli, che ora ritorna “drammaticamente” di attualità.

Per fortuna il tutto è stato scoperto e, anche se i nerazzurri sono le vittime di un raggiro fortunatamente sventato, a sentire in giro pare quasi che i nostri se la siano andata a cercare, con la malcelata convinzione che “queste cose ad altri non sarebbero mai successe”.

Poi fa niente se qualcuno da ormai quasi un anno dà come imminente la cessione di metà squadra per mezzo miliardo di Euro… Quelle sono ovviamente cose lunghe, in cui ci vuole tempo…

Infine, indicativo l’uso delle parentesi nel tituliello visto su Corriere.it:

Corriere 4 Feb 2016 Ranocchia

Il povero Ranocchietta, all’ennesima -ma temo per lui non ultima- papera della sua onesta carriera, è ovviamente indicato come “ex nerazzurro”, e solo tra parentesi e in maniera incidentale come “ora alla Samp”.

Vero che il nostro è in prestito e quindi tecnicamente ancora di proprietà interista ma, visto quel che combina in riva al Mar Ligure, sarebbe forse stato più logico un titolo del tipo “Samp, che sòla che hai preso dall’Inter“.

E invece no: è una pippa ed è dell’Inter. Ineluttabile assioma cartesiano.

 

WEST HAM

Il turno infrasettimanale c’è anche in Premier League, dove i nostri battono 2-0 il derelitto Aston Villa confermandosi al 6° posto in classifica.

int chi 2015 2016

“Mi sendi Francis?” (cit. e stop)

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