UN NIGUTIN D’OR

UDINESE-INTER 1-2

Anzitutto la buona creanza: anche a voi e famiglia.

E l’anno per quello cominicia anche benino, visto che riusciamo a infilare la quarta vittoria consecutiva (roba che erano aaanni) e a sifulottare la sempre poco simpatttica Udinese (quando si tratta di incontrare i nostri).

I panettoni sono quindi smaltiti (diciamo così, limitiamoci al risultato), o quantomeno si dimostrano più digeribili del frico friulano evidentemente assunto in quantità eccessive dalla banda di Clouseau Delneri.

Ci va gran bene, perchè presentarsi con quella maglia e con quel primo tempo non faceva presagire nulla di buono. Nella prima mezz’ora l’Udinese pare il Real Madrid (how strange…) e i nostri se li vedono arrivare giù da tutte le parti.

Tal Samir, che pensavo fosse il nome del nostro portiere e invece scopro essere un panterone bianconero, sgroppa per 30 metri palla al piede da metacampo fino al limite della nostra area di rigore, anticipando sistematicamente ogni tentativo di intervento della nostra mediana: imbeccata sapiente per il talentino Jankto e sinistro elementare che si insacca -nemmeno troppo angolato- per l’1-0.

Mastico le Madonne insieme al pezzo di pane che fa da aperitivo e assisto alla coriacea reazione dei nostri, grazie alla quale i friulani colpiscono un palo con De Paul e chiamano Handanovic a un paio di parate. In compenso davanti non ne teniamo una, con Kondogbia bravissimo ad alternare recuperi palla notevoli a passaggi lenti e molli, con Banega e Brozovic a girare a vuoto e con Icardi in perenne ricerca di amichetti con cui giocare, a decametri di distanza da qualsiasi compagno di squadra.

Il tempo scorre impietoso, e con sorpresa accolgo la notizia dei 2 minuti di recupero accordati. Mi riassopisco subito dopo, però, vedendo che il primo minuto e mezzo i nostri lo passano a cincischiare manco fossimo 3-0 per noi. Poi, però, ecco l’imbeccata un po’ alla speraindio per Icardi, che scatta sopravanzando il terzino avversario, difende palla e attende lo smarcamento di Perisic: passaggio elementare e stoccata di sinistro di Beavis&Butthead sul primo palo. Solo lì poteva metterla, ma evidentemente Karnedsis non lo sapeva. Morale: lui lì l’ha messa e il pareggio allo scadere è cosa fatta.

Attingendo a piene mani dai Luoghi Comuni Maledetti, l’inerzia della partita cambia, e il gol allo scadere ribalta gli equilibri delle squadre.

La ripresa è migliore per i nostri (in effetti peggio non poteva essere …) che, pur non cingendo esattamente d’assedio l’area udinese, conducono comunque le danze cercando di cavar fuori qualcosa. Come al solito un paio di minchiate a tempo le facciamo, quindi ecco Zapata che scatta sulla sinistra contrastato da Miranda e conclude fortunatamente a lato.

Poco dopo, miglioriamo ancora grazie all’ingresso di Joao Mario, che avrei sì inserito ma al posto di Kondogbia e non Banega. Il francese ancora una volta ha offerto il campionario completo di quel che NON è: per tanto così, se ho uno che non attacca e nemmeno difende, sposto Banega in quel ruolo che a calcio per lo meno ci sa giocare meglio.

Poco importa; c’è una succulenta punizione dal limite che Perisic spedisce di poco fuori facendomi propompere in un “nuuoooooo l’ho vista dentro…“. Decibel e incazzatura non sono nemmeno paragonabili all’urlo da cavernicolo che è uscito dal mio diaframma assistendo al gol sbagliato a porta vuota da Joao Mario pochi minuti dopo.

Ma, come nei migliori finali di film, solitamente però riservati ad altre storie, ecco l’happy ending, con il portoghese a pennellare un giusto cross dalla trequarti sul secondo palo, là dove Perisic -ancora lui- svettava in tutto il suo 1.86 per insaccare il 2-1 finale.

I quattro minuti di recupero ovviamente diventavano 5, dando l’ennesima dimostrazione della perdurante discrezionalità degli arbitri, ma nel weekend delle vittorie in Zona Cesarini incredibilmente ci siamo anche noi!

In realtà quei tre punti che speravamo potessero servire da trampolino per raggiungere se non superare qualcuno, si trasformano invece nel minimo sindacale che ci permette di non perdere ulteriore terreno nei confronti dell’affollata accozzaglia che ci precede.

Insomma, restando in tardo periodo natalizio ci siamo fatti un bel regalo, nella miglior tradizione ironico-meneghina: un bel nigutin d’or fasu’ con la carta d’argenta.

COME CAZZO STIAMO MESSI

Eccoci a un minimo di disamina tènnica dopo i primi mesi di Pioli.

Posto che, tranne rare eccezioni, non sono nè pro nè contro un allenatore a prescindere, e che sono invece per un progetto a medio lungo termine che dia il tempo al tecnico scelto di lavor… va beh questa la sapete, non posso negare che come media punti l’italiano abbia fatto assai meglio del predecessore De Boer, e anche del Mancio dei primi mesi.

Pochi concetti chiave, modulo più o meno fisso (4-2-3-1), scelte che via via si fanno abbastanza precise (D’Ambrosio e Ansaldi titolari, Brozo-Perisic-Candreva-Icardi inamovibili, Joao e Banega alternativi uno all’altro), più attenzione (ma non ancora abbastanza) alle uscite palla al piede dalla difesa (vero Kondo?). Va bene, non c’è da impazzire o strapparsi i capelli, ma il calcio è un gioco semplice.

Se devo dire la verità, preferisco un tipo di allenatore più carismatico (One-One-Cholo-Simeone cantato sul ritmo di una brutta canzone disco di fine anni ’90), ma il carisma del Mister l’ho sempre gradito per compensare la calma piatta (quando non a curva “negativa”) che proviene dalla Società.

La mia coscienza storico-calcistica infatti mi ha sempre fatto pensare a Società e allenatori che devono incastrarsi bene gli uni con gli altri. Ecco quindi che Milan e Juve -per una volta non è un giudizio di merito- hanno sempre avuto dirigenze forti e influenti, preferendo così allenatori pacati (Ancelotti), equilibrati (Lippi e Capello) o aziendalisti anche quando fumantini (Conte e Allegri).

In contrapposizione, l’Inter ha da sempre reso al meglio con allenatori di carisma (Trap, Mancio, Mourinho, per non dire di Herrera), proprio perchè la Dirigenza è sempre stata poco coinvolta (o forse poco capace) di menar le danze.

Però, per carità: Pioli va benissimo per arrivare terzi, e onestamente già arrivarci sarebbe un miracolo. Nemmeno con Gesù Cristo in panca potremmo aspirare a più di quello.

Se poi riuscisse a farsi ascoltare in Società, e sfruttare la cospicua disponibilità ecomica di FozzaInda per costruire una squadra secondo i suoi desiderata, potrebbe presentarsi l’anno prossimo pronto a giocarsi le sue carte. In altri termini: Conte lo reputo un passo avanti a tutti (cosa mi tocca scrivere…) ma non credo che Allegri, Sarri e Spalletti -a parità di rosa- siano così migliori di Pioli.

IL GAGLIA SI’ IL GAGLIA NO

Perdonate il titolino del cacchio e l’assonanza ancora peggiore con il capolavoro Eliano, ma l’imminente arrivo di Gagliardini non riesce a riscaldarmi il cuore più di tanto. Certo, sarà sempre meglio di Kondogbia e di Felipe Melo (che per fortuna ci ha salutato destinazione Brasil), ma ci sono un paio di motivi che me lo fanno vedere con sospetto.

1) E’-giovane-e-italiano, come si affannano a dire tutti come se la cosa in sè costituisse un merito.

È’-giovane-e-italiano. E a me non me ne frega un cazzo!

Per ora, l’unica cosa su cui età e passaporto hanno avuto effetto è stata il prezzo, chè mandiamo pure tutti quanti affanculo in quanto prevenuti con l’Inter, ma non si è mai visto un ragazzo con meno di 20 presenze in Serie A valere già 25 milioni…

2) Come già Kondogbia, il timore che ho è che i nostri si siano fatti attrarre dal piacere -godurioso ma superficiale- di fregare il giocatore al rivale di turno (qui i gobbi, col francese i cugini) anche a costo di pagarlo troppo. Spero ovviamente che l’esito dell’operazione sia diverso, ma il timore resta, soprattutto considerato in combinato disposto col seguente punto.

3) Come gioca Gagliardini? Io onestamente non lo so, non ho visto che spezzoni di partite dell’Atalanta, dove tutti stanno girando a mille, senza che questo faciliti l’immediata identificazione di “quelli son forti perché c’hanno XYZ“.

Mi affido quindi a chi, per passione, mestiere o forse le due cose insieme, ha provato a descriverne le caratteristiche. Lette le varie supercazzole, la sensazione è che sia l’ennesimo “interno, che può giocare al limite anche come trequartista ma che non ha i tempi, la visione di gioco e la maturità per fare il regista“. E il nostro centrocampo, tranne Medel che fa il medianaccio di mestiere e Kondogbia che non è chiaro cosa faccia, ha già tre giocatori di cui si dicono le stesse cose (Brozo, Banega e Joao Mario).

Era quindi il caso di prenderlo? Boh, forse sì perché se anche solo metti lui al posto di Kondogbia hai uno dal fisico simile ma con tutt’altro passo. Detto ciò, per l’ennesima sessione di mercato non colmi la più grande lacuna della nostra rosa: non prendi il cazzo-di-regista-che-serve-come-il-pane.

Continuiamo a menarci il pistolino con Verratti (che serivrebbe eccome, pure per me e anche se è giovane-e-italiano!) che però non verrà mai a rischiare il fiasco in una squadra da ricostruire o comunque non ancora vincente. Uno così, se dovesse lasciare Parigi, me lo vedo a Manchester, a Londra o comunque in una squadra già fatta e finita. Libero di sbagliarmi, staremo a vedere…

E’ COMPLOTTO

E’ chiaro che poi i media non ci mettono nè uno nè due a passare dai toni trionfalistici della serie “Caldara&Gagliardini nuova coppia per la Nazionale” finchè entrambi erano in orbita Juve a “Gagliachi??” non appena se l’è aggiudicato l’Inter.

Caressa come al solito è maestro in questo, il tutto a pochi giorni dall’aver elogiato la Juve per essersi assicurata -così pareva in quei giorni- i due succitati talenti atalantini.

La cosa non stupisce, chiaro. Nè sorprende l’ennesima non richiesta analisi sui nerazzurri di Sacchi sulla Gazza di oggi, allorquando tocca il vertice della sua fine analisi calcistica dicendo che “va bene che si chiama Internazionale, ma vorrei vedere un po’ più di italiani in campo“.

Passando a cose più facete, o diversamente deprecabili, la telecronaca di Udinese Inter su Sky è stata funestata dal commento tecnico (o presunto tale) di Carletto Muraro, ex nerazzurro che con l’Inter ha anche vinto uno scudetto e che invece come tanti altri vecchi cuori nutre un’acredine malcelata nei confronti del neroblù. Non si spiega altrimenti il continuo riferimento ai difetti dei nerazzurri, ben oltre le oggettive difficoltà della squadra. Se ad esempio Icardi non viene servito una sola volta nei primi 46 minuti, e al primo pallone che vaga dalle sue parti tira fuori l’assist per Perisic, il minimo che tu possa fare è dire “beh, è poco coinvolto, ma è un campione e gli basta un guizzo per essere determinante“. Invece no, il maestrino chiosa “tante volte si dice che il centravanti è poco servito… chiediamoci però cosa fa il centravanti per cercare il pallone“.

Ma va va va…

La chicca finale al 94′, quando una palla vagante al limite dell’area finisce sul destro di Jankto, evidentemente (e fortunatamente per noi) meno educato del mancino che ci aveva castigato nel primo tempo.

Ecco il commento del gufo rosicone “Eh…gli fosse capitata sul sinistro…“.

Ma va va va…

WEST HAM

I nostri eroi ci fanno la grazia di non giocare nel weekend, reduci dai 5 schiaffoni presi dal Manchester City in coppa di lega nel turno infrasettimanale.

What a load of rubbish…

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Brutto lui, bruttissima la maglia, bello il gol. Va bene così.

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